Le News di Unioncamere http://www.unioncamere.gov.it http://www.unioncamere.gov.it/images/logo_camcom.gif http://www.unioncamere.gov.it Le News di Unioncamere Le News di Unioncamere http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss http://www.unioncamere.gov.it <![CDATA[ Excelsior: in calo la domanda di lavoro delle imprese a novembre ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4306C160S123/excelsior--in-calo-la-domanda-di-lavoro-delle-imprese-a-novembre.htm Mon, 11 Nov 2019 12:11:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4306C160S123/excelsior--in-calo-la-domanda-di-lavoro-delle-imprese-a-novembre.htm Cresce l’interesse per i profili qualificati: +5mila i laureati ricercati

Brusca frenata della domanda di lavoro delle imprese a novembre: 5mila i contratti in meno programmati rispetto a novembre dello scorso anno. Anche allargando l’orizzonte della previsione al trimestre novembre 2019-gennaio 2020, le entrate programmate dalle imprese risultano in flessione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-4.760). Buone, però, le opportunità che verranno offerte in questo mese ai profili più qualificati, a cominciare dai laureati, ai quali sono destinati 5mila contratti in più di un anno fa.

Queste le principali indicazioni emergono dal Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal.

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Cresce l’interesse per i profili qualificati: +5mila i laureati ricercati

Brusca frenata della domanda di lavoro delle imprese a novembre: 5mila i contratti in meno programmati rispetto a novembre dello scorso anno. Anche allargando l’orizzonte della previsione al trimestre novembre 2019-gennaio 2020, le entrate programmate dalle imprese risultano in flessione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-4.760). Buone, però, le opportunità che verranno offerte in questo mese ai profili più qualificati, a cominciare dai laureati, ai quali sono destinati 5mila contratti in più di un anno fa.

Queste le principali indicazioni emergono dal Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Unioncamere: rallenta fiducia imprese italiane e europee per il 2020  ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4303C160S123/unioncamere--rallenta-fiducia-imprese-italiane-e-europee-per-il-2020 .htm Sat, 09 Nov 2019 11:11:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4303C160S123/unioncamere--rallenta-fiducia-imprese-italiane-e-europee-per-il-2020 .htm
Un imprenditore tricolore su 4 punta sulla crescita del business  
 
Brexit non allarma, eccetto Irlanda e Germania Domanda interna prima preoccupazione per gli affari 

Le imprese italiane e europee restano ottimiste per il 2020, ma la fiducia rallenta. Per il prossimo anno un'impresa tricolore su 4 scommette su un miglioramento degli affari, ma raddoppiano quelle che prevedono difficoltà rispetto al 2019 (15,4% contro 8,1%).  Per l’Italia sarà ancora l’export a trainare la crescita anche se 3 imprese su 4 non si aspettano slanci. Meno incoraggianti, invece, le attese della nostra business community su investimenti e occupazione. Domanda interna, costo del lavoro e prezzi dell’energia e delle materie prime sono al top delle preoccupazioni degli imprenditori nostrani. La Brexit, invece, non sembra essere in cima ai loro pensieri: solo uno su 10 teme l’impatto dell’uscita della Gran Bretagna dall’Ue sul proprio business.  
 
Anche in Europa, come in Italia, le prospettive di business per il 2020 appaiono meno favorevoli rispetto allo scorso anno e, anzi, qui il clima degli affari segna addirittura il record più basso dal 2014. Rallentano infatti le attese delle imprese europee su fatturato, occupazione e investimenti. Ad allarmare di più gli imprenditori del Vecchio continente, insieme a quelli italiani, è soprattutto il basso livello dei consumi interni. Segue il mismatch tra domanda e offerta di lavoro e il crescente costo del lavoro.   
 
E’ quanto emerge dalla ricerca realizzata per l’Italia da Unioncamere nell’ambito della XXVII edizione dell’indagine annuale coordinata da Eurochambres (l’Associazione delle Camere di commercio europee) su un campione di circa di circa 53mila imprese europee in 28 paesi.  
 
 
Clima degli affari - Rallenta la fiducia delle imprese italiane e europee per il prossimo anno, ma il clima degli affari resta favorevole. E il saldo tra aspettative positive e negative delle aziende italiane mantiene il segno più e raggiunge 11,2 punti percentuali. A livello europeo le prospettive di business sono meno incoraggianti ma si registrano sostanziali differenze tra Paesi con picchi superiori ai 50 punti in corrispondenza di Bulgaria (54 punti), Grecia (53), Serbia (51,5). Sul fronte opposto  Slovacchia (-31), Slovenia (-20) e Lettonia (-18,2) mettono a segno i risultati peggiori. Fiducia in calo pure in Spagna (12,9), Germania che per la prima volta registra un segno meno dopo la crisi del 2009 (-7,1) e Francia (-2).  

Le principali sfide del 2020 - Il basso livello della domanda interna è la prima preoccupazione tanto per gli imprenditori europei (42,8%) quanto per quelli italiani (46,3%). Ma se le imprese italiane mettono al secondo posto il costo del lavoro (43%) – che scivola al terzo per le imprese europee con il 36,2% – le imprese europee mettono il mismatch quali-quantitativo tra domanda e offerta di lavoro (37,4% contro il 11,8% dell’Italia). La crescita dei prezzi delle materie prime e dell’energia che costituisce il terzo motivo di apprensione degli imprenditori italiani (19,3%) allarma particolarmente anche Francia (36%), Germania (31,5%) e alcuni paesi dell’Est Europa. La fuoriuscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, invece, non sembra in generale tormentare particolarmente la business community europea, anche se in alcuni Paesi  resta elevato l’allarme come in Irlanda (76,3%) e Germania (45,5%).   
 
Vendite, export, investimenti e occupazione attesi al “rallentatore” - Sia sul fronte europeo che italiano appaiono meno rosee rispetto allo scorso anno le aspettative su esportazioni, investimenti e occupazione. La frenata attesa dell’export si fa sentire in particolare in Francia e Germania che mettono a segno un saldo negativo tra imprese che prevedono un aumento delle esportazioni e quelle che ne prospettano una diminuzione (rispettivamente -13 punti e -8,3). E questo influisce anche sulle attese delle vendite sui cui 
 probabilmente pesa anche la frenata del Pil prevista in molti paesi europei, in particolare di quelli dell’ovest, e le generali attese pessimiste sulla domanda interna e il potere di acquisto.   Previsioni meno favorevoli anche per l’occupazione forse anche a causa del costo crescente del lavoro e della carenza di candidati adeguati sul mercato del lavoro, ma solo Grecia e Germania fanno registrare un saldo negativo tra la percentuale degli imprenditori che stima un incremento dell’occupazione e quelli che stimano un decremento (rispettivamente -20 e 0,4 punti ). In Europa le aspettative degli imprenditori sugli investimenti sono ritornati quasi al livello del 2015, meno ottimisti sono soprattutto i Paesi dell’est.  
 
Il rapporto completo  

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Un imprenditore tricolore su 4 punta sulla crescita del business  
 
Brexit non allarma, eccetto Irlanda e Germania Domanda interna prima preoccupazione per gli affari 

Le imprese italiane e europee restano ottimiste per il 2020, ma la fiducia rallenta. Per il prossimo anno un'impresa tricolore su 4 scommette su un miglioramento degli affari, ma raddoppiano quelle che prevedono difficoltà rispetto al 2019 (15,4% contro 8,1%).  Per l’Italia sarà ancora l’export a trainare la crescita anche se 3 imprese su 4 non si aspettano slanci. Meno incoraggianti, invece, le attese della nostra business community su investimenti e occupazione. Domanda interna, costo del lavoro e prezzi dell’energia e delle materie prime sono al top delle preoccupazioni degli imprenditori nostrani. La Brexit, invece, non sembra essere in cima ai loro pensieri: solo uno su 10 teme l’impatto dell’uscita della Gran Bretagna dall’Ue sul proprio business.  
 
Anche in Europa, come in Italia, le prospettive di business per il 2020 appaiono meno favorevoli rispetto allo scorso anno e, anzi, qui il clima degli affari segna addirittura il record più basso dal 2014. Rallentano infatti le attese delle imprese europee su fatturato, occupazione e investimenti. Ad allarmare di più gli imprenditori del Vecchio continente, insieme a quelli italiani, è soprattutto il basso livello dei consumi interni. Segue il mismatch tra domanda e offerta di lavoro e il crescente costo del lavoro.   
 
E’ quanto emerge dalla ricerca realizzata per l’Italia da Unioncamere nell’ambito della XXVII edizione dell’indagine annuale coordinata da Eurochambres (l’Associazione delle Camere di commercio europee) su un campione di circa di circa 53mila imprese europee in 28 paesi.  
 
 
Clima degli affari - Rallenta la fiducia delle imprese italiane e europee per il prossimo anno, ma il clima degli affari resta favorevole. E il saldo tra aspettative positive e negative delle aziende italiane mantiene il segno più e raggiunge 11,2 punti percentuali. A livello europeo le prospettive di business sono meno incoraggianti ma si registrano sostanziali differenze tra Paesi con picchi superiori ai 50 punti in corrispondenza di Bulgaria (54 punti), Grecia (53), Serbia (51,5). Sul fronte opposto  Slovacchia (-31), Slovenia (-20) e Lettonia (-18,2) mettono a segno i risultati peggiori. Fiducia in calo pure in Spagna (12,9), Germania che per la prima volta registra un segno meno dopo la crisi del 2009 (-7,1) e Francia (-2).  

