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Moda sostenibile: 5 priorità dei grandi marchi

 Negli ultimi anni, molti brand della moda si sono impegnati a integrare la sostenibilità nelle proprie strategie aziendali: Sustainability-Lab ha indagato sulle modalità attraverso cui traducono tale impegno in pratica e sugli aspetti che, dal punto di vista etico e ambientale, vengono considerati prioritari. I risultati dell'indagine, che aiutano a comprendere come sta cambiando il mondo della moda, sono contenuti nell'International Brands Survey 2014.

Per realizzare l'indagine, Sustainability-Lab ha intervistato i manager di 18 grandi marchi che hanno intrapreso il percorso verso una produzione più sostenibile. Si tratta di brand europei e americani molto noti nei rispettivi segmenti di mercato, particolarmente attivi sui diversi fronti della sostenibilità e che, nel loro insieme, realizzano un fatturato superiore ai 50 miliardi di euro.

n particolare, Sustainability-Lab ha analizzato come i 18 marchi gestiscano la CSR al proprio interno e quali, tra gli specifici aspetti della sostenibilità (dalla scelta delle materie prime, ai processi e alle tecnologie in uso, alle caratteristiche della catena di approvvigionamento, al fair trade, al cruelty free...) considerino prioritari.

Nel complesso, i risultati dell'International Brands Survey mostrano una maggiore consapevolezza e organizzazione da parte dei brand nell'approccio al tema della sostenibilità e possono essere sintetizzati nei 5 punti che seguono:

1. I modelli di gestione degli acquisti sostenibili sono diversificati. Un gruppo consistente di grandi marchi ha seguito un approccio formalizzato e maturo, che prevede, ad esempio, un forte ruolo di controllo da parte della funzione CSR e la definizione di Greenlist di fornitori privilegiati. Alcune imprese del lusso, storicamente impegnate nella sostenibilità, hanno invece adottato un approccio più informale, senza un ruolo preciso per la funzione CSR. Altre imprese ancora sono in una fase di evoluzione organizzativa e di definizione di ruoli specifici.

Continua a leggere l'articolo scritto da Lisa Vagnozzi

Fonte: www.greenbiz.it