Le News di Unioncamere http://www.unioncamere.gov.it http://www.unioncamere.gov.it/images/logo_camcom.gif http://www.unioncamere.gov.it Le News di Unioncamere Le News di Unioncamere http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss http://www.unioncamere.gov.it <![CDATA[ Italia 'itinerante': oltre 180mila operatori nel commercio ambulante. Il 56% parla straniero ma in alcuni comuni i banchi italiani sono oltre il 90% ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4251C160S123/-italia--itinerante---oltre-180mila-operatori-nel-commercio-ambulante--il-56--parla-straniero-ma-in-alcuni-comuni-i-banchi-italiani-sono-oltre-il-90-.htm Wed, 21 Aug 2019 10:08:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4251C160S123/-italia--itinerante---oltre-180mila-operatori-nel-commercio-ambulante--il-56--parla-straniero-ma-in-alcuni-comuni-i-banchi-italiani-sono-oltre-il-90-.htm Non solo passatempo per la domenica mattina di intere famiglie italiane. Con oltre 183mila operatori, il 22% delle imprese commerciali del Paese, al 30 giugno scorso il commercio in sede mobile si conferma come un canale di vendita sempre più complementare sia al dettaglio in sede fissa che alla grande distribuzione. Il 95% di queste attività (175mila) è costituito da micro-imprese individuali. A disegnare la mappa del fenomeno sono i dati elaborati da Unioncamere-InfoCamere sulla base del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio.

La fotografia scattata sul mondo dell’ambulantato mette in evidenza 6.500 comuni della Penisola con almeno un’impresa ambulante, ma poco meno di 40 quelli che possono contare almeno su 500 attività economiche: poco più di 58mila operatori che rappresentano il 32% di tutto l’universo delle aziende del commercio “itinerante”. Il Registro delle imprese mostra che tra i 37 Comuni con più di 500 imprese di commercio ambulante, la graduatoria per peso percentuale pone sul podio più alto Castel Volturno (in provincia di Caserta), dove 2 imprese su 3 sul totale delle imprese commerciali del territorio è ambulante. A seguire, troviamo San Giuseppe Vesuviano (Napoli) con il 58,5% e Quartu Sant’Elena (Cagliari) dove si sfiora il rapporto uno a due (49,2%). Subito dopo, con percentuali superiori al 40% di rappresentatività dell’imprenditoria del commercio “itinerante” rispetto a quello totale, seguono i Comuni di Lamezia Terme (Catanzaro) con il 49%, Lecce (47,4%) e Agrigento con il 47,2%. 

La forte concentrazione di imprese commerciali in sede mobile si accompagna spesso alla prevalenza di una specifica nazionalità di nascita degli imprenditori. A Caserta il 68,2% viene dal Senegal, a Reggio Calabria ha origini marocchine il 65,1% e a Castel Volturno la comunità più rappresentata è quella nigeriana (58,1%). 

Stranieri, ma non solo

Se a trainare il settore è la forte presenza di operatori stranieri tra gli imprenditori (di poco inferiore alle 100mila unità, il 56% del totale), l’analisi territoriale svela però un’Italia dai profili variegati, con realtà in cui la quota di ambulanti italiani è schiacciante rispetto a quella dei colleghi stranieri. Ad Andria, il 95,3% dei titolari di impresa del commercio ambulante è italiano, ad Enna l’82,1% e anche in grandi città si assiste allo stesso fenomeno: a Bari (oltre il 78,7%) e Brindisi (con il 70,6%) ma anche a Torino, dove gli ambulanti italiani sono il 66,6% dei titolari di esercizi mobili. All’altro estremo, i territori con minore presenza di imprenditori ambulanti nati in Italia sono le province di Catanzaro (solo il 20,5% rispetto al totale), Reggio Calabria (21,3%) e Caserta (23,1%).
Tra i paesi di provenienza degli ambulanti stranieri, quello che presenta di gran lunga il maggior numero di imprenditori è il Marocco (36mila) che concentra quasi il 40% degli ambulanti stranieri a livello nazionale. Seguono a distanza Senegal e Bangladesh, con consistenze analoghe (circa 15mila imprese).

Incrociando i luoghi di nascita dei titolari di imprese individuali con quelli delle province in cui hanno sede le loro imprese, emerge poi la spiccata valenza locale di queste attività, certificata dal fatto che in media il 78% dei titolari svolge la propria attività nella provincia in cui è nato. Lo stretto legame col territorio - che in generale caratterizza tutto il Mezzogiorno - si evidenzia soprattutto a Bari, Palermo e Napoli. Il 97,5% delle imprese ambulanti del capoluogo pugliese ha infatti un titolare nato in uno dei comuni della provincia. Seguono Palermo e Napoli, dove, rispettivamente, il 96,3% e il 95% degli ambulanti proviene dal rispettivo territorio comunale. Ad accezione di Bolzano in quinta posizione, con un ragguardevole 93,5% di ambulanti autoctoni, per trovare una provincia del centro-nord bisogna scorrere la classifica fino al 20° posto, dove si colloca Brescia (83,5%). 

All’opposto, la classifica dei territori in cui l’esercizio del commercio ambulante appare poco attrattivo per i locali vede al primo posto la provincia di Aosta, dove solo il 44,2% degli operatori vanta radici nella provincia. Fra i territori al disotto della soglia del 50% di imprenditoria autoctona del commercio su base mobile si incontrano poi le province di Vercelli (46%), Asti (46,5%) e Alessandria (48,7%).

I territori

A livello territoriale il comparto, al 30 giugno scorso, è caratterizzato da una forte concentrazione (quasi il 40% delle imprese totali) in sole tre regioni: Campania (con oltre 29mila realtà), Lombardia (21.231 imprese registrate) e Sicilia (19.025). Calabria, Sardegna e Toscana (tutte sopra il 25%) sono invece le regioni con l’incidenza percentuale maggiore di imprese ambulanti considerando il totale delle realtà che svolgono attività di commercio al dettaglio. 

I settori

Sotto il profilo settoriale si rileva un peso significativo dell’ambulantato non alimentare ed in particolare il comparto abbigliamento che, nelle sue diverse suddivisioni, rappresenta il 38% del comparto. Al secondo posto, staccata di alcuni decimi di punto, viene la categoria “altri prodotti” (tra cui fiori, cosmetici, detersivi, chincaglieria) con il 37,3% delle attività, e solo al terzo posto il settore alimentare, il cui contributo si ferma al 18,5% di tutti gli esercizi ambulanti (con prevalenza della componente legata ai prodotti ortofrutticoli).

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Non solo passatempo per la domenica mattina di intere famiglie italiane. Con oltre 183mila operatori, il 22% delle imprese commerciali del Paese, al 30 giugno scorso il commercio in sede mobile si conferma come un canale di vendita sempre più complementare sia al dettaglio in sede fissa che alla grande distribuzione. Il 95% di queste attività (175mila) è costituito da micro-imprese individuali. A disegnare la mappa del fenomeno sono i dati elaborati da Unioncamere-InfoCamere sulla base del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio.

La fotografia scattata sul mondo dell’ambulantato mette in evidenza 6.500 comuni della Penisola con almeno un’impresa ambulante, ma poco meno di 40 quelli che possono contare almeno su 500 attività economiche: poco più di 58mila operatori che rappresentano il 32% di tutto l’universo delle aziende del commercio “itinerante”. Il Registro delle imprese mostra che tra i 37 Comuni con più di 500 imprese di commercio ambulante, la graduatoria per peso percentuale pone sul podio più alto Castel Volturno (in provincia di Caserta), dove 2 imprese su 3 sul totale delle imprese commerciali del territorio è ambulante. A seguire, troviamo San Giuseppe Vesuviano (Napoli) con il 58,5% e Quartu Sant’Elena (Cagliari) dove si sfiora il rapporto uno a due (49,2%). Subito dopo, con percentuali superiori al 40% di rappresentatività dell’imprenditoria del commercio “itinerante” rispetto a quello totale, seguono i Comuni di Lamezia Terme (Catanzaro) con il 49%, Lecce (47,4%) e Agrigento con il 47,2%. 

La forte concentrazione di imprese commerciali in sede mobile si accompagna spesso alla prevalenza di una specifica nazionalità di nascita degli imprenditori. A Caserta il 68,2% viene dal Senegal, a Reggio Calabria ha origini marocchine il 65,1% e a Castel Volturno la comunità più rappresentata è quella nigeriana (58,1%). 

