Le News di Unioncamere http://www.unioncamere.gov.it http://www.unioncamere.gov.it/images/logo_camcom.gif http://www.unioncamere.gov.it Le News di Unioncamere Le News di Unioncamere http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss http://www.unioncamere.gov.it <![CDATA[ Smartworking: 3 imprese su 10 hanno sistemi anti hacker ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4422C160S123/smartworking--3-imprese-su-10-hanno-sistemi-anti-hacker-.htm Fri, 27 Mar 2020 10:03:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4422C160S123/smartworking--3-imprese-su-10-hanno-sistemi-anti-hacker-.htm Camere di commercio restano al fianco degli imprenditori
 

Le imprese italiane in questa fase di emergenza stanno facendo un grande sforzo per garantire il prosieguo della propria attività anche a distanza, dove questo è possibile, attraverso l’uso dello smartworking. Ma non tutte sono attrezzate sotto il profilo tecnologico per assicurare una connessione ai dati aziendali da remoto e un’adeguata protezione dagli attacchi informatici.

Quasi 4 aziende italiane su 10 sono dotate di sistemi cloud, una tecnologia fondamentale per garantire una più agile transizione delle attività svolte all’interno degli uffici in modalità “smart”. E 3 imprese su 10 sono equipaggiate per proteggere le connessioni da remoto con strumenti di cybersecurity necessari per garantire sicurezza nella gestione dei dati.

E’ quanto emerge dalla fotografia scattata da Unioncamere sulle 18mila imprese che hanno svolto online il test di maturità digitale attraverso i Punti impresa digitali (Pid). Anche mediante questa rete il Sistema camerale resta al fianco delle imprese per aiutarle a riguadagnare terreno e recuperare il ritardo tecnologico con l’adozione di strumenti digitali, nell’ultimo triennio ha già aiutato oltre 100.000 imprese ad avvicinarsi alle tecnologie 4.0.

 

I Servizi PID a supporto della digitalizzazione >>>

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Camere di commercio restano al fianco degli imprenditori
 

Le imprese italiane in questa fase di emergenza stanno facendo un grande sforzo per garantire il prosieguo della propria attività anche a distanza, dove questo è possibile, attraverso l’uso dello smartworking. Ma non tutte sono attrezzate sotto il profilo tecnologico per assicurare una connessione ai dati aziendali da remoto e un’adeguata protezione dagli attacchi informatici.

Quasi 4 aziende italiane su 10 sono dotate di sistemi cloud, una tecnologia fondamentale per garantire una più agile transizione delle attività svolte all’interno degli uffici in modalità “smart”. E 3 imprese su 10 sono equipaggiate per proteggere le connessioni da remoto con strumenti di cybersecurity necessari per garantire sicurezza nella gestione dei dati.

E’ quanto emerge dalla fotografia scattata da Unioncamere sulle 18mila imprese che hanno svolto online il test di maturità digitale attraverso i Punti impresa digitali (Pid). Anche mediante questa rete il Sistema camerale resta al fianco delle imprese per aiutarle a riguadagnare terreno e recuperare il ritardo tecnologico con l’adozione di strumenti digitali, nell’ultimo triennio ha già aiutato oltre 100.000 imprese ad avvicinarsi alle tecnologie 4.0.

 

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Coronavirus: 500mila i punti vendita aperti durante l'emergenza, oltre 230mila quelli del settore alimentare ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4417C160S123/coronavirus--500mila-i-punti-vendita-aperti-durante-l-emergenza--oltre-230mila-quelli-del-settore-alimentare.htm Thu, 19 Mar 2020 11:03:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4417C160S123/coronavirus--500mila-i-punti-vendita-aperti-durante-l-emergenza--oltre-230mila-quelli-del-settore-alimentare.htm Sono mezzo milione gli esercizi commerciali e dei servizi alla persona, al cui interno lavorano 800mila dipendenti, che restano aperti in base al decreto del Governo anti-coronavirus. Fra questi, più di 230mila riguardano il settore alimentare, che assicura una copertura capillare sull'intero territorio nazionale. E’ quanto mostra una elaborazione di Unioncamere e InfoCamere sui dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio.

Il maggior numero di punti vendita di prodotti alimentari si trova in Campania (quasi 33mila con 37mila dipendenti), che vanta la maggior rete a livello nazionale di piccoli esercizi commerciali al dettaglio (oltre 19mila), di minimarket (quasi 11mila) e di negozi di prodotti surgelati (633). 

Di “taglia” maggiore sono invece gli oltre 25mila esercizi alimentari della Lombardia, seconda per diffusione di punti vendita di questo settore, al cui interno lavorano oltre 82mila dipendenti. Non a caso questa regione vanta il maggior numero di Ipermercati attivi nel Paese (212 con 23mila dipendenti), ai quali si affiancano 2.100 Supermercati, in cui lavorano 38mila persone. Non mancano però anche i negozi di vicinato: quasi 15mila quelli presenti sul territorio con 12mila dipendenti. 

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Sono mezzo milione gli esercizi commerciali e dei servizi alla persona, al cui interno lavorano 800mila dipendenti, che restano aperti in base al decreto del Governo anti-coronavirus. Fra questi, più di 230mila riguardano il settore alimentare, che assicura una copertura capillare sull'intero territorio nazionale. E’ quanto mostra una elaborazione di Unioncamere e InfoCamere sui dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio.

Il maggior numero di punti vendita di prodotti alimentari si trova in Campania (quasi 33mila con 37mila dipendenti), che vanta la maggior rete a livello nazionale di piccoli esercizi commerciali al dettaglio (oltre 19mila), di minimarket (quasi 11mila) e di negozi di prodotti surgelati (633). 

Di “taglia” maggiore sono invece gli oltre 25mila esercizi alimentari della Lombardia, seconda per diffusione di punti vendita di questo settore, al cui interno lavorano oltre 82mila dipendenti. Non a caso questa regione vanta il maggior numero di Ipermercati attivi nel Paese (212 con 23mila dipendenti), ai quali si affiancano 2.100 Supermercati, in cui lavorano 38mila persone. Non mancano però anche i negozi di vicinato: quasi 15mila quelli presenti sul territorio con 12mila dipendenti. 

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Camere di commercio europee: serve più liquidità da Ue Subito accordo su bilancio pluriennale ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4416C160S123/camere-di-commercio-europee--serve-piu-liquidita-da-ue--subito-accordo-su-bilancio-pluriennale.htm Wed, 18 Mar 2020 11:03:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4416C160S123/camere-di-commercio-europee--serve-piu-liquidita-da-ue--subito-accordo-su-bilancio-pluriennale.htm Un coordinamento più efficace e misure adeguate per evitare che l’impatto del coronavirus sull’economia si trasformi in un’altra crisi finanziaria. E’ quanto chiedono le Camere di commercio europee agli Stati membri e alle istituzioni.

A dirlo è una nota di Eurochambres - l’associazione delle Camere di commercio europee alla quale aderisce Unioncamere e che rappresenta oltre 20 milioni di imprese- secondo cui “la Banca centrale europea e i ministri finanziari devono lavorare insieme per elaborare un piano che stabilizzi la situazione economica e assicuri un’adeguata liquidità al sistema".

L’istituzione di una 'Coronavirus Response Investment Initiative', annunciata nei giorni scorsi, - prosegue la nota - da sola non potrà avere un impatto rilevante sulle imprese in difficoltà che faranno fatica a sopravvivere alle prossime settimane. Bisogna mantenere le imprese a galla e salvaguardare i posti di lavoro durante questo periodo di inevitabile rallentamento economico. Perché nonostante gli sforzi che imprenditori stanno facendo i necessari provvedimenti che limitano la socialità stanno avendo una forte ricaduta su produttività, spesa e investimenti”.

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Un coordinamento più efficace e misure adeguate per evitare che l’impatto del coronavirus sull’economia si trasformi in un’altra crisi finanziaria. E’ quanto chiedono le Camere di commercio europee agli Stati membri e alle istituzioni.

A dirlo è una nota di Eurochambres - l’associazione delle Camere di commercio europee alla quale aderisce Unioncamere e che rappresenta oltre 20 milioni di imprese- secondo cui “la Banca centrale europea e i ministri finanziari devono lavorare insieme per elaborare un piano che stabilizzi la situazione economica e assicuri un’adeguata liquidità al sistema".

