La bacheca di Unioncamere
StampaScrivi alla redazione

img/marbach.jpgUniversitas Mercatorum, a 5 anni dalla nascita, si avvia alla maturità. Parliamo con il Rettore, Prof. Giorgio Marbach, per approfondire le peculiarità dell’Ateneo telematico del Sistema camerale e le novità per il periodo 2011/2012. Un ateneo come Universitas Mercatorum cosa può offrire per aiutare a superare questo difficile momento economico in cui si trova anche il nostro Paese? Viviamo in una situazione di incertezza che non si risolverà certo in tempi brevi. Occorre imparare a competere con sempre maggiore efficienza e fantasia. In un contesto di crisi internazionale, che si aggiunge alle criticità strutturali presenti in Italia, Universitas Mercatorum con la sua offerta formativa costituisce un prezioso strumento per formare risorse qualificate in grado di accompagnare le imprese lungo il tortuoso cammino della ripresa. La nostra gamma formativa, infatti, permette oggi di coprire temi che vanno diritto al cuore dell’azienda: cultura d’impresa, organizzazione della gestione, finanza aziendale, internazionalizzazione oltre, naturalmente, agli approfondimenti di base richiesti da una laurea triennale in economia. A chi si rivolge Universitas Mercatorum? Il target primario è costituito da persone già inserite in un contesto aziendale che aspirano ad  accrescere  la propria preparazione per fare carriera  all’interno della propria impresa o in altre realtà imprenditoriali. Ma l’Ateneo telematico è un punto di riferimento ideale anche per tutti coloro, giovani o meno giovani, che vivono lontano dalle sedi universitarie  tradizionali, intenzionati a frequentare una Università vocata all’economia senza dover sopportare le forti spese di vitto ed alloggio in trasferta. In sintesi qual è il modus operandi dell’Ateneo? Universitas Mercatorum ha come asse portante il rigore, ma è anche friendly. Annulla le distanze e le difficoltà di accesso alle lezioni in quanto gli studenti possono usufruirne in qualsiasi momento della giornata, in orari da essi stessi prescelti. Gli esami si svolgono di fronte ai professori nel fine settimana, a Roma ma non solo. Lo studente non è  mai abbandonato in balia di se stesso, ma viene “accompagnato” durante tutto il percorso universitario da tutor di materia e tecnologici - giacché il nostro Ateneo è telematico - nonché da una straordinaria equipe per tutti gli aspetti amministrativi e di gestione della segreteria degli allievi. Quali sono le peculiarità distintive dei docenti? Sono tutti fortemente motivati e con un trascorso accademico di tutto rilievo, in parte giovani ed in parte con la giusta maturità. Sono inoltre dotati di capacità didattiche affinate in anni di esperienza ed hanno forti interessi applicativi. Quanto ai costi, come si posiziona l’Ateneo camerale rispetto alle Università tradizionali? Considerato i servizi che elargiamo, siamo senza dubbio concorrenziali. L’intero triennio del corso di laurea costa, usufruendo delle borse di studio, in complesso 3.500 euro: 500 euro per il primo anno di iscrizione e 1.500 da versare per ciascuno dei due anni successivi. Sono anche previste agevolazioni per gli allievi che operano nelle imprese e per altre specifiche categorie.  Consultando il nostro sito, www.unimercatorum.it, è possibile ottenere tutte le informazioni. La vostra offerta formativa comprende anche Master? Si, a partire dall’anno accademico 2011/2012 sono disponibili ben due Master. Il primo  riguarda la gestione del personale nelle banche: l’inizio è fissato il 25 novembre 2011. Il secondo - ADEMPIO - si focalizza sugli adempimenti obbligatori delle imprese, con distinti moduli relativi a: sicurezza sul lavoro, prevenzione di reati societari, modelli di organizzazione della gestione, tutela dell’ambiente, responsabilità sociale dell’impresa.