Stranieri, ma non solo

Se a trainare il settore è la forte presenza di operatori stranieri tra gli imprenditori (di poco inferiore alle 100mila unità, il 56% del totale), l’analisi territoriale svela però un’Italia dai profili variegati, con realtà in cui la quota di ambulanti italiani è schiacciante rispetto a quella dei colleghi stranieri. Ad Andria, il 95,3% dei titolari di impresa del commercio ambulante è italiano, ad Enna l’82,1% e anche in grandi città si assiste allo stesso fenomeno: a Bari (oltre il 78,7%) e Brindisi (con il 70,6%) ma anche a Torino, dove gli ambulanti italiani sono il 66,6% dei titolari di esercizi mobili. All’altro estremo, i territori con minore presenza di imprenditori ambulanti nati in Italia sono le province di Catanzaro (solo il 20,5% rispetto al totale), Reggio Calabria (21,3%) e Caserta (23,1%).
Tra i paesi di provenienza degli ambulanti stranieri, quello che presenta di gran lunga il maggior numero di imprenditori è il Marocco (36mila) che concentra quasi il 40% degli ambulanti stranieri a livello nazionale. Seguono a distanza Senegal e Bangladesh, con consistenze analoghe (circa 15mila imprese).

Incrociando i luoghi di nascita dei titolari di imprese individuali con quelli delle province in cui hanno sede le loro imprese, emerge poi la spiccata valenza locale di queste attività, certificata dal fatto che in media il 78% dei titolari svolge la propria attività nella provincia in cui è nato. Lo stretto legame col territorio - che in generale caratterizza tutto il Mezzogiorno - si evidenzia soprattutto a Bari, Palermo e Napoli. Il 97,5% delle imprese ambulanti del capoluogo pugliese ha infatti un titolare nato in uno dei comuni della provincia. Seguono Palermo e Napoli, dove, rispettivamente, il 96,3% e il 95% degli ambulanti proviene dal rispettivo territorio comunale. Ad accezione di Bolzano in quinta posizione, con un ragguardevole 93,5% di ambulanti autoctoni, per trovare una provincia del centro-nord bisogna scorrere la classifica fino al 20° posto, dove si colloca Brescia (83,5%). 

All’opposto, la classifica dei territori in cui l’esercizio del commercio ambulante appare poco attrattivo per i locali vede al primo posto la provincia di Aosta, dove solo il 44,2% degli operatori vanta radici nella provincia. Fra i territori al disotto della soglia del 50% di imprenditoria autoctona del commercio su base mobile si incontrano poi le province di Vercelli (46%), Asti (46,5%) e Alessandria (48,7%).

I territori

A livello territoriale il comparto, al 30 giugno scorso, è caratterizzato da una forte concentrazione (quasi il 40% delle imprese totali) in sole tre regioni: Campania (con oltre 29mila realtà), Lombardia (21.231 imprese registrate) e Sicilia (19.025). Calabria, Sardegna e Toscana (tutte sopra il 25%) sono invece le regioni con l’incidenza percentuale maggiore di imprese ambulanti considerando il totale delle realtà che svolgono attività di commercio al dettaglio. 

I settori

Sotto il profilo settoriale si rileva un peso significativo dell’ambulantato non alimentare ed in particolare il comparto abbigliamento che, nelle sue diverse suddivisioni, rappresenta il 38% del comparto. Al secondo posto, staccata di alcuni decimi di punto, viene la categoria “altri prodotti” (tra cui fiori, cosmetici, detersivi, chincaglieria) con il 37,3% delle attività, e solo al terzo posto il settore alimentare, il cui contributo si ferma al 18,5% di tutti gli esercizi ambulanti (con prevalenza della componente legata ai prodotti ortofrutticoli).

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Un terzo dell'industria della vacanza è donna: quasi 150mila le imprese femminili ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4250C160S123/un-terzo-dell-industria-della-vacanza-e-donna--quasi-150mila-le-imprese-femminili.htm Fri, 09 Aug 2019 10:08:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4250C160S123/un-terzo-dell-industria-della-vacanza-e-donna--quasi-150mila-le-imprese-femminili.htm Quasi un terzo dell’industria della vacanza è in mano alle donne d’impresa. Sono infatti oltre 148mila le imprese femminili che si occupano di attività di ristorazione e alloggio, di servizi turistici o legati all’intrattenimento e al divertimento, il 29,5% del totale. Sensibile la crescita di questo insieme in 4 anni: +8,7% e quasi 12mila imprese in più.

Dall’elaborazione effettuata dall’Osservatorio sull’imprenditorialità femminile di Unioncamere e InfoCamere, sulla base dei dati al 30 giugno scorso, emergono con chiarezza i settori turistici a maggior vocazione femminile, ma anche quelli che in questi ultimi anni hanno attratto maggiormente le donne.

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Quasi un terzo dell’industria della vacanza è in mano alle donne d’impresa. Sono infatti oltre 148mila le imprese femminili che si occupano di attività di ristorazione e alloggio, di servizi turistici o legati all’intrattenimento e al divertimento, il 29,5% del totale. Sensibile la crescita di questo insieme in 4 anni: +8,7% e quasi 12mila imprese in più.

Dall’elaborazione effettuata dall’Osservatorio sull’imprenditorialità femminile di Unioncamere e InfoCamere, sulla base dei dati al 30 giugno scorso, emergono con chiarezza i settori turistici a maggior vocazione femminile, ma anche quelli che in questi ultimi anni hanno attratto maggiormente le donne.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Excelsior: in agosto previsti 250mila contratti. Ancora in crescita la difficoltà di reperimento ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4249C160S123/excelsior--in-agosto-previsti-250mila-contratti--ancora-in-crescita-la-difficolta-di-reperimento.htm Tue, 06 Aug 2019 10:08:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4249C160S123/excelsior--in-agosto-previsti-250mila-contratti--ancora-in-crescita-la-difficolta-di-reperimento.htm Dei 250mila contratti di lavoro che le imprese dell’industria e dei servizi intendono stipulare nel mese di agosto, in aumento tendenziale del 7,9%, il 30% comporterà difficoltà di reperimento. Sono alcune delle informazioni contenute nel Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, sulla base dei contratti di lavoro di durata superiore al mese che le imprese prevedono di attivare ad agosto.

Le entrate programmate nel mese in corso mettono in luce variazioni in aumento sia nel settore industriale (+10,7%) le entrate rispetto ad agosto 2018), sia nei servizi (+6,8%).

Anche le previsioni per l’intero trimestre agosto-ottobre presentano uno scenario positivo, con una crescita rispetto all’analogo periodo del 2018 di 52,6mila attivazioni, quale risultante di circa 39,6mila contratti da attivare nel terziario e 13mila nell’industria.

Nel settore industriale a trainare la domanda di lavoro sono i comparti della metallurgia e nella meccatronica con aumenti previsti superiori ai 2.000 contratti rispetto al mese di agosto del 2018; nel terziario, invece, oltre ai servizi alla persona (4.140 contratti in più), sono previsti significativi aumenti (superiori alle 2.000 entrate rispetto ai dodici mesi precedenti) nel comparto turistico (+2.320) nei servizi di trasporto e logistica (+2.470) e nei servizi avanzati di supporto alle imprese (+2.060).

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Dei 250mila contratti di lavoro che le imprese dell’industria e dei servizi intendono stipulare nel mese di agosto, in aumento tendenziale del 7,9%, il 30% comporterà difficoltà di reperimento. Sono alcune delle informazioni contenute nel Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, sulla base dei contratti di lavoro di durata superiore al mese che le imprese prevedono di attivare ad agosto.

Le entrate programmate nel mese in corso mettono in luce variazioni in aumento sia nel settore industriale (+10,7%) le entrate rispetto ad agosto 2018), sia nei servizi (+6,8%).

Anche le previsioni per l’intero trimestre agosto-ottobre presentano uno scenario positivo, con una crescita rispetto all’analogo periodo del 2018 di 52,6mila attivazioni, quale risultante di circa 39,6mila contratti da attivare nel terziario e 13mila nell’industria.

Nel settore industriale a trainare la domanda di lavoro sono i comparti della metallurgia e nella meccatronica con aumenti previsti superiori ai 2.000 contratti rispetto al mese di agosto del 2018; nel terziario, invece, oltre ai servizi alla persona (4.140 contratti in più), sono previsti significativi aumenti (superiori alle 2.000 entrate rispetto ai dodici mesi precedenti) nel comparto turistico (+2.320) nei servizi di trasporto e logistica (+2.470) e nei servizi avanzati di supporto alle imprese (+2.060).

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Vino: prezzi all'ingrosso giù del 10% per l'abbondante uva del 2018 ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4247C160S123/vino--prezzi-all-ingrosso-giu-del-10--per-l-abbondante-uva-del-2018.htm Fri, 02 Aug 2019 11:08:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4247C160S123/vino--prezzi-all-ingrosso-giu-del-10--per-l-abbondante-uva-del-2018.htm L’abbondante uva del 2018 abbatte del 10% il prezzo all’ingrosso del vino. L’effetto della ricca vendemmia registrata in Italia lo scorso anno si continua infatti a vedere sui listini all’ingrosso, che a giugno hanno registrato un -0,4% rispetto a maggio. Su base annua il calo, iniziato negli ultimi mesi del 2018, sfiora ormai la doppia cifra, attestandosi su un -9,4%. Ad essere più penalizzati nel confronto con lo scorso anno sono i vini generici, senza denominazione, con flessioni del -19,5% per i bianchi e del -24,7% per i rosati. Anche tra i DOP-IGP il calo è però evidente, in particolare per i prezzi dei vini di fascia bassa che accusano rispetto a dodici mesi fa un -9,9% per i rossi e un -12,4% per i bianchi.

E’ quanto emerge dall’indice mensile sui prezzi all’ingrosso dei prodotti agroalimentari, elaborato da Unioncamere e BMTI a partire dai prezzi rilevati dalle Camere di commercio, esteso da luglio anche al comparto del vino.

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L’abbondante uva del 2018 abbatte del 10% il prezzo all’ingrosso del vino. L’effetto della ricca vendemmia registrata in Italia lo scorso anno si continua infatti a vedere sui listini all’ingrosso, che a giugno hanno registrato un -0,4% rispetto a maggio. Su base annua il calo, iniziato negli ultimi mesi del 2018, sfiora ormai la doppia cifra, attestandosi su un -9,4%. Ad essere più penalizzati nel confronto con lo scorso anno sono i vini generici, senza denominazione, con flessioni del -19,5% per i bianchi e del -24,7% per i rosati. Anche tra i DOP-IGP il calo è però evidente, in particolare per i prezzi dei vini di fascia bassa che accusano rispetto a dodici mesi fa un -9,9% per i rossi e un -12,4% per i bianchi.

E’ quanto emerge dall’indice mensile sui prezzi all’ingrosso dei prodotti agroalimentari, elaborato da Unioncamere e BMTI a partire dai prezzi rilevati dalle Camere di commercio, esteso da luglio anche al comparto del vino.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Digitale: al via i requisiti per iscriversi all'Elenco dei Manager dell'Innovazione presso Unioncamere ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4245C160S123/digitale--al-via-i-requisiti-per-iscriversi-all-elenco-dei-manager-dell-innovazione-presso-unioncamere.htm Thu, 01 Aug 2019 09:08:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4245C160S123/digitale--al-via-i-requisiti-per-iscriversi-all-elenco-dei-manager-dell-innovazione-presso-unioncamere.htm Laurea in discipline tecnico scientifiche o diploma di tecnico superiore rilasciato dagli ITS; certificazione professionale in settori gestionali e dell’innovazione; esperienza professionale maturata in contesti di innovazione o in tecnologie 4.0. Sono questi i principali requisiti richiesti per l’iscrizione all’Elenco dei Manager dell’Innovazione istituito presso Unioncamere e contenuti nel regolamento disponibile su www.unioncamere.gov.it

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Laurea in discipline tecnico scientifiche o diploma di tecnico superiore rilasciato dagli ITS; certificazione professionale in settori gestionali e dell’innovazione; esperienza professionale maturata in contesti di innovazione o in tecnologie 4.0. Sono questi i principali requisiti richiesti per l’iscrizione all’Elenco dei Manager dell’Innovazione istituito presso Unioncamere e contenuti nel regolamento disponibile su www.unioncamere.gov.it

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Imprese: +29mila tra aprile e giugno, 1 su 3 al Sud ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4241C160S123/imprese---29mila-tra-aprile-e-giugno--1-su-3-al-sud.htm Mon, 29 Jul 2019 10:07:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4241C160S123/imprese---29mila-tra-aprile-e-giugno--1-su-3-al-sud.htm Più dinamici attività professionali, servizi alle imprese e turismo

Segno “+” in tutte le regioni, in recupero artigianato

Note positive e qualche campanello di allarme dall’anagrafe delle imprese nel secondo trimestre del 2019. Tra aprile e giugno i registri delle Camere di commercio hanno ricevuto poco più di 92mila domande di iscrizione, dato in linea con quelli registrati nel secondo trimestre degli ultimi 3 anni, a fronte di quasi 63mila richieste di cancellazione, in aumento nell’ultimo triennio, da parte di imprese esistenti. Il saldo del secondo trimestre del 2019, uno tra i meno brillanti dell’ultimo decennio, risulta pertanto positivo per 29.227 unità ma più basso rispetto a quello dell’anno scorso di quasi duemila realtà.

In termini percentuali, tra aprile e giugno lo stock delle imprese registrate è cresciuto complessivamente dello 0,48% (contro lo 0,52% del secondo trimestre 2018), pari ad un valore assoluto, al 30 giugno di quest’anno, di 6.092.374 unità di cui 1.299.549 artigiane.

Da segnalare come poco più del 13% dell’incremento della base imprenditoriale rilevato nel periodo (quasi 4mila unità) sia frutto del recupero delle imprese artigiane che fanno registrare un incremento pari allo 0,3% (rispetto allo 0,18% del corrispondente trimestre del 2018), determinato principalmente da una significativo aumento delle iscrizioni.

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Più dinamici attività professionali, servizi alle imprese e turismo

Segno “+” in tutte le regioni, in recupero artigianato

Note positive e qualche campanello di allarme dall’anagrafe delle imprese nel secondo trimestre del 2019. Tra aprile e giugno i registri delle Camere di commercio hanno ricevuto poco più di 92mila domande di iscrizione, dato in linea con quelli registrati nel secondo trimestre degli ultimi 3 anni, a fronte di quasi 63mila richieste di cancellazione, in aumento nell’ultimo triennio, da parte di imprese esistenti. Il saldo del secondo trimestre del 2019, uno tra i meno brillanti dell’ultimo decennio, risulta pertanto positivo per 29.227 unità ma più basso rispetto a quello dell’anno scorso di quasi duemila realtà.

In termini percentuali, tra aprile e giugno lo stock delle imprese registrate è cresciuto complessivamente dello 0,48% (contro lo 0,52% del secondo trimestre 2018), pari ad un valore assoluto, al 30 giugno di quest’anno, di 6.092.374 unità di cui 1.299.549 artigiane.

Da segnalare come poco più del 13% dell’incremento della base imprenditoriale rilevato nel periodo (quasi 4mila unità) sia frutto del recupero delle imprese artigiane che fanno registrare un incremento pari allo 0,3% (rispetto allo 0,18% del corrispondente trimestre del 2018), determinato principalmente da una significativo aumento delle iscrizioni.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Un milione di addetti nelle imprese femminili del Mezzogiorno ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4236C160S123/un-milione-di-addetti-nelle-imprese-femminili-del-mezzogiorno.htm Wed, 24 Jul 2019 12:07:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4236C160S123/un-milione-di-addetti-nelle-imprese-femminili-del-mezzogiorno.htm Le imprese femminili del Sud danno lavoro a quasi un milione di persone. E’ quanto emerge dalla lettura dei dati sulle aziende guidate da donne al 31 marzo scorso, elaborati dall’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere e InfoCamere.

I 3 milioni di addetti presenti nelle imprese femminili (che sono più di un milione e 330mila a fine marzo scorso) incidono per meno del 15% sull’occupazione del settore privato. Ma, in Molise e in Sardegna, nelle imprese guidate da donne trovano lavoro oltre il 20% degli addetti delle imprese presenti sul territorio, in Calabria quasi il 20%, in Sicilia, in Umbria e in Abruzzo quasi il 19%, più del 18% in Basilicata.

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Le imprese femminili del Sud danno lavoro a quasi un milione di persone. E’ quanto emerge dalla lettura dei dati sulle aziende guidate da donne al 31 marzo scorso, elaborati dall’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere e InfoCamere.

I 3 milioni di addetti presenti nelle imprese femminili (che sono più di un milione e 330mila a fine marzo scorso) incidono per meno del 15% sull’occupazione del settore privato. Ma, in Molise e in Sardegna, nelle imprese guidate da donne trovano lavoro oltre il 20% degli addetti delle imprese presenti sul territorio, in Calabria quasi il 20%, in Sicilia, in Umbria e in Abruzzo quasi il 19%, più del 18% in Basilicata.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Cybersecurity: crescono le imprese "specialiste" anti-hacker ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4234C160S123/cybersecurity--crescono-le-imprese--specialiste--anti-hacker.htm Fri, 19 Jul 2019 10:07:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4234C160S123/cybersecurity--crescono-le-imprese--specialiste--anti-hacker.htm Dal 2017 imprese e addetti cresciuti di quattro volte
Nell’ultimo anno +11% per il fatturato

Con la digitalizzazione sempre più diffusa crescono anche i rischi per la sicurezza e la privacy come dimostra la crescita mondiale del Cybercrime. Sebbene la percezione dei rischi legati ai crimini informatici nel nostro Paese sia ancora molto bassa, negli ultimi anni si è assistito ad una crescita molto significativa del numero di imprese che offrono strumenti e servizi per combattere questa nuova minaccia.

Secondo un’elaborazione Unioncamere-InfoCamere sui dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio, tra la fine del 2017 e i primi tre mesi del 2019 le imprese italiane che offrono servizi nel campo della sicurezza informatica o della cyber-security sono aumentate di oltre il 300%, passando da poco meno di 700 a oltre 2.800 unità. Non solo nuove aziende ma anche realtà esistenti che, negli ultimi 18 mesi, hanno fatto ingresso nel comparto rivedendo la descrizione della propria attività prevalente. A questo ‘balzo’ nel numero degli operatori ha fatto eco un aumento ancora più marcato (quattro volte) nel numero degli addetti, passati nello stesso periodo da 5.600 a 23.300 unità, corrispondenti ad una media di 8 addetti per azienda al 31 marzo di quest’anno.

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Dal 2017 imprese e addetti cresciuti di quattro volte
Nell’ultimo anno +11% per il fatturato

Con la digitalizzazione sempre più diffusa crescono anche i rischi per la sicurezza e la privacy come dimostra la crescita mondiale del Cybercrime. Sebbene la percezione dei rischi legati ai crimini informatici nel nostro Paese sia ancora molto bassa, negli ultimi anni si è assistito ad una crescita molto significativa del numero di imprese che offrono strumenti e servizi per combattere questa nuova minaccia.

Secondo un’elaborazione Unioncamere-InfoCamere sui dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio, tra la fine del 2017 e i primi tre mesi del 2019 le imprese italiane che offrono servizi nel campo della sicurezza informatica o della cyber-security sono aumentate di oltre il 300%, passando da poco meno di 700 a oltre 2.800 unità. Non solo nuove aziende ma anche realtà esistenti che, negli ultimi 18 mesi, hanno fatto ingresso nel comparto rivedendo la descrizione della propria attività prevalente. A questo ‘balzo’ nel numero degli operatori ha fatto eco un aumento ancora più marcato (quattro volte) nel numero degli addetti, passati nello stesso periodo da 5.600 a 23.300 unità, corrispondenti ad una media di 8 addetti per azienda al 31 marzo di quest’anno.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Lavoro: 2 milioni di contratti l'anno per diplomati e laureati ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4231C160S123/lavoro--2-milioni-di-contratti-l-anno-per-diplomati-e-laureati.htm Mon, 15 Jul 2019 11:07:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4231C160S123/lavoro--2-milioni-di-contratti-l-anno-per-diplomati-e-laureati.htm È tempo di scelte per i nostri diplomati che devono decidere se proporsi sul mercato del lavoro o proseguire il percorso di studi. Le tendenze della prima metà dell’anno sembrano confermare le positive indicazioni sui contratti che le imprese intendevano stipulare nel 2018: circa 1,6 milioni quelli destinati ai diplomati. Anche per i laureati però ci sono buone opportunità e le indicazioni finora emerse confermano che si dovrebbe superare la quota di 550mila contratti in cui è richiesto il possesso di una laurea. Questi ed altri dati emergono dagli approfondimenti tematici del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con Anpal. 


Tra i diplomi più richiesti dalle imprese spiccano quelli ad indirizzo amministrativo, finanziario e marketing, seguiti dall’indirizzo meccanico e meccatronico, dal settore turistico ed enogastronomico, dall’elettronica ed elettrotecnica e dall’informatica e telecomunicazioni. Tra le professioni di sbocco per i diplomati, il 51,8% dei disegnatori industriali è difficile da reperire; difficoltà anche superiori si registrano per i tecnici elettronici (57,7%) e per gli elettrotecnici (71,5%). 


Per quanto riguarda i laureati, la richiesta da parte delle imprese interessa principalmente gli indirizzi economico e, a seguire, ingegneria, insegnamento, formazione, sanitario e paramedico. Anche in questo caso le difficoltà di reperimento per i profili di sbocco dei laureati sono spesso elevate: 48,4% per gli specialisti nei rapporti con il mercato, il 52,5% per gli ingegneri energetici e meccanici e il 64,8% per gli analisti e progettisti di software. 


Tutti questi dati sono analizzati dettagliatamente alla pagina “Le opportunità di lavoro per diplomati e laureati” da oggi disponibile sul portale Excelsior.

 
 

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È tempo di scelte per i nostri diplomati che devono decidere se proporsi sul mercato del lavoro o proseguire il percorso di studi. Le tendenze della prima metà dell’anno sembrano confermare le positive indicazioni sui contratti che le imprese intendevano stipulare nel 2018: circa 1,6 milioni quelli destinati ai diplomati. Anche per i laureati però ci sono buone opportunità e le indicazioni finora emerse confermano che si dovrebbe superare la quota di 550mila contratti in cui è richiesto il possesso di una laurea. Questi ed altri dati emergono dagli approfondimenti tematici del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con Anpal. 


Tra i diplomi più richiesti dalle imprese spiccano quelli ad indirizzo amministrativo, finanziario e marketing, seguiti dall’indirizzo meccanico e meccatronico, dal settore turistico ed enogastronomico, dall’elettronica ed elettrotecnica e dall’informatica e telecomunicazioni. Tra le professioni di sbocco per i diplomati, il 51,8% dei disegnatori industriali è difficile da reperire; difficoltà anche superiori si registrano per i tecnici elettronici (57,7%) e per gli elettrotecnici (71,5%). 


Per quanto riguarda i laureati, la richiesta da parte delle imprese interessa principalmente gli indirizzi economico e, a seguire, ingegneria, insegnamento, formazione, sanitario e paramedico. Anche in questo caso le difficoltà di reperimento per i profili di sbocco dei laureati sono spesso elevate: 48,4% per gli specialisti nei rapporti con il mercato, il 52,5% per gli ingegneri energetici e meccanici e il 64,8% per gli analisti e progettisti di software. 


Tutti questi dati sono analizzati dettagliatamente alla pagina “Le opportunità di lavoro per diplomati e laureati” da oggi disponibile sul portale Excelsior.

 
 

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Riparte il Premio "Storie di Alternanza": pubblicato il bando della terza edizione ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4228C160S123/riparte-il-premio--storie-di-alternanza---pubblicato-il-bando-della-terza-edizione.htm Thu, 11 Jul 2019 11:07:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4228C160S123/riparte-il-premio--storie-di-alternanza---pubblicato-il-bando-della-terza-edizione.htm Ai blocchi di partenza la terza edizione del Premio “Storie di Alternanza”, anno scolastico 2019/2020, iniziativa promossa da Unioncamere e dalle Camere di commercio italiane.

Con la pubblicazione del bando sul sito di Unioncamere (www.unioncamere.gov.it) e sul sito del Premio (www.storiedialternanza.it) si riaccendono i motori del concorso che – stando ai numeri delle due precedenti edizioni  – ha destato grandissimo interesse: sono stati, infatti, oltre 18.000 gli studenti che hanno partecipato alle due competizioni e oltre 1.600 i video racconti presentati.  

Il Premio intende contribuire ad accrescere la qualità e l'efficacia dei percorsi  per le competenza trasversali e per l’orientamento, attivare una proficua collaborazione tra le scuole, le imprese e gli enti coinvolti, rendere significativa l’esperienza attraverso la realizzazione di video-racconti che descrivano le attività svolte e le competenze maturate nel progetto di alternanza, grazie anche al supporto dei tutor scolastici e aziendali, sempre più protagonisti delle esperienze degli studenti.

Come le precedenti, anche la nuova edizione prevede 2 categorie di concorso (Licei e Istituti tecnici e professionali) e 2 sessioni, con candidature possibili, rispettivamente, dal 9 settembre al 21 ottobre 2019 e dal 3 febbraio al 20 aprile 2020, per premiare i progetti di alternanza realizzati a partire dall’anno scolastico 2018/2019.

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Ai blocchi di partenza la terza edizione del Premio “Storie di Alternanza”, anno scolastico 2019/2020, iniziativa promossa da Unioncamere e dalle Camere di commercio italiane.

Con la pubblicazione del bando sul sito di Unioncamere (www.unioncamere.gov.it) e sul sito del Premio (www.storiedialternanza.it) si riaccendono i motori del concorso che – stando ai numeri delle due precedenti edizioni  – ha destato grandissimo interesse: sono stati, infatti, oltre 18.000 gli studenti che hanno partecipato alle due competizioni e oltre 1.600 i video racconti presentati.  

Il Premio intende contribuire ad accrescere la qualità e l'efficacia dei percorsi  per le competenza trasversali e per l’orientamento, attivare una proficua collaborazione tra le scuole, le imprese e gli enti coinvolti, rendere significativa l’esperienza attraverso la realizzazione di video-racconti che descrivano le attività svolte e le competenze maturate nel progetto di alternanza, grazie anche al supporto dei tutor scolastici e aziendali, sempre più protagonisti delle esperienze degli studenti.

Come le precedenti, anche la nuova edizione prevede 2 categorie di concorso (Licei e Istituti tecnici e professionali) e 2 sessioni, con candidature possibili, rispettivamente, dal 9 settembre al 21 ottobre 2019 e dal 3 febbraio al 20 aprile 2020, per premiare i progetti di alternanza realizzati a partire dall’anno scolastico 2018/2019.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ In Italia 3 milioni di green jobs, il 13% degli occupati. Quest'anno 474.000 nuovi contratti attivati ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4225C160S123/in-italia-3-milioni-di-green-jobs--il-13--degli-occupati--quest-anno-474-000-nuovi-contratti-attivati.htm Wed, 10 Jul 2019 10:07:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4225C160S123/in-italia-3-milioni-di-green-jobs--il-13--degli-occupati--quest-anno-474-000-nuovi-contratti-attivati.htm Un antidoto contro la crisi prima, uno stimolo per agganciare e sostenere la ripresa poi. E un indubbio fattore di competitività: che trova le sue radici nel peculiare modello economico nazionale, in cui efficienza, qualità e bellezza, coesione sociale e legami territoriali alimentano i fatturati delle imprese. E anche un’arma in più per contrastare i mutamenti climatici, in linea con quanto indicato dal recente rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change). Questo dimostra di essere la green economy italiana, grazie a quelle aziende, un quarto del totale, che negli ultimi cinque anni hanno fatto investimenti green.

Lo racconta GreenItaly 2018: il nono rapporto di Fondazione Symbola e Unioncamere – promosso in collaborazione con il Conai e Novamont, con il patrocinio del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare – che misura e pesa la forza della green economy nazionale (oltre 200 best practice raccontate, grazie anche alla collaborazione di circa trenta esperti). Sono oltre 345.000 le imprese italiane dell’industria e dei servizi con dipendenti che hanno investito nel periodo 2014-2017, o prevedono di farlo entro la fine del 2018 (nell’arco, dunque, di un quinquennio) in prodotti e tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2. In pratica un’azienda italiana su quattro, il 24,9% dell’intera imprenditoria extra-agricola. E nel manifatturiero sono quasi una su tre (30,7%). Solo quest’anno, anche sulla spinta dei primi segni tangibili di ripresa, circa 207 mila aziende hanno investito, o intendono farlo entro dicembre, sulla sostenibilità e l’efficienza.

Il rapporto è stato presentato, oggi, a Bologna, presso la sede della Regione Emilia Romagna, da Giuseppe Tripoli, segretario generale Unioncamere nazionale; ha coordinato il dibattito Paolo Giacomin, direttore de Il Resto del Carlino. Ne hanno discusso Ermete Realacci, presidente Fondazione Symbola, Stefano Bonaccini, presidente Regione Emilia Romagna, Alberto Vacchi, presidente e AD IMA S.p.A.

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Un antidoto contro la crisi prima, uno stimolo per agganciare e sostenere la ripresa poi. E un indubbio fattore di competitività: che trova le sue radici nel peculiare modello economico nazionale, in cui efficienza, qualità e bellezza, coesione sociale e legami territoriali alimentano i fatturati delle imprese. E anche un’arma in più per contrastare i mutamenti climatici, in linea con quanto indicato dal recente rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change). Questo dimostra di essere la green economy italiana, grazie a quelle aziende, un quarto del totale, che negli ultimi cinque anni hanno fatto investimenti green.

Lo racconta GreenItaly 2018: il nono rapporto di Fondazione Symbola e Unioncamere – promosso in collaborazione con il Conai e Novamont, con il patrocinio del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare – che misura e pesa la forza della green economy nazionale (oltre 200 best practice raccontate, grazie anche alla collaborazione di circa trenta esperti). Sono oltre 345.000 le imprese italiane dell’industria e dei servizi con dipendenti che hanno investito nel periodo 2014-2017, o prevedono di farlo entro la fine del 2018 (nell’arco, dunque, di un quinquennio) in prodotti e tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2. In pratica un’azienda italiana su quattro, il 24,9% dell’intera imprenditoria extra-agricola. E nel manifatturiero sono quasi una su tre (30,7%). Solo quest’anno, anche sulla spinta dei primi segni tangibili di ripresa, circa 207 mila aziende hanno investito, o intendono farlo entro dicembre, sulla sostenibilità e l’efficienza.

Il rapporto è stato presentato, oggi, a Bologna, presso la sede della Regione Emilia Romagna, da Giuseppe Tripoli, segretario generale Unioncamere nazionale; ha coordinato il dibattito Paolo Giacomin, direttore de Il Resto del Carlino. Ne hanno discusso Ermete Realacci, presidente Fondazione Symbola, Stefano Bonaccini, presidente Regione Emilia Romagna, Alberto Vacchi, presidente e AD IMA S.p.A.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ America Latina: per l'Italia rapporti commerciali da 5 miliardi in tre mesi ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4222C160S123/america-latina--per-l-italia-rapporti-commerciali-da-5-miliardi-in-tre-mesi-.htm Fri, 05 Jul 2019 13:07:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4222C160S123/america-latina--per-l-italia-rapporti-commerciali-da-5-miliardi-in-tre-mesi-.htm Oggi a Roma, nella sede di Unioncamere, la Fondazione Osservatorio PyME, in collaborazione con Unioncamere, Formiche e con il patrocinio dell'Ambasciata Colombiana in Italia, ha organizzato l'evento "Le mappe industriali dell’America Latina - Imprese italiane e opportunità d’investimento: il caso Colombia".

L'iniziativa ha permesso di fornire alle aziende italiane le linee guida utili per mappare e monitorare le opportunità d’investimento e gli spazi reali di collaborazione offerti, in vari settori (agroalimentare, chimico, farmaceutico, tessile e abbigliamento) dai territori latino-americani, con focus particolare sul mercato colombiano. Nel corso dell'evento è stato presentato anche lo studio realizzato dalla Fondazione Osservatorio PyME in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e EU-LAC Foundation https://bit.ly/2LJzGKf

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Oggi a Roma, nella sede di Unioncamere, la Fondazione Osservatorio PyME, in collaborazione con Unioncamere, Formiche e con il patrocinio dell'Ambasciata Colombiana in Italia, ha organizzato l'evento "Le mappe industriali dell’America Latina - Imprese italiane e opportunità d’investimento: il caso Colombia".

L'iniziativa ha permesso di fornire alle aziende italiane le linee guida utili per mappare e monitorare le opportunità d’investimento e gli spazi reali di collaborazione offerti, in vari settori (agroalimentare, chimico, farmaceutico, tessile e abbigliamento) dai territori latino-americani, con focus particolare sul mercato colombiano. Nel corso dell'evento è stato presentato anche lo studio realizzato dalla Fondazione Osservatorio PyME in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e EU-LAC Foundation https://bit.ly/2LJzGKf

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ L'Italia è tra i primi cinque paesi al mondo per surplus manifatturiero con 106,9 mld di dollari ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4220C160S123/l-italia-e-tra-i-primi-cinque-paesi-al-mondo-per-surplus-manifatturiero-con-106-9-mld-di-dollari.htm Fri, 05 Jul 2019 12:07:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4220C160S123/l-italia-e-tra-i-primi-cinque-paesi-al-mondo-per-surplus-manifatturiero-con-106-9-mld-di-dollari.htm C'è un'Italia appassionata e apprezzata nel mondo, che produce ricchezza puntando su qualità e innovazione. Un’Italia di cui essere orgogliosi di cui spesso, però, non c’è piena consapevolezza. Il rapporto I.T.A.L.I.A. 2019 – Geografie del nuovo made in Italy acronimo e racconto dell’identità produttiva e sociale italiana - dall’Industria al Turismo, dall’Agroalimentare al Localismo, dall’Innovazione all’Arte e alla Cultura – è un viaggio di scoperta in un Paese che ha i talenti e le risorse per guardare negli occhi il futuro, è realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison con il sostegno di Intesa Sanpaolo.  Presentato, oggi, a Treia, nella sessione di apertura del XVII Seminario estivo di Symbola, il rapporto nasce per raccontare questa parte del Paese. Arrivato alla sua quarta edizione è stato realizzato in collaborazione con IMA e Comieco; con la partnership tecnica di Google, Ipsos Italia e di Si.Camera e il patrocinio dei ministeri degli Affari Esteri, dell'Ambiente.

Scorrendo le pagine della ricerca scopriamo che spesso l'Italia non sa di essere innovativa, versatile, creativa, reattiva, competitiva e vincente. L’indagine condotta da Ipsos, all’interno del rapporto, è proprio sulla percezione e consapevolezza delle capacità del Bel Paese. L’Italia è tra i primi 10 Paesi al mondo per investimenti in ricerca e sviluppo: solo il 13% degli italiani ne è consapevole, e addirittura quasi uno su due (45%) la ritiene una notizia poco attendibile. Siamo il primo Paese europeo per riciclo di rifiuti col 76,9% del totale di quelli prodotti: ma solo un italiano su 10 lo sa e addirittura il 51% ritiene questa notizia non credibile. Al tema della consapevolezza si aggiunge insomma quello della fiducia. Eppure all’estero cresce la domanda di Italia. In base all’analisi svolta sulle ricerche effettuate su Google, il numero di quelle legate al made in Italy e alle parole chiave ad esso riconducibili – un fondamentale indicatore della notorietà e del desiderio dei prodotti italiani nel mondo – è cresciuto del 56% tra il 2015 e il 2018.

Da record il surplus commerciale manifatturiero, quello dell’Italia è infatti il quinto al mondo - con 106,9 miliardi di dollari - dietro alla Cina, alla Germania, alla Corea del Sud e al Giappone. Performance sostenute da migliaia di imprese medio-grandi, medie e piccole che ci fanno competere sui mercati globali grazie alle capacità di essere flessibili, attive in tanti campi diversi. I fattori vincenti del made in Italy si confermano essere la creatività, l’innovazione, il design, i settori hi-tech come la meccanica o i mezzi di trasporto.
 

