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Sviluppo sostenibile: il documento ONU di Rio+20 in italiano

E' ora disponibile la traduzione de "Il Futuro che vogliamo", il documento presentato il 22 giugno scorso a Rio de Janeiro dall'Assemblea generale delle Nazioni unite in occasione della Conferenza Rio+20 sullo sviluppo sostenibile.
Nel testo, ampio spazio al tema della Green economy: l'Assemblea generale afferma infatti di considerarla nel contesto dello sviluppo sostenibile e dell’eliminazione della povertà uno degli strumenti importanti disponibili per il raggiungimento degli obiettivi e che potrebbe fornire opportunità per i policy-maker, ma non dovrebbe essere una rigida serie di regole.
Dovrebbe contribuire ad eliminare la povertà così come ad una crescita economica sostenuta, a migliorare l’inclusione sociale, a migliorare il benessere umano e a creare opportunità per l’occupazione e il lavoro dignitoso per tutti, pur salvaguardando l’integro funzionamento degli ecosistemi della Terra.
Nel documento si legge inoltre come alcune indicazioni politiche della green economy dovrebbero:
- essere conformi al diritto internazionale;
- rispettare la sovranità nazionale di ciascun Paese sulle proprie risorse naturali tenendo conto delle specificità, obiettivi, responsabilità, priorità e spazi politici nazionali con riferimento alle tre dimensioni dello sviluppo sostenibile;
- essere supportate da un ambiente abilitante e da istituzioni ben funzionanti a tutti i livelli con un ruolo di primo piano per i governi e con la partecipazione di tutte le parti interessate, compresa la società civile;
- promuovere una crescita economica sostenuta e inclusiva, favorire l’innovazione e fornire opportunità, vantaggi ed empowerment per tutti e il rispetto di tutti i diritti umani;
- tenere conto delle esigenze dei Paesi in via di sviluppo, in particolare quelli in situazioni particolari;
- rafforzare la cooperazione internazionale, compresa la messa a disposizione di risorse finanziarie, la capacitazione e il trasferimento tecnologico ai Paesi in via di sviluppo;
- evitare effettivamente ingiustificate condizionalità in materia di aiuti ufficiali allo sviluppo (ODA) e di finanziamento;
- non costituire un mezzo di discriminazioni arbitrarie o ingiustificate o di restrizioni dissimulate al commercio internazionale, evitare azioni unilaterali per affrontare sfide ambientali al di fuori della giurisdizione del Paese importatore, e assicurare che le misure ambientali per affrontare problemi ambientali transfrontalieri o globali si basino, nella misura del possibile, sul consenso internazionale;
- contribuire a colmare il gap tecnologico tra Paesi sviluppati e in via di sviluppo e ridurre la dipendenza tecnologica dei Paesi in via di sviluppo utilizzando tutte le misure appropriate;
- migliorare il benessere dei popoli indigeni e delle loro comunità, delle altre comunità locali e tradizionali e delle minoranze etniche, riconoscendo e sostenendo la loro identità, cultura e interessi, ed evitare di mettere a repentaglio il loro patrimonio culturale, le pratiche e i saperi tradizionali, preservando e rispettando gli approcci non commerciali che contribuiscono allo sradicamento della povertà;

La versione italiana è stata curata da Laura Catalani, Claudio Falasca e Toni Federico della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile.

 

Fonte: Fondazione per lo Sviluppo sostenibile