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Energie alternative, i biocombustibili sono più inquinanti di quelli fossili

Per produrre combustibili “ecologici” si aumenta l’inquinamento. I guasti ambientali sembrano causati soprattutto dalle grandi quantità di fertilizzanti chimici utilizzati nelle monocolture e dal massiccio uso di energia impiegata nelle fasi di trasformazione.

Lo denunciano Legambiente e Chimica Verde: “Entro il 2020 l’Italia sarà il quarto produttore in Europa di gas serra legati ai biocarburanti, con una produzione di emissioni che potrà variare dai 2,6 ai 5,2 milioni di tonnellate di CO2 l’anno”.

La crescente richiesta di biocarburanti potrebbe fare aumentare ulteriormente le emissioni di gas serra a causa del trasporto ed immagazzinamento dei prodotti agricoli destinati a questo uso.

Ciò comporterebbe inoltre la trasformazione di una quantità di terreni che interesserebbe solo in Europa una superficie pari a quasi il 20% dell’Italia, pari a 69.000 kmq (circa due volte la superficie del Belgio). Terreni che, secondo uno studio realizzato dall’Institute for European Environmental Policy, nel 92% dei casi erano in precedenza destinati alla produzione di cibo.

Il mercato dei biocarburanti sembra uno dei più promettenti. Nel 2020, nel vecchio continente, il biodiesel dovrà infatti rappresentare il 10% dei combustibili per i trasporti. Un fatto che, però, nell’arco di poco tempo potrebbe provocare quello che viene definito “un cambio indiretto d’uso del suolo”: si convertono intere colture alla produzione di biocarburanti, con ingenti danni all’ambiente.

La voracità di territorio da destinare alla produzione di biocarburanti, inoltre, non si ferma alla riconversione delle colture. Reperire superfici così vaste di terreni può portare, come è già avvenuto in alcune parte del globo (Papua Nuova Guinea, Costa d’Avorio, Uganda e soprattutto Indonesia, diventata in pochi anni il quarto Paese per emissioni di gas serra), ad un estremo aggravarsi della deforestazione.

Tutto ciò, tirando le somme, porterà i biocarburanti a causare emissioni di CO2 comprese fra i 27 ed i 56 milioni di tonnellate all’anno in più rispetto ai combustibili fossili. Risultati tragicamente lontani dall’obiettivo di sostenibilità dei propellenti verdi imposti dalle direttive comunitarie: ridurre le emissioni di gas serra del -35% rispetto ai combustibili fossili.

Secondo Legambiente e Chimica Verde è dunque necessaria una legislazione comunitaria che assegni alle colture di biocarburanti dei valori specifici di emissioni di gas serra, che tengano anche conto delle riconversioni dei terreni.

Le due associazioni spiegano che nel 2017 la riduzione di emissioni dovrà corrispondere al -50%, ma “se il cambio indiretto d’uso del suolo non verrà tenuto in considerazione, non solo non si otterrà questa riduzione, ma i biocarburanti saranno dall’81% al 167% più inquinanti dei combustibili fossili di cui prenderanno il posto”.

Per questa ragione, aggiungono, è importante promuovere biocarburanti sostenibili, ovvero “prodotti da terre non utilizzate in precedenza, o da materiali di scarto, o ancora dalla rotazione delle colture”. Per Luca Lazzeri, presidente di Chimica Verde, si devono infatti “sfruttare la rotazione fra colture di cibo e colture per biocarburanti, perché alternando le une alle altre si arricchisce il terreno e non si ha una perdita di produzione alimentare”.
 

Fonte: Il Fatto Quotidiano