Le News di Unioncamere http://www.unioncamere.gov.it http://www.unioncamere.gov.it/images/logo_camcom.gif http://www.unioncamere.gov.it Le News di Unioncamere Le News di Unioncamere http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss http://www.unioncamere.gov.it <![CDATA[ Sostenibilità: l'Europa delle imprese dice sì alla transizione all'economia circolare ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4276C160S123/sostenibilita--l-europa-delle-imprese-dice-si-alla-transizione-all-economia-circolare.htm Mon, 07 Oct 2019 14:10:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4276C160S123/sostenibilita--l-europa-delle-imprese-dice-si-alla-transizione-all-economia-circolare.htm Oltre 160mila euro di benefici economici annui per le aziende europee del settore dei metalli; più di 400mila per quelle manifatturiere che producono alimenti e bevande; almeno 27mila (o il 10% del fatturato) per le imprese dell’ospitalità; almeno il 4% in più di ricavi per il settore automobilistico. E importanti risparmi di costi per le aziende agricole e delle costruzioni. Il tutto accompagnato da un sensibile miglioramento delle performance e da una accelerazione sul fronte dell’innovazione delle produzioni.

Questi alcuni dei benefici attesi dagli investimenti in misure di efficientamento rispondenti alle logiche dell’economia circolare, discussi oggi a Roma in occasione dell’Eurochambres Economic Forum (EEF),  l’evento annuale promosso dall’Associazione che rappresenta 1.700 Camere di commercio presenti in 43 Paesi europei, alla quale fanno riferimento più di 20 milioni di imprese. Una due giorni, realizzata in collaborazione con Unioncamere, che ha portato a Roma oltre 300 imprenditori e rappresentanti dei sistemi camerali del continente europeo, chiamati a confrontarsi sulla transizione verso una crescita sostenibile e sul ruolo che i diversi sistemi camerali possono avere in questo ambito.

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Oltre 160mila euro di benefici economici annui per le aziende europee del settore dei metalli; più di 400mila per quelle manifatturiere che producono alimenti e bevande; almeno 27mila (o il 10% del fatturato) per le imprese dell’ospitalità; almeno il 4% in più di ricavi per il settore automobilistico. E importanti risparmi di costi per le aziende agricole e delle costruzioni. Il tutto accompagnato da un sensibile miglioramento delle performance e da una accelerazione sul fronte dell’innovazione delle produzioni.

Questi alcuni dei benefici attesi dagli investimenti in misure di efficientamento rispondenti alle logiche dell’economia circolare, discussi oggi a Roma in occasione dell’Eurochambres Economic Forum (EEF),  l’evento annuale promosso dall’Associazione che rappresenta 1.700 Camere di commercio presenti in 43 Paesi europei, alla quale fanno riferimento più di 20 milioni di imprese. Una due giorni, realizzata in collaborazione con Unioncamere, che ha portato a Roma oltre 300 imprenditori e rappresentanti dei sistemi camerali del continente europeo, chiamati a confrontarsi sulla transizione verso una crescita sostenibile e sul ruolo che i diversi sistemi camerali possono avere in questo ambito.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Record di pratiche amministrative gestite dallo Sportello unico digitale: +31% nei primi nove mesi dell'anno ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4272C160S123/record-di-pratiche-amministrative-gestite-dallo-sportello-unico-digitale---31--nei-primi-nove-mesi-dell-anno-.htm Mon, 30 Sep 2019 10:09:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4272C160S123/record-di-pratiche-amministrative-gestite-dallo-sportello-unico-digitale---31--nei-primi-nove-mesi-dell-anno-.htm www.impresainungiorno.gov.it supera i 2 milioni di procedure in 8 anni

Nuovo record dello Sportello unico per le attività produttive (Suap) digitale gestito da 3.830 Comuni in collaborazione con le Camere di commercio. Nei primi nove mesi dell’anno, le pratiche amministrative per l’avvio e l’esercizio di impresa, completate interamente online attraverso il portale www.impresainungiorno.gov.it, sono cresciute di quasi un terzo rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, arrivando a quota 411.600 (+31% rispetto a gennaio-agosto 2018). A luglio, in particolare, si è sperimentato un vero e proprio picco di attività, con quasi 60mila pratiche pervenute ed un aumento del 36% rispetto a luglio 2018.

 

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www.impresainungiorno.gov.it supera i 2 milioni di procedure in 8 anni

Nuovo record dello Sportello unico per le attività produttive (Suap) digitale gestito da 3.830 Comuni in collaborazione con le Camere di commercio. Nei primi nove mesi dell’anno, le pratiche amministrative per l’avvio e l’esercizio di impresa, completate interamente online attraverso il portale www.impresainungiorno.gov.it, sono cresciute di quasi un terzo rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, arrivando a quota 411.600 (+31% rispetto a gennaio-agosto 2018). A luglio, in particolare, si è sperimentato un vero e proprio picco di attività, con quasi 60mila pratiche pervenute ed un aumento del 36% rispetto a luglio 2018.

 

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Prezzi all'ingrosso: +8,7% l'aumento delle carni di maiale ad agosto ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4268C160S123/prezzi-all-ingrosso---8-7--l-aumento-delle-carni-di-maiale-ad-agosto.htm Fri, 20 Sep 2019 11:09:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4268C160S123/prezzi-all-ingrosso---8-7--l-aumento-delle-carni-di-maiale-ad-agosto.htm Anche l'Italia sta per pagare il conto della peste suina africana
Vendemmia: poca uva ma prezzi ancora stabili

La peste suina africana non ha solo provocato l'abbattimento di milioni di capi in Asia ed Europa, dove ha colpito soprattutto Romania e Bulgaria, ma si sta traducendo anche in un notevole rialzo dei prezzi all'ingrosso (e, quindi, in un potenziale innalzamento dei prezzi al consumo) anche per gli italiani. Come mostra l’indice mensile elaborato da Unioncamere e BMTI, ad agosto si è sperimentata una forte ripresa dei prezzi all’ingrosso della carne di maiale, pari al +8,7% rispetto a luglio. I rialzi fanno seguito agli incrementi avvenuti nei principali mercati europei, prodotti proprio dal diffondersi dell’epidemia. E anche l'Italia rischia ora di "pagare" l'effetto di questa infezione molto grave per gli animali ma non trasmissibile all'uomo.

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Anche l'Italia sta per pagare il conto della peste suina africana
Vendemmia: poca uva ma prezzi ancora stabili

La peste suina africana non ha solo provocato l'abbattimento di milioni di capi in Asia ed Europa, dove ha colpito soprattutto Romania e Bulgaria, ma si sta traducendo anche in un notevole rialzo dei prezzi all'ingrosso (e, quindi, in un potenziale innalzamento dei prezzi al consumo) anche per gli italiani. Come mostra l’indice mensile elaborato da Unioncamere e BMTI, ad agosto si è sperimentata una forte ripresa dei prezzi all’ingrosso della carne di maiale, pari al +8,7% rispetto a luglio. I rialzi fanno seguito agli incrementi avvenuti nei principali mercati europei, prodotti proprio dal diffondersi dell’epidemia. E anche l'Italia rischia ora di "pagare" l'effetto di questa infezione molto grave per gli animali ma non trasmissibile all'uomo.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Lavoro: crescono i contratti nel mese di settembre Più dinamiche le medie imprese ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4266C160S123/lavoro--crescono-i-contratti-nel-mese-di-settembre-piu-dinamiche-le-medie-imprese--.htm Mon, 16 Sep 2019 11:09:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4266C160S123/lavoro--crescono-i-contratti-nel-mese-di-settembre-piu-dinamiche-le-medie-imprese--.htm Nel mese di settembre le aziende del comparto industriale e terziario intendono attivare oltre 435mila contratti di lavoro, circa 20mila in più rispetto allo stesso mese del 2018 con un incremento di 4,8 punti percentuali. Dinamiche si mostrano soprattutto le imprese di medie dimensioni. Quasi la metà (il 44,5%) di queste aziende ha infatti previsto di assumere personale a settembre (ed è il valore mensile più alto dallo scorso anno). Queste imprese, inoltre, presentano il più alto tasso di entrata (dato dal rapporto tra numero di contratti previsti e lavoratori già presenti in azienda) registrato nell’arco degli ultimi dodici mesi. Sono alcune delle informazioni inserite nel Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal.