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C'è un'Italia appassionata e apprezzata nel mondo, che produce ricchezza puntando su qualità e innovazione. Un’Italia di cui essere orgogliosi di cui spesso, però, non c’è piena consapevolezza. Il rapporto I.T.A.L.I.A. 2019 – Geografie del nuovo made in Italy acronimo e racconto dell’identità produttiva e sociale italiana - dall’Industria al Turismo, dall’Agroalimentare al Localismo, dall’Innovazione all’Arte e alla Cultura – è un viaggio di scoperta in un Paese che ha i talenti e le risorse per guardare negli occhi il futuro, è realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison con il sostegno di Intesa Sanpaolo.  Presentato, oggi, a Treia, nella sessione di apertura del XVII Seminario estivo di Symbola, il rapporto nasce per raccontare questa parte del Paese. Arrivato alla sua quarta edizione è stato realizzato in collaborazione con IMA e Comieco; con la partnership tecnica di Google, Ipsos Italia e di Si.Camera e il patrocinio dei ministeri degli Affari Esteri, dell'Ambiente.

Scorrendo le pagine della ricerca scopriamo che spesso l'Italia non sa di essere innovativa, versatile, creativa, reattiva, competitiva e vincente. L’indagine condotta da Ipsos, all’interno del rapporto, è proprio sulla percezione e consapevolezza delle capacità del Bel Paese. L’Italia è tra i primi 10 Paesi al mondo per investimenti in ricerca e sviluppo: solo il 13% degli italiani ne è consapevole, e addirittura quasi uno su due (45%) la ritiene una notizia poco attendibile. Siamo il primo Paese europeo per riciclo di rifiuti col 76,9% del totale di quelli prodotti: ma solo un italiano su 10 lo sa e addirittura il 51% ritiene questa notizia non credibile. Al tema della consapevolezza si aggiunge insomma quello della fiducia. Eppure all’estero cresce la domanda di Italia. In base all’analisi svolta sulle ricerche effettuate su Google, il numero di quelle legate al made in Italy e alle parole chiave ad esso riconducibili – un fondamentale indicatore della notorietà e del desiderio dei prodotti italiani nel mondo – è cresciuto del 56% tra il 2015 e il 2018.

Da record il surplus commerciale manifatturiero, quello dell’Italia è infatti il quinto al mondo - con 106,9 miliardi di dollari - dietro alla Cina, alla Germania, alla Corea del Sud e al Giappone. Performance sostenute da migliaia di imprese medio-grandi, medie e piccole che ci fanno competere sui mercati globali grazie alle capacità di essere flessibili, attive in tanti campi diversi. I fattori vincenti del made in Italy si confermano essere la creatività, l’innovazione, il design, i settori hi-tech come la meccanica o i mezzi di trasporto.
 

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Excelsior: previste oltre 427mila entrate a luglio (1,13 milioni nel trimestre) ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4218C160S123/excelsior--previste-oltre-427mila-entrate-a-luglio--1-13-milioni-nel-trimestre-.htm Thu, 04 Jul 2019 10:07:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4218C160S123/excelsior--previste-oltre-427mila-entrate-a-luglio--1-13-milioni-nel-trimestre-.htm Sembra confermarsi, anche per i prossimi mesi, il trend di crescita dell’occupazione in Italia.
A luglio i contratti da attivare, nelle previsioni delle imprese, ammonteranno a 427,7mila con una crescita rispetto allo stesso mese del 2018 di oltre 10mila entrate. Considerando l’intero trimestre i contratti previsti supererebbero quota 1,13 milioni, ossia 50,5 mila in più del terzo trimestre del 2018 (+4,8%). E’ quanto emerge dai dati del Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal.

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Sembra confermarsi, anche per i prossimi mesi, il trend di crescita dell’occupazione in Italia.
A luglio i contratti da attivare, nelle previsioni delle imprese, ammonteranno a 427,7mila con una crescita rispetto allo stesso mese del 2018 di oltre 10mila entrate. Considerando l’intero trimestre i contratti previsti supererebbero quota 1,13 milioni, ossia 50,5 mila in più del terzo trimestre del 2018 (+4,8%). E’ quanto emerge dai dati del Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Firmato il Protocollo d'Intesa tra Transparency International Italia e Unioncamere ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4216C160S123/firmato-il-protocollo-d-intesa-tra-transparency-international-italia-e-unioncamere.htm Wed, 03 Jul 2019 10:07:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4216C160S123/firmato-il-protocollo-d-intesa-tra-transparency-international-italia-e-unioncamere.htm Transparency International Italia e Unioncamere hanno siglato un protocollo d’Intesa che si pone come il naturale coronamento di anni di collaborazioni e attività che hanno visto le due organizzazioni impegnate sullo stesso fronte di promozione della legalità e lotta alla corruzione nel settore privato.

La diffusione della cultura della legalità nella società civile, e in particolare nel settore economico della piccola e media impresa, è il principale obiettivo che accomuna i due enti e che costituisce la base del protocollo recentemente siglato.

Questo obiettivo si tradurrà poi in diverse attività comuni indirizzate direttamente alle aziende italiane per metterle nella condizione di beneficiare delle buone pratiche e degli strumenti anticorruzione sviluppati sia da Unioncamere che da Transparency International Italia, associazione da anni impegnata nel contrasto del fenomeno della corruzione nel nostro Paese.

 

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Transparency International Italia e Unioncamere hanno siglato un protocollo d’Intesa che si pone come il naturale coronamento di anni di collaborazioni e attività che hanno visto le due organizzazioni impegnate sullo stesso fronte di promozione della legalità e lotta alla corruzione nel settore privato.

La diffusione della cultura della legalità nella società civile, e in particolare nel settore economico della piccola e media impresa, è il principale obiettivo che accomuna i due enti e che costituisce la base del protocollo recentemente siglato.

Questo obiettivo si tradurrà poi in diverse attività comuni indirizzate direttamente alle aziende italiane per metterle nella condizione di beneficiare delle buone pratiche e degli strumenti anticorruzione sviluppati sia da Unioncamere che da Transparency International Italia, associazione da anni impegnata nel contrasto del fenomeno della corruzione nel nostro Paese.

 

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Siglato Protocollo d'intesa tra la Commissione bicamerale d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e Unioncamere ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4214C160S123/siglato-protocollo-d-intesa-tra-la-commissione-bicamerale-d-inchiesta-sul-ciclo-dei-rifiuti-e-unioncamere.htm Tue, 25 Jun 2019 15:06:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4214C160S123/siglato-protocollo-d-intesa-tra-la-commissione-bicamerale-d-inchiesta-sul-ciclo-dei-rifiuti-e-unioncamere.htm Scambio di informazioni sulle imprese e di dati ambientali, per favorire l’analisi e il contrasto dei fenomeni illeciti nel settore rifiuti. Sono questi gli obiettivi principali del protocollo d'intesa tra la Commissione bicamerale d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e Unioncamere. Il protocollo è stato sottoscritto oggi dal presidente della Commissione Stefano Vignaroli e dal segretario generale di Unioncamere Giuseppe Tripoli presso Palazzo San Macuto.

Grazie al protocollo, per lo svolgimento dei propri compiti istituzionali la Commissione potrà consultare le banche dati ambientali e quelle delle Camere di commercio. Nello specifico, la Commissione potrà avere accesso alla banca dati MUD e a quella dell’Albo nazionale gestori ambientali. La prima raccoglie copia del Modello unico di dichiarazione ambientale con il quale imprese ed enti comunicano la quantità di rifiuti prodotti, trasportati e gestiti, comprese le autorizzazioni ambientali che le Camere di commercio raccolgono annualmente e che mettono a disposizione della pubblica amministrazione. La seconda invece raccoglie tutte le ditte iscritte all’Albo perché operanti nella gestione dei rifiuti. La Commissione avrà inoltre accesso all’area di ricerca libera di altri registri ambientali e al Registro delle imprese. La consultazione delle banche dati avverrà sempre secondo criteri di riservatezza e sarà strettamente legata alle inchieste deliberate dalla Commissione.

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Scambio di informazioni sulle imprese e di dati ambientali, per favorire l’analisi e il contrasto dei fenomeni illeciti nel settore rifiuti. Sono questi gli obiettivi principali del protocollo d'intesa tra la Commissione bicamerale d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e Unioncamere. Il protocollo è stato sottoscritto oggi dal presidente della Commissione Stefano Vignaroli e dal segretario generale di Unioncamere Giuseppe Tripoli presso Palazzo San Macuto.

