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Alla luce dei vincoli di spesa per le assunzioni a tempo determinato ribaditi nella L.F. e dei limiti percentuali vigent...
Alla luce dei vincoli di spesa per le assunzioni a tempo determinato ribaditi nella L.F. e dei limiti percentuali vigenti per le P.A. con riferimento ai Dirigenti a contratto (10% prima fascia, 5% seconda fascia), può l'Ente camerale procedere nel 2004 all'affidamento di incarichi dirigenziali a soggetti provenienti dal settore privato? Con quali modalità? Gradirei una risposta sia con riferimento ad incarichi di alta specializzazione, sia ad incarichi a progetto. Grazie
1. LÂ’affidamento di funzioni dirigenziali a soggetti provenienti dal settore privato è disciplinato, in generale, dallÂ’art.19, comma 6 del D.Lgs.165/2001. Dagli art.13 e 27 dello stesso decreto è possibile argomentare che le disposizioni da esso dettate in materia di dirigenza, anche se direttamente applicabili solo nei confronti delle amministrazioni e dei dirigenti dello Stato, costituiscono tuttavia principi generali ai quali le altre amministrazioni pubbliche, comprese le Camere di Commercio (v. art.1, comma 2 D.Lgs165/2001), devono adeguare i rispettivi ordinamenti in esercizio della propria potestà statutaria e regolamentare. EÂ’ dunque evidente che le Camere di Commercio, possono assumere dirigenti a tempo determinato provenienti dal settore privato solo se e nei limiti in cui hanno provveduto ad adeguare il proprio ordinamento alla disciplina vigente per lo Stato, attraverso norme analoghe a quelle contenute nellÂ’art.19, comma 6 del D.Lgs.165/2001. 2. Naturalmente, le Camere di Commercio, non diversamente dalle altre pubbliche amministrazioni, sono comunque tenute al rispetto dei vincoli annualmente stabiliti in materia di personale dalla legge finanziaria (art.3, comma 65 L.350/2003). Per l'anno 2004, le Camere di Commercio possono avvalersi di personale a tempo determinato o con convenzioni ovvero con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, nei limiti di spesa già previsti dall'articolo 34, comma 13, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni (90% della spesa media sostenuta per le stesse finalità nel triennio 1999-2001). Si noti che la legge utilizza una espressione talmente generica (“possono avvalersi di personale a tempo determinato”) da apparire riferibile a tutte le forme di contratto a termine (anche se riguardanti personale di qualifica dirigenziale) e non solo alla stipulazione di veri e propri contratti di lavoro a tempo determinato ai sensi del D.Lgs.368/2001 ma anche ad altre forme di utilizzazione di personale a tempo determinato, anche se non comportanti lÂ’instaurazione di un rapporto di lavoro. 3. I principi dellÂ’art.19, comma 6 del D.Lgs.165/2001. Utili indicazioni possono rinvenirsi nel parere del Consiglio di Stato - Commissione Speciale per il Pubblico Impiego, n.514 del 27.2.2003. In particolare, detto parere ha precisato: - che non è ammissibile una deroga ai limiti percentuali previsti dallÂ’art.19, comma 6 neppure sotto forma di arrotondamenti allÂ’unità per le amministrazioni che hanno un ridotto numero di dirigenti (punto 6.1); - il principio ricavabile dal capo II del D.Lgs.165/2001 non è un principio suscettibile di indiscriminata estensione; al contrario, si tratta di una facoltà di carattere eccezionale che deve essere esercitata attraverso scelte selettive che considerino, da un lato, la gravità dellÂ’esigenza del contributo esterno e, dallÂ’altro lato, la compiuta affidabilità professionale ed attitudinale dei candidati, nei limiti, in ogni caso delle percentuali di cui si è detto (punto 6.2); - il fatto che dette percentuali non consentano, in qualche caso, per la modestia degli organici, di attribuire neppure un incarico ad esterni è un preciso effetto voluto dalla legge ed è perciòillegittimo sia superarle sia prevedere incarichi nei casi in cui tali percentuali non consentano di configurare almeno lÂ’unità piena (punto 6.2) Anche se tale parere riguarda direttamente le amministrazioni statali, non vÂ’è dubbio che esso debba essere attentamente meditato, perchè consente di meglio verificare la coerenza delle disposizioni regolamentari adottate dallÂ’ente rispetto ai principi vincolanti desumibili dal richiamato art.19, comma 6 del D.Lgs.165/2001.
Data di pubblicazione 12/09/2014 00:00
Data di aggiornamento 24/06/2009 20:09