Le principali sfide del 2020 - Il basso livello della domanda interna è la prima preoccupazione tanto per gli imprenditori europei (42,8%) quanto per quelli italiani (46,3%). Ma se le imprese italiane mettono al secondo posto il costo del lavoro (43%) – che scivola al terzo per le imprese europee con il 36,2% – le imprese europee mettono il mismatch quali-quantitativo tra domanda e offerta di lavoro (37,4% contro il 11,8% dell’Italia). La crescita dei prezzi delle materie prime e dell’energia che costituisce il terzo motivo di apprensione degli imprenditori italiani (19,3%) allarma particolarmente anche Francia (36%), Germania (31,5%) e alcuni paesi dell’Est Europa. La fuoriuscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, invece, non sembra in generale tormentare particolarmente la business community europea, anche se in alcuni Paesi  resta elevato l’allarme come in Irlanda (76,3%) e Germania (45,5%).   
 
Vendite, export, investimenti e occupazione attesi al “rallentatore” - Sia sul fronte europeo che italiano appaiono meno rosee rispetto allo scorso anno le aspettative su esportazioni, investimenti e occupazione. La frenata attesa dell’export si fa sentire in particolare in Francia e Germania che mettono a segno un saldo negativo tra imprese che prevedono un aumento delle esportazioni e quelle che ne prospettano una diminuzione (rispettivamente -13 punti e -8,3). E questo influisce anche sulle attese delle vendite sui cui 
 probabilmente pesa anche la frenata del Pil prevista in molti paesi europei, in particolare di quelli dell’ovest, e le generali attese pessimiste sulla domanda interna e il potere di acquisto.   Previsioni meno favorevoli anche per l’occupazione forse anche a causa del costo crescente del lavoro e della carenza di candidati adeguati sul mercato del lavoro, ma solo Grecia e Germania fanno registrare un saldo negativo tra la percentuale degli imprenditori che stima un incremento dell’occupazione e quelli che stimano un decremento (rispettivamente -20 e 0,4 punti ). In Europa le aspettative degli imprenditori sugli investimenti sono ritornati quasi al livello del 2015, meno ottimisti sono soprattutto i Paesi dell’est.  
 
Il rapporto completo  

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Unioncamere: Punti impresa digitale certificati "best practice" in Europa ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4302C160S123/unioncamere--punti-impresa-digitale-certificati--best-practice--in-europa.htm Fri, 08 Nov 2019 13:11:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4302C160S123/unioncamere--punti-impresa-digitale-certificati--best-practice--in-europa.htm I Punti impresa digitale delle Camere di commercio certificati tra le 40 best practice a livello europeo della PA. A riconoscerlo è stato l'Istituto europeo della Pubblica amministrazione (EIPA) nell’ambito del premio dell'EPSA (European Public Sector Award) rivolto ai migliori progetti della pubblica amministrazione europea presentati da 28 Paesi.

La rete dei Pid realizzata dal Sistema camerale per favorire la digitalizzazione delle imprese in chiave 4.0 ha ottenuto questo importante riconoscimento a seguito della sua candidatura presentata da Unioncamere, attraverso Dintec,  al  premio dal tema “New solutions to complex challenges”.

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I Punti impresa digitale delle Camere di commercio certificati tra le 40 best practice a livello europeo della PA. A riconoscerlo è stato l'Istituto europeo della Pubblica amministrazione (EIPA) nell’ambito del premio dell'EPSA (European Public Sector Award) rivolto ai migliori progetti della pubblica amministrazione europea presentati da 28 Paesi.

La rete dei Pid realizzata dal Sistema camerale per favorire la digitalizzazione delle imprese in chiave 4.0 ha ottenuto questo importante riconoscimento a seguito della sua candidatura presentata da Unioncamere, attraverso Dintec,  al  premio dal tema “New solutions to complex challenges”.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Innovazione tecnologica e competitività delle regioni italiane nei nuovi Report di #SISPRINTINTOUR3 ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4301C160S123/innovazione-tecnologica-e-competitivita-delle-regioni-italiane-nei-nuovi-report-di--sisprintintour3.htm Thu, 07 Nov 2019 11:11:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4301C160S123/innovazione-tecnologica-e-competitivita-delle-regioni-italiane-nei-nuovi-report-di--sisprintintour3.htm Al via dall’8 novembre l’iniziativa itinerante del progetto di Unioncamere e Agenzia per la Coesione territoriale

 

La capacità di innovazione tecnologica, la competitività delle regioni italiane rispetto a quelle europee e gli effetti che questi fattori hanno sul benessere sociale. Queste alcune delle novità della terza edizione dei Report su economia, imprese e territori, previsti nell’ambito del progetto SISPRINT.

SISPRINT (Sistema Integrato di Supporto alla PRogettazione degli INterventi Territoriali) è realizzato da Unioncamere in collaborazione con l’Agenzia per la Coesione territoriale e finanziato dal PON Governance e Capacità Istituzionale 2014-2020.

Le evidenze di questo lavoro di analisi saranno al centro di #SISPRINTINTOUR 3, l’iniziativa di presentazione promossa dalle Camere di commercio che svolgono il ruolo di Antenne territoriali del progetto. Obiettivo di questi appuntamenti è attivare un dialogo stabile e un confronto con le imprese e con gli attori di sviluppo del territorio, per  promuovere una progettualità qualificata, avvicinando sempre più le esigenze delle imprese all'offerta di strumenti e di misure di intervento delle pubbliche amministrazioni.

#SISPRINTINTOUR3 partirà da Campobasso (8 novembre), e toccherà quindi Perugia (15 novembre), l’Aquila e Trento (21 novembre), Bolzano (22 novembre), Brescia (25 novembre), Cagliari (26 novembre), Aosta (28 novembre), Bari (29 novembre), Firenze (promosso dalla Camera di Maremma e Tirreno, 4 dicembre), Potenza (5 dicembre), Torino (10 dicembre), Cosenza (16 dicembre), Milano (promosso, presso “Spazio Campania”, dalla Camera di commercio di Salerno, 19 dicembre). Da calendarizzare gli incontri di Bologna, Genova, Roma, Trieste e Venezia.

 

 

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Al via dall’8 novembre l’iniziativa itinerante del progetto di Unioncamere e Agenzia per la Coesione territoriale

 

La capacità di innovazione tecnologica, la competitività delle regioni italiane rispetto a quelle europee e gli effetti che questi fattori hanno sul benessere sociale. Queste alcune delle novità della terza edizione dei Report su economia, imprese e territori, previsti nell’ambito del progetto SISPRINT.

SISPRINT (Sistema Integrato di Supporto alla PRogettazione degli INterventi Territoriali) è realizzato da Unioncamere in collaborazione con l’Agenzia per la Coesione territoriale e finanziato dal PON Governance e Capacità Istituzionale 2014-2020.

Le evidenze di questo lavoro di analisi saranno al centro di #SISPRINTINTOUR 3, l’iniziativa di presentazione promossa dalle Camere di commercio che svolgono il ruolo di Antenne territoriali del progetto. Obiettivo di questi appuntamenti è attivare un dialogo stabile e un confronto con le imprese e con gli attori di sviluppo del territorio, per  promuovere una progettualità qualificata, avvicinando sempre più le esigenze delle imprese all'offerta di strumenti e di misure di intervento delle pubbliche amministrazioni.

#SISPRINTINTOUR3 partirà da Campobasso (8 novembre), e toccherà quindi Perugia (15 novembre), l’Aquila e Trento (21 novembre), Bolzano (22 novembre), Brescia (25 novembre), Cagliari (26 novembre), Aosta (28 novembre), Bari (29 novembre), Firenze (promosso dalla Camera di Maremma e Tirreno, 4 dicembre), Potenza (5 dicembre), Torino (10 dicembre), Cosenza (16 dicembre), Milano (promosso, presso “Spazio Campania”, dalla Camera di commercio di Salerno, 19 dicembre). Da calendarizzare gli incontri di Bologna, Genova, Roma, Trieste e Venezia.

 

 

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Made in Italy, nasce italianbusinessregister.it (IBR): il motore di ricerca ufficiale sulle imprese italiane dedicato a far crescere l'Italia nel mondo ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4300C160S123/made-in-italy--nasce-italianbusinessregister-it--ibr---il-motore-di-ricerca-ufficiale-sulle-imprese-italiane-dedicato-a-far-crescere-l-italia-nel-mondo.htm Wed, 06 Nov 2019 12:11:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4300C160S123/made-in-italy--nasce-italianbusinessregister-it--ibr---il-motore-di-ricerca-ufficiale-sulle-imprese-italiane-dedicato-a-far-crescere-l-italia-nel-mondo.htm Una nuova piattaforma per consultare direttamente in inglese i dati del Registro delle Imprese delle Camere di commercio

Presentare il sistema produttivo italiano agli operatori esteri con la semplicità della lingua inglese e l’autorevolezza delle informazioni ufficiali garantite dalle Camere di commercio. Il tutto accompagnato da una user experience agile ed essenziale, con funzionalità di ricerca avanzate e la possibilità di ottenere report personalizzati, bilanci, elenchi di imprese o semplici informazioni puntuali sui 6 milioni di aziende italiane e i 10 milioni di persone che le amministrano. E’ questo il profilo del portale italianbusinessregister.it che è stato presentato la scorsa settimana nel corso della 28ª Convention mondiale delle Camere di commercio Italiane all'Estero.