I comparti più dinamici sono, per l’industria, la meccatronica e la filiera metallurgico-metallica, che prevedono di attivare rispettivamente 21mila contratti circa e 18,2mila (con incrementi tendenziali del 3,9% e del 7,7%). In calo, invece, il settore alimentare che presenta una flessione su base annua di circa 1.500 contratti.

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Nel mese di settembre le aziende del comparto industriale e terziario intendono attivare oltre 435mila contratti di lavoro, circa 20mila in più rispetto allo stesso mese del 2018 con un incremento di 4,8 punti percentuali. Dinamiche si mostrano soprattutto le imprese di medie dimensioni. Quasi la metà (il 44,5%) di queste aziende ha infatti previsto di assumere personale a settembre (ed è il valore mensile più alto dallo scorso anno). Queste imprese, inoltre, presentano il più alto tasso di entrata (dato dal rapporto tra numero di contratti previsti e lavoratori già presenti in azienda) registrato nell’arco degli ultimi dodici mesi. Sono alcune delle informazioni inserite nel Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal.

I comparti più dinamici sono, per l’industria, la meccatronica e la filiera metallurgico-metallica, che prevedono di attivare rispettivamente 21mila contratti circa e 18,2mila (con incrementi tendenziali del 3,9% e del 7,7%). In calo, invece, il settore alimentare che presenta una flessione su base annua di circa 1.500 contratti.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Boom di palestre e circoli sportivi negli ultimi 5 anni: 5mila le imprese in più (+23,9%) ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4259C160S123/boom-di-palestre-e-circoli-sportivi-negli-ultimi-5-anni--5mila-le-imprese-in-piu----23-9--.htm Fri, 06 Sep 2019 12:09:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4259C160S123/boom-di-palestre-e-circoli-sportivi-negli-ultimi-5-anni--5mila-le-imprese-in-piu----23-9--.htm Biella, Imperia e Vercelli le province più dinamiche

Boom di palestre e circoli sportivi in Italia ma in forte crescita anche le società che organizzano eventi legati allo sport. Gli italiani, come mostrano i dati Unioncamere-InfoCamere al 30 giugno scorso, confrontati con lo stesso periodo del 2014, sembrano sempre più attenti alla forma e appassionati di manifestazioni sportive: in cinque anni infatti le imprese che operano nel settore sono aumentate di 5mila unità (+23,9%), raggiungendo oggi i 23mila operatori.

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Biella, Imperia e Vercelli le province più dinamiche

Boom di palestre e circoli sportivi in Italia ma in forte crescita anche le società che organizzano eventi legati allo sport. Gli italiani, come mostrano i dati Unioncamere-InfoCamere al 30 giugno scorso, confrontati con lo stesso periodo del 2014, sembrano sempre più attenti alla forma e appassionati di manifestazioni sportive: in cinque anni infatti le imprese che operano nel settore sono aumentate di 5mila unità (+23,9%), raggiungendo oggi i 23mila operatori.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Crescono le imprese di stranieri: +1% tra aprile e giugno. Superata quota 600mila, sono 1 su 10 ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4253C160S123/crescono-le-imprese-di-stranieri---1--tra-aprile-e-giugno--superata-quota-600mila--sono-1-su-10.htm Mon, 26 Aug 2019 11:08:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4253C160S123/crescono-le-imprese-di-stranieri---1--tra-aprile-e-giugno--superata-quota-600mila--sono-1-su-10.htm Un'impresa su 10 in Italia è gestita da stranieri. Alla fine di giugno queste aziende hanno superato le 600mila unità, grazie ad una crescita - nel secondo trimestre dell’anno - di 6.800 unità (+1,1% rispetto al trimestre precedente, il doppio della media delle imprese nello stesso periodo: +0,5%). Le imprese guidate da stranieri si concentrano soprattutto nel commercio, nei lavori di costruzione e nella ristorazione e, in 8 regioni su 20, rappresentano oltre il 10% delle attività economiche. E’ quanto risulta dalla fotografia scattata da Unioncamere e InfoCamere sulle imprese di stranieri nel periodo aprile-giugno dell’anno in corso. 

Il 40% di queste imprese si concentra nelle grandi province, a cominciare da Roma, che ha oltre 69mila attività di imprenditori stranieri. In termini di crescita, però, nel periodo aprile-giugno sono state alcune realtà di minor dimensione a far segnare le variazioni più elevate: Brindisi in primo luogo (+3,1%), seguita da Taranto (2,9%) e Terni (+2,8%).

Commercio al dettaglio” (161mila), “lavori di costruzione specializzati” (113mila) e “servizi di  ristorazione” (quasi 47mila) sono i settori in cui le imprese di stranieri sono più numerose. Nei primi due ambiti, inoltre, così come nelle “attività di supporto per le funzioni d'ufficio e altri servizi alle imprese”, nelle “attività di servizi per edifici e paesaggio” e nella “fabbricazione di articoli in pelle”, una impresa su 5 è guidata da persone di origine non italiana. In altri due settori, però, le imprese di stranieri arrivano a rappresentare un terzo del totale. E’ il caso delle 17mila attività di “confezione di articoli di abbigliamento”, pari al 31,4% delle imprese del comparto, e delle 3.400 imprese del settore delle “telecomunicazioni”, che sono il 33,2% del totale. 

Ma da dove provengono gli imprenditori stranieri? L’analisi delle sole imprese individuali (oltre 470mila, il 77,1% del totale, per le quali è possibile associare il paese di nascita al titolare) mostra che le componenti più consistenti sono quella marocchina, cinese e romena, attive in prevalenza nel settore commerciale (le prime due) e nelle costruzioni (i romeni). Mentre le due comunità più numerose (marocchina e cinese) sono distribuite in modo diffuso su tutto il territorio nazionale, per altre nazionalità si assiste a veri e propri fenomeni di clusterizzazione territoriale.
 E’ il caso di  Milano, dove ha sede la più corposa comunità di imprenditori egiziani (il 43,5% del totale), di Roma, ormai area di elezione dei capitani d’azienda provenienti dal Bangladesh (più del 40% delle imprese bengalesi è all’ombra del Cupolone) e di Napoli, dove ha sede il 20,5% di tutte le imprese guidate da persone originarie del Pakistan. 
 

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Un'impresa su 10 in Italia è gestita da stranieri. Alla fine di giugno queste aziende hanno superato le 600mila unità, grazie ad una crescita - nel secondo trimestre dell’anno - di 6.800 unità (+1,1% rispetto al trimestre precedente, il doppio della media delle imprese nello stesso periodo: +0,5%). Le imprese guidate da stranieri si concentrano soprattutto nel commercio, nei lavori di costruzione e nella ristorazione e, in 8 regioni su 20, rappresentano oltre il 10% delle attività economiche. E’ quanto risulta dalla fotografia scattata da Unioncamere e InfoCamere sulle imprese di stranieri nel periodo aprile-giugno dell’anno in corso. 

Il 40% di queste imprese si concentra nelle grandi province, a cominciare da Roma, che ha oltre 69mila attività di imprenditori stranieri. In termini di crescita, però, nel periodo aprile-giugno sono state alcune realtà di minor dimensione a far segnare le variazioni più elevate: Brindisi in primo luogo (+3,1%), seguita da Taranto (2,9%) e Terni (+2,8%).

