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Efficienza energetica e Pmi: il vademecum dei risparmi

L’efficienza energetica è uno dei temi più sottovalutati e al contempo più importanti per il futuro del Paese. Nonostante negli ultimi anni qualcosa si sia mosso, anche grazie alle sollecitazioni arrivate dall’Unione Europea che hanno spinto le imprese di grandi dimensioni, le aziende energivore e la stessa Pubblica Amministrazione a compiere i primi passi che consentiranno di intraprendere un miglior “rapporto con l’energia”, la strada da fare è ancora molto lunga. Anche perché per raggiungere davvero i traguardi stabiliti in sede nazionale e comunitaria, occorrerà coinvolgere un numero di attori molto più ampio, che comprenda anche e soprattutto le piccole e medie imprese e i singoli cittadini.

Ad oggi però, per conseguire una maggiore efficienza energetica mancano alcuni strumenti fondamentali. Non c’è, per esempio, una disciplina finanziaria adeguata a sostenere gli investimenti dei privati nel settore dell’energia, ma soprattutto si registra la carenza di una calibrata e vasta informazione sul tema che riesca non solo a creare una vera e propria cultura energetica (ad oggi assente in Italia), ma anche a far comprendere alla platea di rifermento che, nonostante l’adeguamento energetico implichi, nel breve periodo, dei costi più o meno ingenti in base agli interventi realizzati, ampliando l’orizzonte temporale di riferimento l’investimento effettuato comporta dei risparmi che incidono in maniera sostanziale sul bilancio aziendale e familiare. Da sottolineare inoltre che, ad oggi, esistono già degli strumenti che consentono alle piccole e medie imprese di diventare più efficienti dal punto di vista energetico senza far ricorso a capitali ingenti, ma proprio a causa della mancanza di un’adeguata informazione e formazione su questi temi, molti preferiscono mantenere l’attuale status quo, rinunciando ad un’importante opportunità di innovazione e sviluppo. Spesso e volentieri infatti, non solo le imprese non sanno dove trovare i dati necessari per predisporre una corretta pianificazione energetica che tenga conto di costi e benefici, ma in aggiunta non hanno nemmeno una conoscenza approfondita dei loro consumi e dell’impatto che essi possono avere sul territorio.

A conferma di quanto appena detto, sono arrivati anche gli ultimi dati elaborati dalla Camera di commercio di Milano, con il contributo di Ref Ricerche, in base ai quali, nonostante negli ultimi quattro anni il prezzo dell’energie sia sceso, le imprese di taglia più piccola nel terzo trimestre del 2016 hanno registrato un aumento dei costi che inciderà sul conto finale, soprattutto se questa tendenza dovesse essere confermata dai risultati relativi ai tre mesi successivi.

Le Pmi e l’efficienza energetica

Ciò che occorre evidenziare è che, per le piccole e medie imprese, l’efficienza energetica non rappresenta solo un’opzione di investimento secondaria, ma un’opportunità che, se sfruttata adeguatamente, ha delle ripercussioni forti sui risultati economico-finanziari registrati dalla stessa azienda in termini di risparmio, sicurezza, produzione e organizzazione interna.

Non a caso, lo scorso 4 agosto, il ministero dello Sviluppo Economico e il ministero dell’Ambiente hanno pubblicato un bando attraverso il quale invitano le Regioni e le Province autonome a presentare programmi di sostegno per “la realizzazione di diagnosi energetiche nelle Pmi e rendere più efficienti i loro consumi energetici”. A questo scopo, sono stati stanziati 30 milioni di euro che copriranno il 50% dei costi che le Pmi sosterranno per realizzare le diagnosi energetiche.

Cos’è una diagnosi energetica?

L’iniziativa realizzata dai ministeri competenti è prevista nell’ambito delle norme di recepimento della Direttiva sull’efficienza energetica grazie alla quale l’Italia ha ottenuto importanti risultati in termini di eco-diagnosi effettuate dalle imprese. Secondo i dati resi noti dall’Enea lo scorso 10 novembre, a fine giugno 2016 circa 8mila imprese energivore e di grandi dimensioni hanno effettuato 15.685 diagnosi energetiche, un risultato che colloca il nostro Paese ai vertici della classifica Ue delle Nazioni più virtuose nell’attuazione della suddetta direttiva, in base alla quale entro il 2020 l’Italia dovrà raggiungere i tre obiettivi previsti dal cosiddetto “Pacchetto 20/20/20”, vale a dire riduzione del 20% delle emissioni di gas serra, aumento del 20% della quota di energia prodotta da fonti rinnovabili e innalzamento del 20% del risparmio energetico.