Realizzato fin dalla nascita - nel 1996 - in modalità telematica da InfoCamere, per conto del sistema camerale, il Registro delle imprese è l’archivio ufficiale, completo e aggiornato, delle informazioni pubbliche relative alle imprese operanti in Italia, tenute per legge a iscriversi alle Camere di commercio. Da oggi, grazie alla piattaforma italianbusinessregister.it, il Registro è consultabile dal pubblico internazionale attraverso una versione completamente disegnata per facilitare la ricerca e l’individuazione delle informazioni indispensabili per stabilire rapporti B2B affidabili tra operatori esteri e imprese italiane.

 

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Una nuova piattaforma per consultare direttamente in inglese i dati del Registro delle Imprese delle Camere di commercio

Presentare il sistema produttivo italiano agli operatori esteri con la semplicità della lingua inglese e l’autorevolezza delle informazioni ufficiali garantite dalle Camere di commercio. Il tutto accompagnato da una user experience agile ed essenziale, con funzionalità di ricerca avanzate e la possibilità di ottenere report personalizzati, bilanci, elenchi di imprese o semplici informazioni puntuali sui 6 milioni di aziende italiane e i 10 milioni di persone che le amministrano. E’ questo il profilo del portale italianbusinessregister.it che è stato presentato la scorsa settimana nel corso della 28ª Convention mondiale delle Camere di commercio Italiane all'Estero.

Realizzato fin dalla nascita - nel 1996 - in modalità telematica da InfoCamere, per conto del sistema camerale, il Registro delle imprese è l’archivio ufficiale, completo e aggiornato, delle informazioni pubbliche relative alle imprese operanti in Italia, tenute per legge a iscriversi alle Camere di commercio. Da oggi, grazie alla piattaforma italianbusinessregister.it, il Registro è consultabile dal pubblico internazionale attraverso una versione completamente disegnata per facilitare la ricerca e l’individuazione delle informazioni indispensabili per stabilire rapporti B2B affidabili tra operatori esteri e imprese italiane.

 

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Azienda-Italia: +15mila tra luglio e settembre (+0,2%) ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4297C160S123/azienda-italia---15mila-tra-luglio-e-settembre---0-2--.htm Thu, 31 Oct 2019 12:10:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4297C160S123/azienda-italia---15mila-tra-luglio-e-settembre---0-2--.htm Dopo 7 anni tornano in positivo gli artigiani (+0,11%)

Si chiude con un saldo attivo di 13.848 unità in più, rispetto alla fine di giugno, il bilancio fra le imprese nate (66.823) e quelle che hanno cessato l’attività (52.975) nel terzo trimestre dell’anno. Il segno ‘più’ continua dunque a caratterizzare l’andamento demografico della grande famiglia delle imprese italiane (6.101.222 unità alla fine di settembre), pur in presenza di segnali di difficoltà sia sui mercati internazionali sia su quelli domestici, in particolare per le piccole e piccolissime imprese. Il 91% dell’intero saldo è infatti dovuto alle imprese costituite in forma di società di capitali (cresciute nel trimestre al ritmo dell’0,7%). Nel complesso, il tasso di crescita del trimestre (+0,23%, tra i più contenuti dell’ultimo decennio con riferimento al periodo giugno-settembre) è frutto di una natalità (1,1%) e una mortalità (0,87%) sostanzialmente in linea con l’anno passato.

E’ quanto emerge, in sintesi, dai dati diffusi da Unioncamere-InfoCamere sulla natalità e mortalità delle imprese italiane nel terzo trimestre 2019. Come sempre, tutti i dati sono disponibili online all’indirizzo www.infocamere.it/movimprese.

 

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Dopo 7 anni tornano in positivo gli artigiani (+0,11%)

Si chiude con un saldo attivo di 13.848 unità in più, rispetto alla fine di giugno, il bilancio fra le imprese nate (66.823) e quelle che hanno cessato l’attività (52.975) nel terzo trimestre dell’anno. Il segno ‘più’ continua dunque a caratterizzare l’andamento demografico della grande famiglia delle imprese italiane (6.101.222 unità alla fine di settembre), pur in presenza di segnali di difficoltà sia sui mercati internazionali sia su quelli domestici, in particolare per le piccole e piccolissime imprese. Il 91% dell’intero saldo è infatti dovuto alle imprese costituite in forma di società di capitali (cresciute nel trimestre al ritmo dell’0,7%). Nel complesso, il tasso di crescita del trimestre (+0,23%, tra i più contenuti dell’ultimo decennio con riferimento al periodo giugno-settembre) è frutto di una natalità (1,1%) e una mortalità (0,87%) sostanzialmente in linea con l’anno passato.

E’ quanto emerge, in sintesi, dai dati diffusi da Unioncamere-InfoCamere sulla natalità e mortalità delle imprese italiane nel terzo trimestre 2019. Come sempre, tutti i dati sono disponibili online all’indirizzo www.infocamere.it/movimprese.

 

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ 100 milioni di euro dalle Camere di commercio per traghettare le Pmi nel digitale ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4294C160S123/100-milioni-di-euro-dalle-camere-di-commercio--per-traghettare-le-pmi-nel-digitale.htm Tue, 29 Oct 2019 10:10:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4294C160S123/100-milioni-di-euro-dalle-camere-di-commercio--per-traghettare-le-pmi-nel-digitale.htm Cento milioni di euro nel prossimo triennio  per assistere la trasformazione digitale delle Pmi. A tanto ammonta lo sforzo delle Camere di commercio italiane impegnate da tempo nel sostegno alla transizione delle imprese del nostro Paese all’economia 4.0

Ad annunciare l'approvazione del nuovo Piano triennale da parte del Ministero dello Sviluppo Economico è stato il Presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli, aprendo i lavori dell'assemblea dei Presidenti delle Camere di commercio. L’incontro è in corso a Treviso alla presenza, fra gli altri, del Ministro Stefano Patuanelli

Nello scorso triennio ci siamo impegnati soprattutto a favore della digitalizzazione e del Piano Impresa 4.0”, ha sottolineato Sangalli. “Abbiamo coinvolto oltre 70mila imprese aiutandole in questo percorso di transizione. Ora pensiamo di investire altri 100 milioni nei prossimi 3 anni in questo programma che si affianca alle linee di supporto alle imprese per l’internazionalizzazione, di sostegno ai territori per il turismo e di aiuto ai giovani nell’orientamento al lavoro. Questo nuovo e rilevante impegno rafforza il ruolo delle Camere di commercio e credo rappresenti  un investimento con un’alta redditività per il sistema delle imprese”.

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Cento milioni di euro nel prossimo triennio  per assistere la trasformazione digitale delle Pmi. A tanto ammonta lo sforzo delle Camere di commercio italiane impegnate da tempo nel sostegno alla transizione delle imprese del nostro Paese all’economia 4.0

Ad annunciare l'approvazione del nuovo Piano triennale da parte del Ministero dello Sviluppo Economico è stato il Presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli, aprendo i lavori dell'assemblea dei Presidenti delle Camere di commercio. L’incontro è in corso a Treviso alla presenza, fra gli altri, del Ministro Stefano Patuanelli

Nello scorso triennio ci siamo impegnati soprattutto a favore della digitalizzazione e del Piano Impresa 4.0”, ha sottolineato Sangalli. “Abbiamo coinvolto oltre 70mila imprese aiutandole in questo percorso di transizione. Ora pensiamo di investire altri 100 milioni nei prossimi 3 anni in questo programma che si affianca alle linee di supporto alle imprese per l’internazionalizzazione, di sostegno ai territori per il turismo e di aiuto ai giovani nell’orientamento al lavoro. Questo nuovo e rilevante impegno rafforza il ruolo delle Camere di commercio e credo rappresenti  un investimento con un’alta redditività per il sistema delle imprese”.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Unioncamere-Symbola: 435mila imprese italiane negli ultimi 5 anni hanno investito sulla green economy ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4292C160S123/unioncamere-symbola--435mila-imprese-italiane-negli-ultimi-5-anni-hanno-investito-sulla-green-economy.htm Mon, 28 Oct 2019 11:10:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4292C160S123/unioncamere-symbola--435mila-imprese-italiane-negli-ultimi-5-anni-hanno-investito-sulla-green-economy.htm La green economy è stata, in questi anni difficili, la migliore risposta alla crisi, una strada che guarda avanti e affronta le sfide del futuro incrociando la natura profonda della nostra economia: la spinta per la qualità e la bellezza, la coesione sociale, naturali alleate dell’uso efficiente di energia e materia, dell’innovazione, dell’high-tech. Una coraggiosa e vincente evoluzione di sistema avviata ‘dal basso’, che si basa su investimenti e produce lavoro, sostiene la coesione delle comunità e si intreccia con il territorio.  In occasione dei dieci anni del Rapporto GreenItaly, si coglie una accelerazione verso il green del sistema imprenditoriale italiano con uno studio su oltre 300 storie di economia circolare. Record di eco investimenti nel 2019, anno in cui la quota raggiunge un valore pari a 21,5%, corrispondente a un valore assoluto di quasi 300 mila imprese e di 7,2 punti superiore a quanto registrato nel 2011. Lo racconta GreenItaly 2019: il decimo rapporto della Fondazione Symbola e di Unioncamere – promosso in collaborazione con Conai, Ecopneus e Novamont, con la partnership di Si.Camera e Ecocerved e con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare – che misura e pesa la forza della green economy nazionale.