Grazie al protocollo, per lo svolgimento dei propri compiti istituzionali la Commissione potrà consultare le banche dati ambientali e quelle delle Camere di commercio. Nello specifico, la Commissione potrà avere accesso alla banca dati MUD e a quella dell’Albo nazionale gestori ambientali. La prima raccoglie copia del Modello unico di dichiarazione ambientale con il quale imprese ed enti comunicano la quantità di rifiuti prodotti, trasportati e gestiti, comprese le autorizzazioni ambientali che le Camere di commercio raccolgono annualmente e che mettono a disposizione della pubblica amministrazione. La seconda invece raccoglie tutte le ditte iscritte all’Albo perché operanti nella gestione dei rifiuti. La Commissione avrà inoltre accesso all’area di ricerca libera di altri registri ambientali e al Registro delle imprese. La consultazione delle banche dati avverrà sempre secondo criteri di riservatezza e sarà strettamente legata alle inchieste deliberate dalla Commissione.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Il sistema produttivo culturale e creativo del 2018 cresce rispetto all'anno precedente e sfiora i 96 miliardi di euro ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4200C160S123/il-sistema-produttivo-culturale-e-creativo-del-2018-cresce-rispetto-all-anno-precedente-e-sfiora-i-96-miliardi-di-euro.htm Thu, 20 Jun 2019 11:06:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4200C160S123/il-sistema-produttivo-culturale-e-creativo-del-2018-cresce-rispetto-all-anno-precedente-e-sfiora-i-96-miliardi-di-euro.htm La cultura è uno dei motori trainanti dell’economia italiana, uno dei fattori che più esaltano la qualità e la competitività del made in Italy. Il Sistema Produttivo Culturale e Creativo, fatto da imprese, PA e non profit, genera quasi 96 miliardi di euro e attiva altri settori dell’economia, arrivando a muovere, nell’insieme, 265,4 miliardi, equivalenti al 16,9% del valore aggiunto nazionale. Un dato comprensivo del valore prodotto dalle filiere del settore, ma anche di quella parte dell’economia che beneficia di cultura e creatività e che da queste viene stimolata, a cominciare dal turismo. Una ricchezza che si riflette in positivo anche sull’occupazione: il solo Sistema Produttivo Culturale e Creativo dà lavoro a 1,55 milioni di persone, che rappresentano il 6,1% del totale degli occupati in Italia. Nel complesso, quello produttivo culturale e creativo è un sistema con il segno più: nel 2018 ha prodotto un valore aggiunto del 2,9% (a prezzi correnti) superiore all’anno precedente. Gli occupati sono 1.55 milioni con una crescita dell’1,5%, superiore a quella del complesso dell’economia (+0,9%).

 

È quanto emerge dal Rapporto 2019 “Io sono cultura – l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi”, arrivato alla IX edizione, elaborato da Fondazione Symbola e Unioncamere, con la collaborazione e il sostegno della Regione Marche, presentato oggi a Roma, al MIBAC, dal presidente di Symbola, Ermete Realacci, dal Segretario generale di Unioncamere Giuseppe Tripoli, con il coordinamento del Segretario generale di Symbola, Fabio Renzi.

 

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La cultura è uno dei motori trainanti dell’economia italiana, uno dei fattori che più esaltano la qualità e la competitività del made in Italy. Il Sistema Produttivo Culturale e Creativo, fatto da imprese, PA e non profit, genera quasi 96 miliardi di euro e attiva altri settori dell’economia, arrivando a muovere, nell’insieme, 265,4 miliardi, equivalenti al 16,9% del valore aggiunto nazionale. Un dato comprensivo del valore prodotto dalle filiere del settore, ma anche di quella parte dell’economia che beneficia di cultura e creatività e che da queste viene stimolata, a cominciare dal turismo. Una ricchezza che si riflette in positivo anche sull’occupazione: il solo Sistema Produttivo Culturale e Creativo dà lavoro a 1,55 milioni di persone, che rappresentano il 6,1% del totale degli occupati in Italia. Nel complesso, quello produttivo culturale e creativo è un sistema con il segno più: nel 2018 ha prodotto un valore aggiunto del 2,9% (a prezzi correnti) superiore all’anno precedente. Gli occupati sono 1.55 milioni con una crescita dell’1,5%, superiore a quella del complesso dell’economia (+0,9%).

 

È quanto emerge dal Rapporto 2019 “Io sono cultura – l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi”, arrivato alla IX edizione, elaborato da Fondazione Symbola e Unioncamere, con la collaborazione e il sostegno della Regione Marche, presentato oggi a Roma, al MIBAC, dal presidente di Symbola, Ermete Realacci, dal Segretario generale di Unioncamere Giuseppe Tripoli, con il coordinamento del Segretario generale di Symbola, Fabio Renzi.

 

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Brennero: in arrivo limitazioni al traffico dei Tir. A rischio le esportazioni italiane ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4198C160S123/brennero--in-arrivo-limitazioni-al-traffico-dei-tir--a-rischio-le-esportazioni-italiane.htm Wed, 19 Jun 2019 11:06:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4198C160S123/brennero--in-arrivo-limitazioni-al-traffico-dei-tir--a-rischio-le-esportazioni-italiane.htm Sono in arrivo pesanti limitazioni al traffico delle merci italiane diretto verso l’Austria, la Germania e i Paesi del Nord Europa. Il 1° agosto, infatti, entreranno in vigore le nuove norme varate dal Governo del Tirolo per contenere la circolazione dei tir al Passo del Brennero. Il provvedimento mette a rischio una quota importante delle nostre esportazioni. Infatti, l’interscambio commerciale tra l’Italia e i Paesi del Corridoio Scandivano-Mediterraneo, di cui l’asse del Brennero è un segmento fondamentale, supera i 200miliardi di euro l’anno. Queste merci, nel 93% dei casi, vengono trasportate su strada, passando, appunto, per il valico alpino.

Di fronte a questa violazione del diritto comunitario sulla libera circolazione delle merci, il sistema delle Camere di commercio, su iniziativa delle Camere dell’Emilia Romagna, Lombardia, Trentino Alto Adige e Veneto e con il supporto di Uniontrasporti, è sceso in campo, realizzando uno studio nel quale vengono presentate le forti criticità collegate all’iniziativa unilaterale del Land tirolese e avanzate una serie di controproposte.

 

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Sono in arrivo pesanti limitazioni al traffico delle merci italiane diretto verso l’Austria, la Germania e i Paesi del Nord Europa. Il 1° agosto, infatti, entreranno in vigore le nuove norme varate dal Governo del Tirolo per contenere la circolazione dei tir al Passo del Brennero. Il provvedimento mette a rischio una quota importante delle nostre esportazioni. Infatti, l’interscambio commerciale tra l’Italia e i Paesi del Corridoio Scandivano-Mediterraneo, di cui l’asse del Brennero è un segmento fondamentale, supera i 200miliardi di euro l’anno. Queste merci, nel 93% dei casi, vengono trasportate su strada, passando, appunto, per il valico alpino.

Di fronte a questa violazione del diritto comunitario sulla libera circolazione delle merci, il sistema delle Camere di commercio, su iniziativa delle Camere dell’Emilia Romagna, Lombardia, Trentino Alto Adige e Veneto e con il supporto di Uniontrasporti, è sceso in campo, realizzando uno studio nel quale vengono presentate le forti criticità collegate all’iniziativa unilaterale del Land tirolese e avanzate una serie di controproposte.

 

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Prezzi all'ingrosso, massimi storici per la carne di agnello Calo a maggio per carni suine e burro ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4194C160S123/prezzi-all-ingrosso--massimi-storici-per-la-carne-di-agnello-calo-a-maggio-per-carni-suine-e-burro.htm Mon, 17 Jun 2019 11:06:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4194C160S123/prezzi-all-ingrosso--massimi-storici-per-la-carne-di-agnello-calo-a-maggio-per-carni-suine-e-burro.htm Nel comparto delle carni, dopo il robusto aumento di aprile, i prezzi delle carni suine hanno accusato una pesante battuta d’arresto a maggio. L’indice dei prezzi all’ingrosso elaborato da Unioncamere e BMTI ha registrato infatti una diminuzione del 7% su base mensile, confermandosi anche in calo rispetto al 2018 (-5,9%). Dopo il forte rincaro rilevato il mese precedente e grazie ad un mercato più in equilibrio, si è invece attenuata la crescita mensile dei prezzi delle carni di pollame (+3,1% per il pollo, +2,9% per il tacchino) e della carne di agnello (+1,9%). I prezzi attuali della carne di agnello sono ai massimi storici, con un aumento di oltre il 60% rispetto ad un anno fa. Nonostante il quarto mese consecutivo di stabilità (-0,3% rispetto ad aprile), anche i prezzi all’ingrosso delle carni bovine si mantengono più alti rispetto a dodici mesi fa (+7,1%).

