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una dipendente è stata collocata in congedo per dottorato di ricerca. Ai sensi dell'articolo 2 della L. 13/81984 n.476 m...
una dipendente è stata collocata in congedo per dottorato di ricerca. Ai sensi dell'articolo 2 della L. 13/81984 n.476 modificato dal comma 57 dell'art.52 L. 28/12/2001 n.448, avendo rinunciato alla borsa di studio ha conservato "il trattamento economico, previdenziale e di quiescenza in godimento da parte dell'amministrazione pubblica presso la quale è instaurato il rapporto di lavoro. Qualora, dopo il conseguimento del dottorato di ricerca, il rapporto di lavoro con l'amministrazione pubblica cessi per volontà del dipendente nei due anni successivi, è dovuta la ripetizione degli importi corrisposti..". il quesito è il seguente: se la dipendente prima dei due anni previsti chiede il trasferimento per mobilità presso un'altra amministrazione, è dovuta la ripetizione degli importi corrisposti?
In effetti, la formula utilizzata dal legislatore ¬ď ¬Ö qualora, dopo il conseguimento del dottorato di ricerca, il rapporto di lavoro con l'amministrazione pubblica cessi per volontà del dipendente nei due anni successivi, è dovuta la ripetizione degli importi corrisposti ¬Ö è ambigua e tecnicamente imprecisa e si presta a diverse interpretazioni. Si potrebbe pensare, infatti, sia che la norma sia applicabile solo in caso di dimissioni sia in presenza di altre vicende che, come la mobilità, pur non determinando la risoluzione del rapporto, determinano comunque l¬íuscita del dipendente dall¬íamministrazione. Tuttavia, a nostro avviso, un elemento decisivo per la soluzione del problema è ravvisabile nell¬íart.30 del D.Lgs.165/2001 che, anche nel nuovo testo, conferma che la mobilità volontaria presuppone comunque il consenso dell¬íamministrazione di appartenenza. E¬í infatti evidente che, a prescindere dal reale significato da attribuire alla ¬ďcessazione¬Ē, la mobilità volontaria non dipende in via esclusiva dalla volontà del dipendente; quindi, in realtà, l¬íamministrazione non corre alcun rischio, perchè, se crede, puònegare il consenso alla mobilità; ma se presta il proprio assenso non si puòcomunque più dire che il rapporto ¬ďcessiper volontà del dipendente. In conclusione, riteniamo che la ripetizione non si applichi in caso di mobilità volontaria.
Data di pubblicazione 12/09/2014 00:00
Data di aggiornamento 24/06/2009 20:10