Sono oltre 432 mila le imprese italiane dell’industria e dei servizi con dipendenti che hanno investito nel periodo 2015-2018, o prevedono di farlo entro la fine del 2019 in prodotti e tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2. In pratica quasi un’azienda italiana su tre, il 31,2% dell’intera imprenditoria extra-agricola. E nel manifatturiero sono più di una su tre (35,8%). Solo quest’anno, quasi 300 mila aziende hanno investito, o intendono farlo entro dicembre, sulla sostenibilità e l’efficienza. Il rapporto è stato presentato stamattina, a Roma, presso la sede di Unioncamere, da Ermete Realacci, Presidente della Fondazione Symbola e Giuseppe Tripoli, Segretario Generale Unioncamere, alla presenza di Andrea Di Stefano, Responsabile Progetti Speciali Novamont, Giorgio Quagliuolo, Presidente Conai, e ha coordinato i lavori Fabio Renzi, Segretario Generale della Fondazione Symbola.

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La green economy è stata, in questi anni difficili, la migliore risposta alla crisi, una strada che guarda avanti e affronta le sfide del futuro incrociando la natura profonda della nostra economia: la spinta per la qualità e la bellezza, la coesione sociale, naturali alleate dell’uso efficiente di energia e materia, dell’innovazione, dell’high-tech. Una coraggiosa e vincente evoluzione di sistema avviata ‘dal basso’, che si basa su investimenti e produce lavoro, sostiene la coesione delle comunità e si intreccia con il territorio.  In occasione dei dieci anni del Rapporto GreenItaly, si coglie una accelerazione verso il green del sistema imprenditoriale italiano con uno studio su oltre 300 storie di economia circolare. Record di eco investimenti nel 2019, anno in cui la quota raggiunge un valore pari a 21,5%, corrispondente a un valore assoluto di quasi 300 mila imprese e di 7,2 punti superiore a quanto registrato nel 2011. Lo racconta GreenItaly 2019: il decimo rapporto della Fondazione Symbola e di Unioncamere – promosso in collaborazione con Conai, Ecopneus e Novamont, con la partnership di Si.Camera e Ecocerved e con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare – che misura e pesa la forza della green economy nazionale.

Sono oltre 432 mila le imprese italiane dell’industria e dei servizi con dipendenti che hanno investito nel periodo 2015-2018, o prevedono di farlo entro la fine del 2019 in prodotti e tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2. In pratica quasi un’azienda italiana su tre, il 31,2% dell’intera imprenditoria extra-agricola. E nel manifatturiero sono più di una su tre (35,8%). Solo quest’anno, quasi 300 mila aziende hanno investito, o intendono farlo entro dicembre, sulla sostenibilità e l’efficienza. Il rapporto è stato presentato stamattina, a Roma, presso la sede di Unioncamere, da Ermete Realacci, Presidente della Fondazione Symbola e Giuseppe Tripoli, Segretario Generale Unioncamere, alla presenza di Andrea Di Stefano, Responsabile Progetti Speciali Novamont, Giorgio Quagliuolo, Presidente Conai, e ha coordinato i lavori Fabio Renzi, Segretario Generale della Fondazione Symbola.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Al via il marchio di qualità per le gelaterie italiane nel mondo ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4290C160S123/al-via-il-marchio-di-qualita-per-le-gelaterie-italiane-nel-mondo.htm Fri, 25 Oct 2019 11:10:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4290C160S123/al-via-il-marchio-di-qualita-per-le-gelaterie-italiane-nel-mondo.htm Bollino blu al gelato made in Italy e stop al gelato italiano che di italiano non ha nulla. Questo l'obiettivo del marchio di qualità Ospitalità italiana-Gelaterie italiane nel mondo, promosso da Unioncamere con il supporto di Isnart (Istituto nazionale di ricerche turistiche). Dopo quella della ristorazione, quindi, anche l’arte del gelato made in Italy avrà all’estero il suo riconoscimento di qualità e di italianità, certificato con verifiche indipendenti e imparziali.

Il disciplinare al quale gli aspiranti gelatai italiani nel mondo dovranno attenersi si compone di una molteplicità di requisiti articolati in 10 regole che riguardano l’accesso e la posizione della struttura, l’accoglienza, la comunicazione, l’ambiente interno, il prodotto, il servizio, la trasparenza, gli elementi accessori, l’approccio ecocompatibile e la valorizzazione del Made in Italy. 


L’impresa che voglia fregiarsi del Quality dell’Ospitalità italiana dovrà rispondere prima di tutto a cinque requisiti ritenuti essenziali, che riguardano il nome Gelateria e/o gelato per identificare il locale ma soprattutto l’utilizzo di attrezzature, metodi di produzione e materie che dimostrano la tradizionalità e origine italiana nella preparazione del gelato. 
La nuova frontiera delle gelaterie italiane all’estero si affianca ora a quella, ormai consolidata, della qualità e dell’italianità di 2.183 ristoranti made in Italy certificati in 60 paesi del mondo e in 456 grandi città. Una rete formidabile per far conoscere il bello e il buono del nostro Paese visto che intercetta almeno 65 milioni di consumatori ogni anno. Da quell’esperienza, infatti, avviata 10 anni fa da Unioncamere, in collaborazione con i Ministeri degli Affari esteri, dello Sviluppo economico, dei Beni culturali e del turismo e delle Politiche agricole e il prezioso supporto della rete delle Camere di commercio italiane all’estero, è maturata l’idea di valorizzare anche un altro caposaldo della gastronomia e della storia del nostro Paese, rappresentato, appunto, dal gelato.
 

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Bollino blu al gelato made in Italy e stop al gelato italiano che di italiano non ha nulla. Questo l'obiettivo del marchio di qualità Ospitalità italiana-Gelaterie italiane nel mondo, promosso da Unioncamere con il supporto di Isnart (Istituto nazionale di ricerche turistiche). Dopo quella della ristorazione, quindi, anche l’arte del gelato made in Italy avrà all’estero il suo riconoscimento di qualità e di italianità, certificato con verifiche indipendenti e imparziali.

Il disciplinare al quale gli aspiranti gelatai italiani nel mondo dovranno attenersi si compone di una molteplicità di requisiti articolati in 10 regole che riguardano l’accesso e la posizione della struttura, l’accoglienza, la comunicazione, l’ambiente interno, il prodotto, il servizio, la trasparenza, gli elementi accessori, l’approccio ecocompatibile e la valorizzazione del Made in Italy. 


L’impresa che voglia fregiarsi del Quality dell’Ospitalità italiana dovrà rispondere prima di tutto a cinque requisiti ritenuti essenziali, che riguardano il nome Gelateria e/o gelato per identificare il locale ma soprattutto l’utilizzo di attrezzature, metodi di produzione e materie che dimostrano la tradizionalità e origine italiana nella preparazione del gelato. 
La nuova frontiera delle gelaterie italiane all’estero si affianca ora a quella, ormai consolidata, della qualità e dell’italianità di 2.183 ristoranti made in Italy certificati in 60 paesi del mondo e in 456 grandi città. Una rete formidabile per far conoscere il bello e il buono del nostro Paese visto che intercetta almeno 65 milioni di consumatori ogni anno. Da quell’esperienza, infatti, avviata 10 anni fa da Unioncamere, in collaborazione con i Ministeri degli Affari esteri, dello Sviluppo economico, dei Beni culturali e del turismo e delle Politiche agricole e il prezioso supporto della rete delle Camere di commercio italiane all’estero, è maturata l’idea di valorizzare anche un altro caposaldo della gastronomia e della storia del nostro Paese, rappresentato, appunto, dal gelato.
 

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Excelsior: turismo, servizi digitali e meccatronica spingono la crescita dei contratti di lavoro tra ottobre e dicembre 2019 ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4284C160S123/excelsior---turismo--servizi-digitali-e-meccatronica-spingono--la-crescita-dei-contratti-di-lavoro-tra-ottobre-e-dicembre-2019.htm Mon, 21 Oct 2019 11:10:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4284C160S123/excelsior---turismo--servizi-digitali-e-meccatronica-spingono--la-crescita-dei-contratti-di-lavoro-tra-ottobre-e-dicembre-2019.htm Critica la ricerca di personale per sistemi informativi, progettazione e logistica

Oltre 21mila contratti di lavoro programmati in più (+5,7%) ad ottobre 2019 rispetto ad ottobre 2018 e 100mila in più (+10,6%) nel trimestre in corso rispetto a un anno fa. Come mostra il Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, sebbene il quadro economico internazionale sia caratterizzato da crescenti incertezze, la domanda di lavoro delle imprese italiane continua a crescere su base tendenziale. Sono 391mila i contratti programmati nel mese di ottobre e saliranno a oltre 1 milione nel trimestre ottobre-dicembre.