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Nel comparto delle carni, dopo il robusto aumento di aprile, i prezzi delle carni suine hanno accusato una pesante battuta d’arresto a maggio. L’indice dei prezzi all’ingrosso elaborato da Unioncamere e BMTI ha registrato infatti una diminuzione del 7% su base mensile, confermandosi anche in calo rispetto al 2018 (-5,9%). Dopo il forte rincaro rilevato il mese precedente e grazie ad un mercato più in equilibrio, si è invece attenuata la crescita mensile dei prezzi delle carni di pollame (+3,1% per il pollo, +2,9% per il tacchino) e della carne di agnello (+1,9%). I prezzi attuali della carne di agnello sono ai massimi storici, con un aumento di oltre il 60% rispetto ad un anno fa. Nonostante il quarto mese consecutivo di stabilità (-0,3% rispetto ad aprile), anche i prezzi all’ingrosso delle carni bovine si mantengono più alti rispetto a dodici mesi fa (+7,1%).

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Food: è boom di ristoranti, 30mila imprese in più negli ultimi otto anni (+27,4%) ]]> http://www.unioncamere.gov.it/P42A4192C160S123/food--e-boom-di-ristoranti--30mila-imprese-in-piu-negli-ultimi-otto-anni---27-4--.htm Sat, 15 Jun 2019 11:06:00 GMT Rss http://www.unioncamere.gov.it/P42A4192C160S123/food--e-boom-di-ristoranti--30mila-imprese-in-piu-negli-ultimi-otto-anni---27-4--.htm Nel 2017 il giro d’affari delle società del settore ha toccato quota 11,6 miliardi di euro. Siracusa (+72%) guida lo sprint del Mezzogiorno: Sicilia +50%, Campania +40%
A Roma dal 2011 ogni giorno 1,3 aziende in più 

Più tempo trascorso dagli italiani fuori casa e grande successo per i programmi sulla cucina in TV. Potrebbero esserci  anche questi fra i motivi del “boom” della ristorazione che, da otto anni a questa parte, sta interessando il nostro Paese. Nel periodo analizzato il numero delle aziende di ristorazione iscritte alle Camere di commercio è cresciuto di quasi il 30% corrispondente ad una media annua del 3,4% con punte del 6,3% in Sicilia e del 5% in Campania. L’analisi  Unioncamere-InfoCamere sui dati del Registro delle imprese italiane riguarda il periodo tra il 31 marzo 2011 e il 31 marzo 2019 e le imprese con attività nel settore della “ristorazione con somministrazione”.

Alla fine di marzo di quest’anno, rileva l’istituzione guidata da Carlo Sangalli,  le imprese del settore hanno raggiunto le 142.958 unità, ben 30.724 in più rispetto alla stessa data del 2011. I protagonisti di questo universo vanno dal piccolo ristorante a conduzione familiare alla grande impresa di respiro globale, passando per le ormai diffusissime reti di franchising della cucina. A riprova della grande articolazione del comparto, i dati certificano una suddivisione sostanzialmente paritaria delle aziende tra società di capitale (il 32,6% del totale del totale), società di persone (il 31,7%) e imprese individuali (il 34,4%). Un’impresa su quattro è guidata da donne, da ‘under 35’ e da stranieri (rispettivamente 11,9 e l’11,5% del totale).

Nel periodo analizzato, la crescita si è concentrata per due terzi nelle regioni del Centro-Sud. Delle oltre 30mila realtà in più rilevate a marzo 2019, il 37% è localizzato nel Mezzogiorno e un altro 28% in quelle del Centro, per un incremento esattamente pari al 66% di quello complessivo. La vivacità maggiore si registra in Sicilia, dove tra 2011 e 2019 si è registrata una crescita del 50% (2.847 imprese in più), Campania (+39,8% corrispondenti a 3.661 realtà in più) e Lazio (+37,3% equivalente a 4.743 operatori in più). La Lombardia, pur assente dai primi posti della classifica della crescita, è la regione italiana con il maggior numero di ristoranti (20.000)  e il saldo più elevato in valore assoluto (+4.777 imprese) negli otto anni considerati. 

A livello provinciale, leader è Siracusa dove, tra marzo 2011 e marzo 2019, si è registrata una crescita del 72% nel numero degli operatori, pari ad un ritmo del 9% in media all’anno. Con l’eccezione di Milano (al terzo posto con un aumento del 64% nel periodo) le prime cinque piazze della graduatoria sono occupate da altre province siciliane: Catania, Palermo e Trapani, tutte oltre la soglia del 50% di crescita negli otto anni. All’estremo opposto, due sole le province (Enna e Aosta) in cui la platea della ristorazione, nell’intervallo 2011-2019, si è ristretta.

Prendendo in esame le sole imprese costituite nella forma di società di capitali (per le quali vige l’obbligo di presentare il bilancio al Registro delle imprese delle Camere di commercio), la foto scattata alla fine di marzo di quest’anno restituisce il profilo di circa 21.400 realtà imprenditoriali della ristorazione italiana. Prese insieme, nell’anno 2017 (ultimo disponibile) queste imprese hanno realizzato un valore della produzione di poco superiore agli 11,7 miliardi di euro, corrispondente ad una media di circa 543mila euro per azienda.
Osservando questa torta dal punto di vista della tipologia di conduzione delle aziende, emerge come il 15,4% del giro d’affari complessivo fa riferimento ad imprese a guida femminile, il 7,5% a imprese guidate da persone non nate in Italia e il 6,7% a giovani con meno di 35 anni. 
 

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Nel 2017 il giro d’affari delle società del settore ha toccato quota 11,6 miliardi di euro. Siracusa (+72%) guida lo sprint del Mezzogiorno: Sicilia +50%, Campania +40%
A Roma dal 2011 ogni giorno 1,3 aziende in più 

Più tempo trascorso dagli italiani fuori casa e grande successo per i programmi sulla cucina in TV. Potrebbero esserci  anche questi fra i motivi del “boom” della ristorazione che, da otto anni a questa parte, sta interessando il nostro Paese. Nel periodo analizzato il numero delle aziende di ristorazione iscritte alle Camere di commercio è cresciuto di quasi il 30% corrispondente ad una media annua del 3,4% con punte del 6,3% in Sicilia e del 5% in Campania. L’analisi  Unioncamere-InfoCamere sui dati del Registro delle imprese italiane riguarda il periodo tra il 31 marzo 2011 e il 31 marzo 2019 e le imprese con attività nel settore della “ristorazione con somministrazione”.

Alla fine di marzo di quest’anno, rileva l’istituzione guidata da Carlo Sangalli,  le imprese del settore hanno raggiunto le 142.958 unità, ben 30.724 in più rispetto alla stessa data del 2011. I protagonisti di questo universo vanno dal piccolo ristorante a conduzione familiare alla grande impresa di respiro globale, passando per le ormai diffusissime reti di franchising della cucina. A riprova della grande articolazione del comparto, i dati certificano una suddivisione sostanzialmente paritaria delle aziende tra società di capitale (il 32,6% del totale del totale), società di persone (il 31,7%) e imprese individuali (il 34,4%). Un’impresa su quattro è guidata da donne, da ‘under 35’ e da stranieri (rispettivamente 11,9 e l’11,5% del totale).

Nel periodo analizzato, la crescita si è concentrata per due terzi nelle regioni del Centro-Sud. Delle oltre 30mila realtà in più rilevate a marzo 2019, il 37% è localizzato nel Mezzogiorno e un altro 28% in quelle del Centro, per un incremento esattamente pari al 66% di quello complessivo. La vivacità maggiore si registra in Sicilia, dove tra 2011 e 2019 si è registrata una crescita del 50% (2.847 imprese in più), Campania (+39,8% corrispondenti a 3.661 realtà in più) e Lazio (+37,3% equivalente a 4.743 operatori in più). La Lombardia, pur assente dai primi posti della classifica della crescita, è la regione italiana con il maggior numero di ristoranti (20.000)  e il saldo più elevato in valore assoluto (+4.777 imprese) negli otto anni considerati. 

A livello provinciale, leader è Siracusa dove, tra marzo 2011 e marzo 2019, si è registrata una crescita del 72% nel numero degli operatori, pari ad un ritmo del 9% in media all’anno. Con l’eccezione di Milano (al terzo posto con un aumento del 64% nel periodo) le prime cinque piazze della graduatoria sono occupate da altre province siciliane: Catania, Palermo e Trapani, tutte oltre la soglia del 50% di crescita negli otto anni. All’estremo opposto, due sole le province (Enna e Aosta) in cui la platea della ristorazione, nell’intervallo 2011-2019, si è ristretta.

Prendendo in esame le sole imprese costituite nella forma di società di capitali (per le quali vige l’obbligo di presentare il bilancio al Registro delle imprese delle Camere di commercio), la foto scattata alla fine di marzo di quest’anno restituisce il profilo di circa 21.400 realtà imprenditoriali della ristorazione italiana. Prese insieme, nell’anno 2017 (ultimo disponibile) queste imprese hanno realizzato un valore della produzione di poco superiore agli 11,7 miliardi di euro, corrispondente ad una media di circa 543mila euro per azienda.
Osservando questa torta dal punto di vista della tipologia di conduzione delle aziende, emerge come il 15,4% del giro d’affari complessivo fa riferimento ad imprese a guida femminile, il 7,5% a imprese guidate da persone non nate in Italia e il 6,7% a giovani con meno di 35 anni. 
 

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )