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Imprese, Dardanello: "Competitività a rischio dal ridimensionamento delle Camere di commercio"

 

Proprio quando ne hanno più bisogno, le imprese  rischiano di dover fare a meno del sostegno delle Camere di commercio. E’ l’allarme lanciato dal Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, in occasione dell’audizione svoltasi oggi davanti alla X Commissione Industria, commercio e turismo del Senato, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla competitività delle imprese italiane. 

“Il 2014 sarà un altro anno di attesa per le imprese italiane – ha spiegato Dardanello -  strette tra il rallentamento della domanda estera e la perdurante stagnazione del mercato interno. Per restare competitive hanno bisogno di politiche dedicate e istituzioni come le Camere di commercio, in grado di sostenerle in questa lunga traversata verso la ripresa. L’intenzione del Governo di voler realizzare un vantaggio per le imprese con la riduzione dei diritti dovuti alle Camere di commercio e, in prospettiva, con il ridisegno profondo delle loro competenze – ha detto il Presidente di Unioncamere - non è adeguatamente sostenuta dai numeri. Con riferimento al 2015, il taglio del 35% del contributo dovuto dalle aziende alle Camere per la tenuta del Registro delle imprese consentirà un risparmio medio di soli 44 euro per impresa nell’anno.  A fronte di un risparmio così esiguo, tuttavia, le economie locali perderanno l’anno prossimo circa 300 milioni di interventi per il credito, l’export, la giustizia alternativa, la tutela delle produzioni agro-alimentari, i controlli su prodotti e strumenti di misura. Interventi che stimiamo potranno ridurre nel 2015 il valore aggiunto del Paese di 1,7 miliardi di euro. Danni ancora maggiori e difficilmente calcolabili – ha aggiunto Ferruccio Dardanello - deriverebbero, poi, dal trasferire le competenze del Registro delle imprese dalle Camere di commercio al Ministero per lo sviluppo economico, come attualmente indicato dal testo del ddl. Considerata l’intenzione del governo di azzerare il diritto annuale dovuto dalle imprese, il trasferimento del Registro al Ministero si tradurrebbe in un aggravio netto di costi per l’erario pubblico cui far fronte con nuove tasse, mentre ora le risorse provengono esclusivamente dalle aziende”. 

Sul fronte occupazionale, Unioncamere ha inoltre sottolineato che “tra personale pubblico a tempo indeterminato delle Camere di commercio e personale con contratto privatistico di aziende speciali, Unioni regionali e società di sistema, il taglio delle risorse già nel 2015 determinerebbe un potenziale esubero di personale pari a circa 1.600 unità”.

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Comunicato stampa - doc, 90.5kB

Data di pubblicazione: 06-08-2014

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Riforma delle Camere di commercio