L’istituzione di una 'Coronavirus Response Investment Initiative', annunciata nei giorni scorsi, - prosegue la nota - da sola non potrà avere un impatto rilevante sulle imprese in difficoltà che faranno fatica a sopravvivere alle prossime settimane. Bisogna mantenere le imprese a galla e salvaguardare i posti di lavoro durante questo periodo di inevitabile rallentamento economico. Perché nonostante gli sforzi che imprenditori stanno facendo i necessari provvedimenti che limitano la socialità stanno avendo una forte ricaduta su produttività, spesa e investimenti”.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Coronavirus: a rischio quasi 19 miliardi di valore aggiunto Unioncamere costituisce una task force ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4409C160S123/coronavirus--a-rischio-quasi-19-miliardi-di-valore-aggiunto-unioncamere-costituisce-una-task-force.htm Fri, 06 Mar 2020 12:03:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4409C160S123/coronavirus--a-rischio-quasi-19-miliardi-di-valore-aggiunto-unioncamere-costituisce-una-task-force.htm Coronavirus: a rischio quasi 19 miliardi di valore aggiunto

Unioncamere costituisce una task force

 

Una riduzione del valore aggiunto dell’Italia di quasi 19 miliardi di euro su base annua, pari al -1,2% rispetto al 2019.  E’ questa la stima degli effetti sull’economia dell’emergenza sanitaria legata al Coronavirus, in uno scenario nel quale la situazione attuale dovesse protrarsi fino alla fine del mese di aprile. L’analisi effettuata da Unioncamere, in collaborazione con il Centro studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne, sulla base dei dati al 2 marzo scorso, segnala che, ovviamente, l’impatto sarà più consistente nelle tre regioni maggiormente colpite dall’emergenza (Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna), nelle quali le possibili riduzioni della ricchezza prodotta sarebbero pari o di poco superiori al 2%.

Le Camere di commercio italiane sono pronte a fare la loro parte per sostenere imprese e territori. L’Unioncamere ha appena costituito una “task force” composta da presidenti di Camere di commercio di diverse aree del Paese che dovrà monitorare la situazione, individuare le misure più idonee e, al più presto, mettere in campo le azioni più urgenti per sostenere le imprese dei settori più colpiti.

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Coronavirus: a rischio quasi 19 miliardi di valore aggiunto

Unioncamere costituisce una task force

 

Una riduzione del valore aggiunto dell’Italia di quasi 19 miliardi di euro su base annua, pari al -1,2% rispetto al 2019.  E’ questa la stima degli effetti sull’economia dell’emergenza sanitaria legata al Coronavirus, in uno scenario nel quale la situazione attuale dovesse protrarsi fino alla fine del mese di aprile. L’analisi effettuata da Unioncamere, in collaborazione con il Centro studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne, sulla base dei dati al 2 marzo scorso, segnala che, ovviamente, l’impatto sarà più consistente nelle tre regioni maggiormente colpite dall’emergenza (Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna), nelle quali le possibili riduzioni della ricchezza prodotta sarebbero pari o di poco superiori al 2%.

Le Camere di commercio italiane sono pronte a fare la loro parte per sostenere imprese e territori. L’Unioncamere ha appena costituito una “task force” composta da presidenti di Camere di commercio di diverse aree del Paese che dovrà monitorare la situazione, individuare le misure più idonee e, al più presto, mettere in campo le azioni più urgenti per sostenere le imprese dei settori più colpiti.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Transito alpino: le aziende tirolesi sono avvantaggiate ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4402C160S123/transito-alpino--le-aziende-tirolesi-sono-avvantaggiate.htm Wed, 04 Mar 2020 11:03:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4402C160S123/transito-alpino--le-aziende-tirolesi-sono-avvantaggiate.htm Recentemente sono state rese note dichiarazioni della Giunta del Tirolo, riportate dai mass media, secondo cui i divieti e le limitazioni di transito sono equi e non provocano alcuna distinzione sulla base della provenienza. Il sistema camerale italiano sottolinea che ciò non corrisponde alla realtà e propone alcune precisazioni sul tema.

Analizzando i divieti di transito tirolesi risulta una distinzione tra i trasporti con origine o destinazione in Tirolo e il traffico di transito, per cui le limitazioni sono decisamente più rigide. Ad esempio, secondo il divieto di circolazione settoriale, fino al 31/12/2019 un trasporto tra Trento e Monaco di Baviera poteva avvenire solo con veicoli Euro VI, mentre sui percorsi da Trento a Innsbruck o da Innsbruck a Monaco potevano viaggiare anche veicoli Euro IV, i quali provocano un inquinamento di ossidi di azoto (NOx) superiore dell’88 percento.

Molte imprese altoatesine, trentine e bavaresi hanno attuato investimenti significativi per rinnovare il parco veicoli con mezzi Euro VI, che però dal 1° gennaio 2020 non possono più viaggiare se trasportano merci soggette ai divieti, a meno che non siano stati immatricolati dopo il 31/08/2018. Tuttavia, dimostrando di avere il carico o lo scarico in Tirolo si possono anche utilizzare veicoli Euro V, che emettono l’80 percento in più di ossidi di azoto e quindi inquinano molto di più. Solo a partire dal 2023 anche i trasporti con origine e destinazione in Tirolo saranno soggetti alla stessa limitazione.

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Recentemente sono state rese note dichiarazioni della Giunta del Tirolo, riportate dai mass media, secondo cui i divieti e le limitazioni di transito sono equi e non provocano alcuna distinzione sulla base della provenienza. Il sistema camerale italiano sottolinea che ciò non corrisponde alla realtà e propone alcune precisazioni sul tema.

Analizzando i divieti di transito tirolesi risulta una distinzione tra i trasporti con origine o destinazione in Tirolo e il traffico di transito, per cui le limitazioni sono decisamente più rigide. Ad esempio, secondo il divieto di circolazione settoriale, fino al 31/12/2019 un trasporto tra Trento e Monaco di Baviera poteva avvenire solo con veicoli Euro VI, mentre sui percorsi da Trento a Innsbruck o da Innsbruck a Monaco potevano viaggiare anche veicoli Euro IV, i quali provocano un inquinamento di ossidi di azoto (NOx) superiore dell’88 percento.

Molte imprese altoatesine, trentine e bavaresi hanno attuato investimenti significativi per rinnovare il parco veicoli con mezzi Euro VI, che però dal 1° gennaio 2020 non possono più viaggiare se trasportano merci soggette ai divieti, a meno che non siano stati immatricolati dopo il 31/08/2018. Tuttavia, dimostrando di avere il carico o lo scarico in Tirolo si possono anche utilizzare veicoli Euro V, che emettono l’80 percento in più di ossidi di azoto e quindi inquinano molto di più. Solo a partire dal 2023 anche i trasporti con origine e destinazione in Tirolo saranno soggetti alla stessa limitazione.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Mise presenta insieme con Unioncamere i nuovi incentivi per tutelare brevetti, marchi e disegni industriali ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4391C160S123/mise-presenta-insieme-con-unioncamere--i-nuovi-incentivi-per-tutelare-brevetti--marchi-e-disegni-industriali.htm Fri, 21 Feb 2020 12:02:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4391C160S123/mise-presenta-insieme-con-unioncamere--i-nuovi-incentivi-per-tutelare-brevetti--marchi-e-disegni-industriali.htm La maggior parte delle “invenzioni” italiane in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto

Tecnologie industriali prime tra i brevetti, pubblicità e moda tra i marchi, abbigliamento e arredamento tra i disegni industriali

 

Nel 2018 la Lombardia, l’Emilia Romagna e il Veneto guidano la classifica nazionale per numero di “invenzioni” tutelate a livello europeo e comunitario: da queste regioni proviene il 60% dei brevetti europei e dei disegni e modelli comunitari; esse spiegano anche il 55% dei marchi dell’Unione europea. Lo dicono i dati Unioncamere-Dintec sui nuovi brevetti pubblicati dall’EPO e sui disegni e i marchi depositati presso l’EUIPO.

Se le tecnologie industriali e dei trasporti sono le più brevettate dagli italiani in Europa, lo stile delle imprese italiane – nella moda, nella pubblicità, nell’agroalimentare e nell’arredamento – si traduce nella crescita dei disegni e dei marchi, come titoli privilegiati per la tutela della loro proprietà industriale.

I dati sono stati elaborati in occasione del workshop organizzato presso la Fiera di Padova dalla Camera di commercio, in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo economico e Unioncamere, che vede la partecipazione del Ministro Stefano Patuanelli.

L’incontro è diretto ad illustrare le misure e gli incentivi che il Ministero ha messo a disposizione delle piccole e medie imprese (PMI), delle startup innovative, dei Centri di ricerca e della Università, per estendere e per valorizzare i loro titoli di proprietà industriale. Sono misure sulle quali Unioncamere è impegnata dal 2009, in collaborazione con Direzione Generale per la Tutela della Proprietà Industriale-UIBM.

Nel decennio l’ente ha gestito oltre 56 milioni di euro di agevolazioni per i marchi e i disegni delle PMI: ciò ha consentito a quasi 4mila imprese di effettuare la registrazione di oltre 4mila marchi all’estero, di valorizzare 643 disegni e modelli con progetti di sviluppo produttivo e commerciale e 44 marchi storici.

 

“L’innovazione e la tutela della proprietà intellettuale sono fondamentali per consentire al nostro sistema produttivo di essere competitivo sui mercati esteri”, sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli. “E il loro effetto sulle economie territoriali è significativo. In Italia un posto di lavoro su 3, cioè quasi 7 milioni di occupati, si trova nelle aziende che fanno un uso intensivo di marchi e brevetti; queste aziende contribuiscono da sole al 46,9% del nostro Pil. Gli investimenti nello sviluppo dei prodotti dell’attività intellettuale rappresentano ormai il 16,3% degli investimenti complessivi delle imprese”.

 

Brevetti: Milano, Torino, Bologna, Vicenza e Roma al top

La Lombardia, con 1.363 brevetti pubblicati dall’EPO nel 2018, sui 4.251 totali, traina saldamente la classifica delle regioni italiane sulle domande di brevetto europeo. Seguono l’Emilia Romagna (710) e il Veneto (540), il Piemonte (446) e la Toscana (350).

Il primato lombardo è in gran parte da attribuire a Milano, prima tra le province italiane con 715 brevetti pubblicati. Alle sue spalle, Torino e Bologna (rispettivamente, con 303 e 300 brevetti), quindi Vicenza e Roma (con 194 e 180 domande depositate).

Oltre l’86% di queste “invenzioni” si riferisce alle imprese; il resto viene dall’attività dei soggetti privati (9,2%) e degli Enti di ricerca, delle Università e delle Fondazioni (4,3%).

Il gruppo più consistente di brevetti italiani all’EPO (oltre 1.190) riguarda le invenzioni applicate nel campo delle tecniche industriali e dei trasporti; l’altro campo tecnologico  più esteso (935 brevetti) è quello delle “necessità umane”, che va dall'agroalimentare alla bio-cosmetica, dalla salute allo sport.

 

Marchi: il Veneto “batte” l’Emilia Romagna

Il Veneto supera l’Emilia Romagna occupando il secondo posto della classifica regionale dei marchi italiani tutelati dalla UE. Con 1.623 depositi all’EUIPO su 11.614 complessivi, la regione si aggiudica la medaglia d’argento alle spalle della Lombardia (3.319), ma prima dell’Emilia Romagna (1.347). Il Lazio (1.031) e la Toscana (882) seguono nelle due posizioni successive.

A livello provinciale, a Milano, prima in graduatoria con 1.956 marchi comunitari, seguono Roma (931), Verona (394), Napoli (388) e Torino (381).

Anche nel caso dei marchi, le imprese risultano essere i soggetti più numerosi a cercare di tutelare l’immagine dell’azienda o dei suoi prodotti a livello europeo: tra i richiedenti, le aziende sono infatti oltre l’80%, i soggetti privati il 17% e gli Enti di ricerca il 2,2%.

Due sono le classi che assommano oltre il 50% dei marchi depositati nel 2018: quella legata alla pubblicità, alla gestione degli affari commerciali e ai lavori di ufficio, e quella legata al mondo della moda in senso lato, in questi giorni protagonista dell’Italian Fashion Week a Milano.

Alla prima si devono oltre 3mila titoli tutelati nell’Unione europea, al secondo oltre 2.800. Poco meno di 2.800 marchi si applicano poi agli apparecchi e strumenti tecnologici per la conduzione dell’elettricità e per la riproduzione di suoni, immagini o dati, mentre circa  2.500 sono legati al mondo dell’agroalimentare.

 

Disegni: la moda si tutela

E’ sempre il mondo della moda, protagonista oggi a Milano, a trainare la dinamica dei depositi di disegni e modelli industriali italiani tutelati a livello comunitario: in un caso su 5, infatti, i 9.935  titoli di questo tipo riguardano gli articoli di abbigliamento e di merceria. Segue l’arredamento con oltre il 19% del complesso. Determinante è il ruolo delle imprese, che rappresentato il 91% delle domande.

Lombardia (2.434), Veneto (1.804), Emilia Romagna (1.715), seguite da Toscana (720) e Marche (604), guidano saldamente la classifica del 2018. E se Milano si aggiudica anche in questo caso il primo posto (con 1.007 disegni comunitari), alle sue spalle fanno la loro egregia figura Treviso (660), Perugia (596), Bologna (496) e Vicenza (419).

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La maggior parte delle “invenzioni” italiane in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto

Tecnologie industriali prime tra i brevetti, pubblicità e moda tra i marchi, abbigliamento e arredamento tra i disegni industriali

 

Nel 2018 la Lombardia, l’Emilia Romagna e il Veneto guidano la classifica nazionale per numero di “invenzioni” tutelate a livello europeo e comunitario: da queste regioni proviene il 60% dei brevetti europei e dei disegni e modelli comunitari; esse spiegano anche il 55% dei marchi dell’Unione europea. Lo dicono i dati Unioncamere-Dintec sui nuovi brevetti pubblicati dall’EPO e sui disegni e i marchi depositati presso l’EUIPO.

Se le tecnologie industriali e dei trasporti sono le più brevettate dagli italiani in Europa, lo stile delle imprese italiane – nella moda, nella pubblicità, nell’agroalimentare e nell’arredamento – si traduce nella crescita dei disegni e dei marchi, come titoli privilegiati per la tutela della loro proprietà industriale.

I dati sono stati elaborati in occasione del workshop organizzato presso la Fiera di Padova dalla Camera di commercio, in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo economico e Unioncamere, che vede la partecipazione del Ministro Stefano Patuanelli.

L’incontro è diretto ad illustrare le misure e gli incentivi che il Ministero ha messo a disposizione delle piccole e medie imprese (PMI), delle startup innovative, dei Centri di ricerca e della Università, per estendere e per valorizzare i loro titoli di proprietà industriale. Sono misure sulle quali Unioncamere è impegnata dal 2009, in collaborazione con Direzione Generale per la Tutela della Proprietà Industriale-UIBM.

Nel decennio l’ente ha gestito oltre 56 milioni di euro di agevolazioni per i marchi e i disegni delle PMI: ciò ha consentito a quasi 4mila imprese di effettuare la registrazione di oltre 4mila marchi all’estero, di valorizzare 643 disegni e modelli con progetti di sviluppo produttivo e commerciale e 44 marchi storici.

 

“L’innovazione e la tutela della proprietà intellettuale sono fondamentali per consentire al nostro sistema produttivo di essere competitivo sui mercati esteri”, sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli. “E il loro effetto sulle economie territoriali è significativo. In Italia un posto di lavoro su 3, cioè quasi 7 milioni di occupati, si trova nelle aziende che fanno un uso intensivo di marchi e brevetti; queste aziende contribuiscono da sole al 46,9% del nostro Pil. Gli investimenti nello sviluppo dei prodotti dell’attività intellettuale rappresentano ormai il 16,3% degli investimenti complessivi delle imprese”.

 

Brevetti: Milano, Torino, Bologna, Vicenza e Roma al top

La Lombardia, con 1.363 brevetti pubblicati dall’EPO nel 2018, sui 4.251 totali, traina saldamente la classifica delle regioni italiane sulle domande di brevetto europeo. Seguono l’Emilia Romagna (710) e il Veneto (540), il Piemonte (446) e la Toscana (350).

Il primato lombardo è in gran parte da attribuire a Milano, prima tra le province italiane con 715 brevetti pubblicati. Alle sue spalle, Torino e Bologna (rispettivamente, con 303 e 300 brevetti), quindi Vicenza e Roma (con 194 e 180 domande depositate).

Oltre l’86% di queste “invenzioni” si riferisce alle imprese; il resto viene dall’attività dei soggetti privati (9,2%) e degli Enti di ricerca, delle Università e delle Fondazioni (4,3%).

Il gruppo più consistente di brevetti italiani all’EPO (oltre 1.190) riguarda le invenzioni applicate nel campo delle tecniche industriali e dei trasporti; l’altro campo tecnologico  più esteso (935 brevetti) è quello delle “necessità umane”, che va dall'agroalimentare alla bio-cosmetica, dalla salute allo sport.

 

Marchi: il Veneto “batte” l’Emilia Romagna

Il Veneto supera l’Emilia Romagna occupando il secondo posto della classifica regionale dei marchi italiani tutelati dalla UE. Con 1.623 depositi all’EUIPO su 11.614 complessivi, la regione si aggiudica la medaglia d’argento alle spalle della Lombardia (3.319), ma prima dell’Emilia Romagna (1.347). Il Lazio (1.031) e la Toscana (882) seguono nelle due posizioni successive.

A livello provinciale, a Milano, prima in graduatoria con 1.956 marchi comunitari, seguono Roma (931), Verona (394), Napoli (388) e Torino (381).

Anche nel caso dei marchi, le imprese risultano essere i soggetti più numerosi a cercare di tutelare l’immagine dell’azienda o dei suoi prodotti a livello europeo: tra i richiedenti, le aziende sono infatti oltre l’80%, i soggetti privati il 17% e gli Enti di ricerca il 2,2%.

Due sono le classi che assommano oltre il 50% dei marchi depositati nel 2018: quella legata alla pubblicità, alla gestione degli affari commerciali e ai lavori di ufficio, e quella legata al mondo della moda in senso lato, in questi giorni protagonista dell’Italian Fashion Week a Milano.

Alla prima si devono oltre 3mila titoli tutelati nell’Unione europea, al secondo oltre 2.800. Poco meno di 2.800 marchi si applicano poi agli apparecchi e strumenti tecnologici per la conduzione dell’elettricità e per la riproduzione di suoni, immagini o dati, mentre circa  2.500 sono legati al mondo dell’agroalimentare.

 

Disegni: la moda si tutela

E’ sempre il mondo della moda, protagonista oggi a Milano, a trainare la dinamica dei depositi di disegni e modelli industriali italiani tutelati a livello comunitario: in un caso su 5, infatti, i 9.935  titoli di questo tipo riguardano gli articoli di abbigliamento e di merceria. Segue l’arredamento con oltre il 19% del complesso. Determinante è il ruolo delle imprese, che rappresentato il 91% delle domande.

Lombardia (2.434), Veneto (1.804), Emilia Romagna (1.715), seguite da Toscana (720) e Marche (604), guidano saldamente la classifica del 2018. E se Milano si aggiudica anche in questo caso il primo posto (con 1.007 disegni comunitari), alle sue spalle fanno la loro egregia figura Treviso (660), Perugia (596), Bologna (496) e Vicenza (419).

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Excelsior: prosegue l'andamento altalenante del mercato del lavoro ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4386C160S123/excelsior--prosegue-l-andamento-altalenante-del-mercato-del-lavoro--.htm Tue, 18 Feb 2020 10:02:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4386C160S123/excelsior--prosegue-l-andamento-altalenante-del-mercato-del-lavoro--.htm Sono 320mila i contratti programmati dalle imprese nel mese di febbraio e saliranno a poco più di un 1 milione tra febbraio-aprile 2020. Rispetto alla dinamica positiva registrata a gennaio, i dati del Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, mostrano in questo mese, una flessione sia congiunturale che tendenziale delle entrate previste: -13mila rispetto a febbraio 2019 (-4,0%) e -50mila rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno (-4,5%). A pesare è soprattutto la contrazione della domanda di lavoro del manifatturiero con 11mila entrate in meno a febbraio (-14,4%) e oltre 35mila in meno tra febbraio-aprile (-15,2%). Ciò nonostante aumenta di oltre due punti la difficoltà di reperimento dichiarata dalle imprese: dal 29% al 31%. Elevate le difficoltà a reperire profili da inserire nelle aree aziendali dei Sistemi informativi (il 58% delle figure ricercate) e Progettazione, R&S (48%). In uno scenario internazionale caratterizzato da debolezza congiunturale, peggiora l’indice del clima di fiducia delle imprese anche a seguito della recente emergenza sanitaria globale e delle attese ripercussioni sulla crescita mondiale.

 

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Sono 320mila i contratti programmati dalle imprese nel mese di febbraio e saliranno a poco più di un 1 milione tra febbraio-aprile 2020. Rispetto alla dinamica positiva registrata a gennaio, i dati del Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, mostrano in questo mese, una flessione sia congiunturale che tendenziale delle entrate previste: -13mila rispetto a febbraio 2019 (-4,0%) e -50mila rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno (-4,5%). A pesare è soprattutto la contrazione della domanda di lavoro del manifatturiero con 11mila entrate in meno a febbraio (-14,4%) e oltre 35mila in meno tra febbraio-aprile (-15,2%). Ciò nonostante aumenta di oltre due punti la difficoltà di reperimento dichiarata dalle imprese: dal 29% al 31%. Elevate le difficoltà a reperire profili da inserire nelle aree aziendali dei Sistemi informativi (il 58% delle figure ricercate) e Progettazione, R&S (48%). In uno scenario internazionale caratterizzato da debolezza congiunturale, peggiora l’indice del clima di fiducia delle imprese anche a seguito della recente emergenza sanitaria globale e delle attese ripercussioni sulla crescita mondiale.

 

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Digitale: un'impresa turistica su tre pronta per l'e-commerce ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4380C160S123/digitale--un-impresa-turistica-su-tre-pronta-per-l-e-commerce.htm Thu, 13 Feb 2020 09:02:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4380C160S123/digitale--un-impresa-turistica-su-tre-pronta-per-l-e-commerce.htm Un terzo delle imprese turistiche italiane è attrezzato tecnologicamente per fare e-commerce, mentre già 7 turisti su 10 usano il web per prenotare la struttura ricettiva dove soggiornare in Italia. E’ la fotografia scattata da Unioncamere e diffusa oggi in occasione del BTO - Buy Tourism Online- sulla base del test di autovalutazione della maturità digitale effettuato da 1.200 imprese del turismo attraverso i Punti impresa digitale (PID) delle Camere di commercio e dei dati dell’Osservatorio sull’economia del Turismo del sistema camerale.

 

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Un terzo delle imprese turistiche italiane è attrezzato tecnologicamente per fare e-commerce, mentre già 7 turisti su 10 usano il web per prenotare la struttura ricettiva dove soggiornare in Italia. E’ la fotografia scattata da Unioncamere e diffusa oggi in occasione del BTO - Buy Tourism Online- sulla base del test di autovalutazione della maturità digitale effettuato da 1.200 imprese del turismo attraverso i Punti impresa digitale (PID) delle Camere di commercio e dei dati dell’Osservatorio sull’economia del Turismo del sistema camerale.

 

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Movimprese: 27mila imprese in più nel 2019 (+0,4%) ma è il saldo minore degli ultimi 5 anni ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4370C160S123/movimprese--27mila-imprese-in-piu-nel-2019---0-4---ma-e-il-saldo-minore-degli-ultimi-5-anni.htm Tue, 28 Jan 2020 11:01:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4370C160S123/movimprese--27mila-imprese-in-piu-nel-2019---0-4---ma-e-il-saldo-minore-degli-ultimi-5-anni.htm Movimprese - Natalità e mortalità delle imprese italiane registrate presso le Camere di commercio - Anno 2019

27mila imprese in più nel 2019 (+0,4%) ma è il saldo minore degli ultimi 5 anni
In crescita aperture e chiusure.
Più imprese nei servizi, ancora in contrazione commercio, agricoltura e manifattura.
Rallenta la crisi dell’artigianato. Il saldo però resta in rosso

Sono 353.052 le imprese nate nel 2019, circa 5mila in più rispetto all’anno precedente. A fronte di queste, però, 326.423 hanno chiuso i battenti nello stesso periodo, 10mila in più rispetto al 2018. Il risultato di queste due dinamiche ha consegnato, a fine anno, un saldo tra entrate e uscite positivo per 26.629 imprese, il saldo minore degli ultimi 5 anni. A fine dicembre 2019, quindi, lo stock complessivo delle imprese esistenti ammontava a 6.091.971 unità.

“Si accentua nel 2019 il turnover delle nostre imprese”, sottolinea il presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli. “Le incertezze del contesto internazionale – aggiunge  -  si fanno sentire soprattutto in quei settori più esposti alla concorrenza dei mercati, come la manifattura. Anche il commercio mostra un calo, mentre la capacità attrattiva del nostro Paese alimenta l’industria del turismo, che continua a crescere, così come in aumento sono le attività professionali e i servizi alle imprese. In ogni caso, la voglia di fare impresa resta alta. E’ un segnale importante. Dobbiamo continuare a lavorare al fianco delle imprese per far crescere la loro competitività”.

A guadagnare terreno sono stati i settori dei servizi legati al turismo (8.211 imprese in più per l’alloggio e la ristorazione), le attività professionali (+6.663), i servizi alle imprese (+6.319) e - sulla scia del basso costo dei mutui e degli incentivi al recupero edilizio ed energetico - le attività immobiliari (+4.663) e le costruzioni (+3.258). Si restringe invece ulteriormente (-4.107 imprese) la platea dell’industria manifatturiera, quella del commercio (-12.264) e dell’agricoltura (-7.432). Segnali se non positivi, quantomeno incoraggianti vengono dall’artigianato che, pur chiudendo in rosso il bilancio annuale (-7.592 attività), dopo otto anni vede tornare a crescere il numero delle iscrizioni di nuove imprese.


Guardando alla geografia delle imprese, a restare al palo tra le grandi macro-ripartizioni (confermando la performance del 2018) è stato il Nord-Est (-0,1% il tasso di crescita, equivalente a circa 1000 imprese in meno nei dodici mesi). Il dato più positivo riguarda il Mezzogiorno che, con una crescita di 14.534 unità, da solo determina oltre la metà (il 54,6%) di tutto il saldo positivo dello scorso anno. Tra le regioni, la crescita più sensibile in termini assoluti si registra, ancora una volta, nel Lazio (con 9.206 imprese in più rispetto al 2018, corrispondenti a un tasso di crescita dell’1,4%, il migliore tra le regioni), seguito da Campania (5.746) e Lombardia (+5.073). Sul fronte opposto Piemonte (-1.517), Emilia-Romagna (-1.431) e Marche (-909) sono le regioni che hanno fatto segnare le contrazioni più apprezzabili nel numero di imprese registrate mentre, in termini percentuali, a segnare maggiormente il passo è stato il Friuli Venezia Giulia (-0,7%).


