.:: Apprendimento, gestione, organizzazione ::.


Home > Ago > Lavoro PA > L'esperto risponde > Dirigenza > Il d.l. n. 4/06 aveva esteso alle PP.AA. la possibilità di stipulare i cd. co.co.pro. Il decreto è stato convertito in l...
Il d.l. n. 4/06 aveva esteso alle PP.AA. la possibilità di stipulare i cd. co.co.pro. Il decreto è stato convertito in l...
Il d.l. n. 4/06 aveva esteso alle PP.AA. la possibilità di stipulare i cd. co.co.pro. Il decreto è stato convertito in legge con la L. n.80/06 che però ne ha soppresso alcuni articoli, tra cui il 13 che modificava il d.lgs 165/01. Per le PP.AA. è ora possibile stipulare co.co.pro. e, se sì, sulla base di quale norma?
In realtà, lÂ’art.13 del D.L. 4/2006, poi soppresso in sede di conversione (v. L.80/2006), non introduceva particolari novità nella disciplina dei rapporti di collaborazione delle pubbliche amministrazioni, eccezion fatta per la previsione di una procedura comparativa per l'individuazione del collaboratore (v. art.7, comma 6 bis del D.Lgs.165/2001, nel testo provvisoriamente modificato dallÂ’art.13 del DL 4/2006). Per il resto, la norma si limitava ad esplicitare, nel contesto dellÂ’art.7, comma 6 del D.Lgs.165/2001 (che era e rimane la norma generale di riferimento), concetti che il Dipartimento della Funzione pubblica aveva già ampiamente chiarito, anche sulla scorta della giurisprudenza amministrativa e contabile, nella circolare n. 4/2004, alla quale rinviamo per gli approfondimenti del caso. In sostanza, la possibilità di stipulare co.co.pro nella pubblica amministrazione, intesa come possibilità di legare il rapporto di collaborazione alla realizzazione di obiettivi e progetti specifici e determinati, ferma restando lÂ’applicabilità al solo settore privato delle specifiche disposizioni del D.Lgs.276/2003, era ed è già contemplata dallÂ’art.7, comma 6 del D.Lgs.165/2001, così come interpretato dalla richiamata circolare del Dipartimento della Funzione Pubblica; per cui, la mancata conversione in legge dellÂ’art.13 del DL 4/2006 non cambia nulla. Particolarmente significativo, a tale proposito, appare un passaggio della richiamata circolare n.4/2004 (si noti che lÂ’art.61 in essa citato è quello del D.Lgs.276/2003): “Sempre in relazione allÂ’articolo 61 ed alla fattispecie del lavoro a progetto, vale la riflessione che il legislatore ha voluto sottolineare come lÂ’utilizzo di tali tipologie di prestazione debba essere agganciato al contesto organizzativo tipico delle aziende, in quanto la collaborazione deve inserirsi in specifici progetti, coincidere con essi o svolgersi al loro interno. Deve peròaggiungersi che anche le pubbliche amministrazioni sono profondamente orientate da logiche programmatorie, finalizzate al controllo delle attività ed alla valutazione dei risultati, pertanto lÂ’utilizzo delle collaborazioni esterne dovrebbe già naturalmente inserirsi nellÂ’ambito di attività oggetto dellÂ’indirizzo politico-amministrativo che trovano logica attuazione attraverso la definizione di obiettivi strategici ed obiettivi operativi. Pertanto, anche alla luce dei principi contenuti nel decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 286, in materia di controllo, la motivazione che sottende lÂ’attivazione della collaborazione dovrebbe far riferimento a programmi, progetti o fasi di essi. Infine, anche per gli altri aspetti disciplinati nel citato articolo 61, va comunque ricordato come tali disposizioni non si applichino alle pubbliche amministrazioni ed al personale da esse dipendente, stante lÂ’espressa e puntuale esclusione operata dallÂ’art.1, c. 2, del decreto n. 276/2003”.
Data di pubblicazione 12/09/2014 00:00
Data di aggiornamento 24/06/2009 20:10