La bacheca di Unioncamere
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img/conc.jpgMancano ormai pochi mesi per dare il via a quella che si preannuncia come una vera e propria svolta epocale della conciliazione. A partire da marzo 2011 per risolvere una controversia in materia di condominio, successioni ereditarie, diritti reali, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, contratti assicurativi, bancari e finanziari, risarcimenti danni medici o a mezzo stampa sarà infatti obbligatorio rivolgersi in prima battuta ad uno degli organismi di conciliazione iscritti nell’apposito registro presso il Ministero della Giustizia. E solo successivamente, in caso di mancanza di accordo, si potrà arrivare davanti al giudice. Attraverso lo strumento della giustizia alternativa dunque consumatori e imprese dovranno cercare di trovare, fuori dalle ingolfate aule del tribunale, la soluzione per dirimere i contenziosi, su molti aspetti che riguardano la vita quotidiana e non solo. Il tutto mediante una procedura semplice, veloce ed economicamente conveniente. E proprio alle novità introdotte dalla nuova riforma sulla mediazione civile e commerciale è stato dedicato il convegno “Dalla conciliazione alla mediazione. Esperienze a confronto” organizzato nei giorni scorsi da Unioncamere. E di esperienza in quest’ambito le Camere di commercio ne hanno da vendere. Investite della competenza conciliativa con la legge di riforma n.580 del ’93, gli enti camerali nell’ultimo decennio hanno infatti gestito circa 80mila procedure di conciliazione e formato, solo negli ultimi 6 anni, oltre 7.300 conciliatori. Risultati importanti che hanno fatto dichiarare al Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, quanto la conciliazione delle Camere di commercio sia “una scelta felice che serve per rendere l'Italia ancora più europea e per dare al sistema delle imprese una semplificazione concreta”. In meno di due mesi infatti, più di una controversia su due trova risoluzione. Non a caso sono sempre più numerose le aziende che ricorrono a questo strumento. A darne evidenza è il bilancio del primo semestre di quest’anno delle conciliazioni gestite dalla Camere di commercio, secondo cui su 10mila procedimenti giunti ai servizi camerali hanno toccato quota 2.500 quelli relativi a dispute tra imprese, quasi il 10% in più rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. “Una procedura uniforme su tutto il territorio nazionale, veloce, dai costi molto contenuti” ha fatto notare il Vice Segretario Generale di Unioncamere Tiziana Pompei. E’ necessario comunque riflettere seriamente sull’impegno richiesto agli organismi preposti in vista della prossima applicazione della condizione di procedibilità che porterà, con ogni probabilità, ad un’impennata delle richieste di giustizia alternativa. Così Dardanello avverte “il Sistema camerale non può essere il solo a fornire risposte alla domanda di giustizia presente nel Paese: si parla di circa 600-800 mila liti da dirimere, che potrebbero riversarsi sugli organismi di conciliazione delle Cdc. Crediamo, dunque, che anche i professionisti debbano fare la loro parte”. Ed è proprio per creare fruttuose sinergie in questa direzione che gli enti camerali si stanno muovendo per rilanciare nuovi accordi e collaborazioni con gli ordini professionali. Sui potenziali effetti di crescita dimensionale derivanti dalla riforma si è soffermato pure il Capo Ufficio legislativo del Ministero della Giustizia Augusta Iannini, secondo la quale la nuova normativa avrà inoltre “un forte impatto nei confronti degli orfani della giurisdizione”, ossia, di tutte quelle persone che oggi rinunciano a presentare una controversia scoraggiate dalle lungaggini della giustizia ordinaria.

Unioncamere

“La Bacheca” di Unioncamere
Anno 1 N. 1
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