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Critica la ricerca di personale per sistemi informativi, progettazione e logistica

Oltre 21mila contratti di lavoro programmati in più (+5,7%) ad ottobre 2019 rispetto ad ottobre 2018 e 100mila in più (+10,6%) nel trimestre in corso rispetto a un anno fa. Come mostra il Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, sebbene il quadro economico internazionale sia caratterizzato da crescenti incertezze, la domanda di lavoro delle imprese italiane continua a crescere su base tendenziale. Sono 391mila i contratti programmati nel mese di ottobre e saliranno a oltre 1 milione nel trimestre ottobre-dicembre.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Imprese: 3 su 5 apprendiste o esordienti digitali. Premiati a Maker Faire i 6 vincitori di Top of the Pid   ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4283C160S123/imprese--3-su-5-apprendiste-o-esordienti-digitali--premiati-a-maker-faire-i-6-vincitori-di-top-of-the-pid- .htm Fri, 18 Oct 2019 13:10:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4283C160S123/imprese--3-su-5-apprendiste-o-esordienti-digitali--premiati-a-maker-faire-i-6-vincitori-di-top-of-the-pid- .htm 3 premi al Nord, 2 al Sud 1 al Centro. Oltre 200 i progetti 4.0 candidati, il Mezzogiorno punta sul green

Una ginocchiera che emette segnali luminosi per guidare la camminata di persone con deficit di deambulazione;  un sistema gestionale che prende decisioni in autonomia grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale; un assistente digitale che studia le abitudini delle persone e ne trasforma il modo di lavorare attraverso l'adozione delle tecnologie avanzate: sono questi alcuni dei 6 progetti in chiave Impresa 4.0, presentati da singole aziende o loro reti, che hanno vinto il premio Top of the PID dei Punti Impresa Digitale realizzati dalle Camere di commercio per diffondere la digitalizzazione. 
Il riconoscimento è stato consegnato oggi ai  vincitori da Unioncamere nel corso del convegno “Impresa 4.0: tra innovazione e sostenibilità” a Maker Faire.  I 6 progetti vincenti si sono distinti in una delle diverse categorie in gara: economia circolare; manifattura intelligente e avanzata;  sociale; servizi-commercio-distribuzione, turismo; nuovi modelli di business 4.0. 

Nello speciale “medagliere” 3 premi sono andati a progetti innovativi presentati da aziende del Nord, due premi al Mezzogiorno e 1 al Centro. I vincitori sono stati selezionati tra oltre 200 candidature inviate dalle imprese che hanno utilizzato almeno uno dei tanti servizi offerti dai PID. Il Sud ha puntato sul green: il 10% dei progetti presentati dalle aziende del Mezzogiorno hanno una forte valenza “verde”, contro il 5% del Nord e il 4% del Centro. Mentre il 52% delle imprese del Nord si è focalizzato soprattutto su progetti di manifattura avanzata  e nuovi modelli di business.

“Quasi 3 imprese su 5 hanno appena avviato il cammino della digitalizzazione e solo 1 su 10 ha già acquisito un’esperienza importante”. E’ quanto emerge dal test di maturità digitale svolto online da 14mila imprese attraverso la rete dei Punti impresa digitale. A sottolinearlo è il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli, che aggiunge: “I progetti innovativi che abbiamo premiato oggi sono il segno però che già tanti altri imprenditori sono pronti a trasformare la propria azienda in un’Impresa 4.0, anche grazie ai servizi offerti dalla rete camerale a cui si sono rivolte oltre 70mila realtà produttive”.

Dieci sono inoltre le menzioni speciali conferite ad imprese che si sono smarcate nel panorama delle candidature presentate.  

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3 premi al Nord, 2 al Sud 1 al Centro. Oltre 200 i progetti 4.0 candidati, il Mezzogiorno punta sul green

Una ginocchiera che emette segnali luminosi per guidare la camminata di persone con deficit di deambulazione;  un sistema gestionale che prende decisioni in autonomia grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale; un assistente digitale che studia le abitudini delle persone e ne trasforma il modo di lavorare attraverso l'adozione delle tecnologie avanzate: sono questi alcuni dei 6 progetti in chiave Impresa 4.0, presentati da singole aziende o loro reti, che hanno vinto il premio Top of the PID dei Punti Impresa Digitale realizzati dalle Camere di commercio per diffondere la digitalizzazione. 
Il riconoscimento è stato consegnato oggi ai  vincitori da Unioncamere nel corso del convegno “Impresa 4.0: tra innovazione e sostenibilità” a Maker Faire.  I 6 progetti vincenti si sono distinti in una delle diverse categorie in gara: economia circolare; manifattura intelligente e avanzata;  sociale; servizi-commercio-distribuzione, turismo; nuovi modelli di business 4.0. 

Nello speciale “medagliere” 3 premi sono andati a progetti innovativi presentati da aziende del Nord, due premi al Mezzogiorno e 1 al Centro. I vincitori sono stati selezionati tra oltre 200 candidature inviate dalle imprese che hanno utilizzato almeno uno dei tanti servizi offerti dai PID. Il Sud ha puntato sul green: il 10% dei progetti presentati dalle aziende del Mezzogiorno hanno una forte valenza “verde”, contro il 5% del Nord e il 4% del Centro. Mentre il 52% delle imprese del Nord si è focalizzato soprattutto su progetti di manifattura avanzata  e nuovi modelli di business.

“Quasi 3 imprese su 5 hanno appena avviato il cammino della digitalizzazione e solo 1 su 10 ha già acquisito un’esperienza importante”. E’ quanto emerge dal test di maturità digitale svolto online da 14mila imprese attraverso la rete dei Punti impresa digitale. A sottolinearlo è il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli, che aggiunge: “I progetti innovativi che abbiamo premiato oggi sono il segno però che già tanti altri imprenditori sono pronti a trasformare la propria azienda in un’Impresa 4.0, anche grazie ai servizi offerti dalla rete camerale a cui si sono rivolte oltre 70mila realtà produttive”.

Dieci sono inoltre le menzioni speciali conferite ad imprese che si sono smarcate nel panorama delle candidature presentate.  

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Sostenibilità: l'Europa delle imprese dice sì alla transizione all'economia circolare ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4276C160S123/sostenibilita--l-europa-delle-imprese-dice-si-alla-transizione-all-economia-circolare.htm Mon, 07 Oct 2019 14:10:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4276C160S123/sostenibilita--l-europa-delle-imprese-dice-si-alla-transizione-all-economia-circolare.htm Oltre 160mila euro di benefici economici annui per le aziende europee del settore dei metalli; più di 400mila per quelle manifatturiere che producono alimenti e bevande; almeno 27mila (o il 10% del fatturato) per le imprese dell’ospitalità; almeno il 4% in più di ricavi per il settore automobilistico. E importanti risparmi di costi per le aziende agricole e delle costruzioni. Il tutto accompagnato da un sensibile miglioramento delle performance e da una accelerazione sul fronte dell’innovazione delle produzioni.

Questi alcuni dei benefici attesi dagli investimenti in misure di efficientamento rispondenti alle logiche dell’economia circolare, discussi oggi a Roma in occasione dell’Eurochambres Economic Forum (EEF),  l’evento annuale promosso dall’Associazione che rappresenta 1.700 Camere di commercio presenti in 43 Paesi europei, alla quale fanno riferimento più di 20 milioni di imprese. Una due giorni, realizzata in collaborazione con Unioncamere, che ha portato a Roma oltre 300 imprenditori e rappresentanti dei sistemi camerali del continente europeo, chiamati a confrontarsi sulla transizione verso una crescita sostenibile e sul ruolo che i diversi sistemi camerali possono avere in questo ambito.

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Oltre 160mila euro di benefici economici annui per le aziende europee del settore dei metalli; più di 400mila per quelle manifatturiere che producono alimenti e bevande; almeno 27mila (o il 10% del fatturato) per le imprese dell’ospitalità; almeno il 4% in più di ricavi per il settore automobilistico. E importanti risparmi di costi per le aziende agricole e delle costruzioni. Il tutto accompagnato da un sensibile miglioramento delle performance e da una accelerazione sul fronte dell’innovazione delle produzioni.

Questi alcuni dei benefici attesi dagli investimenti in misure di efficientamento rispondenti alle logiche dell’economia circolare, discussi oggi a Roma in occasione dell’Eurochambres Economic Forum (EEF),  l’evento annuale promosso dall’Associazione che rappresenta 1.700 Camere di commercio presenti in 43 Paesi europei, alla quale fanno riferimento più di 20 milioni di imprese. Una due giorni, realizzata in collaborazione con Unioncamere, che ha portato a Roma oltre 300 imprenditori e rappresentanti dei sistemi camerali del continente europeo, chiamati a confrontarsi sulla transizione verso una crescita sostenibile e sul ruolo che i diversi sistemi camerali possono avere in questo ambito.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Record di pratiche amministrative gestite dallo Sportello unico digitale: +31% nei primi nove mesi dell'anno ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4272C160S123/record-di-pratiche-amministrative-gestite-dallo-sportello-unico-digitale---31--nei-primi-nove-mesi-dell-anno-.htm Mon, 30 Sep 2019 10:09:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4272C160S123/record-di-pratiche-amministrative-gestite-dallo-sportello-unico-digitale---31--nei-primi-nove-mesi-dell-anno-.htm www.impresainungiorno.gov.it supera i 2 milioni di procedure in 8 anni

Nuovo record dello Sportello unico per le attività produttive (Suap) digitale gestito da 3.830 Comuni in collaborazione con le Camere di commercio. Nei primi nove mesi dell’anno, le pratiche amministrative per l’avvio e l’esercizio di impresa, completate interamente online attraverso il portale www.impresainungiorno.gov.it, sono cresciute di quasi un terzo rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, arrivando a quota 411.600 (+31% rispetto a gennaio-agosto 2018). A luglio, in particolare, si è sperimentato un vero e proprio picco di attività, con quasi 60mila pratiche pervenute ed un aumento del 36% rispetto a luglio 2018.

 

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www.impresainungiorno.gov.it supera i 2 milioni di procedure in 8 anni

Nuovo record dello Sportello unico per le attività produttive (Suap) digitale gestito da 3.830 Comuni in collaborazione con le Camere di commercio. Nei primi nove mesi dell’anno, le pratiche amministrative per l’avvio e l’esercizio di impresa, completate interamente online attraverso il portale www.impresainungiorno.gov.it, sono cresciute di quasi un terzo rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, arrivando a quota 411.600 (+31% rispetto a gennaio-agosto 2018). A luglio, in particolare, si è sperimentato un vero e proprio picco di attività, con quasi 60mila pratiche pervenute ed un aumento del 36% rispetto a luglio 2018.

 

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Prezzi all'ingrosso: +8,7% l'aumento delle carni di maiale ad agosto ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4268C160S123/prezzi-all-ingrosso---8-7--l-aumento-delle-carni-di-maiale-ad-agosto.htm Fri, 20 Sep 2019 11:09:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4268C160S123/prezzi-all-ingrosso---8-7--l-aumento-delle-carni-di-maiale-ad-agosto.htm Anche l'Italia sta per pagare il conto della peste suina africana
Vendemmia: poca uva ma prezzi ancora stabili

La peste suina africana non ha solo provocato l'abbattimento di milioni di capi in Asia ed Europa, dove ha colpito soprattutto Romania e Bulgaria, ma si sta traducendo anche in un notevole rialzo dei prezzi all'ingrosso (e, quindi, in un potenziale innalzamento dei prezzi al consumo) anche per gli italiani. Come mostra l’indice mensile elaborato da Unioncamere e BMTI, ad agosto si è sperimentata una forte ripresa dei prezzi all’ingrosso della carne di maiale, pari al +8,7% rispetto a luglio. I rialzi fanno seguito agli incrementi avvenuti nei principali mercati europei, prodotti proprio dal diffondersi dell’epidemia. E anche l'Italia rischia ora di "pagare" l'effetto di questa infezione molto grave per gli animali ma non trasmissibile all'uomo.

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Anche l'Italia sta per pagare il conto della peste suina africana
Vendemmia: poca uva ma prezzi ancora stabili

La peste suina africana non ha solo provocato l'abbattimento di milioni di capi in Asia ed Europa, dove ha colpito soprattutto Romania e Bulgaria, ma si sta traducendo anche in un notevole rialzo dei prezzi all'ingrosso (e, quindi, in un potenziale innalzamento dei prezzi al consumo) anche per gli italiani. Come mostra l’indice mensile elaborato da Unioncamere e BMTI, ad agosto si è sperimentata una forte ripresa dei prezzi all’ingrosso della carne di maiale, pari al +8,7% rispetto a luglio. I rialzi fanno seguito agli incrementi avvenuti nei principali mercati europei, prodotti proprio dal diffondersi dell’epidemia. E anche l'Italia rischia ora di "pagare" l'effetto di questa infezione molto grave per gli animali ma non trasmissibile all'uomo.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Lavoro: crescono i contratti nel mese di settembre Più dinamiche le medie imprese ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4266C160S123/lavoro--crescono-i-contratti-nel-mese-di-settembre-piu-dinamiche-le-medie-imprese--.htm Mon, 16 Sep 2019 11:09:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4266C160S123/lavoro--crescono-i-contratti-nel-mese-di-settembre-piu-dinamiche-le-medie-imprese--.htm Nel mese di settembre le aziende del comparto industriale e terziario intendono attivare oltre 435mila contratti di lavoro, circa 20mila in più rispetto allo stesso mese del 2018 con un incremento di 4,8 punti percentuali. Dinamiche si mostrano soprattutto le imprese di medie dimensioni. Quasi la metà (il 44,5%) di queste aziende ha infatti previsto di assumere personale a settembre (ed è il valore mensile più alto dallo scorso anno). Queste imprese, inoltre, presentano il più alto tasso di entrata (dato dal rapporto tra numero di contratti previsti e lavoratori già presenti in azienda) registrato nell’arco degli ultimi dodici mesi. Sono alcune delle informazioni inserite nel Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal.

I comparti più dinamici sono, per l’industria, la meccatronica e la filiera metallurgico-metallica, che prevedono di attivare rispettivamente 21mila contratti circa e 18,2mila (con incrementi tendenziali del 3,9% e del 7,7%). In calo, invece, il settore alimentare che presenta una flessione su base annua di circa 1.500 contratti.

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Nel mese di settembre le aziende del comparto industriale e terziario intendono attivare oltre 435mila contratti di lavoro, circa 20mila in più rispetto allo stesso mese del 2018 con un incremento di 4,8 punti percentuali. Dinamiche si mostrano soprattutto le imprese di medie dimensioni. Quasi la metà (il 44,5%) di queste aziende ha infatti previsto di assumere personale a settembre (ed è il valore mensile più alto dallo scorso anno). Queste imprese, inoltre, presentano il più alto tasso di entrata (dato dal rapporto tra numero di contratti previsti e lavoratori già presenti in azienda) registrato nell’arco degli ultimi dodici mesi. Sono alcune delle informazioni inserite nel Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal.

I comparti più dinamici sono, per l’industria, la meccatronica e la filiera metallurgico-metallica, che prevedono di attivare rispettivamente 21mila contratti circa e 18,2mila (con incrementi tendenziali del 3,9% e del 7,7%). In calo, invece, il settore alimentare che presenta una flessione su base annua di circa 1.500 contratti.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Boom di palestre e circoli sportivi negli ultimi 5 anni: 5mila le imprese in più (+23,9%) ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4259C160S123/boom-di-palestre-e-circoli-sportivi-negli-ultimi-5-anni--5mila-le-imprese-in-piu----23-9--.htm Fri, 06 Sep 2019 12:09:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4259C160S123/boom-di-palestre-e-circoli-sportivi-negli-ultimi-5-anni--5mila-le-imprese-in-piu----23-9--.htm Biella, Imperia e Vercelli le province più dinamiche

Boom di palestre e circoli sportivi in Italia ma in forte crescita anche le società che organizzano eventi legati allo sport. Gli italiani, come mostrano i dati Unioncamere-InfoCamere al 30 giugno scorso, confrontati con lo stesso periodo del 2014, sembrano sempre più attenti alla forma e appassionati di manifestazioni sportive: in cinque anni infatti le imprese che operano nel settore sono aumentate di 5mila unità (+23,9%), raggiungendo oggi i 23mila operatori.

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Biella, Imperia e Vercelli le province più dinamiche

Boom di palestre e circoli sportivi in Italia ma in forte crescita anche le società che organizzano eventi legati allo sport. Gli italiani, come mostrano i dati Unioncamere-InfoCamere al 30 giugno scorso, confrontati con lo stesso periodo del 2014, sembrano sempre più attenti alla forma e appassionati di manifestazioni sportive: in cinque anni infatti le imprese che operano nel settore sono aumentate di 5mila unità (+23,9%), raggiungendo oggi i 23mila operatori.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Crescono le imprese di stranieri: +1% tra aprile e giugno. Superata quota 600mila, sono 1 su 10 ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4253C160S123/crescono-le-imprese-di-stranieri---1--tra-aprile-e-giugno--superata-quota-600mila--sono-1-su-10.htm Mon, 26 Aug 2019 11:08:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4253C160S123/crescono-le-imprese-di-stranieri---1--tra-aprile-e-giugno--superata-quota-600mila--sono-1-su-10.htm Un'impresa su 10 in Italia è gestita da stranieri. Alla fine di giugno queste aziende hanno superato le 600mila unità, grazie ad una crescita - nel secondo trimestre dell’anno - di 6.800 unità (+1,1% rispetto al trimestre precedente, il doppio della media delle imprese nello stesso periodo: +0,5%). Le imprese guidate da stranieri si concentrano soprattutto nel commercio, nei lavori di costruzione e nella ristorazione e, in 8 regioni su 20, rappresentano oltre il 10% delle attività economiche. E’ quanto risulta dalla fotografia scattata da Unioncamere e InfoCamere sulle imprese di stranieri nel periodo aprile-giugno dell’anno in corso. 

Il 40% di queste imprese si concentra nelle grandi province, a cominciare da Roma, che ha oltre 69mila attività di imprenditori stranieri. In termini di crescita, però, nel periodo aprile-giugno sono state alcune realtà di minor dimensione a far segnare le variazioni più elevate: Brindisi in primo luogo (+3,1%), seguita da Taranto (2,9%) e Terni (+2,8%).

Commercio al dettaglio” (161mila), “lavori di costruzione specializzati” (113mila) e “servizi di  ristorazione” (quasi 47mila) sono i settori in cui le imprese di stranieri sono più numerose. Nei primi due ambiti, inoltre, così come nelle “attività di supporto per le funzioni d'ufficio e altri servizi alle imprese”, nelle “attività di servizi per edifici e paesaggio” e nella “fabbricazione di articoli in pelle”, una impresa su 5 è guidata da persone di origine non italiana. In altri due settori, però, le imprese di stranieri arrivano a rappresentare un terzo del totale. E’ il caso delle 17mila attività di “confezione di articoli di abbigliamento”, pari al 31,4% delle imprese del comparto, e delle 3.400 imprese del settore delle “telecomunicazioni”, che sono il 33,2% del totale. 