Torna sopra

img/impr_giov.jpgUn’impresa su 10 in Italia è capitanata da un “under 35”. Sono i settori del commercio e delle costruzioni ad accaparrarsi quasi la metà delle iniziative imprenditoriali giovanili. Una ventata “fresca” di imprenditorialità che spira soprattutto dal Sud dello Stivale dove si concentra più del 40% delle imprese con a capo un uomo o una donna di età inferiore ai 35 anni. E’ la fotografia scattata al 31 dicembre 2010 dal neonato Osservatorio sull’Imprenditoria Giovanile, realizzato da Unioncamere in collaborazione con InfoCamere, e presentata dal Segretario generale dell’Unione delle Camere di commercio, Claudio Gagliardi, in occasione del convegno sul “Sistema Paese” svoltosi nell’ambito del Meeting di Rimini. Roma, con 44.166 imprese, svetta in cima alla classifica provinciale per numero di imprese giovanili, seguita a ruota da Napoli (40.874) e, più a distanza, da Milano (29.753) e Torino (28.307). Nella top ten oltre al capoluogo partenopeo si scoprono ben 6 province del Mezzogiorno: Bari (22.394 imprese), Salerno (17.766), Catania (15.801), Caserta (15.325) e Palermo (15.234). Mentre all’estremo opposto ben 7 province su 10 sono del Centro-Nord. La distribuzione geografica delle imprese giovanili nel Belpaese testimonia, secondo Gagliardi, quanto la componente dell’autoimpiego sia più rilevante al Sud rispetto al Settentrione che ha una struttura produttiva più consolidata. Ma l’esercito di 723mila giovani condottieri di impresa, ovvero l’11,8% delle 6.109.217 aziende tricolore, potrebbe già nel prossimo futuro essere destinato ad aumentare anche per effetto della prevista riduzione al 5% delle imposte alle imprese giovanili per i primi cinque anni di vita. Una misura che va nella giusta direzione per incoraggiare i giovani a continuare ad investire nel futuro e che, ci auguriamo, possa essere presto accompagnata da altre iniziative volte a rispondere alla crescente domanda di nuovi spazi di merito e libertà per realizzare i propri sogni. Loro, i giovani, la voglia di scommettere ce l’hanno, visto che nel 2011 un quarto dei nuovi imprenditori ha meno di trent’anni e quasi la metà ha un’età inferiore ai 35.

Torna sopra

img/impr_femm.jpgIl business del Belpaese si tinge sempre più di “rosa”. Cresce di 10mila unità l’universo delle imprenditrici che, a fine giugno, può contare su 1.430.900 capitane d’impresa. Rappresentano solo il 23,4% dell’imprenditoria nazionale ma avanzano veloci, più dei loro colleghi uomini. E’ quanto emerge dall’Osservatorio sull’Imprenditoria femminile di Unioncamere secondo cui tra giugno 2010 e giugno 2011 le titolari d’azienda sono aumentate dello 0,7% contro lo 0,2% delle imprese con a capo un uomo. E’ nel Centro Italia che, su scala regionale nei dodici mesi esaminati, le attività economiche “in rosa” si sono sviluppate più rapidamente rispetto a quelle a guida maschile. Ma è nel Mezzogiorno dove si riscontrano i valori più elevati di femminilizzazione del tessuto imprenditoriale: Molise in testa (30%), seguito da vicino da Abruzzo e Basilicata (entrambe le regioni con il 27,7%). E per affrontare in modo più strutturato il proprio business, le imprenditrici sembrano orientarsi verso forme giuridiche più complesse e solide. Ne è testimonianza il forte distacco che separa la crescita di consorzi (+5,3%), società di capitale (+4%) e cooperative (+3,1%) da quella stentata delle imprese individuali (+0,4%) che, comunque, restano la forma giuridica preponderante rappresentando oltre il 60% delle imprese femminili. Ad attrarre maggiormente le iniziative imprenditoriali delle donne sono stati, nel periodo considerato, tanto i settori tradizionali delle attività dei servizi di alloggio e ristorazione (+3.086 imprese, il saldo maggiore in termini assoluti) e delle attività immobiliari (+1.493), quanto le opportunità offerte dai settori più legati all'innovazione come le attività professionali, scientifiche e tecniche, dove alla fine dello scorso giugno si contavano 1.299 iniziative “rosa” in più in un anno.