A conferma di un trend ormai consolidato, il bilancio del tessuto imprenditoriale resta positivo quasi esclusivamente per merito delle società di capitali (+3,52% il loro tasso di crescita nel 2019, per un saldo pari a ben 60.382 imprese in più rispetto al 2018). Un ‘bottino’ sufficiente a compensare la perdita di circa 18mila società di persone (-1,8%) e di poco più di 16mila imprese individuali (-0,5%).


Questi i principali dati sulla natalità e mortalità delle imprese risultante dal Registro delle imprese, diffusi oggi da Unioncamere sulla base di Movimprese, la rilevazione trimestrale condotta da InfoCamere, la società delle Camere di Commercio italiane per l’innovazione digitale. 

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Movimprese - Natalità e mortalità delle imprese italiane registrate presso le Camere di commercio - Anno 2019

27mila imprese in più nel 2019 (+0,4%) ma è il saldo minore degli ultimi 5 anni
In crescita aperture e chiusure.
Più imprese nei servizi, ancora in contrazione commercio, agricoltura e manifattura.
Rallenta la crisi dell’artigianato. Il saldo però resta in rosso

Sono 353.052 le imprese nate nel 2019, circa 5mila in più rispetto all’anno precedente. A fronte di queste, però, 326.423 hanno chiuso i battenti nello stesso periodo, 10mila in più rispetto al 2018. Il risultato di queste due dinamiche ha consegnato, a fine anno, un saldo tra entrate e uscite positivo per 26.629 imprese, il saldo minore degli ultimi 5 anni. A fine dicembre 2019, quindi, lo stock complessivo delle imprese esistenti ammontava a 6.091.971 unità.

“Si accentua nel 2019 il turnover delle nostre imprese”, sottolinea il presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli. “Le incertezze del contesto internazionale – aggiunge  -  si fanno sentire soprattutto in quei settori più esposti alla concorrenza dei mercati, come la manifattura. Anche il commercio mostra un calo, mentre la capacità attrattiva del nostro Paese alimenta l’industria del turismo, che continua a crescere, così come in aumento sono le attività professionali e i servizi alle imprese. In ogni caso, la voglia di fare impresa resta alta. E’ un segnale importante. Dobbiamo continuare a lavorare al fianco delle imprese per far crescere la loro competitività”.

A guadagnare terreno sono stati i settori dei servizi legati al turismo (8.211 imprese in più per l’alloggio e la ristorazione), le attività professionali (+6.663), i servizi alle imprese (+6.319) e - sulla scia del basso costo dei mutui e degli incentivi al recupero edilizio ed energetico - le attività immobiliari (+4.663) e le costruzioni (+3.258). Si restringe invece ulteriormente (-4.107 imprese) la platea dell’industria manifatturiera, quella del commercio (-12.264) e dell’agricoltura (-7.432). Segnali se non positivi, quantomeno incoraggianti vengono dall’artigianato che, pur chiudendo in rosso il bilancio annuale (-7.592 attività), dopo otto anni vede tornare a crescere il numero delle iscrizioni di nuove imprese.


Guardando alla geografia delle imprese, a restare al palo tra le grandi macro-ripartizioni (confermando la performance del 2018) è stato il Nord-Est (-0,1% il tasso di crescita, equivalente a circa 1000 imprese in meno nei dodici mesi). Il dato più positivo riguarda il Mezzogiorno che, con una crescita di 14.534 unità, da solo determina oltre la metà (il 54,6%) di tutto il saldo positivo dello scorso anno. Tra le regioni, la crescita più sensibile in termini assoluti si registra, ancora una volta, nel Lazio (con 9.206 imprese in più rispetto al 2018, corrispondenti a un tasso di crescita dell’1,4%, il migliore tra le regioni), seguito da Campania (5.746) e Lombardia (+5.073). Sul fronte opposto Piemonte (-1.517), Emilia-Romagna (-1.431) e Marche (-909) sono le regioni che hanno fatto segnare le contrazioni più apprezzabili nel numero di imprese registrate mentre, in termini percentuali, a segnare maggiormente il passo è stato il Friuli Venezia Giulia (-0,7%).


A conferma di un trend ormai consolidato, il bilancio del tessuto imprenditoriale resta positivo quasi esclusivamente per merito delle società di capitali (+3,52% il loro tasso di crescita nel 2019, per un saldo pari a ben 60.382 imprese in più rispetto al 2018). Un ‘bottino’ sufficiente a compensare la perdita di circa 18mila società di persone (-1,8%) e di poco più di 16mila imprese individuali (-0,5%).


Questi i principali dati sulla natalità e mortalità delle imprese risultante dal Registro delle imprese, diffusi oggi da Unioncamere sulla base di Movimprese, la rilevazione trimestrale condotta da InfoCamere, la società delle Camere di Commercio italiane per l’innovazione digitale. 

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Welfare e istruzione: un'impresa su tre è guidata da donne ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4367C160S123/welfare-e-istruzione--un-impresa-su-tre-e-guidata-da-donne.htm Mon, 20 Jan 2020 13:01:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4367C160S123/welfare-e-istruzione--un-impresa-su-tre-e-guidata-da-donne.htm Un milione e 340mila imprese, 3 milioni di occupati e un forte apporto al sistema dell’istruzione e del welfare di natura privata, così importante per agevolare la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro delle famiglie. E’ la fotografia delle imprese femminili, scattata dall’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere e InfoCamere, che verrà presentata oggi alle 15 nel corso di un incontro dedicato allo smart working organizzato dalla Camera di commercio di Mantova.

Nella scelta di aprire una attività autonoma, sono molte le donne che preferiscono orientarsi verso i settori che offrono servizi alle famiglie, come quelli che si occupano di istruzione, o che operano nella sanità e nell’assistenza sociale. In questi ambiti, infatti, più di una impresa su tre è gestita da donne, con tassi di femminilizzazione, quindi, ben superiori a quello medio (22%).

“La predilezione femminile per questi settori – ha dichiarato Tiziana Pompei, vice segretario generale di Unioncamere - è confermata anche nel lavoro dipendente. Secondo le ultime previsioni Excelsior di Unioncamere e Anpal, relative alla domanda di lavoro delle imprese nel mese di gennaio, le donne continuano a essere maggiormente richieste soprattutto nei servizi alle persone (30% richieste di personale femminile). A seguire le imprese ricercano dipendenti donne soprattutto nei servizi di alloggio, ristorazione e turistici (28% richieste di personale femminile) e nel commercio (26%)”.

 

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Un milione e 340mila imprese, 3 milioni di occupati e un forte apporto al sistema dell’istruzione e del welfare di natura privata, così importante per agevolare la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro delle famiglie. E’ la fotografia delle imprese femminili, scattata dall’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere e InfoCamere, che verrà presentata oggi alle 15 nel corso di un incontro dedicato allo smart working organizzato dalla Camera di commercio di Mantova.

Nella scelta di aprire una attività autonoma, sono molte le donne che preferiscono orientarsi verso i settori che offrono servizi alle famiglie, come quelli che si occupano di istruzione, o che operano nella sanità e nell’assistenza sociale. In questi ambiti, infatti, più di una impresa su tre è gestita da donne, con tassi di femminilizzazione, quindi, ben superiori a quello medio (22%).

“La predilezione femminile per questi settori – ha dichiarato Tiziana Pompei, vice segretario generale di Unioncamere - è confermata anche nel lavoro dipendente. Secondo le ultime previsioni Excelsior di Unioncamere e Anpal, relative alla domanda di lavoro delle imprese nel mese di gennaio, le donne continuano a essere maggiormente richieste soprattutto nei servizi alle persone (30% richieste di personale femminile). A seguire le imprese ricercano dipendenti donne soprattutto nei servizi di alloggio, ristorazione e turistici (28% richieste di personale femminile) e nel commercio (26%)”.

 

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Torna il prestigioso concorso dedicato alle eccellenze olearie territoriali italiane ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4366C160S123/torna-il-prestigioso-concorso-dedicato-alle-eccellenze-olearie-territoriali-italiane.htm Fri, 17 Jan 2020 11:01:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4366C160S123/torna-il-prestigioso-concorso-dedicato-alle-eccellenze-olearie-territoriali-italiane.htm Ventata di cambiamenti per la 28esima dell’Ercole Olivario, il prestigioso concorso nazionale dedicato alle eccellenze olivicole italiane che torna anche nel 2020 ma con diverse novità, a partire dal numero di etichette ammesse in finale e dalla nuova modalità di premiazione. A partire da questa edizione, infatti, gli oli che potranno accedere alle selezioni nazionali in programma dal 23 al 28 marzo in provincia di Perugia saranno 110  (e non più 100) ma dovranno ottenere un punteggio minimo di 70/100 nelle selezioni regionali. Nel rush conclusivo a livello nazionale invece, a differenza delle passate edizioni, a ricevere l’ambito tempietto di Ercole Olivario saranno esclusivamente le etichette finaliste che otterranno almeno 75/100 punti.

