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Sostenibilità, il pesce Made in Italy non basta più

È ufficiale: dal 30 aprile scorso il pesce italiano è già tutto esaurito. Le risorse ittiche del nostro mare non soddisfano il fabbisogno nazionale e la ragione è piuttosto semplice: preleviamo a un ritmo che non consente alle specie di riprodursi. I consumi aumentano, le flotte pescherecce sono diventate incredibilmente potenti e il “mare nazionale”, che a un primo sguardo sembrerebbe inesauribile, si svuota. Per il Mediterraneo basta un dato: il 54% dei 46 stock ittici esaminati è sovrasfruttato.

A lanciare l’allarme sono Nef-New Economics Foundation e Ocean 2012 con il Rapporto “Fish Dependence Day: la crescente dipendenza dell’UE dal pesce proveniente da acque non europee”, i cui dati rivelano che in Italia si consuma la stessa quantità di pesce del 1999, nonostante le catture siano molto diminuite, costringendo a un aumento dell’importazione del +37%.

Il Rapporto ha evidenziato che:

- basandosi sui livelli delle importazioni e dei consumi registrati dal 2007, se l’UE consumasse solo il pesce proveniente dalle proprie acque, esaurirebbe i suoi stock ittici il 2 luglio, diventando dal giorno dopo totalmente dipendente dal pesce importato dal resto del mondo;

- dal 2000, il Fish Dependence Day dell’UE arriva sempre prima nell’arco dell’anno, attualmente quasi un mese prima, dimostrando un livello sempre crescente di dipendenza dai prodotti ittici importati;

- per alcuni Stati Membri, il giorno esatto a partire dal quale diventano dipendenti dal pesce di importazione è: Spagna, 8 maggio; Portogallo, 26 aprile; Francia, 13 giugno; Germania, 27 aprile; Italia, 30 aprile; Regno Unito, 16 luglio;

- gli effetti del sovrasfruttamento degli stock ittici europei - e di conseguenza della disponibilità di pesce nei mercati e sugli scaffali dei supermercati - sono mascherati dall’aumento delle importazioni di pesce proveniente da altri mari;

- lo sviluppo dell’acquacoltura ha fallito nel cercare di bloccare la crescente dipendenza dal pesce importato.

“L’UE aveva la più grande zona di pesca al mondo, ricchissima tra l’altro, ma non è riuscita a gestirla responsabilmente. Per soddisfare la sempre maggiore richiesta di pesce, è aumentato il sovrasfruttamento in altre parti del mondo”, ha dichiarato Serena Maso, coordinatrice nazionale di Ocean 2012. “Ripristinare la salute degli stock ittici europei, pescando secondo criteri di sostenibilità e consumando solo prodotti ittici pescati in sicurezza, è il miglior modo per porre fine a questo trend disastroso”.

“Il rapporto dimostra che, avendo fallito nella gestione degli stock ittici, gli Stati Membri dell’UE si procurano il pesce altrove piuttosto che impegnarsi per riportare gli stock ittici ad un buono stato di salute”, ha dichiarato Aniol Esteban di NEF/Ocean 2012, co-autore del rapporto. “Consumare molto più pesce di quanto le acque europee siano in grado di produrne significa compromettere il futuro degli stock ittici e delle comunità che dipendono dalla pesca e mettere a rischio posti di lavoro e mezzi di sussistenza sia in Europa che in altre parti del mondo”.

“La crisi che ha investito le nostre banche – ha proseguito Esteban - ci ha insegnato i rischi del vivere al di là delle nostre possibilità finanziarie. Ancora più pericoloso sarebbe vivere oltrepassando la soglia della sostenibilità ecologica. Ma la buona notizia è che la Riforma europea della Politica Comune della Pesca significa che è possibile capovolgere questa situazione”.

“Il rapporto sottolinea che se vogliamo prodotti ittici sostenibili, dobbiamo assicurarci che i decisori politici concordino e attuino una politica della pesca responsabile. La Riforma della Politica Comune della Pesca dell’Ue deve garantire la sostenibilità della pesca in Europa e non consentire l’importazione di quantità sempre maggiori di pesce e l’esportazione di sovrasfruttamento”, ha concluso Serena Maso.

 

Ecquo - Ocean 2012