Torna sopra

img/contratto diretto.jpgSvolgere uno stage o un tirocinio presso un’azienda è, sempre più spesso, il migliore biglietto da visita per farsi apprezzare e trovare lavoro. Così attraverso queste esperienze lo scorso anno per oltre 38mila giovani si sono spalancate le porte all’assunzione presso le imprese che li ospitavano. Ma per aumentare le opportunità di riuscita bisogna puntare sui settori giusti. Sono le aziende chimiche, farmaceutiche, petrolifere e della meccanica che nel 2010 hanno fatto registrare le quote maggiori di neo assunti all’interno del comparto manifatturiero. Mentre nei servizi, ad essere più dinamiche, sono state soprattutto le imprese del commercio al dettaglio, dei servizi di trasporto e logistica, dei servizi informatici e telecomunicazioni. A darne evidenza è il Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro secondo il quale la conoscenza diretta è di gran lunga la principale modalità di selezione: quasi 1 azienda su 2 nel 2010 vi è ricorsa per assumere, contro il 28,7% dell’anno precedente. Tra i canali per selezionare i propri candidati guadagnano appeal pure le banche dati aziendali dalle quali attingono il 24,6% delle imprese contro il 21,5% del 2009. Perdono smalto invece le ricerche effettuate attraverso i quotidiani e la stampa specializzata, come pure la famigerata “segnalazione” da parte di conoscenti e le selezioni presso società di lavoro interinale, gli intermediari privati e i centri per l’impiego. Intanto il mercato del lavoro mostra alcuni segnali di recupero, con una previsione per il 2011 di 44mila entrate in più nel settore privato. Eppure il cielo non è ancora sgombro da nubi. Secondo il Centro studi di Unioncamere la flessione dei livelli occupazionali, per quanto in frenata rispetto al 2010, si stima possa tradursi in una perdita di 88mila posti di lavoro. A soffrire di più sono soprattutto le imprese di piccole dimensioni e, più in particolare, del Mezzogiorno d’Italia.

Torna sopra

img/carica117mila.jpgFarmacisti, sviluppatori di software, progettisti meccanici e metalmeccanici, infermieri, addetti alla consulenza fiscale. Sono questi alcuni dei profili professionali di più difficile reperimento sul mercato, ma l’elenco di questa speciale classifica degli “introvabili” è sfortunatamente assai più nutrito. Quest’anno, infatti, delle 595mila assunzioni previste dalle imprese dell’industria e dei servizi, quasi 117mila rischiano di andare in fumo a causa del disallineamento tra domanda e offerta di lavoro. All’appello tra le figure intermedie mancano soprattutto addetti alla reception e operatori di mensa, mentre tra gli operai specializzati a scarseggiare sono principalmente i carpentieri e le professioni connesse al profilo dell’idraulico. Ma non solo. Secondo i dati del Sistema informativo Excelsior per alcuni mestieri la ricerca da parte di un’azienda del candidato con i requisiti giusti si può trasformare in una vera e propria “caccia al tesoro”. Un paradosso inaccettabile se si pensa al contesto economico delicato che stiamo attraversando. Per questo il Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, ha sottolineato l’importanza di “integrare meglio il momento della formazione scolastica e universitaria con quello della formazione sul lavoro, valorizzando quindi tutte quelle modalità che consentano di avvicinare i giovani alla realtà delle imprese, attraverso, ad esempio, percorsi di alternanza scuola-lavoro, stage e tirocini formativi”. E per meglio orientarsi nella scelta dei percorsi di studio disponibili, l’indagine Excelsior fa sapere che il mondo imprenditoriale richiederà quest’anno oltre 74mila laureati, 244mila diplomati e 80 mila persone con la qualifica professionale, 196mila candidati con la sola scuola dell’obbligo. Tra i “dottori” la laurea più gettonata dalle aziende in valore assoluto è quella in Economia (22mila le assunzioni previste), seguita da quella in Ingegneria elettronica e dell’Informazione (oltre 9mila) e, sempre richiestissima, quella in indirizzo sanitario e paramedico, (quasi 7mila unità da integrare entro l’anno). Mentre tra i diplomanti a fare la parte del leone sono gli indirizzi amministrativo e commerciale (oltre 68mila), seguiti dagli indirizzi meccanico (25mila) e turistico alberghiero (più di 11mila).