Si alza dunque ancora di più l’asticella della qualità per la storica competizione organizzata da Unioncamere in collaborazione con la Camera di commercio di Perugia e il sostegno del Sistema Camerale Nazionale, delle associazioni dei produttori olivicoli, degli enti e delle istituzioni impegnate nella valorizzazione dell’olio di qualità italiano,  che per la prossima edizione sarà ancora più selettiva e premierà solo il primo classificato di ciascuna delle due categoria in gara (DOP/IGP ed EXTRA VERGINE) per le tipologie fruttato leggero, fruttato medio e fruttato intenso. Sei premi in tutto, a cui si affiancano altrettanti riconoscimenti assegnati, indifferentemente dalla categoria, in modo proporzionale al numero di oli presenti in ciascuna tipologia di fruttato (rispettivamente massimo 3 premi).

 

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Ventata di cambiamenti per la 28esima dell’Ercole Olivario, il prestigioso concorso nazionale dedicato alle eccellenze olivicole italiane che torna anche nel 2020 ma con diverse novità, a partire dal numero di etichette ammesse in finale e dalla nuova modalità di premiazione. A partire da questa edizione, infatti, gli oli che potranno accedere alle selezioni nazionali in programma dal 23 al 28 marzo in provincia di Perugia saranno 110  (e non più 100) ma dovranno ottenere un punteggio minimo di 70/100 nelle selezioni regionali. Nel rush conclusivo a livello nazionale invece, a differenza delle passate edizioni, a ricevere l’ambito tempietto di Ercole Olivario saranno esclusivamente le etichette finaliste che otterranno almeno 75/100 punti.

Si alza dunque ancora di più l’asticella della qualità per la storica competizione organizzata da Unioncamere in collaborazione con la Camera di commercio di Perugia e il sostegno del Sistema Camerale Nazionale, delle associazioni dei produttori olivicoli, degli enti e delle istituzioni impegnate nella valorizzazione dell’olio di qualità italiano,  che per la prossima edizione sarà ancora più selettiva e premierà solo il primo classificato di ciascuna delle due categoria in gara (DOP/IGP ed EXTRA VERGINE) per le tipologie fruttato leggero, fruttato medio e fruttato intenso. Sei premi in tutto, a cui si affiancano altrettanti riconoscimenti assegnati, indifferentemente dalla categoria, in modo proporzionale al numero di oli presenti in ciascuna tipologia di fruttato (rispettivamente massimo 3 premi).

 

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Vendemmia 2019: meno uve, prezzi stabili ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4364C160S123/vendemmia-2019--meno-uve--prezzi-stabili.htm Wed, 15 Jan 2020 11:01:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4364C160S123/vendemmia-2019--meno-uve--prezzi-stabili.htm Produzione di uva da vino in calo del 6,5% rispetto al 2018 ma i volumi restano elevati e i listini non registrano tensioni al rialzo


Nonostante una vendemmia in calo rispetto al 2018, il mercato delle uve da vino non ha registrato particolari tensioni sul fronte dei prezzi. In alcuni casi, anzi, si sono osservati dei ribassi, come per alcune uve venete (Amarone, Prosecco) e piemontesi (Dolcetto, Nebbiolo). Pur registrando una riduzione del 6,5% su base annua, la produzione italiana di uve di vino si è mantenuta infatti su un livello elevato, toccando i 70 milioni di quintali, valore superato nell'ultimo decennio solo dalla produzione record del 2016 e, soprattutto, del 2018. Lo rilevano Unioncamere e BMTI in un’analisi sul mercato delle uve da vino relative alla vendemmia 2019.

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Produzione di uva da vino in calo del 6,5% rispetto al 2018 ma i volumi restano elevati e i listini non registrano tensioni al rialzo


Nonostante una vendemmia in calo rispetto al 2018, il mercato delle uve da vino non ha registrato particolari tensioni sul fronte dei prezzi. In alcuni casi, anzi, si sono osservati dei ribassi, come per alcune uve venete (Amarone, Prosecco) e piemontesi (Dolcetto, Nebbiolo). Pur registrando una riduzione del 6,5% su base annua, la produzione italiana di uve di vino si è mantenuta infatti su un livello elevato, toccando i 70 milioni di quintali, valore superato nell'ultimo decennio solo dalla produzione record del 2016 e, soprattutto, del 2018. Lo rilevano Unioncamere e BMTI in un’analisi sul mercato delle uve da vino relative alla vendemmia 2019.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Italia quarta per marchi e disegni europei, decima per brevetti ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4361C160S123/italia-quarta-per-marchi-e-disegni-europei--decima-per-brevetti.htm Mon, 13 Jan 2020 10:01:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4361C160S123/italia-quarta-per-marchi-e-disegni-europei--decima-per-brevetti.htm Mise presenta insieme con Unioncamere i nuovi incentivi per tutelare le “invenzioni”

4mila imprese affiancate dalle Camere di commercio con i precedenti bandi Marchi+ e Disegni+

Le imprese che richiedono brevetti, marchi o disegni hanno il 21% di possibilità in più, rispetto alle altre, di aumentare il proprio fatturato. A dimostrarlo è un recente studio dell’Ufficio europeo dei brevetti (EPO) e dell’Ufficio Europeo per la Proprietà Intellettuale (EUIPO). L’Italia fa molto bene nella tutela dei marchi e dei disegni europei, aggiudicandosi la medaglia d’argento tra i Paesi Ue alle spalle della Germania e la quarta posizione tra i 25 big mondiali. Sul fronte dei brevetti, il nostro Paese si posiziona al decimo posto della classifica internazionale delle invenzioni depositate all’Epo.

Far crescere la cultura dell’innovazione e della tutela della proprietà intellettuale è perciò fondamentale per consentire al nostro sistema produttivo di essere competitivo sui mercati internazionali. A questo scopo il Ministero dello Sviluppo Economico ha varato specifiche misure e incentivi, illustrati oggi dal Viceministro allo Sviluppo economico, Stefano Buffagni, insieme con Carlo Sangalli, presidente di Unioncamere e della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi.

Misure sulle quali le Camere di commercio, attraverso Unioncamere, sono impegnate dal 2009, in collaborazione con l’Ufficio italiano brevetti e marchi, al fianco delle imprese: oltre 56 milioni di euro le risorse del Ministero dello Sviluppo Economico che, negli anni scorsi, hanno consentito a quasi 4mila imprese di effettuare la registrazione di oltre 4mila marchi all’estero, la valorizzazione di 643 disegni e modelli e il riconoscimento di 44 marchi storici.

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Mise presenta insieme con Unioncamere i nuovi incentivi per tutelare le “invenzioni”

4mila imprese affiancate dalle Camere di commercio con i precedenti bandi Marchi+ e Disegni+

Le imprese che richiedono brevetti, marchi o disegni hanno il 21% di possibilità in più, rispetto alle altre, di aumentare il proprio fatturato. A dimostrarlo è un recente studio dell’Ufficio europeo dei brevetti (EPO) e dell’Ufficio Europeo per la Proprietà Intellettuale (EUIPO). L’Italia fa molto bene nella tutela dei marchi e dei disegni europei, aggiudicandosi la medaglia d’argento tra i Paesi Ue alle spalle della Germania e la quarta posizione tra i 25 big mondiali. Sul fronte dei brevetti, il nostro Paese si posiziona al decimo posto della classifica internazionale delle invenzioni depositate all’Epo.

Far crescere la cultura dell’innovazione e della tutela della proprietà intellettuale è perciò fondamentale per consentire al nostro sistema produttivo di essere competitivo sui mercati internazionali. A questo scopo il Ministero dello Sviluppo Economico ha varato specifiche misure e incentivi, illustrati oggi dal Viceministro allo Sviluppo economico, Stefano Buffagni, insieme con Carlo Sangalli, presidente di Unioncamere e della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi.

Misure sulle quali le Camere di commercio, attraverso Unioncamere, sono impegnate dal 2009, in collaborazione con l’Ufficio italiano brevetti e marchi, al fianco delle imprese: oltre 56 milioni di euro le risorse del Ministero dello Sviluppo Economico che, negli anni scorsi, hanno consentito a quasi 4mila imprese di effettuare la registrazione di oltre 4mila marchi all’estero, la valorizzazione di 643 disegni e modelli e il riconoscimento di 44 marchi storici.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Excelsior: a gennaio 20mila assunzioni in più rispetto a un anno fa, trainate dalla domanda di laureati ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4360C160S123/excelsior--a-gennaio-20mila-assunzioni-in-piu-rispetto-a-un-anno-fa--trainate-dalla-domanda-di-laureati.htm Thu, 09 Jan 2020 10:01:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4360C160S123/excelsior--a-gennaio-20mila-assunzioni-in-piu-rispetto-a-un-anno-fa--trainate-dalla-domanda-di-laureati.htm Bene i servizi e le costruzioni, difficoltà nel manifatturiero

Sono 461mila le entrate programmate dalle imprese per gennaio 2020, 20mila in più rispetto allo scorso anno (+4,5%). A trainare la domanda di lavoro nel settore privato è soprattutto la ricerca di laureati: più dell’80% delle 20mila entrate aggiuntive rispetto allo scorso anno è destinato infatti a quanti sono in possesso di un titolo di studio universitario. Queste alcune delle indicazioni che emergono dal Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal.