Ma da dove provengono gli imprenditori stranieri? L’analisi delle sole imprese individuali (oltre 470mila, il 77,1% del totale, per le quali è possibile associare il paese di nascita al titolare) mostra che le componenti più consistenti sono quella marocchina, cinese e romena, attive in prevalenza nel settore commerciale (le prime due) e nelle costruzioni (i romeni). Mentre le due comunità più numerose (marocchina e cinese) sono distribuite in modo diffuso su tutto il territorio nazionale, per altre nazionalità si assiste a veri e propri fenomeni di clusterizzazione territoriale.
 E’ il caso di  Milano, dove ha sede la più corposa comunità di imprenditori egiziani (il 43,5% del totale), di Roma, ormai area di elezione dei capitani d’azienda provenienti dal Bangladesh (più del 40% delle imprese bengalesi è all’ombra del Cupolone) e di Napoli, dove ha sede il 20,5% di tutte le imprese guidate da persone originarie del Pakistan. 
 

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Un'impresa su 10 in Italia è gestita da stranieri. Alla fine di giugno queste aziende hanno superato le 600mila unità, grazie ad una crescita - nel secondo trimestre dell’anno - di 6.800 unità (+1,1% rispetto al trimestre precedente, il doppio della media delle imprese nello stesso periodo: +0,5%). Le imprese guidate da stranieri si concentrano soprattutto nel commercio, nei lavori di costruzione e nella ristorazione e, in 8 regioni su 20, rappresentano oltre il 10% delle attività economiche. E’ quanto risulta dalla fotografia scattata da Unioncamere e InfoCamere sulle imprese di stranieri nel periodo aprile-giugno dell’anno in corso. 

Il 40% di queste imprese si concentra nelle grandi province, a cominciare da Roma, che ha oltre 69mila attività di imprenditori stranieri. In termini di crescita, però, nel periodo aprile-giugno sono state alcune realtà di minor dimensione a far segnare le variazioni più elevate: Brindisi in primo luogo (+3,1%), seguita da Taranto (2,9%) e Terni (+2,8%).

Commercio al dettaglio” (161mila), “lavori di costruzione specializzati” (113mila) e “servizi di  ristorazione” (quasi 47mila) sono i settori in cui le imprese di stranieri sono più numerose. Nei primi due ambiti, inoltre, così come nelle “attività di supporto per le funzioni d'ufficio e altri servizi alle imprese”, nelle “attività di servizi per edifici e paesaggio” e nella “fabbricazione di articoli in pelle”, una impresa su 5 è guidata da persone di origine non italiana. In altri due settori, però, le imprese di stranieri arrivano a rappresentare un terzo del totale. E’ il caso delle 17mila attività di “confezione di articoli di abbigliamento”, pari al 31,4% delle imprese del comparto, e delle 3.400 imprese del settore delle “telecomunicazioni”, che sono il 33,2% del totale. 

Ma da dove provengono gli imprenditori stranieri? L’analisi delle sole imprese individuali (oltre 470mila, il 77,1% del totale, per le quali è possibile associare il paese di nascita al titolare) mostra che le componenti più consistenti sono quella marocchina, cinese e romena, attive in prevalenza nel settore commerciale (le prime due) e nelle costruzioni (i romeni). Mentre le due comunità più numerose (marocchina e cinese) sono distribuite in modo diffuso su tutto il territorio nazionale, per altre nazionalità si assiste a veri e propri fenomeni di clusterizzazione territoriale.
 E’ il caso di  Milano, dove ha sede la più corposa comunità di imprenditori egiziani (il 43,5% del totale), di Roma, ormai area di elezione dei capitani d’azienda provenienti dal Bangladesh (più del 40% delle imprese bengalesi è all’ombra del Cupolone) e di Napoli, dove ha sede il 20,5% di tutte le imprese guidate da persone originarie del Pakistan. 
 

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Italia 'itinerante': oltre 180mila operatori nel commercio ambulante. Il 56% parla straniero ma in alcuni comuni i banchi italiani sono oltre il 90% ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4251C160S123/-italia--itinerante---oltre-180mila-operatori-nel-commercio-ambulante--il-56--parla-straniero-ma-in-alcuni-comuni-i-banchi-italiani-sono-oltre-il-90-.htm Wed, 21 Aug 2019 10:08:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4251C160S123/-italia--itinerante---oltre-180mila-operatori-nel-commercio-ambulante--il-56--parla-straniero-ma-in-alcuni-comuni-i-banchi-italiani-sono-oltre-il-90-.htm Non solo passatempo per la domenica mattina di intere famiglie italiane. Con oltre 183mila operatori, il 22% delle imprese commerciali del Paese, al 30 giugno scorso il commercio in sede mobile si conferma come un canale di vendita sempre più complementare sia al dettaglio in sede fissa che alla grande distribuzione. Il 95% di queste attività (175mila) è costituito da micro-imprese individuali. A disegnare la mappa del fenomeno sono i dati elaborati da Unioncamere-InfoCamere sulla base del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio.

La fotografia scattata sul mondo dell’ambulantato mette in evidenza 6.500 comuni della Penisola con almeno un’impresa ambulante, ma poco meno di 40 quelli che possono contare almeno su 500 attività economiche: poco più di 58mila operatori che rappresentano il 32% di tutto l’universo delle aziende del commercio “itinerante”. Il Registro delle imprese mostra che tra i 37 Comuni con più di 500 imprese di commercio ambulante, la graduatoria per peso percentuale pone sul podio più alto Castel Volturno (in provincia di Caserta), dove 2 imprese su 3 sul totale delle imprese commerciali del territorio è ambulante. A seguire, troviamo San Giuseppe Vesuviano (Napoli) con il 58,5% e Quartu Sant’Elena (Cagliari) dove si sfiora il rapporto uno a due (49,2%). Subito dopo, con percentuali superiori al 40% di rappresentatività dell’imprenditoria del commercio “itinerante” rispetto a quello totale, seguono i Comuni di Lamezia Terme (Catanzaro) con il 49%, Lecce (47,4%) e Agrigento con il 47,2%. 

La forte concentrazione di imprese commerciali in sede mobile si accompagna spesso alla prevalenza di una specifica nazionalità di nascita degli imprenditori. A Caserta il 68,2% viene dal Senegal, a Reggio Calabria ha origini marocchine il 65,1% e a Castel Volturno la comunità più rappresentata è quella nigeriana (58,1%). 

Stranieri, ma non solo

Se a trainare il settore è la forte presenza di operatori stranieri tra gli imprenditori (di poco inferiore alle 100mila unità, il 56% del totale), l’analisi territoriale svela però un’Italia dai profili variegati, con realtà in cui la quota di ambulanti italiani è schiacciante rispetto a quella dei colleghi stranieri. Ad Andria, il 95,3% dei titolari di impresa del commercio ambulante è italiano, ad Enna l’82,1% e anche in grandi città si assiste allo stesso fenomeno: a Bari (oltre il 78,7%) e Brindisi (con il 70,6%) ma anche a Torino, dove gli ambulanti italiani sono il 66,6% dei titolari di esercizi mobili. All’altro estremo, i territori con minore presenza di imprenditori ambulanti nati in Italia sono le province di Catanzaro (solo il 20,5% rispetto al totale), Reggio Calabria (21,3%) e Caserta (23,1%).
Tra i paesi di provenienza degli ambulanti stranieri, quello che presenta di gran lunga il maggior numero di imprenditori è il Marocco (36mila) che concentra quasi il 40% degli ambulanti stranieri a livello nazionale. Seguono a distanza Senegal e Bangladesh, con consistenze analoghe (circa 15mila imprese).

Incrociando i luoghi di nascita dei titolari di imprese individuali con quelli delle province in cui hanno sede le loro imprese, emerge poi la spiccata valenza locale di queste attività, certificata dal fatto che in media il 78% dei titolari svolge la propria attività nella provincia in cui è nato. Lo stretto legame col territorio - che in generale caratterizza tutto il Mezzogiorno - si evidenzia soprattutto a Bari, Palermo e Napoli. Il 97,5% delle imprese ambulanti del capoluogo pugliese ha infatti un titolare nato in uno dei comuni della provincia. Seguono Palermo e Napoli, dove, rispettivamente, il 96,3% e il 95% degli ambulanti proviene dal rispettivo territorio comunale. Ad accezione di Bolzano in quinta posizione, con un ragguardevole 93,5% di ambulanti autoctoni, per trovare una provincia del centro-nord bisogna scorrere la classifica fino al 20° posto, dove si colloca Brescia (83,5%). 

All’opposto, la classifica dei territori in cui l’esercizio del commercio ambulante appare poco attrattivo per i locali vede al primo posto la provincia di Aosta, dove solo il 44,2% degli operatori vanta radici nella provincia. Fra i territori al disotto della soglia del 50% di imprenditoria autoctona del commercio su base mobile si incontrano poi le province di Vercelli (46%), Asti (46,5%) e Alessandria (48,7%).

I territori

A livello territoriale il comparto, al 30 giugno scorso, è caratterizzato da una forte concentrazione (quasi il 40% delle imprese totali) in sole tre regioni: Campania (con oltre 29mila realtà), Lombardia (21.231 imprese registrate) e Sicilia (19.025). Calabria, Sardegna e Toscana (tutte sopra il 25%) sono invece le regioni con l’incidenza percentuale maggiore di imprese ambulanti considerando il totale delle realtà che svolgono attività di commercio al dettaglio. 