Commercio al dettaglio” (161mila), “lavori di costruzione specializzati” (113mila) e “servizi di  ristorazione” (quasi 47mila) sono i settori in cui le imprese di stranieri sono più numerose. Nei primi due ambiti, inoltre, così come nelle “attività di supporto per le funzioni d'ufficio e altri servizi alle imprese”, nelle “attività di servizi per edifici e paesaggio” e nella “fabbricazione di articoli in pelle”, una impresa su 5 è guidata da persone di origine non italiana. In altri due settori, però, le imprese di stranieri arrivano a rappresentare un terzo del totale. E’ il caso delle 17mila attività di “confezione di articoli di abbigliamento”, pari al 31,4% delle imprese del comparto, e delle 3.400 imprese del settore delle “telecomunicazioni”, che sono il 33,2% del totale. 

Ma da dove provengono gli imprenditori stranieri? L’analisi delle sole imprese individuali (oltre 470mila, il 77,1% del totale, per le quali è possibile associare il paese di nascita al titolare) mostra che le componenti più consistenti sono quella marocchina, cinese e romena, attive in prevalenza nel settore commerciale (le prime due) e nelle costruzioni (i romeni). Mentre le due comunità più numerose (marocchina e cinese) sono distribuite in modo diffuso su tutto il territorio nazionale, per altre nazionalità si assiste a veri e propri fenomeni di clusterizzazione territoriale.
 E’ il caso di  Milano, dove ha sede la più corposa comunità di imprenditori egiziani (il 43,5% del totale), di Roma, ormai area di elezione dei capitani d’azienda provenienti dal Bangladesh (più del 40% delle imprese bengalesi è all’ombra del Cupolone) e di Napoli, dove ha sede il 20,5% di tutte le imprese guidate da persone originarie del Pakistan. 
 

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Italia 'itinerante': oltre 180mila operatori nel commercio ambulante. Il 56% parla straniero ma in alcuni comuni i banchi italiani sono oltre il 90% ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4251C160S123/-italia--itinerante---oltre-180mila-operatori-nel-commercio-ambulante--il-56--parla-straniero-ma-in-alcuni-comuni-i-banchi-italiani-sono-oltre-il-90-.htm Wed, 21 Aug 2019 10:08:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4251C160S123/-italia--itinerante---oltre-180mila-operatori-nel-commercio-ambulante--il-56--parla-straniero-ma-in-alcuni-comuni-i-banchi-italiani-sono-oltre-il-90-.htm Non solo passatempo per la domenica mattina di intere famiglie italiane. Con oltre 183mila operatori, il 22% delle imprese commerciali del Paese, al 30 giugno scorso il commercio in sede mobile si conferma come un canale di vendita sempre più complementare sia al dettaglio in sede fissa che alla grande distribuzione. Il 95% di queste attività (175mila) è costituito da micro-imprese individuali. A disegnare la mappa del fenomeno sono i dati elaborati da Unioncamere-InfoCamere sulla base del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio.

La fotografia scattata sul mondo dell’ambulantato mette in evidenza 6.500 comuni della Penisola con almeno un’impresa ambulante, ma poco meno di 40 quelli che possono contare almeno su 500 attività economiche: poco più di 58mila operatori che rappresentano il 32% di tutto l’universo delle aziende del commercio “itinerante”. Il Registro delle imprese mostra che tra i 37 Comuni con più di 500 imprese di commercio ambulante, la graduatoria per peso percentuale pone sul podio più alto Castel Volturno (in provincia di Caserta), dove 2 imprese su 3 sul totale delle imprese commerciali del territorio è ambulante. A seguire, troviamo San Giuseppe Vesuviano (Napoli) con il 58,5% e Quartu Sant’Elena (Cagliari) dove si sfiora il rapporto uno a due (49,2%). Subito dopo, con percentuali superiori al 40% di rappresentatività dell’imprenditoria del commercio “itinerante” rispetto a quello totale, seguono i Comuni di Lamezia Terme (Catanzaro) con il 49%, Lecce (47,4%) e Agrigento con il 47,2%. 

La forte concentrazione di imprese commerciali in sede mobile si accompagna spesso alla prevalenza di una specifica nazionalità di nascita degli imprenditori. A Caserta il 68,2% viene dal Senegal, a Reggio Calabria ha origini marocchine il 65,1% e a Castel Volturno la comunità più rappresentata è quella nigeriana (58,1%). 

Stranieri, ma non solo

Se a trainare il settore è la forte presenza di operatori stranieri tra gli imprenditori (di poco inferiore alle 100mila unità, il 56% del totale), l’analisi territoriale svela però un’Italia dai profili variegati, con realtà in cui la quota di ambulanti italiani è schiacciante rispetto a quella dei colleghi stranieri. Ad Andria, il 95,3% dei titolari di impresa del commercio ambulante è italiano, ad Enna l’82,1% e anche in grandi città si assiste allo stesso fenomeno: a Bari (oltre il 78,7%) e Brindisi (con il 70,6%) ma anche a Torino, dove gli ambulanti italiani sono il 66,6% dei titolari di esercizi mobili. All’altro estremo, i territori con minore presenza di imprenditori ambulanti nati in Italia sono le province di Catanzaro (solo il 20,5% rispetto al totale), Reggio Calabria (21,3%) e Caserta (23,1%).
Tra i paesi di provenienza degli ambulanti stranieri, quello che presenta di gran lunga il maggior numero di imprenditori è il Marocco (36mila) che concentra quasi il 40% degli ambulanti stranieri a livello nazionale. Seguono a distanza Senegal e Bangladesh, con consistenze analoghe (circa 15mila imprese).

Incrociando i luoghi di nascita dei titolari di imprese individuali con quelli delle province in cui hanno sede le loro imprese, emerge poi la spiccata valenza locale di queste attività, certificata dal fatto che in media il 78% dei titolari svolge la propria attività nella provincia in cui è nato. Lo stretto legame col territorio - che in generale caratterizza tutto il Mezzogiorno - si evidenzia soprattutto a Bari, Palermo e Napoli. Il 97,5% delle imprese ambulanti del capoluogo pugliese ha infatti un titolare nato in uno dei comuni della provincia. Seguono Palermo e Napoli, dove, rispettivamente, il 96,3% e il 95% degli ambulanti proviene dal rispettivo territorio comunale. Ad accezione di Bolzano in quinta posizione, con un ragguardevole 93,5% di ambulanti autoctoni, per trovare una provincia del centro-nord bisogna scorrere la classifica fino al 20° posto, dove si colloca Brescia (83,5%). 

All’opposto, la classifica dei territori in cui l’esercizio del commercio ambulante appare poco attrattivo per i locali vede al primo posto la provincia di Aosta, dove solo il 44,2% degli operatori vanta radici nella provincia. Fra i territori al disotto della soglia del 50% di imprenditoria autoctona del commercio su base mobile si incontrano poi le province di Vercelli (46%), Asti (46,5%) e Alessandria (48,7%).

I territori

A livello territoriale il comparto, al 30 giugno scorso, è caratterizzato da una forte concentrazione (quasi il 40% delle imprese totali) in sole tre regioni: Campania (con oltre 29mila realtà), Lombardia (21.231 imprese registrate) e Sicilia (19.025). Calabria, Sardegna e Toscana (tutte sopra il 25%) sono invece le regioni con l’incidenza percentuale maggiore di imprese ambulanti considerando il totale delle realtà che svolgono attività di commercio al dettaglio. 

I settori

Sotto il profilo settoriale si rileva un peso significativo dell’ambulantato non alimentare ed in particolare il comparto abbigliamento che, nelle sue diverse suddivisioni, rappresenta il 38% del comparto. Al secondo posto, staccata di alcuni decimi di punto, viene la categoria “altri prodotti” (tra cui fiori, cosmetici, detersivi, chincaglieria) con il 37,3% delle attività, e solo al terzo posto il settore alimentare, il cui contributo si ferma al 18,5% di tutti gli esercizi ambulanti (con prevalenza della componente legata ai prodotti ortofrutticoli).