In allegato il bollettino "Excelsior Informa", con le opportunità di lavoro nel mese di gennaio 2019

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Bene i servizi e le costruzioni, difficoltà nel manifatturiero

Sono 461mila le entrate programmate dalle imprese per gennaio 2020, 20mila in più rispetto allo scorso anno (+4,5%). A trainare la domanda di lavoro nel settore privato è soprattutto la ricerca di laureati: più dell’80% delle 20mila entrate aggiuntive rispetto allo scorso anno è destinato infatti a quanti sono in possesso di un titolo di studio universitario. Queste alcune delle indicazioni che emergono dal Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal.

In allegato il bollettino "Excelsior Informa", con le opportunità di lavoro nel mese di gennaio 2019

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ 575mila le imprese giovanili, 1 su 3 non supera i 5 anni di vita ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4355C160S123/575mila-le-imprese-giovanili--1-su-3-non-supera-i-5-anni-di-vita.htm Thu, 02 Jan 2020 10:01:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4355C160S123/575mila-le-imprese-giovanili--1-su-3-non-supera-i-5-anni-di-vita.htm 1 imprenditore under 35 su 10 del Sud fa impresa al Centro Nord

Ai giovani piace ancora fare impresa anche se crescono le difficoltà. Ma quando riescono a superare la fase di avvio, i giovani “under 35” sono più resistenti rispetto agli altri imprenditori.

Inoltre un’impresa giovanile su 3 chiude i battenti nei primi 5 anni di vita e di queste quasi la metà non supera il biennio. Il risultato è che in otto anni si sono perse 122mila imprese “under 35”, portando a quota 575mila l’esercito delle iniziative imprenditoriali guidate da giovani.

E’ questa la fotografia scattata dall’indagine Unioncamere sulle imprese giovanili tra il 2011 e il 2018. Un dato che emerge è che quasi 41mila imprenditori under 35 nati al Sud sono andati al Centro Nord per mettersi in proprio. Poco meno della metà ha scelto la Lombardia (26%) o il Lazio (22%).

Secondo i nostri dati – commenta il presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli - la voglia di fare impresa dei giovani del nostro Mezzogiorno non è stata sconfitta dalla crisi che ha colpito l’economia italiana. Ma occorre creare le condizioni per evitare che i migliori fuggano in altre aree del Paese o all’estero”.

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1 imprenditore under 35 su 10 del Sud fa impresa al Centro Nord

Ai giovani piace ancora fare impresa anche se crescono le difficoltà. Ma quando riescono a superare la fase di avvio, i giovani “under 35” sono più resistenti rispetto agli altri imprenditori.

Inoltre un’impresa giovanile su 3 chiude i battenti nei primi 5 anni di vita e di queste quasi la metà non supera il biennio. Il risultato è che in otto anni si sono perse 122mila imprese “under 35”, portando a quota 575mila l’esercito delle iniziative imprenditoriali guidate da giovani.

E’ questa la fotografia scattata dall’indagine Unioncamere sulle imprese giovanili tra il 2011 e il 2018. Un dato che emerge è che quasi 41mila imprenditori under 35 nati al Sud sono andati al Centro Nord per mettersi in proprio. Poco meno della metà ha scelto la Lombardia (26%) o il Lazio (22%).

Secondo i nostri dati – commenta il presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli - la voglia di fare impresa dei giovani del nostro Mezzogiorno non è stata sconfitta dalla crisi che ha colpito l’economia italiana. Ma occorre creare le condizioni per evitare che i migliori fuggano in altre aree del Paese o all’estero”.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Digitalizzazione: 1 impresa su 3 punta sulla formazione 4.0 per competere ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4354C160S123/digitalizzazione--1-impresa-su-3-punta-sulla-formazione-4-0-per-competere.htm Mon, 30 Dec 2019 09:12:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4354C160S123/digitalizzazione--1-impresa-su-3-punta-sulla-formazione-4-0-per-competere.htm Cybersecurity e e-commerce le materie più “gettonate”

 

Quasi un’impresa su tre ha realizzato o ha in programma di realizzare corsi di formazione 4.0 per il proprio personale. Ma ancora il 64% degli imprenditori non ha valutato la possibilità di avviare attività formative per favorire la digital transformation.

E’ quanto emerge dal test di autovalutazione sulla maturità digitale SELFI 4.0 svolto online da quasi 15mila imprese attraverso i Punti impresa digitale (PID), la rete delle Camere di commercio realizzata per diffondere i vantaggi della digitalizzazione presso le PMI supportandole nell’adozione delle tecnologie abilitanti.

I vertici aziendali sono state le figure maggiormente coinvolte nei percorsi formativi messi a punto in questa fase dagli imprenditori che hanno puntato soprattutto su dirigenti e manager (62%) oltre che su responsabili di processo (57%), mentre solo in misura minore hanno riguardato operai e addetti ai processi di produzione (30%).

La conoscenza è essenziale per permettere alle imprese di agganciare la quarta rivoluzione industriale. Gli imprenditori che hanno avviato processi di qualificazione e riqualificazione del personale impiegato mostrano, infatti, un livello più elevato di maturità digitale”. E’ quanto ha sottolineato il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli, secondo il quale “per questo occorre iniziare una nuova fase che incoraggi la formazione per disporre di figure qualificate capaci di cogliere appieno i vantaggi di questa trasformazione digitale. Le Camere di commercio – aggiunge Tripoli- supportano le imprese in questo percorso e, per questo, loro stesse hanno avviato 3 anni fa un programma formativo, che è già diventato una best practice in Europa,  coinvolgendo 600 dipendenti camerali sui temi dell’innovazione, 275 dei quali hanno ottenuto la certificazione sulle competenze digitali”.  

 

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Cybersecurity e e-commerce le materie più “gettonate”

 

Quasi un’impresa su tre ha realizzato o ha in programma di realizzare corsi di formazione 4.0 per il proprio personale. Ma ancora il 64% degli imprenditori non ha valutato la possibilità di avviare attività formative per favorire la digital transformation.

E’ quanto emerge dal test di autovalutazione sulla maturità digitale SELFI 4.0 svolto online da quasi 15mila imprese attraverso i Punti impresa digitale (PID), la rete delle Camere di commercio realizzata per diffondere i vantaggi della digitalizzazione presso le PMI supportandole nell’adozione delle tecnologie abilitanti.

I vertici aziendali sono state le figure maggiormente coinvolte nei percorsi formativi messi a punto in questa fase dagli imprenditori che hanno puntato soprattutto su dirigenti e manager (62%) oltre che su responsabili di processo (57%), mentre solo in misura minore hanno riguardato operai e addetti ai processi di produzione (30%).

La conoscenza è essenziale per permettere alle imprese di agganciare la quarta rivoluzione industriale. Gli imprenditori che hanno avviato processi di qualificazione e riqualificazione del personale impiegato mostrano, infatti, un livello più elevato di maturità digitale”. E’ quanto ha sottolineato il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli, secondo il quale “per questo occorre iniziare una nuova fase che incoraggi la formazione per disporre di figure qualificate capaci di cogliere appieno i vantaggi di questa trasformazione digitale. Le Camere di commercio – aggiunge Tripoli- supportano le imprese in questo percorso e, per questo, loro stesse hanno avviato 3 anni fa un programma formativo, che è già diventato una best practice in Europa,  coinvolgendo 600 dipendenti camerali sui temi dell’innovazione, 275 dei quali hanno ottenuto la certificazione sulle competenze digitali”.  

 

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Imprenditori e imprenditrici laureati sono oltre 205mila e hanno fondato oltre 236 mila imprese ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4346C160S123/imprenditori-e-imprenditrici-laureati-sono-oltre-205mila-e-hanno-fondato-oltre-236-mila-imprese.htm Mon, 16 Dec 2019 14:12:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4346C160S123/imprenditori-e-imprenditrici-laureati-sono-oltre-205mila-e-hanno-fondato-oltre-236-mila-imprese.htm Presentato il Rapporto “Laurea e imprenditorialità” di AlmaLaurea in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Aziendali dell’Università di Bologna e Unioncamere, che ha considerato i dati di 2.891.980 laureati in Italia tra il 2004-2018 e delle imprese da essi fondate

E’ stato presentato oggi il Rapporto “Laurea e imprenditorialità”, il primo studio sull’imprenditorialità dei laureati in Italia, curato da Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea, Dipartimento di Scienze Aziendali dell’Università di Bologna e Unioncamere, che ha analizzato i dati, a livello individuale, di 2.891.980 laureati in atenei italiani tra il 2004-2018 e i dati, a livello aziendale, delle 236.362 imprese da essi fondate.

Dal Rapporto emerge che il 7,1% dei laureati è fondatore di impresa (al momento della creazione di un’impresa possiede una quota di capitale e ricopre un ruolo imprenditoriale come amministratore, titolare o socio): complessivamente si tratta di 205.137 laureati. Le imprese da loro fondate sono 236.362, e rappresentano il 3,9% del totale delle imprese presenti in Italia a settembre 2019.

Dallo studio emerge un dato significativo: il 7% dei laureati nelle diverse discipline avvia una attività di impresa”, sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli. “Per fondare una azienda serve certamente una idea brillante e innovativa, ma servono anche le conoscenze per la realizzazione del business plan e le competenze di carattere manageriale sugli aspetti finanziari del fare impresa. Su questo piano intervengono le Camere di commercio, lavorando, insieme alle associazioni, al fianco degli aspiranti e neo imprenditori. Un sostegno decisivo soprattutto per le imprese di minori dimensioni".

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Presentato il Rapporto “Laurea e imprenditorialità” di AlmaLaurea in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Aziendali dell’Università di Bologna e Unioncamere, che ha considerato i dati di 2.891.980 laureati in Italia tra il 2004-2018 e delle imprese da essi fondate

E’ stato presentato oggi il Rapporto “Laurea e imprenditorialità”, il primo studio sull’imprenditorialità dei laureati in Italia, curato da Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea, Dipartimento di Scienze Aziendali dell’Università di Bologna e Unioncamere, che ha analizzato i dati, a livello individuale, di 2.891.980 laureati in atenei italiani tra il 2004-2018 e i dati, a livello aziendale, delle 236.362 imprese da essi fondate.

Dal Rapporto emerge che il 7,1% dei laureati è fondatore di impresa (al momento della creazione di un’impresa possiede una quota di capitale e ricopre un ruolo imprenditoriale come amministratore, titolare o socio): complessivamente si tratta di 205.137 laureati. Le imprese da loro fondate sono 236.362, e rappresentano il 3,9% del totale delle imprese presenti in Italia a settembre 2019.

Dallo studio emerge un dato significativo: il 7% dei laureati nelle diverse discipline avvia una attività di impresa”, sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli. “Per fondare una azienda serve certamente una idea brillante e innovativa, ma servono anche le conoscenze per la realizzazione del business plan e le competenze di carattere manageriale sugli aspetti finanziari del fare impresa. Su questo piano intervengono le Camere di commercio, lavorando, insieme alle associazioni, al fianco degli aspiranti e neo imprenditori. Un sostegno decisivo soprattutto per le imprese di minori dimensioni".

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Prevenzione antincendi: procedure più semplici e meno errori di compilazione per le imprese ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4342C160S123/prevenzione-antincendi--procedure-piu-semplici-e-meno-errori-di-compilazione-per-le-imprese.htm Fri, 13 Dec 2019 11:12:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4342C160S123/prevenzione-antincendi--procedure-piu-semplici-e-meno-errori-di-compilazione-per-le-imprese.htm Grazie a una procedura digitale guidata, che riduce al minimo la possibilità di errori di compilazione e l’eventuale incompletezza delle informazioni fornite, sarà più semplice per le imprese predisporre e inoltrare i modelli di prevenzione incendi agli sportelli unici per le attività produttive.

A stabilirlo è il Protocollo d’intesa tra Unioncamere e il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, destinato ad agevolare la presentazione di pratiche molto ricorrenti da parte delle imprese, indispensabili sia nella fase di avvio dell’attività che in occasione di una sua modifica operativa.

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Grazie a una procedura digitale guidata, che riduce al minimo la possibilità di errori di compilazione e l’eventuale incompletezza delle informazioni fornite, sarà più semplice per le imprese predisporre e inoltrare i modelli di prevenzione incendi agli sportelli unici per le attività produttive.

A stabilirlo è il Protocollo d’intesa tra Unioncamere e il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, destinato ad agevolare la presentazione di pratiche molto ricorrenti da parte delle imprese, indispensabili sia nella fase di avvio dell’attività che in occasione di una sua modifica operativa.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Excelsior: frena la domanda di lavoro delle imprese ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4339C160S123/excelsior--frena-la-domanda-di-lavoro-delle-imprese.htm Wed, 11 Dec 2019 10:12:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4339C160S123/excelsior--frena-la-domanda-di-lavoro-delle-imprese.htm A dicembre programmate 301.050 entrate, 18mila in meno rispetto a dicembre dello scorso anno.

Dati positivi solo nel turismo

Confermata a dicembre l’inversione di tendenza della domanda di lavoro delle imprese registrata il mese scorso. Il 2019 si chiude con una più evidente flessione delle entrate programmate: 18mila i contratti in meno previsti rispetto a dicembre dello scorso anno (-5,7%), oltre 47mila in meno rispetto al mese precedente (-13,7%). Si mantiene alta, invece, la difficoltà di reperimento (31% dei profili ricercati) che cresce di 3 punti percentuali rispetto a dicembre dello scorso anno (28%). Aumenta anche la richiesta di esperienza specifica nella professione o nel settore, che le imprese richiedono a 7 profili su 10 ricercati.

Queste le principali indicazioni che emergono dal Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal.

 

In allegato il bollettino "Excelsior Informa", con le opportunità di lavoro nel mese di dicembre 2019

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A dicembre programmate 301.050 entrate, 18mila in meno rispetto a dicembre dello scorso anno.

Dati positivi solo nel turismo

Confermata a dicembre l’inversione di tendenza della domanda di lavoro delle imprese registrata il mese scorso. Il 2019 si chiude con una più evidente flessione delle entrate programmate: 18mila i contratti in meno previsti rispetto a dicembre dello scorso anno (-5,7%), oltre 47mila in meno rispetto al mese precedente (-13,7%). Si mantiene alta, invece, la difficoltà di reperimento (31% dei profili ricercati) che cresce di 3 punti percentuali rispetto a dicembre dello scorso anno (28%). Aumenta anche la richiesta di esperienza specifica nella professione o nel settore, che le imprese richiedono a 7 profili su 10 ricercati.

Queste le principali indicazioni che emergono dal Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal.

 

In allegato il bollettino "Excelsior Informa", con le opportunità di lavoro nel mese di dicembre 2019

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Elettricità e gas naturale, al via il Tavolo energia nazionale con sede a  Milano  ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4338C160S123/elettricita-e-gas-naturale--al-via-il-tavolo-energia-nazionale-con-sede-a- milano .htm Tue, 10 Dec 2019 15:12:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4338C160S123/elettricita-e-gas-naturale--al-via-il-tavolo-energia-nazionale-con-sede-a- milano .htm La prima rilevazione nazionale trimestrale dei prezzi all’ingrosso, iniziativa di Unioncamere nazionale e della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi
Mercoledì 11 Dicembre l’insediamento
Aiuterà le imprese, da luglio al via il mercato libero

Energia elettrica e  gas naturale, al via il “Tavolo energia” nazionale, avrà sede a  Milano. Mercoledì 11 in Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi in via Meravigli  l’insediamento. Nasce un servizio informativo “completo” sui prezzi all’ingrosso, realizzato sulla base di una rilevazione periodica ufficiale da porsi come punto di riferimento per tutto il sistema nazionale. In Camera di commercio la sede a livello nazionale delle rilevazioni sui prezzi all’ingrosso praticati, a livello nazionale, dai fornitori di energia e gas naturale alle imprese che si approvvigionano sul mercato libero. Il Tavolo produrrà una nota trimestrale sui prezzi dell’energia elettrica e del gas naturale. Una iniziativa di Unioncamere nazionale e della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, con il supporto della società Borsa Merci Telematica Italiana S.c.p.A. Andrà a vantaggio delle piccole imprese che dovranno  passare al mercato libero dal 1° luglio del 2020
 

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La prima rilevazione nazionale trimestrale dei prezzi all’ingrosso, iniziativa di Unioncamere nazionale e della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi
Mercoledì 11 Dicembre l’insediamento
Aiuterà le imprese, da luglio al via il mercato libero

Energia elettrica e  gas naturale, al via il “Tavolo energia” nazionale, avrà sede a  Milano. Mercoledì 11 in Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi in via Meravigli  l’insediamento. Nasce un servizio informativo “completo” sui prezzi all’ingrosso, realizzato sulla base di una rilevazione periodica ufficiale da porsi come punto di riferimento per tutto il sistema nazionale. In Camera di commercio la sede a livello nazionale delle rilevazioni sui prezzi all’ingrosso praticati, a livello nazionale, dai fornitori di energia e gas naturale alle imprese che si approvvigionano sul mercato libero. Il Tavolo produrrà una nota trimestrale sui prezzi dell’energia elettrica e del gas naturale. Una iniziativa di Unioncamere nazionale e della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, con il supporto della società Borsa Merci Telematica Italiana S.c.p.A. Andrà a vantaggio delle piccole imprese che dovranno  passare al mercato libero dal 1° luglio del 2020
 

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