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Congedo maternità
Una dipendente in congedo di maternità dal 2 ottobre 2011 (termine presunto 2 marzo 2012) ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato con prestazione part time all'88,19% che, a seguito di una regolamentazione dei rapporti part time e in applicazione dell'art. 16 della L. 183/2010, sarà ridotta al 70% a decorrere dal 1° gennaio 2012. Ai fini della misura dell'indennità di maternità - e dell'eventuale indennità per congedo parentale - da riconoscere, visti gli artt. 22, 23, 34 e 60 del D. Lgs. 151/2001 nonché l'art. 17 del CCNL 14.09.2000, assumerei a riferimento la base di calcolo più favorevole della retribuzione, pari all'88,19% della stessa, percepita nel mese immediatamente precedente l'inizio del congedo di maternità. Si ritiene corretta questa interpretazione? Secondariamente, si chiede se, in via teorica, qualora nell'arco di tempo di svolgimento del congedo di maternità e parentale, ci fossero rinnovi contrattuali, si dovrebbe procedere al riconoscimento degli stessi alla dipendente, alle varie decorrenze stabilite? Resto in attesa di chiarimento circa i due quesiti sopra esposti e ringrazio anticipatamente per la cortese e collaborazione.
Il quesito non precisa se la lavoratrice ha un part-time orizzontale o verticale.   La questione non è secondaria, perché l’art.6, comma 8 del CCNL del 14.9.2000 stabilisce che “in presenza di part-time verticale, è comunque riconosciuto per intero il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro previsto dalla L.n.1204/71, anche per la parte non cadente in periodo lavorativo; il relativo trattamento economico, spettante per l’intero periodo di astensione obbligatoria, è commisurato alla durata prevista per la prestazione giornaliera.   Comunque, se, come immaginiamo, si tratta di part-time orizzontale, la base di calcolo dell’indennità è, per il congedo di maternità, la retribuzione del mese immediatamente precedente l’inizio del congedo di maternità (quindi, la vostra interpretazione è corretta) e, per il congedo parentale retribuito, quella del mese immediatamente precedente l’inizio del congedo parentale; in tal senso, sulla base degli artt.23 e 34 del D.Lgs.151/2001, si è pronunciata, seppur incidentalmente, anche l’Aran (v. risposta in calce, purtroppo non più reperibile sul sito dell’Agenzia; in origine, la risposta aveva il numero P68, poi il numero 900-17E13).   900-17E13. Incarico di posizione organizzativa scaduto in periodo di congedo parentale e non rinnovato: qual è il trattamento economico da corrispondere al dipendente per il periodo di congedo parentale retribuito successivo ai primi trenta giorni e alla scadenza dell'incarico? In particolare, gli deve essere corrisposto anche il 30% della retribuzione di posizione?   Per determinare il trattamento economico spettante al dipendente per il periodo di congedo parentale retribuito successivo ai primi trenta giorni computati complessivamente per entrambi i genitori (ai quali si applica l'art.17, comma 5 del CCNL del 14.9.2000), è necessario fare riferimento alla previsione generale dell'art.34, comma 1 del D.Lgs.151/2001, che stabilisce che il dipendente ha diritto al 30% della retribuzione da calcolare secondo quanto previsto dall'articolo 23 dello stesso decreto (ad esclusione del comma 2). Naturalmente, per i dipendenti del comparto Regioni Autonomie Locali, gli elementi della retribuzione da prendere in considerazione sono gli stessi previsti dall'art.17, comma 5 del CCNL del 14.9.2000. In sostanza il dipendente ha diritto, per i periodi di congedo parentale retribuito successivo ai primi trenta giorni, computati complessivamente per entrambi i genitori, al 30% della retribuzione prevista dall'art.17, comma 5 del CCNL del 14.9.2000.   Ciò premesso, siamo del parere che se il dipendente, nel mese precedente l'inizio del congedo parentale, ha percepito la retribuzione di posizione, non ha alcuna rilevanza il fatto che l'incarico sia poi scaduto nel periodo di congedo e non sia stato rinnovato: si deve tener conto anche della retribuzione di posizione. Infatti, l'art.23, comma 1 del D.Lgs.151/2001, espressamente richiamato, per le modalità di calcolo, dall'art.34 dello stesso decreto legislativo, stabilisce che debba essere presa in considerazione "… la retribuzione media globale giornaliera del periodo di paga quadrisettimanale o mensile scaduto ed immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha avuto inizio il congedo … " (la norma fa riferimento all'inizio del congedo di maternità ma, ovviamente, nel caso in esame dovrà farsi riferimento all'inizio del congedo parentale). Riteniamo, in sostanza, che la soluzione debba essere analoga a quella già prospettata da questa Agenzia a proposito di un analogo caso verificatosi in costanza di congedo di maternità . Quanto sopra vale anche con riferimento alle posizioni organizzative di alta professionalità disciplinate dall’art.10 del CCNL del 22.1.2004.   Quanto al riconoscimento delle eventuali maggiorazioni derivanti da (improbabili) rinnovi contrattuali, la risposta (positiva) dipende dalle relative decorrenze.

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Data di pubblicazione 12/09/2014 00:00
Data di aggiornamento 27/08/2012 11:19