I settori

Sotto il profilo settoriale si rileva un peso significativo dell’ambulantato non alimentare ed in particolare il comparto abbigliamento che, nelle sue diverse suddivisioni, rappresenta il 38% del comparto. Al secondo posto, staccata di alcuni decimi di punto, viene la categoria “altri prodotti” (tra cui fiori, cosmetici, detersivi, chincaglieria) con il 37,3% delle attività, e solo al terzo posto il settore alimentare, il cui contributo si ferma al 18,5% di tutti gli esercizi ambulanti (con prevalenza della componente legata ai prodotti ortofrutticoli).

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Non solo passatempo per la domenica mattina di intere famiglie italiane. Con oltre 183mila operatori, il 22% delle imprese commerciali del Paese, al 30 giugno scorso il commercio in sede mobile si conferma come un canale di vendita sempre più complementare sia al dettaglio in sede fissa che alla grande distribuzione. Il 95% di queste attività (175mila) è costituito da micro-imprese individuali. A disegnare la mappa del fenomeno sono i dati elaborati da Unioncamere-InfoCamere sulla base del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio.

La fotografia scattata sul mondo dell’ambulantato mette in evidenza 6.500 comuni della Penisola con almeno un’impresa ambulante, ma poco meno di 40 quelli che possono contare almeno su 500 attività economiche: poco più di 58mila operatori che rappresentano il 32% di tutto l’universo delle aziende del commercio “itinerante”. Il Registro delle imprese mostra che tra i 37 Comuni con più di 500 imprese di commercio ambulante, la graduatoria per peso percentuale pone sul podio più alto Castel Volturno (in provincia di Caserta), dove 2 imprese su 3 sul totale delle imprese commerciali del territorio è ambulante. A seguire, troviamo San Giuseppe Vesuviano (Napoli) con il 58,5% e Quartu Sant’Elena (Cagliari) dove si sfiora il rapporto uno a due (49,2%). Subito dopo, con percentuali superiori al 40% di rappresentatività dell’imprenditoria del commercio “itinerante” rispetto a quello totale, seguono i Comuni di Lamezia Terme (Catanzaro) con il 49%, Lecce (47,4%) e Agrigento con il 47,2%. 

La forte concentrazione di imprese commerciali in sede mobile si accompagna spesso alla prevalenza di una specifica nazionalità di nascita degli imprenditori. A Caserta il 68,2% viene dal Senegal, a Reggio Calabria ha origini marocchine il 65,1% e a Castel Volturno la comunità più rappresentata è quella nigeriana (58,1%). 

Stranieri, ma non solo

Se a trainare il settore è la forte presenza di operatori stranieri tra gli imprenditori (di poco inferiore alle 100mila unità, il 56% del totale), l’analisi territoriale svela però un’Italia dai profili variegati, con realtà in cui la quota di ambulanti italiani è schiacciante rispetto a quella dei colleghi stranieri. Ad Andria, il 95,3% dei titolari di impresa del commercio ambulante è italiano, ad Enna l’82,1% e anche in grandi città si assiste allo stesso fenomeno: a Bari (oltre il 78,7%) e Brindisi (con il 70,6%) ma anche a Torino, dove gli ambulanti italiani sono il 66,6% dei titolari di esercizi mobili. All’altro estremo, i territori con minore presenza di imprenditori ambulanti nati in Italia sono le province di Catanzaro (solo il 20,5% rispetto al totale), Reggio Calabria (21,3%) e Caserta (23,1%).
Tra i paesi di provenienza degli ambulanti stranieri, quello che presenta di gran lunga il maggior numero di imprenditori è il Marocco (36mila) che concentra quasi il 40% degli ambulanti stranieri a livello nazionale. Seguono a distanza Senegal e Bangladesh, con consistenze analoghe (circa 15mila imprese).

Incrociando i luoghi di nascita dei titolari di imprese individuali con quelli delle province in cui hanno sede le loro imprese, emerge poi la spiccata valenza locale di queste attività, certificata dal fatto che in media il 78% dei titolari svolge la propria attività nella provincia in cui è nato. Lo stretto legame col territorio - che in generale caratterizza tutto il Mezzogiorno - si evidenzia soprattutto a Bari, Palermo e Napoli. Il 97,5% delle imprese ambulanti del capoluogo pugliese ha infatti un titolare nato in uno dei comuni della provincia. Seguono Palermo e Napoli, dove, rispettivamente, il 96,3% e il 95% degli ambulanti proviene dal rispettivo territorio comunale. Ad accezione di Bolzano in quinta posizione, con un ragguardevole 93,5% di ambulanti autoctoni, per trovare una provincia del centro-nord bisogna scorrere la classifica fino al 20° posto, dove si colloca Brescia (83,5%). 

All’opposto, la classifica dei territori in cui l’esercizio del commercio ambulante appare poco attrattivo per i locali vede al primo posto la provincia di Aosta, dove solo il 44,2% degli operatori vanta radici nella provincia. Fra i territori al disotto della soglia del 50% di imprenditoria autoctona del commercio su base mobile si incontrano poi le province di Vercelli (46%), Asti (46,5%) e Alessandria (48,7%).

I territori

A livello territoriale il comparto, al 30 giugno scorso, è caratterizzato da una forte concentrazione (quasi il 40% delle imprese totali) in sole tre regioni: Campania (con oltre 29mila realtà), Lombardia (21.231 imprese registrate) e Sicilia (19.025). Calabria, Sardegna e Toscana (tutte sopra il 25%) sono invece le regioni con l’incidenza percentuale maggiore di imprese ambulanti considerando il totale delle realtà che svolgono attività di commercio al dettaglio. 

I settori

Sotto il profilo settoriale si rileva un peso significativo dell’ambulantato non alimentare ed in particolare il comparto abbigliamento che, nelle sue diverse suddivisioni, rappresenta il 38% del comparto. Al secondo posto, staccata di alcuni decimi di punto, viene la categoria “altri prodotti” (tra cui fiori, cosmetici, detersivi, chincaglieria) con il 37,3% delle attività, e solo al terzo posto il settore alimentare, il cui contributo si ferma al 18,5% di tutti gli esercizi ambulanti (con prevalenza della componente legata ai prodotti ortofrutticoli).

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Estate 2019: 7mila imprese balneari ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4256C160S123/estate-2019--7mila-imprese-balneari.htm Tue, 13 Aug 2019 10:08:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4256C160S123/estate-2019--7mila-imprese-balneari.htm Negli ultimi 10 anni +26% per le attività che gestiscono le spiagge italiane
Più di mille le imprese nella riviera romagnola, ma il record della densità spetta a Camaiore: 30,1 imprese per ogni Km di linea costiera

E’ la riviera romagnola la “culla” delle imprese impegnate nelle attività di “gestione di stabilimenti balneari”: 1.064 su 6.823 complessivamente operanti alla data del 30 giugno scorso (il 26% in più di 10 anni fa), come rivela l’indagine di Unioncamere-InfoCamere sulla base dei dati del Registro delle Imprese delle Camere di commercio.

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Negli ultimi 10 anni +26% per le attività che gestiscono le spiagge italiane
Più di mille le imprese nella riviera romagnola, ma il record della densità spetta a Camaiore: 30,1 imprese per ogni Km di linea costiera

E’ la riviera romagnola la “culla” delle imprese impegnate nelle attività di “gestione di stabilimenti balneari”: 1.064 su 6.823 complessivamente operanti alla data del 30 giugno scorso (il 26% in più di 10 anni fa), come rivela l’indagine di Unioncamere-InfoCamere sulla base dei dati del Registro delle Imprese delle Camere di commercio.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Un 2019 ancora senza inflazione ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4257C160S123/un-2019-ancora-senza-inflazione--.htm Mon, 12 Aug 2019 12:08:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4257C160S123/un-2019-ancora-senza-inflazione--.htm La bassa domanda "spegne" anche i prezzi

L’inflazione rimarrà contenuta anche nel 2019. Il calo delle quotazioni delle materie prime, petrolio in testa, unita all’assenza di tensioni sui costi interni prospettano una discesa dell’inflazione sotto all’1% nel 2019. Qualche aumento solo per le utenze dell’energia elettrica e del gas naturale e per alcune tariffe pubbliche, come il trasporto ferroviario e gli asili nido.

E’ questo il messaggio che emerge dal monitoraggio periodico dei prezzi operatato da Unioncamere e Borsa Merci Telematica Italiana (la nota informativa è scaricabile al seguente link: http://web.bmti.it/inflazionealimentare).

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La bassa domanda "spegne" anche i prezzi

L’inflazione rimarrà contenuta anche nel 2019. Il calo delle quotazioni delle materie prime, petrolio in testa, unita all’assenza di tensioni sui costi interni prospettano una discesa dell’inflazione sotto all’1% nel 2019. Qualche aumento solo per le utenze dell’energia elettrica e del gas naturale e per alcune tariffe pubbliche, come il trasporto ferroviario e gli asili nido.

E’ questo il messaggio che emerge dal monitoraggio periodico dei prezzi operatato da Unioncamere e Borsa Merci Telematica Italiana (la nota informativa è scaricabile al seguente link: http://web.bmti.it/inflazionealimentare).

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )