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Il futuro non è grigio, ma verde
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La “Grey Economics”, l’economia “grigia” votata esclusivamente al profitto e governata dalle multinazionali, ha fallito. E presto potrebbe essere sostituita dalla “Green Economics”, un nuovo modello economico basato su ritmi di crescita contenuti, attenzione all’ambiente, responsabilità sociale, investimenti costanti nella ricerca.

Non è solo utopia: in tutto il mondo, si moltiplicano gli esempi di imprese che hanno deciso di puntare su innovative forme di sviluppo, come spiega il saggio “GreenWebEconomics” (168 pagine, 18 euro - Egea) di Davide Reina e Silvia Vianello, docenti di marketing dell’Università Bocconi.

Secondo gli autori, è arrivato il momento di abbandonare l’ossessione per la crescita del Prodotto Interno Lordo (Pil). L’attenzione non deve focalizzarsi più su quanto si cresce ma su come si cresce, perché puntare su uno sviluppo sostenibile che prevede di fare il massimo usando il minimo delle risorse conviene sia dal punto di vista etico, sia da quello economico.

Basta trovare la forza per cambiare e dire addio al vecchio modello della grande impresa. Meglio investire su aziende piccole, formate da non più di una ventina di persone altamente qualificate e allenate a lavorare in squadra. Non solo: anche i manager, così come i medici, dovranno iniziare a rispettare un codice etico. Come quello proposto dai due autori, in cui si chiede ai futuri dirigenti d’azienda di non pensare solo al proprio profitto, ma di “ispirare l’attività professionale al principio della solidarietà tra gli uomini”.

Per poter imporre una nuova visione dell’economia di mercato serve un radicale cambio di mentalità, che deve coinvolgere innanzitutto i produttori di beni e servizi green. Le ricerche parlano chiaro: per avere successo, è necessario che gli eco-prodotti vengano venduti allo stesso prezzo di quelli tradizionali. O, in alternativa, occorre che i consumatori abbiano ben chiari i risparmi energetici e i vantaggi economici derivanti dai beni e servizi “verdi”.

Oggi, al contrario, le grandi imprese gestiscono la Green Economics con gli stessi criteri della Grey Economics. Con il risultato che, per esempio, le auto elettriche vengono considerate un prodotto di nicchia riservato ad ambientalisti fissati, disposti a pagare qualsiasi cifra pur di sentirsi a posto con la coscienza.

Per cambiare il mercato, spiegano gli autori, servirebbe invece un erede di Henry Ford, deciso a vendere le auto ecologiche a un prezzo accessibile a tutti

Fonte: Lettera 43