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Csr per Pmi, la Ue svela i trucchi

La Commissione europea indica la strada della corporate social responsibility (Csr) alle piccole e medie imprese. Per queste ultime, infatti, adeguarsi ai criteri e agli standard della sostenibilità può talvolta rivelarsi uno scalino difficile, e implicare la necessità di far ricorso a una consulenza esterna in grado di semplificare i passaggi necessari per massimizzare la creazione di valori condivisi con i propri stakeholder. Ed è proprio per aiutare le imprese a fare i conti con le difficoltà legate all’adozione di processi adeguati che Bruxelles ha messo a disposizione una miniguida (indicata come “Suggerimenti e trucchi”) per rispondere alla Csr, frutto del contributo di circa 100 consulenti di piccole e medie imprese (Tips and Tricks for Advisors, Corporate Social Responsibility for Small and Medium-Sized Enterprises).

COSA FARE E NON FARE

Presupposto di tale documento è che non esiste un unico modello standard applicabile per tutte le società. Ciascuna azienda deve affrontare le sfide in modo coerente con la propria cultura e con il contesto di mercato di riferimento, evitando tuttavia di sovraccaricare la propria organizzazione con procedure amministrative superflue. Esistono tuttavia delle competenze che i consulenti devono possedere per suggerire a ciascuna azienda come individuare la propria strategia di Csr. L’elenco delle principali predisposizioni deve portare a: individuare soluzioni creative per tradurre i concetti della Csr nel linguaggio specifico di ciascuna impresa; apprendere e ascoltare; costruire relazioni; identificare e comunicare i benefici; assumere un atteggiamento pratico e flessibile in grado di valutare il trade off esistente tra i benefici di business e la responsabilità sociale; promuovere una cultura di Csr; fornire una motivazione per sostenere l’impegno verso le nuove procedure.

Il documento si spinge fino a elencare ciò che un consulente per la Csr non dovrebbe mai fare: dimenticare la mission dell’impresa e dei suoi stakeholder e adottare un approccio alla Csr che non tenga conto della specificità del business o della cultura aziendale.

Passando dagli skill alle procedure, la guida acquista un taglio più tecnico: chi si appresta a supportare le Pmi deve in primo luogo delineare una roadmap su misura. Per farlo deve tuttavia capire in via prioritaria se e come all’interno dell’azienda il tema è stato preso in considerazione: esistono già delle pratiche di Csr? Dove e come vengono governate? Sono distribuite all’interno dell’azienda, tra le varie funzioni, oppure esiste già un coordinamento?

L’UTILITÀ DEGLI STANDARD

Una caratteristica tipica delle Pmi è quella di saper esprimere la propria responsabilità sociale in modo spesso informale e intuitivo. L’adozione di una strategia di Csr esplicita e formalizzata, tuttavia, può aiutare le aziende a focalizzarsi sulle procedure più corrette spesso generando benefici inaspettati. Per esempio, codificare in forma scritta le policy adottate e gli obiettivi da perseguire può favorire una migliore comunicazione tra l’azienda, i suoi clienti e i suoi stakeholder. Nonostante la specificità di ciascuna impresa, la Commissione Europa suggerisce ai consulenti alcuni standard da adottare. Le linee guida internazionali, come la ISO 26000 e la Global Reporting Initiative (Gri) offrono concetti in grado di aiutare le piccole e medie imprese ad allineare la loro peculiare interpretazione del concetto di Csr alle aspettative della società civile.

Ma come procedere nel concreto?

CONOSCERE SE STESSI

Ai consulenti la guida suggerisce in primo luogo di incrementare la consapevolezza sulle azioni di Csr già avviate dall’azienda, ma anche di individuare interventi mirati, anche se di dimensioni contenute, per favorire l’impegno del management. Non va dimenticato infatti come molte imprese siano spesso coinvolte in progetti di responsabilità sociale senza aver adottato in modo consapevole una strategia di Csr. Un aiuto in questo senso può venire dall’adozione degli strumenti di autovalutazione già oggi disponibili.

GUARDARE LONTANO. LO STESSO OBIETTIVO

Nel passaggio da un ottica di breve periodo a una di lungo, occorre sia allestire un team interno e trasversale a tutte le funzioni aziendali, sia confrontare il livello delle attività di Csr dell’azienda con quelle dei competitors.

Il coinvolgimento dei lavoratori inoltre è fondamentale per integrare la Csr nei processi aziendali. Tale coinvolgimento può essere ottenuto non solo attraverso consultazioni periodiche, ma anche promuovendo attività formative e workshop. Sempre nell’ottica di luogo periodo, chi si occupa di Csr deve fissare degli obiettivi sfidanti, ma non irraggiungibili. Festeggiare i risultati ottenuti rappresenta inoltre una strategia importante per costruire un team di lavoro unito e mantenere elevato nel tempo il coinvolgimento.

Ma il documento oltre a fornire suggerimenti pratici, cerca di spingere le Pmi a compiere una rivoluzione culturale: l’implementazione di una strategia di Csr non deve essere perseguita o valutata in modo separato dalle normali procedure di business ma deve essere diffusa in tutti i processi aziendali. Tanto più che il farsi carico delle questioni relative all’impatto ambientale e sociale sta diventando un punto di forza nella catena del valore su scala globale e locale sia presso l’opinione pubblica, sia presso fornitori e clienti.

Fonte: Adnkronos