Per raggiungere questo scopo, nel decreto legislativo n.2 del 4 luglio 2014, viene stabilito l’obbligo per le grandi imprese e per le imprese energivore di eseguire una diagnosi energetica che fornisca una “radiografia dei consumi” dell’azienda e indichi le linee guida da seguire per diventare più efficienti. L’obbligo non è previsto per le piccole e medie imprese, ma nonostante ciò sembra ormai diventato inevitabile che anche queste ultime si pongano degli obiettivi da realizzare, adeguandosi alla normativa europea e predisponendo dei programmi che consentano di migliorare la qualità dei servizi offerti, implementare il proprio livello di competitività, riducendo parallelamente il costo e il fabbisogno energico dell’azienda.

Cosa sono le ESCo?

A contribuire alla realizzazione di questo progetto possono essere le Energy Service Company (acronimo ESCo), società che offrono una serie di servizi integrati e che, partendo proprio dall’audit energetico, individuano gli interventi da realizzare per implementare l’efficienza energetica delle singole imprese. A quale prezzo? Questa è una domanda che sorgerà spontanea a molti imprenditori.

Il prezzo sono i risparmi. Vale a dire, l’ESCo predispone un piano di interventi finalizzati a migliorare le prestazioni delle Pmi dal punto di vista energetico, non chiedendo ai propri clienti di investire capitali ingenti, ma ripagando il servizio offerto tramite la cessione totale o parziale del risparmio ottenuto grazie ai cambiamenti realizzati. Parlando in parole povere, viene stipulato un accordo (chiamato Performance Contracting) in base al quale il profitto della ESCo viene definito in base al risparmio energetico conseguito attraverso la realizzazione del progetto. Facendo un esempio pratico, se grazie all’intervento di una Energy Service Company, un’azienda riesce a spendere il 50% in meno rispetto a quanto spendeva in precedenza sulla bolletta elettrica, il risparmio derivante dai miglioramenti energetici effettuati verrà devoluto in toto o in parte alla ESCo fino alla fine del periodo previsto dal contratto.

Cosa fanno le ESCo?

L’operato di una ESCo si articola in fasi differenti. Tutto inizia con l’audit ovvero con la diagnosi energetica, attraverso la quale verranno individuati gli sprechi, le inefficienze e i malfunzionamenti sui quali intervenire. Su questa base si predispone un progetto che consentirà alla Pmi di migliorarsi e di risparmiare capitale grazie all’utilizzo di diverse tecnologie. Successivamente si passa alla fase relativa da parte della Energy Service Company al reperimento del denaro necessario per l’investimento. Una volta firmato il contratto vengono realizzati i lavori e la ESCo continuerà a seguire e ad occuparsi della gestione e del monitoraggio degli impianti per il periodo concordato, ripagando il proprio servizio sulla base dei risultati raggiunti e del risparmio conseguito.

Risparmio Energetico: istruzioni per l’uso

Per risparmiare energia e quindi anche denaro, le piccole e medie imprese possono anche adottare delle strategie interne che prescindono dall’intervento esterno di una Energy Service Company. Molto spesso infatti non ci rendiamo conto del fatto che bastano delle semplici e piccole accortezze che consentono di ridurre i consumi pro-capite usando l’energia “in modo intelligente”.

Italia in Classe A ha redatto un vero e proprio vademecum, nell’ambito di una campagna nazionale per l’efficienza energetica, all’interno del quale si possono trovare delle linee guida sulla best practice da attuare in relazione alla climatizzazione, all’illuminazione, agli ascensori e agli apparecchi elettrici ed elettronici presenti in casa e in ufficio.Per quanto riguarda la climatizzazione, la normativa stabilisce che il riscaldamento debba essere fissato a 20 gradi centigradi con 2 gradi di tolleranza. Per il raffrescamento invece si può arrivare a 26 gradi (fino a 24 di tolleranza). Ogni impresa deve tenere in considerazione che, per ogni grado centigrado in più rispetto a quello previsto dalla disciplina, il consumo sale del 5-10 per cento. Per evitare di soffrire il caldo o il freddo si può dunque ricorrere ai metodi tradizionali: aprire le finestre per pochi minuti, evitare di coprire i termosifoni o i ventilconvettori, coprire al contrario le finestre esposte al sole d’estate.

Parlando invece dell’illuminazione, ciò che è importante fare è sfruttare il più possibile la luce naturale. E’ consigliato istallare dei sensori di presenza che spengano automaticamente la luce quando una stanza è vuota, una tecnologia che consente di ridurre i consumi del 50%. Parallelamente, in ogni ufficio dovrebbero essere utilizzate delle lampade a LED che consumano fino al 50% di energia in mento rispetto alle lampade a fluorescenza.

Per quanto riguarda invece computer, stampanti, fotocopiatrici, Italia in Classe A suggerisce di:
acquistare prodotti con etichetta “energy saving”, “energy star”, ecc.
impostare la funzione “risparmio di energia” ed eliminare quella “screen saver”,
stampare solo quando è veramente necessario.
Le fonti energetiche non sono infinite, il loro corretto utilizzo è fondamentale per il futuro delle prossime generazioni, ma anche per i portafogli di quelle attuali. Non tenerne conto potrebbe essere un errore che pagheremo a caro prezzo.
 

Fonte: www.firstonline.info