Torna sopra

img/municipalizzate.jpgOltre 5mila le aziende, più di 11mila le unità locali ramificate sul territorio, circa 270mila la forza lavoro impiegata. Sono questi i numeri che descrivono la galassia delle società di capitali controllate e partecipate da Comuni, Province, Regioni e Comunità Montane. A ripercorrere la mappa del capitalismo municipale del Belpaese è un’indagine di Unioncamere secondo la quale al 2009 degli 8.081 enti locali che controllano questa rete capillare ben 7.677 sono rappresentati da Comuni. E’ nel Centro Nord dove si concentra il maggior numero di società partecipate, ben il 78,5% delle 5.512 presenti sul territorio nazionale. A guidare questa speciale classifica è la Lombardia (nella quale si trovano il 17,2% di tutte le società censite e il 19% delle controllate), seguita da Toscana (9,6%), Veneto (8,9%), Emilia-Romagna (8,6%) e Piemonte (8,2%). Quanto al Mezzogiorno, dove ha sede il 21,5% delle società partecipate (e il 21,1% di quelle controllate), a fare la parte del leone è la Campania (5,6% sul totale nazionale e il 23,7% dell’intero Meridione), seguita dalla Sicilia (3,5% del totale nazionale e il 16,5% di quello del solo Mezzogiorno).
Infrastrutture e servizi sono i settori nei quali si concentrano le partecipazioni degli enti locali (34% del totale) mentre le “public utilities” ovvero energia elettrica, gas, acqua e ambiente occupano una posizione di secondo piano (il 31,5%). Si tratta però di rapporti destinati ad invertirsi se si approccia al solo insieme delle società controllate, strategicamente più rilevante per gli enti coinvolti. In questo caso infatti la presenza più massiccia è proprio nelle public utilities (38,1%) e solo in seconda battuta nelle infrastrutture e servizi (35,3%).

Torna sopra

img/ppp.jpgVolano volume d’affari e numero di interventi delle gare di Partenariato Pubblico Privato. Nel primo semestre del 2011 il mercato è cresciuto in valore del 17,5%, rispetto all’analogo periodo precedente, attestandosi a quota 3,7 miliardi di euro a fronte di un incremento del 5,7% del numero delle iniziative che superano il tetto dei 1.500. E’ quanto emerge dall’Osservatorio Nazionale del Partenariato Pubblico Privato, promosso da Unioncamere e Unità Tecnica Finanza di Progetto del CIPE - Presidenza del Consiglio dei Ministri - e realizzato da Cresme Europa Servizi, secondo cui nei primi sei mesi di quest’anno il mercato delle gare di PPP, al netto delle selezioni di proposte, aumenta la sua incidenza sul complesso delle opere pubbliche messe in gara portandosi a quota 16% per numero di iniziative (in crescita di un punto percentuale rispetto al primo semestre 2010) e a quota 28% per importo (con un incremento di otto punti percentuali rispetto allo scorso anno). Sono i Comuni con 1.267 interventi e un importo segnalato di 2,4 miliardi di euro a fare la parte del leone. Quanto ai settori più dinamici, stando agli ultimi dati del mese di giugno, sono quelli degli impianti sportivi e della concessione di servizi (soprattutto di rete) a trainare per il terzo mese consecutivo l’evoluzione del partenariato pubblico privato.
 

Torna sopra

Occhi aperti sulle richieste di verifica e aggiornamento dei dati aziendali per l’inserimento in “registri nazionali” pubblicati su internet ovvero in “guide degli espositori” di fiere e manifestazioni varie. A lanciare l’alert è stata la Camera di commercio di Varese che, sulla base delle diverse segnalazioni ricevute dalle aziende, ha invitato le imprese a prestare la massima attenzione sulla natura di queste domande. Secondo l’ente “si tratta di iniziative di carattere commerciale a pagamento, che nulla hanno a che vedere con il versamento del diritto annuale o di altri oneri dovuti alla Camera di commercio”.

Torna sopra

Unioncamere

“La Bacheca” di Unioncamere
Anno 2 N. 6
Mensile di informazione tecnica.

In attesa di registrazione presso il Tribunale di Roma
Editore: Retecamere Scrl - Roma
Redazione: p.zza Sallustio, 21 – 00187 Roma Tel. 064704.1

Direttore responsabile:
Willy Labor

Coordinamento redazionale:
Loredana Capuozzo

Il numero è stato chiuso in redazione il 23 settembre 2011