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Non solo passatempo per la domenica mattina di intere famiglie italiane. Con oltre 183mila operatori, il 22% delle imprese commerciali del Paese, al 30 giugno scorso il commercio in sede mobile si conferma come un canale di vendita sempre più complementare sia al dettaglio in sede fissa che alla grande distribuzione. Il 95% di queste attività (175mila) è costituito da micro-imprese individuali. A disegnare la mappa del fenomeno sono i dati elaborati da Unioncamere-InfoCamere sulla base del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio.

La fotografia scattata sul mondo dell’ambulantato mette in evidenza 6.500 comuni della Penisola con almeno un’impresa ambulante, ma poco meno di 40 quelli che possono contare almeno su 500 attività economiche: poco più di 58mila operatori che rappresentano il 32% di tutto l’universo delle aziende del commercio “itinerante”. Il Registro delle imprese mostra che tra i 37 Comuni con più di 500 imprese di commercio ambulante, la graduatoria per peso percentuale pone sul podio più alto Castel Volturno (in provincia di Caserta), dove 2 imprese su 3 sul totale delle imprese commerciali del territorio è ambulante. A seguire, troviamo San Giuseppe Vesuviano (Napoli) con il 58,5% e Quartu Sant’Elena (Cagliari) dove si sfiora il rapporto uno a due (49,2%). Subito dopo, con percentuali superiori al 40% di rappresentatività dell’imprenditoria del commercio “itinerante” rispetto a quello totale, seguono i Comuni di Lamezia Terme (Catanzaro) con il 49%, Lecce (47,4%) e Agrigento con il 47,2%. 

La forte concentrazione di imprese commerciali in sede mobile si accompagna spesso alla prevalenza di una specifica nazionalità di nascita degli imprenditori. A Caserta il 68,2% viene dal Senegal, a Reggio Calabria ha origini marocchine il 65,1% e a Castel Volturno la comunità più rappresentata è quella nigeriana (58,1%). 

Stranieri, ma non solo

Se a trainare il settore è la forte presenza di operatori stranieri tra gli imprenditori (di poco inferiore alle 100mila unità, il 56% del totale), l’analisi territoriale svela però un’Italia dai profili variegati, con realtà in cui la quota di ambulanti italiani è schiacciante rispetto a quella dei colleghi stranieri. Ad Andria, il 95,3% dei titolari di impresa del commercio ambulante è italiano, ad Enna l’82,1% e anche in grandi città si assiste allo stesso fenomeno: a Bari (oltre il 78,7%) e Brindisi (con il 70,6%) ma anche a Torino, dove gli ambulanti italiani sono il 66,6% dei titolari di esercizi mobili. All’altro estremo, i territori con minore presenza di imprenditori ambulanti nati in Italia sono le province di Catanzaro (solo il 20,5% rispetto al totale), Reggio Calabria (21,3%) e Caserta (23,1%).
Tra i paesi di provenienza degli ambulanti stranieri, quello che presenta di gran lunga il maggior numero di imprenditori è il Marocco (36mila) che concentra quasi il 40% degli ambulanti stranieri a livello nazionale. Seguono a distanza Senegal e Bangladesh, con consistenze analoghe (circa 15mila imprese).

Incrociando i luoghi di nascita dei titolari di imprese individuali con quelli delle province in cui hanno sede le loro imprese, emerge poi la spiccata valenza locale di queste attività, certificata dal fatto che in media il 78% dei titolari svolge la propria attività nella provincia in cui è nato. Lo stretto legame col territorio - che in generale caratterizza tutto il Mezzogiorno - si evidenzia soprattutto a Bari, Palermo e Napoli. Il 97,5% delle imprese ambulanti del capoluogo pugliese ha infatti un titolare nato in uno dei comuni della provincia. Seguono Palermo e Napoli, dove, rispettivamente, il 96,3% e il 95% degli ambulanti proviene dal rispettivo territorio comunale. Ad accezione di Bolzano in quinta posizione, con un ragguardevole 93,5% di ambulanti autoctoni, per trovare una provincia del centro-nord bisogna scorrere la classifica fino al 20° posto, dove si colloca Brescia (83,5%). 

All’opposto, la classifica dei territori in cui l’esercizio del commercio ambulante appare poco attrattivo per i locali vede al primo posto la provincia di Aosta, dove solo il 44,2% degli operatori vanta radici nella provincia. Fra i territori al disotto della soglia del 50% di imprenditoria autoctona del commercio su base mobile si incontrano poi le province di Vercelli (46%), Asti (46,5%) e Alessandria (48,7%).

I territori

A livello territoriale il comparto, al 30 giugno scorso, è caratterizzato da una forte concentrazione (quasi il 40% delle imprese totali) in sole tre regioni: Campania (con oltre 29mila realtà), Lombardia (21.231 imprese registrate) e Sicilia (19.025). Calabria, Sardegna e Toscana (tutte sopra il 25%) sono invece le regioni con l’incidenza percentuale maggiore di imprese ambulanti considerando il totale delle realtà che svolgono attività di commercio al dettaglio. 

I settori

Sotto il profilo settoriale si rileva un peso significativo dell’ambulantato non alimentare ed in particolare il comparto abbigliamento che, nelle sue diverse suddivisioni, rappresenta il 38% del comparto. Al secondo posto, staccata di alcuni decimi di punto, viene la categoria “altri prodotti” (tra cui fiori, cosmetici, detersivi, chincaglieria) con il 37,3% delle attività, e solo al terzo posto il settore alimentare, il cui contributo si ferma al 18,5% di tutti gli esercizi ambulanti (con prevalenza della componente legata ai prodotti ortofrutticoli).

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Estate 2019: 7mila imprese balneari ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4256C160S123/estate-2019--7mila-imprese-balneari.htm Tue, 13 Aug 2019 10:08:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4256C160S123/estate-2019--7mila-imprese-balneari.htm Negli ultimi 10 anni +26% per le attività che gestiscono le spiagge italiane
Più di mille le imprese nella riviera romagnola, ma il record della densità spetta a Camaiore: 30,1 imprese per ogni Km di linea costiera

E’ la riviera romagnola la “culla” delle imprese impegnate nelle attività di “gestione di stabilimenti balneari”: 1.064 su 6.823 complessivamente operanti alla data del 30 giugno scorso (il 26% in più di 10 anni fa), come rivela l’indagine di Unioncamere-InfoCamere sulla base dei dati del Registro delle Imprese delle Camere di commercio.

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Negli ultimi 10 anni +26% per le attività che gestiscono le spiagge italiane
Più di mille le imprese nella riviera romagnola, ma il record della densità spetta a Camaiore: 30,1 imprese per ogni Km di linea costiera

E’ la riviera romagnola la “culla” delle imprese impegnate nelle attività di “gestione di stabilimenti balneari”: 1.064 su 6.823 complessivamente operanti alla data del 30 giugno scorso (il 26% in più di 10 anni fa), come rivela l’indagine di Unioncamere-InfoCamere sulla base dei dati del Registro delle Imprese delle Camere di commercio.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Un 2019 ancora senza inflazione ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4257C160S123/un-2019-ancora-senza-inflazione--.htm Mon, 12 Aug 2019 12:08:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4257C160S123/un-2019-ancora-senza-inflazione--.htm La bassa domanda "spegne" anche i prezzi

L’inflazione rimarrà contenuta anche nel 2019. Il calo delle quotazioni delle materie prime, petrolio in testa, unita all’assenza di tensioni sui costi interni prospettano una discesa dell’inflazione sotto all’1% nel 2019. Qualche aumento solo per le utenze dell’energia elettrica e del gas naturale e per alcune tariffe pubbliche, come il trasporto ferroviario e gli asili nido.

E’ questo il messaggio che emerge dal monitoraggio periodico dei prezzi operatato da Unioncamere e Borsa Merci Telematica Italiana (la nota informativa è scaricabile al seguente link: http://web.bmti.it/inflazionealimentare).

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La bassa domanda "spegne" anche i prezzi

L’inflazione rimarrà contenuta anche nel 2019. Il calo delle quotazioni delle materie prime, petrolio in testa, unita all’assenza di tensioni sui costi interni prospettano una discesa dell’inflazione sotto all’1% nel 2019. Qualche aumento solo per le utenze dell’energia elettrica e del gas naturale e per alcune tariffe pubbliche, come il trasporto ferroviario e gli asili nido.

E’ questo il messaggio che emerge dal monitoraggio periodico dei prezzi operatato da Unioncamere e Borsa Merci Telematica Italiana (la nota informativa è scaricabile al seguente link: http://web.bmti.it/inflazionealimentare).

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Un terzo dell'industria della vacanza è donna: quasi 150mila le imprese femminili ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4250C160S123/un-terzo-dell-industria-della-vacanza-e-donna--quasi-150mila-le-imprese-femminili.htm Fri, 09 Aug 2019 10:08:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4250C160S123/un-terzo-dell-industria-della-vacanza-e-donna--quasi-150mila-le-imprese-femminili.htm Quasi un terzo dell’industria della vacanza è in mano alle donne d’impresa. Sono infatti oltre 148mila le imprese femminili che si occupano di attività di ristorazione e alloggio, di servizi turistici o legati all’intrattenimento e al divertimento, il 29,5% del totale. Sensibile la crescita di questo insieme in 4 anni: +8,7% e quasi 12mila imprese in più.

Dall’elaborazione effettuata dall’Osservatorio sull’imprenditorialità femminile di Unioncamere e InfoCamere, sulla base dei dati al 30 giugno scorso, emergono con chiarezza i settori turistici a maggior vocazione femminile, ma anche quelli che in questi ultimi anni hanno attratto maggiormente le donne.

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Quasi un terzo dell’industria della vacanza è in mano alle donne d’impresa. Sono infatti oltre 148mila le imprese femminili che si occupano di attività di ristorazione e alloggio, di servizi turistici o legati all’intrattenimento e al divertimento, il 29,5% del totale. Sensibile la crescita di questo insieme in 4 anni: +8,7% e quasi 12mila imprese in più.

Dall’elaborazione effettuata dall’Osservatorio sull’imprenditorialità femminile di Unioncamere e InfoCamere, sulla base dei dati al 30 giugno scorso, emergono con chiarezza i settori turistici a maggior vocazione femminile, ma anche quelli che in questi ultimi anni hanno attratto maggiormente le donne.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Excelsior: in agosto previsti 250mila contratti. Ancora in crescita la difficoltà di reperimento ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4249C160S123/excelsior--in-agosto-previsti-250mila-contratti--ancora-in-crescita-la-difficolta-di-reperimento.htm Tue, 06 Aug 2019 10:08:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4249C160S123/excelsior--in-agosto-previsti-250mila-contratti--ancora-in-crescita-la-difficolta-di-reperimento.htm Dei 250mila contratti di lavoro che le imprese dell’industria e dei servizi intendono stipulare nel mese di agosto, in aumento tendenziale del 7,9%, il 30% comporterà difficoltà di reperimento. Sono alcune delle informazioni contenute nel Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, sulla base dei contratti di lavoro di durata superiore al mese che le imprese prevedono di attivare ad agosto.

Le entrate programmate nel mese in corso mettono in luce variazioni in aumento sia nel settore industriale (+10,7%) le entrate rispetto ad agosto 2018), sia nei servizi (+6,8%).

Anche le previsioni per l’intero trimestre agosto-ottobre presentano uno scenario positivo, con una crescita rispetto all’analogo periodo del 2018 di 52,6mila attivazioni, quale risultante di circa 39,6mila contratti da attivare nel terziario e 13mila nell’industria.

Nel settore industriale a trainare la domanda di lavoro sono i comparti della metallurgia e nella meccatronica con aumenti previsti superiori ai 2.000 contratti rispetto al mese di agosto del 2018; nel terziario, invece, oltre ai servizi alla persona (4.140 contratti in più), sono previsti significativi aumenti (superiori alle 2.000 entrate rispetto ai dodici mesi precedenti) nel comparto turistico (+2.320) nei servizi di trasporto e logistica (+2.470) e nei servizi avanzati di supporto alle imprese (+2.060).

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Dei 250mila contratti di lavoro che le imprese dell’industria e dei servizi intendono stipulare nel mese di agosto, in aumento tendenziale del 7,9%, il 30% comporterà difficoltà di reperimento. Sono alcune delle informazioni contenute nel Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, sulla base dei contratti di lavoro di durata superiore al mese che le imprese prevedono di attivare ad agosto.

Le entrate programmate nel mese in corso mettono in luce variazioni in aumento sia nel settore industriale (+10,7%) le entrate rispetto ad agosto 2018), sia nei servizi (+6,8%).

Anche le previsioni per l’intero trimestre agosto-ottobre presentano uno scenario positivo, con una crescita rispetto all’analogo periodo del 2018 di 52,6mila attivazioni, quale risultante di circa 39,6mila contratti da attivare nel terziario e 13mila nell’industria.

Nel settore industriale a trainare la domanda di lavoro sono i comparti della metallurgia e nella meccatronica con aumenti previsti superiori ai 2.000 contratti rispetto al mese di agosto del 2018; nel terziario, invece, oltre ai servizi alla persona (4.140 contratti in più), sono previsti significativi aumenti (superiori alle 2.000 entrate rispetto ai dodici mesi precedenti) nel comparto turistico (+2.320) nei servizi di trasporto e logistica (+2.470) e nei servizi avanzati di supporto alle imprese (+2.060).

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Vino: prezzi all'ingrosso giù del 10% per l'abbondante uva del 2018 ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4247C160S123/vino--prezzi-all-ingrosso-giu-del-10--per-l-abbondante-uva-del-2018.htm Fri, 02 Aug 2019 11:08:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4247C160S123/vino--prezzi-all-ingrosso-giu-del-10--per-l-abbondante-uva-del-2018.htm L’abbondante uva del 2018 abbatte del 10% il prezzo all’ingrosso del vino. L’effetto della ricca vendemmia registrata in Italia lo scorso anno si continua infatti a vedere sui listini all’ingrosso, che a giugno hanno registrato un -0,4% rispetto a maggio. Su base annua il calo, iniziato negli ultimi mesi del 2018, sfiora ormai la doppia cifra, attestandosi su un -9,4%. Ad essere più penalizzati nel confronto con lo scorso anno sono i vini generici, senza denominazione, con flessioni del -19,5% per i bianchi e del -24,7% per i rosati. Anche tra i DOP-IGP il calo è però evidente, in particolare per i prezzi dei vini di fascia bassa che accusano rispetto a dodici mesi fa un -9,9% per i rossi e un -12,4% per i bianchi.

E’ quanto emerge dall’indice mensile sui prezzi all’ingrosso dei prodotti agroalimentari, elaborato da Unioncamere e BMTI a partire dai prezzi rilevati dalle Camere di commercio, esteso da luglio anche al comparto del vino.

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L’abbondante uva del 2018 abbatte del 10% il prezzo all’ingrosso del vino. L’effetto della ricca vendemmia registrata in Italia lo scorso anno si continua infatti a vedere sui listini all’ingrosso, che a giugno hanno registrato un -0,4% rispetto a maggio. Su base annua il calo, iniziato negli ultimi mesi del 2018, sfiora ormai la doppia cifra, attestandosi su un -9,4%. Ad essere più penalizzati nel confronto con lo scorso anno sono i vini generici, senza denominazione, con flessioni del -19,5% per i bianchi e del -24,7% per i rosati. Anche tra i DOP-IGP il calo è però evidente, in particolare per i prezzi dei vini di fascia bassa che accusano rispetto a dodici mesi fa un -9,9% per i rossi e un -12,4% per i bianchi.

E’ quanto emerge dall’indice mensile sui prezzi all’ingrosso dei prodotti agroalimentari, elaborato da Unioncamere e BMTI a partire dai prezzi rilevati dalle Camere di commercio, esteso da luglio anche al comparto del vino.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Digitale: al via i requisiti per iscriversi all'Elenco dei Manager dell'Innovazione presso Unioncamere ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4245C160S123/digitale--al-via-i-requisiti-per-iscriversi-all-elenco-dei-manager-dell-innovazione-presso-unioncamere.htm Thu, 01 Aug 2019 09:08:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4245C160S123/digitale--al-via-i-requisiti-per-iscriversi-all-elenco-dei-manager-dell-innovazione-presso-unioncamere.htm Laurea in discipline tecnico scientifiche o diploma di tecnico superiore rilasciato dagli ITS; certificazione professionale in settori gestionali e dell’innovazione; esperienza professionale maturata in contesti di innovazione o in tecnologie 4.0. Sono questi i principali requisiti richiesti per l’iscrizione all’Elenco dei Manager dell’Innovazione istituito presso Unioncamere e contenuti nel regolamento disponibile su www.unioncamere.gov.it

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Laurea in discipline tecnico scientifiche o diploma di tecnico superiore rilasciato dagli ITS; certificazione professionale in settori gestionali e dell’innovazione; esperienza professionale maturata in contesti di innovazione o in tecnologie 4.0. Sono questi i principali requisiti richiesti per l’iscrizione all’Elenco dei Manager dell’Innovazione istituito presso Unioncamere e contenuti nel regolamento disponibile su www.unioncamere.gov.it

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Imprese: +29mila tra aprile e giugno, 1 su 3 al Sud ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4241C160S123/imprese---29mila-tra-aprile-e-giugno--1-su-3-al-sud.htm Mon, 29 Jul 2019 10:07:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4241C160S123/imprese---29mila-tra-aprile-e-giugno--1-su-3-al-sud.htm Più dinamici attività professionali, servizi alle imprese e turismo

Segno “+” in tutte le regioni, in recupero artigianato

Note positive e qualche campanello di allarme dall’anagrafe delle imprese nel secondo trimestre del 2019. Tra aprile e giugno i registri delle Camere di commercio hanno ricevuto poco più di 92mila domande di iscrizione, dato in linea con quelli registrati nel secondo trimestre degli ultimi 3 anni, a fronte di quasi 63mila richieste di cancellazione, in aumento nell’ultimo triennio, da parte di imprese esistenti. Il saldo del secondo trimestre del 2019, uno tra i meno brillanti dell’ultimo decennio, risulta pertanto positivo per 29.227 unità ma più basso rispetto a quello dell’anno scorso di quasi duemila realtà.

In termini percentuali, tra aprile e giugno lo stock delle imprese registrate è cresciuto complessivamente dello 0,48% (contro lo 0,52% del secondo trimestre 2018), pari ad un valore assoluto, al 30 giugno di quest’anno, di 6.092.374 unità di cui 1.299.549 artigiane.

Da segnalare come poco più del 13% dell’incremento della base imprenditoriale rilevato nel periodo (quasi 4mila unità) sia frutto del recupero delle imprese artigiane che fanno registrare un incremento pari allo 0,3% (rispetto allo 0,18% del corrispondente trimestre del 2018), determinato principalmente da una significativo aumento delle iscrizioni.

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Più dinamici attività professionali, servizi alle imprese e turismo

Segno “+” in tutte le regioni, in recupero artigianato

Note positive e qualche campanello di allarme dall’anagrafe delle imprese nel secondo trimestre del 2019. Tra aprile e giugno i registri delle Camere di commercio hanno ricevuto poco più di 92mila domande di iscrizione, dato in linea con quelli registrati nel secondo trimestre degli ultimi 3 anni, a fronte di quasi 63mila richieste di cancellazione, in aumento nell’ultimo triennio, da parte di imprese esistenti. Il saldo del secondo trimestre del 2019, uno tra i meno brillanti dell’ultimo decennio, risulta pertanto positivo per 29.227 unità ma più basso rispetto a quello dell’anno scorso di quasi duemila realtà.

In termini percentuali, tra aprile e giugno lo stock delle imprese registrate è cresciuto complessivamente dello 0,48% (contro lo 0,52% del secondo trimestre 2018), pari ad un valore assoluto, al 30 giugno di quest’anno, di 6.092.374 unità di cui 1.299.549 artigiane.

Da segnalare come poco più del 13% dell’incremento della base imprenditoriale rilevato nel periodo (quasi 4mila unità) sia frutto del recupero delle imprese artigiane che fanno registrare un incremento pari allo 0,3% (rispetto allo 0,18% del corrispondente trimestre del 2018), determinato principalmente da una significativo aumento delle iscrizioni.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Un milione di addetti nelle imprese femminili del Mezzogiorno ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4236C160S123/un-milione-di-addetti-nelle-imprese-femminili-del-mezzogiorno.htm Wed, 24 Jul 2019 12:07:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4236C160S123/un-milione-di-addetti-nelle-imprese-femminili-del-mezzogiorno.htm Le imprese femminili del Sud danno lavoro a quasi un milione di persone. E’ quanto emerge dalla lettura dei dati sulle aziende guidate da donne al 31 marzo scorso, elaborati dall’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere e InfoCamere.

I 3 milioni di addetti presenti nelle imprese femminili (che sono più di un milione e 330mila a fine marzo scorso) incidono per meno del 15% sull’occupazione del settore privato. Ma, in Molise e in Sardegna, nelle imprese guidate da donne trovano lavoro oltre il 20% degli addetti delle imprese presenti sul territorio, in Calabria quasi il 20%, in Sicilia, in Umbria e in Abruzzo quasi il 19%, più del 18% in Basilicata.

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Le imprese femminili del Sud danno lavoro a quasi un milione di persone. E’ quanto emerge dalla lettura dei dati sulle aziende guidate da donne al 31 marzo scorso, elaborati dall’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere e InfoCamere.

I 3 milioni di addetti presenti nelle imprese femminili (che sono più di un milione e 330mila a fine marzo scorso) incidono per meno del 15% sull’occupazione del settore privato. Ma, in Molise e in Sardegna, nelle imprese guidate da donne trovano lavoro oltre il 20% degli addetti delle imprese presenti sul territorio, in Calabria quasi il 20%, in Sicilia, in Umbria e in Abruzzo quasi il 19%, più del 18% in Basilicata.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Cybersecurity: crescono le imprese "specialiste" anti-hacker ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4234C160S123/cybersecurity--crescono-le-imprese--specialiste--anti-hacker.htm Fri, 19 Jul 2019 10:07:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4234C160S123/cybersecurity--crescono-le-imprese--specialiste--anti-hacker.htm Dal 2017 imprese e addetti cresciuti di quattro volte
Nell’ultimo anno +11% per il fatturato

Con la digitalizzazione sempre più diffusa crescono anche i rischi per la sicurezza e la privacy come dimostra la crescita mondiale del Cybercrime. Sebbene la percezione dei rischi legati ai crimini informatici nel nostro Paese sia ancora molto bassa, negli ultimi anni si è assistito ad una crescita molto significativa del numero di imprese che offrono strumenti e servizi per combattere questa nuova minaccia.

Secondo un’elaborazione Unioncamere-InfoCamere sui dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio, tra la fine del 2017 e i primi tre mesi del 2019 le imprese italiane che offrono servizi nel campo della sicurezza informatica o della cyber-security sono aumentate di oltre il 300%, passando da poco meno di 700 a oltre 2.800 unità. Non solo nuove aziende ma anche realtà esistenti che, negli ultimi 18 mesi, hanno fatto ingresso nel comparto rivedendo la descrizione della propria attività prevalente. A questo ‘balzo’ nel numero degli operatori ha fatto eco un aumento ancora più marcato (quattro volte) nel numero degli addetti, passati nello stesso periodo da 5.600 a 23.300 unità, corrispondenti ad una media di 8 addetti per azienda al 31 marzo di quest’anno.

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Dal 2017 imprese e addetti cresciuti di quattro volte
Nell’ultimo anno +11% per il fatturato

Con la digitalizzazione sempre più diffusa crescono anche i rischi per la sicurezza e la privacy come dimostra la crescita mondiale del Cybercrime. Sebbene la percezione dei rischi legati ai crimini informatici nel nostro Paese sia ancora molto bassa, negli ultimi anni si è assistito ad una crescita molto significativa del numero di imprese che offrono strumenti e servizi per combattere questa nuova minaccia.

Secondo un’elaborazione Unioncamere-InfoCamere sui dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio, tra la fine del 2017 e i primi tre mesi del 2019 le imprese italiane che offrono servizi nel campo della sicurezza informatica o della cyber-security sono aumentate di oltre il 300%, passando da poco meno di 700 a oltre 2.800 unità. Non solo nuove aziende ma anche realtà esistenti che, negli ultimi 18 mesi, hanno fatto ingresso nel comparto rivedendo la descrizione della propria attività prevalente. A questo ‘balzo’ nel numero degli operatori ha fatto eco un aumento ancora più marcato (quattro volte) nel numero degli addetti, passati nello stesso periodo da 5.600 a 23.300 unità, corrispondenti ad una media di 8 addetti per azienda al 31 marzo di quest’anno.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Lavoro: 2 milioni di contratti l'anno per diplomati e laureati ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4231C160S123/lavoro--2-milioni-di-contratti-l-anno-per-diplomati-e-laureati.htm Mon, 15 Jul 2019 11:07:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4231C160S123/lavoro--2-milioni-di-contratti-l-anno-per-diplomati-e-laureati.htm È tempo di scelte per i nostri diplomati che devono decidere se proporsi sul mercato del lavoro o proseguire il percorso di studi. Le tendenze della prima metà dell’anno sembrano confermare le positive indicazioni sui contratti che le imprese intendevano stipulare nel 2018: circa 1,6 milioni quelli destinati ai diplomati. Anche per i laureati però ci sono buone opportunità e le indicazioni finora emerse confermano che si dovrebbe superare la quota di 550mila contratti in cui è richiesto il possesso di una laurea. Questi ed altri dati emergono dagli approfondimenti tematici del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con Anpal. 


Tra i diplomi più richiesti dalle imprese spiccano quelli ad indirizzo amministrativo, finanziario e marketing, seguiti dall’indirizzo meccanico e meccatronico, dal settore turistico ed enogastronomico, dall’elettronica ed elettrotecnica e dall’informatica e telecomunicazioni. Tra le professioni di sbocco per i diplomati, il 51,8% dei disegnatori industriali è difficile da reperire; difficoltà anche superiori si registrano per i tecnici elettronici (57,7%) e per gli elettrotecnici (71,5%). 


Per quanto riguarda i laureati, la richiesta da parte delle imprese interessa principalmente gli indirizzi economico e, a seguire, ingegneria, insegnamento, formazione, sanitario e paramedico. Anche in questo caso le difficoltà di reperimento per i profili di sbocco dei laureati sono spesso elevate: 48,4% per gli specialisti nei rapporti con il mercato, il 52,5% per gli ingegneri energetici e meccanici e il 64,8% per gli analisti e progettisti di software. 


Tutti questi dati sono analizzati dettagliatamente alla pagina “Le opportunità di lavoro per diplomati e laureati” da oggi disponibile sul portale Excelsior.

 
 

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È tempo di scelte per i nostri diplomati che devono decidere se proporsi sul mercato del lavoro o proseguire il percorso di studi. Le tendenze della prima metà dell’anno sembrano confermare le positive indicazioni sui contratti che le imprese intendevano stipulare nel 2018: circa 1,6 milioni quelli destinati ai diplomati. Anche per i laureati però ci sono buone opportunità e le indicazioni finora emerse confermano che si dovrebbe superare la quota di 550mila contratti in cui è richiesto il possesso di una laurea. Questi ed altri dati emergono dagli approfondimenti tematici del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con Anpal. 


Tra i diplomi più richiesti dalle imprese spiccano quelli ad indirizzo amministrativo, finanziario e marketing, seguiti dall’indirizzo meccanico e meccatronico, dal settore turistico ed enogastronomico, dall’elettronica ed elettrotecnica e dall’informatica e telecomunicazioni. Tra le professioni di sbocco per i diplomati, il 51,8% dei disegnatori industriali è difficile da reperire; difficoltà anche superiori si registrano per i tecnici elettronici (57,7%) e per gli elettrotecnici (71,5%). 


Per quanto riguarda i laureati, la richiesta da parte delle imprese interessa principalmente gli indirizzi economico e, a seguire, ingegneria, insegnamento, formazione, sanitario e paramedico. Anche in questo caso le difficoltà di reperimento per i profili di sbocco dei laureati sono spesso elevate: 48,4% per gli specialisti nei rapporti con il mercato, il 52,5% per gli ingegneri energetici e meccanici e il 64,8% per gli analisti e progettisti di software. 


Tutti questi dati sono analizzati dettagliatamente alla pagina “Le opportunità di lavoro per diplomati e laureati” da oggi disponibile sul portale Excelsior.

 
 

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Riparte il Premio "Storie di Alternanza": pubblicato il bando della terza edizione ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4228C160S123/riparte-il-premio--storie-di-alternanza---pubblicato-il-bando-della-terza-edizione.htm Thu, 11 Jul 2019 11:07:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4228C160S123/riparte-il-premio--storie-di-alternanza---pubblicato-il-bando-della-terza-edizione.htm Ai blocchi di partenza la terza edizione del Premio “Storie di Alternanza”, anno scolastico 2019/2020, iniziativa promossa da Unioncamere e dalle Camere di commercio italiane.

Con la pubblicazione del bando sul sito di Unioncamere (www.unioncamere.gov.it) e sul sito del Premio (www.storiedialternanza.it) si riaccendono i motori del concorso che – stando ai numeri delle due precedenti edizioni  – ha destato grandissimo interesse: sono stati, infatti, oltre 18.000 gli studenti che hanno partecipato alle due competizioni e oltre 1.600 i video racconti presentati.  

Il Premio intende contribuire ad accrescere la qualità e l'efficacia dei percorsi  per le competenza trasversali e per l’orientamento, attivare una proficua collaborazione tra le scuole, le imprese e gli enti coinvolti, rendere significativa l’esperienza attraverso la realizzazione di video-racconti che descrivano le attività svolte e le competenze maturate nel progetto di alternanza, grazie anche al supporto dei tutor scolastici e aziendali, sempre più protagonisti delle esperienze degli studenti.

Come le precedenti, anche la nuova edizione prevede 2 categorie di concorso (Licei e Istituti tecnici e professionali) e 2 sessioni, con candidature possibili, rispettivamente, dal 9 settembre al 21 ottobre 2019 e dal 3 febbraio al 20 aprile 2020, per premiare i progetti di alternanza realizzati a partire dall’anno scolastico 2018/2019.

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Ai blocchi di partenza la terza edizione del Premio “Storie di Alternanza”, anno scolastico 2019/2020, iniziativa promossa da Unioncamere e dalle Camere di commercio italiane.

Con la pubblicazione del bando sul sito di Unioncamere (www.unioncamere.gov.it) e sul sito del Premio (www.storiedialternanza.it) si riaccendono i motori del concorso che – stando ai numeri delle due precedenti edizioni  – ha destato grandissimo interesse: sono stati, infatti, oltre 18.000 gli studenti che hanno partecipato alle due competizioni e oltre 1.600 i video racconti presentati.  

Il Premio intende contribuire ad accrescere la qualità e l'efficacia dei percorsi  per le competenza trasversali e per l’orientamento, attivare una proficua collaborazione tra le scuole, le imprese e gli enti coinvolti, rendere significativa l’esperienza attraverso la realizzazione di video-racconti che descrivano le attività svolte e le competenze maturate nel progetto di alternanza, grazie anche al supporto dei tutor scolastici e aziendali, sempre più protagonisti delle esperienze degli studenti.

Come le precedenti, anche la nuova edizione prevede 2 categorie di concorso (Licei e Istituti tecnici e professionali) e 2 sessioni, con candidature possibili, rispettivamente, dal 9 settembre al 21 ottobre 2019 e dal 3 febbraio al 20 aprile 2020, per premiare i progetti di alternanza realizzati a partire dall’anno scolastico 2018/2019.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ In Italia 3 milioni di green jobs, il 13% degli occupati. Quest'anno 474.000 nuovi contratti attivati ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4225C160S123/in-italia-3-milioni-di-green-jobs--il-13--degli-occupati--quest-anno-474-000-nuovi-contratti-attivati.htm Wed, 10 Jul 2019 10:07:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4225C160S123/in-italia-3-milioni-di-green-jobs--il-13--degli-occupati--quest-anno-474-000-nuovi-contratti-attivati.htm Un antidoto contro la crisi prima, uno stimolo per agganciare e sostenere la ripresa poi. E un indubbio fattore di competitività: che trova le sue radici nel peculiare modello economico nazionale, in cui efficienza, qualità e bellezza, coesione sociale e legami territoriali alimentano i fatturati delle imprese. E anche un’arma in più per contrastare i mutamenti climatici, in linea con quanto indicato dal recente rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change). Questo dimostra di essere la green economy italiana, grazie a quelle aziende, un quarto del totale, che negli ultimi cinque anni hanno fatto investimenti green.

Lo racconta GreenItaly 2018: il nono rapporto di Fondazione Symbola e Unioncamere – promosso in collaborazione con il Conai e Novamont, con il patrocinio del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare – che misura e pesa la forza della green economy nazionale (oltre 200 best practice raccontate, grazie anche alla collaborazione di circa trenta esperti). Sono oltre 345.000 le imprese italiane dell’industria e dei servizi con dipendenti che hanno investito nel periodo 2014-2017, o prevedono di farlo entro la fine del 2018 (nell’arco, dunque, di un quinquennio) in prodotti e tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2. In pratica un’azienda italiana su quattro, il 24,9% dell’intera imprenditoria extra-agricola. E nel manifatturiero sono quasi una su tre (30,7%). Solo quest’anno, anche sulla spinta dei primi segni tangibili di ripresa, circa 207 mila aziende hanno investito, o intendono farlo entro dicembre, sulla sostenibilità e l’efficienza.

Il rapporto è stato presentato, oggi, a Bologna, presso la sede della Regione Emilia Romagna, da Giuseppe Tripoli, segretario generale Unioncamere nazionale; ha coordinato il dibattito Paolo Giacomin, direttore de Il Resto del Carlino. Ne hanno discusso Ermete Realacci, presidente Fondazione Symbola, Stefano Bonaccini, presidente Regione Emilia Romagna, Alberto Vacchi, presidente e AD IMA S.p.A.

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Un antidoto contro la crisi prima, uno stimolo per agganciare e sostenere la ripresa poi. E un indubbio fattore di competitività: che trova le sue radici nel peculiare modello economico nazionale, in cui efficienza, qualità e bellezza, coesione sociale e legami territoriali alimentano i fatturati delle imprese. E anche un’arma in più per contrastare i mutamenti climatici, in linea con quanto indicato dal recente rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change). Questo dimostra di essere la green economy italiana, grazie a quelle aziende, un quarto del totale, che negli ultimi cinque anni hanno fatto investimenti green.

Lo racconta GreenItaly 2018: il nono rapporto di Fondazione Symbola e Unioncamere – promosso in collaborazione con il Conai e Novamont, con il patrocinio del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare – che misura e pesa la forza della green economy nazionale (oltre 200 best practice raccontate, grazie anche alla collaborazione di circa trenta esperti). Sono oltre 345.000 le imprese italiane dell’industria e dei servizi con dipendenti che hanno investito nel periodo 2014-2017, o prevedono di farlo entro la fine del 2018 (nell’arco, dunque, di un quinquennio) in prodotti e tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2. In pratica un’azienda italiana su quattro, il 24,9% dell’intera imprenditoria extra-agricola. E nel manifatturiero sono quasi una su tre (30,7%). Solo quest’anno, anche sulla spinta dei primi segni tangibili di ripresa, circa 207 mila aziende hanno investito, o intendono farlo entro dicembre, sulla sostenibilità e l’efficienza.

Il rapporto è stato presentato, oggi, a Bologna, presso la sede della Regione Emilia Romagna, da Giuseppe Tripoli, segretario generale Unioncamere nazionale; ha coordinato il dibattito Paolo Giacomin, direttore de Il Resto del Carlino. Ne hanno discusso Ermete Realacci, presidente Fondazione Symbola, Stefano Bonaccini, presidente Regione Emilia Romagna, Alberto Vacchi, presidente e AD IMA S.p.A.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ America Latina: per l'Italia rapporti commerciali da 5 miliardi in tre mesi ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4222C160S123/america-latina--per-l-italia-rapporti-commerciali-da-5-miliardi-in-tre-mesi-.htm Fri, 05 Jul 2019 13:07:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4222C160S123/america-latina--per-l-italia-rapporti-commerciali-da-5-miliardi-in-tre-mesi-.htm Oggi a Roma, nella sede di Unioncamere, la Fondazione Osservatorio PyME, in collaborazione con Unioncamere, Formiche e con il patrocinio dell'Ambasciata Colombiana in Italia, ha organizzato l'evento "Le mappe industriali dell’America Latina - Imprese italiane e opportunità d’investimento: il caso Colombia".

L'iniziativa ha permesso di fornire alle aziende italiane le linee guida utili per mappare e monitorare le opportunità d’investimento e gli spazi reali di collaborazione offerti, in vari settori (agroalimentare, chimico, farmaceutico, tessile e abbigliamento) dai territori latino-americani, con focus particolare sul mercato colombiano. Nel corso dell'evento è stato presentato anche lo studio realizzato dalla Fondazione Osservatorio PyME in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e EU-LAC Foundation https://bit.ly/2LJzGKf

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Oggi a Roma, nella sede di Unioncamere, la Fondazione Osservatorio PyME, in collaborazione con Unioncamere, Formiche e con il patrocinio dell'Ambasciata Colombiana in Italia, ha organizzato l'evento "Le mappe industriali dell’America Latina - Imprese italiane e opportunità d’investimento: il caso Colombia".

L'iniziativa ha permesso di fornire alle aziende italiane le linee guida utili per mappare e monitorare le opportunità d’investimento e gli spazi reali di collaborazione offerti, in vari settori (agroalimentare, chimico, farmaceutico, tessile e abbigliamento) dai territori latino-americani, con focus particolare sul mercato colombiano. Nel corso dell'evento è stato presentato anche lo studio realizzato dalla Fondazione Osservatorio PyME in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e EU-LAC Foundation https://bit.ly/2LJzGKf

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