Le News di Unioncamere http://www.unioncamere.gov.it http://www.unioncamere.gov.it/images/logo_camcom.gif http://www.unioncamere.gov.it Le News di Unioncamere Le News di Unioncamere http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss http://www.unioncamere.gov.it <![CDATA[ Mezzo milione di imprese giovani, quasi il 10% del totale Ma sono 80mila in meno di 5 anni fa ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4585C160S123/mezzo-milione-di-imprese-giovani--quasi-il-10--del-totale-ma-sono-80mila-in-meno-di-5-anni-fa.htm Wed, 21 Oct 2020 11:10:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4585C160S123/mezzo-milione-di-imprese-giovani--quasi-il-10--del-totale-ma-sono-80mila-in-meno-di-5-anni-fa.htm Sono più di mezzo milione le imprese di giovani con meno di 35 anni oggi presenti in Italia. Un numero importante, pari all’8,7% di tutto il sistema produttivo nazionale anche se in calo di 80mila unità rispetto a 5 anni fa. Sono alcune delle principali informazioni emerse a margine dell’Assemblea di Unioncamere, tenutasi oggi a Roma. Secondo le Camere di commercio italiane, questi dati dimostrano quanto sia fondamentale mettere in campo azioni forti e decise sostenute dalle risorse del Next Generation Eu, capaci di invertire la rotta e restituire fiducia alle nuove generazioni. 

Nessun paese che non ha puntato sui giovani ha avuto un futuro”, ha detto il presidente di UnioncamereCarlo Sangalli. “Da come saremo in grado di spendere le risorse del Next Generation Eu dipenderà l’avvenire delle prossime generazioni e del nostro Paese. Negli ultimi 10 anni circa 250mila giovani, tra i 15 e i 34 anni, hanno deciso di lasciare l’Italia. Una ferita non solo demografica e sociale, ma anche economica. In dieci anni, disoccupazione e calo delle nascite hanno ridotto di due punti percentuali il contributo dei giovani al Pil italiano. Una tendenza che dobbiamo arrestare, puntando su natalità, formazione e possibilità lavorative dei giovani”. (...)

]]>
Sono più di mezzo milione le imprese di giovani con meno di 35 anni oggi presenti in Italia. Un numero importante, pari all’8,7% di tutto il sistema produttivo nazionale anche se in calo di 80mila unità rispetto a 5 anni fa. Sono alcune delle principali informazioni emerse a margine dell’Assemblea di Unioncamere, tenutasi oggi a Roma. Secondo le Camere di commercio italiane, questi dati dimostrano quanto sia fondamentale mettere in campo azioni forti e decise sostenute dalle risorse del Next Generation Eu, capaci di invertire la rotta e restituire fiducia alle nuove generazioni. 

Nessun paese che non ha puntato sui giovani ha avuto un futuro”, ha detto il presidente di UnioncamereCarlo Sangalli. “Da come saremo in grado di spendere le risorse del Next Generation Eu dipenderà l’avvenire delle prossime generazioni e del nostro Paese. Negli ultimi 10 anni circa 250mila giovani, tra i 15 e i 34 anni, hanno deciso di lasciare l’Italia. Una ferita non solo demografica e sociale, ma anche economica. In dieci anni, disoccupazione e calo delle nascite hanno ridotto di due punti percentuali il contributo dei giovani al Pil italiano. Una tendenza che dobbiamo arrestare, puntando su natalità, formazione e possibilità lavorative dei giovani”. (...)

]]>
redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Lavoro: 282mila assunzioni previste dalle imprese a ottobre In crescita la quota di imprese che prevede di assumere ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4580C160S123/lavoro--282mila-assunzioni-previste-dalle-imprese-a-ottobre--in-crescita-la-quota-di-imprese-che-prevede-di-assumere-.htm Thu, 15 Oct 2020 09:10:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4580C160S123/lavoro--282mila-assunzioni-previste-dalle-imprese-a-ottobre--in-crescita-la-quota-di-imprese-che-prevede-di-assumere-.htm Sono quasi 282mila gli ingressi previsti dalle imprese per il mese di ottobre, in calo del 27,9% rispetto ad ottobre 2019. Sale al 13% la quota di imprese che programmano assunzioni (erano il 10% a settembre). In un quadro economico complessivamente ancora caratterizzato da forte incertezza per l’andamento dell’emergenza sanitaria e per i tempi di superamento della crisi economica, buona parte delle imprese (82,8%) ritiene che i livelli di produzione e vendita potranno tornare a condizioni “accettabili” solo nel corso del 2021, in particolare il 46,9% di esse sposta direttamente al secondo semestre 2021 la possibile “normalizzazione” delle attività. Sempre elevata la quota di imprese che segnala problemi finanziari per carenza di liquidità nei prossimi sei mesi: è pari al 49,4%, sebbene in discesa rispetto al 58,4% di agosto.

A delineare questo scenario è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, che elabora le previsioni occupazionali di ottobre.

]]>
Sono quasi 282mila gli ingressi previsti dalle imprese per il mese di ottobre, in calo del 27,9% rispetto ad ottobre 2019. Sale al 13% la quota di imprese che programmano assunzioni (erano il 10% a settembre). In un quadro economico complessivamente ancora caratterizzato da forte incertezza per l’andamento dell’emergenza sanitaria e per i tempi di superamento della crisi economica, buona parte delle imprese (82,8%) ritiene che i livelli di produzione e vendita potranno tornare a condizioni “accettabili” solo nel corso del 2021, in particolare il 46,9% di esse sposta direttamente al secondo semestre 2021 la possibile “normalizzazione” delle attività. Sempre elevata la quota di imprese che segnala problemi finanziari per carenza di liquidità nei prossimi sei mesi: è pari al 49,4%, sebbene in discesa rispetto al 58,4% di agosto.

A delineare questo scenario è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, che elabora le previsioni occupazionali di ottobre.

]]>
redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Turismo: con il Covid 6,5 milioni di italiani in meno in vacanza d'estate ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4579C160S123/turismo--con-il-covid-6-5-milioni-di-italiani-in-meno-in-vacanza-d-estate--.htm Wed, 14 Oct 2020 11:10:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4579C160S123/turismo--con-il-covid-6-5-milioni-di-italiani-in-meno-in-vacanza-d-estate--.htm

Solo il 60% degli italiani questa estate è andato in vacanza contro il 75% dello scorso anno. A frenare la voglia di svago di 6,5 milioni di nostri connazionali è stata la paura del contagio da Covid (che ha inciso nel 44,3% dei casi) o le difficoltà economiche (27%).  Chi comunque ha fatto le valigie e si è ritagliato un periodo di break, ha scelto prima di tutto il mare e le bellezze di Puglia, Campania, Sicilia e Calabria. Un italiano su tre, però, ha “riscoperto” la varietà delle nostre aree interne, premiando l’offerta naturalistica e sportiva di Umbria, Abruzzo, Molise e Toscana. Ciò ha prodotto un aumento del 5% del turismo “domestico”, che però non è riuscito a ribaltare il bilancio comunque negativo della stagione estiva di un settore che, secondo le stime di Banca d’Italia, era arrivato a valere direttamente il 5% e indirettamente il 13% del PIL. A pesare, infatti, non è stato soltanto il crollo del turismo straniero, ma anche il calo della spesa pro capite dei turisti, che si sono spesso accontentati di soggiorni più brevi rispetto al passato.

Questi sono i principali risultati di una ricerca sull’impatto dell’emergenza Covid sulle vacanze estive degli italiani nel 2020, realizzata da Unioncamere e Isnart su un campione rappresentativo della popolazione nazionale.

 
 
 
]]>

Solo il 60% degli italiani questa estate è andato in vacanza contro il 75% dello scorso anno. A frenare la voglia di svago di 6,5 milioni di nostri connazionali è stata la paura del contagio da Covid (che ha inciso nel 44,3% dei casi) o le difficoltà economiche (27%).  Chi comunque ha fatto le valigie e si è ritagliato un periodo di break, ha scelto prima di tutto il mare e le bellezze di Puglia, Campania, Sicilia e Calabria. Un italiano su tre, però, ha “riscoperto” la varietà delle nostre aree interne, premiando l’offerta naturalistica e sportiva di Umbria, Abruzzo, Molise e Toscana. Ciò ha prodotto un aumento del 5% del turismo “domestico”, che però non è riuscito a ribaltare il bilancio comunque negativo della stagione estiva di un settore che, secondo le stime di Banca d’Italia, era arrivato a valere direttamente il 5% e indirettamente il 13% del PIL. A pesare, infatti, non è stato soltanto il crollo del turismo straniero, ma anche il calo della spesa pro capite dei turisti, che si sono spesso accontentati di soggiorni più brevi rispetto al passato.

Questi sono i principali risultati di una ricerca sull’impatto dell’emergenza Covid sulle vacanze estive degli italiani nel 2020, realizzata da Unioncamere e Isnart su un campione rappresentativo della popolazione nazionale.

 
 
 
]]>
redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Si chiude oggi IGF Italia 2020: oltre 150 i relatori e 30 gli appuntamenti in 3 giorni ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4574C160S123/si-chiude-oggi-igf-italia-2020--oltre-150-i-relatori-e-30-gli-appuntamenti-in-3-giorni.htm Fri, 09 Oct 2020 14:10:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4574C160S123/si-chiude-oggi-igf-italia-2020--oltre-150-i-relatori-e-30-gli-appuntamenti-in-3-giorni.htm Si conclude oggi la tre giorni dell’Internet Governance Forum Italia 2020, l’iniziativa, condotta sotto l’egida delle Nazioni Unite, che favorisce il confronto e il dibattitto tra tutte le parti interessate alla Governance di Internet.

Organizzato quest’anno da Unioncamere, InfoCamere, la rete dei Punti Impresa Digitale (PID) delle Camere di commercio e Camera di commercio di Cosenza, con il patrocinio dei ministeri per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione e dello Sviluppo economico, la collaborazione di Agid - Agenzia per l’Italia digitale, Politecnico di Torino, Università della Calabria, Stati generali dell’innovazione e AssoTLD e l’adesione di 54 Camere di commercio, il Forum ha visto succedersi dal 7 ottobre ad oggi 30 appuntamenti ai quali hanno preso parte oltre 150 relatori, che si sono confrontati in collegamento e in presenza nelle sedi di Roma, Cosenza, Firenze, Milano e Torino, oltre che dalle Camere di commercio che hanno ospitato altri 16 eventi satellite. Più di 12mila al giorno gli utenti che si sono collegati con Igf. Ampia la gamma dei temi e degli approfondimenti discussi, a partire dalle iniziative europee e internazionali, dalle sfide ed opportunità per i giovani, dal ruolo del digitale e del web per la ripartenza dell’economia e dalle potenzialità della rete per la crescita sostenibile.

L’articolata kermesse si conclude oggi con la premiazione delle imprese che si sono aggiudicate il “Top of the PID - IGF 2020”, l’iniziativa promossa dai PID delle Camere di commercio d’Italia e di Unioncamere per dare visibilità alle imprese che stanno realizzando o che hanno realizzato progetti, prodotti o servizi digitali e innovativi utili alle imprese nel nuovo scenario produttivo che si è venuto a creare con la diffusione del Covid-19.

Le imprese vincitrici, che riceveranno il premio dalla Ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Nunzia Catalfo, alla presenza del Presidente della Camera di commercio di Cosenza, Klaus Algieri, e del presidente di Dintec Agenzia del Sistema Camerale che presidia i temi dell’innovazione, Massimo Guasconi, potranno contare su azioni promozionali mirate a far conoscere le loro soluzioni innovative

]]>
Si conclude oggi la tre giorni dell’Internet Governance Forum Italia 2020, l’iniziativa, condotta sotto l’egida delle Nazioni Unite, che favorisce il confronto e il dibattitto tra tutte le parti interessate alla Governance di Internet.

Organizzato quest’anno da Unioncamere, InfoCamere, la rete dei Punti Impresa Digitale (PID) delle Camere di commercio e Camera di commercio di Cosenza, con il patrocinio dei ministeri per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione e dello Sviluppo economico, la collaborazione di Agid - Agenzia per l’Italia digitale, Politecnico di Torino, Università della Calabria, Stati generali dell’innovazione e AssoTLD e l’adesione di 54 Camere di commercio, il Forum ha visto succedersi dal 7 ottobre ad oggi 30 appuntamenti ai quali hanno preso parte oltre 150 relatori, che si sono confrontati in collegamento e in presenza nelle sedi di Roma, Cosenza, Firenze, Milano e Torino, oltre che dalle Camere di commercio che hanno ospitato altri 16 eventi satellite. Più di 12mila al giorno gli utenti che si sono collegati con Igf. Ampia la gamma dei temi e degli approfondimenti discussi, a partire dalle iniziative europee e internazionali, dalle sfide ed opportunità per i giovani, dal ruolo del digitale e del web per la ripartenza dell’economia e dalle potenzialità della rete per la crescita sostenibile.

L’articolata kermesse si conclude oggi con la premiazione delle imprese che si sono aggiudicate il “Top of the PID - IGF 2020”, l’iniziativa promossa dai PID delle Camere di commercio d’Italia e di Unioncamere per dare visibilità alle imprese che stanno realizzando o che hanno realizzato progetti, prodotti o servizi digitali e innovativi utili alle imprese nel nuovo scenario produttivo che si è venuto a creare con la diffusione del Covid-19.

Le imprese vincitrici, che riceveranno il premio dalla Ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Nunzia Catalfo, alla presenza del Presidente della Camera di commercio di Cosenza, Klaus Algieri, e del presidente di Dintec Agenzia del Sistema Camerale che presidia i temi dell’innovazione, Massimo Guasconi, potranno contare su azioni promozionali mirate a far conoscere le loro soluzioni innovative

]]>
redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Internet: competenze digitali essenziali per 7 assunti su 10 e-skill difficili da reperire per quasi il 30% delle figure ricercate ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4570C160S123/internet--competenze-digitali-essenziali-per-7-assunti-su-10-e-skill-difficili-da-reperire-per-quasi-il-30--delle-figure-ricercate--.htm Wed, 07 Oct 2020 11:10:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4570C160S123/internet--competenze-digitali-essenziali-per-7-assunti-su-10-e-skill-difficili-da-reperire-per-quasi-il-30--delle-figure-ricercate--.htm Al via l’Internet Governance Forum Italia 2020

In Italia si stimano quasi 55 milioni di cittadini attivi su internet, ovvero il 92% della popolazione totale mentre per lavorare nelle imprese italiane le competenze digitali sono richieste per 7 assunti su 10, pari a 3,2 milioni di lavoratori. Ma il 28,9% di questi profili, vale a dire circa 940 mila posizioni lavorative, è difficile da trovare per inadeguatezza o ridotto numero di candidati. Il risultato è spesso una carenza di competenze digitali per le Pmi italiane che intanto vedono un ‘boom’ di imprese che vendono on line, cresciute, in 5 anni, di quasi 11.000 unità.

Sono alcuni dei dati emersi nel corso dell’Internet Governance Forum Italia 2020, il processo globale, condotto sotto l’egida delle Nazioni Unite, che favorisce il confronto e il dibattitto tra tutte le parti interessate alla Governance di Internet, organizzato quest’anno dal sistema camerale.

Se la trasformazione digitale, insomma, incalza il nostro sistema produttivo, il mercato del lavoro, secondo le rilevazioni effettuate dal sistema Informativo Excelsior nel 2019, ancora non risponde in maniera sufficiente, visto che quando le e-skill digitali sono strategiche la difficoltà di reperimento sale addirittura al 36,4%.

]]>
Al via l’Internet Governance Forum Italia 2020

In Italia si stimano quasi 55 milioni di cittadini attivi su internet, ovvero il 92% della popolazione totale mentre per lavorare nelle imprese italiane le competenze digitali sono richieste per 7 assunti su 10, pari a 3,2 milioni di lavoratori. Ma il 28,9% di questi profili, vale a dire circa 940 mila posizioni lavorative, è difficile da trovare per inadeguatezza o ridotto numero di candidati. Il risultato è spesso una carenza di competenze digitali per le Pmi italiane che intanto vedono un ‘boom’ di imprese che vendono on line, cresciute, in 5 anni, di quasi 11.000 unità.

Sono alcuni dei dati emersi nel corso dell’Internet Governance Forum Italia 2020, il processo globale, condotto sotto l’egida delle Nazioni Unite, che favorisce il confronto e il dibattitto tra tutte le parti interessate alla Governance di Internet, organizzato quest’anno dal sistema camerale.

Se la trasformazione digitale, insomma, incalza il nostro sistema produttivo, il mercato del lavoro, secondo le rilevazioni effettuate dal sistema Informativo Excelsior nel 2019, ancora non risponde in maniera sufficiente, visto che quando le e-skill digitali sono strategiche la difficoltà di reperimento sale addirittura al 36,4%.

]]>
redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Premio Impresa Ambiente, prorogato al 10 ottobre il termine per presentare le candidature al più alto riconoscimento italiano per le aziende green ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4564C160S123/premio-impresa-ambiente--prorogato-al-10-ottobre-il-termine-per-presentare-le-candidature-al-più-alto-riconoscimento-italiano-per-le-aziende-green.htm Fri, 02 Oct 2020 11:10:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4564C160S123/premio-impresa-ambiente--prorogato-al-10-ottobre-il-termine-per-presentare-le-candidature-al-più-alto-riconoscimento-italiano-per-le-aziende-green.htm Promosso dalla Camera di commercio di Venezia Rovigo, con la collaborazione di Unioncamere e il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, il premio dà accesso all’ European Business Awards for the Environment della Commissione Europea
Candidature sul sito www.premioimpresambiente.it

C’è ancora tempo fino al 10 ottobre 2020 per candidarsi al Premio Impresa Ambiente, il più alto riconoscimento italiano per le imprese private e pubbliche che si siano distinte in un’ottica di Sviluppo Sostenibile, Rispetto Ambientale e Responsabilità Sociale. Porta d’accesso per l’European Business Awards for the Environment (EBAE), della Commissione Europea (DG Ambiente), l’ VIII edizione del premio è promossa dalla Camera di commercio di Venezia Rovigo, con la collaborazione di Unioncamere e il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, e si rivolge a imprese, enti pubblici e privati italiani che abbiano contribuito con progetti, soluzioni o prodotti a migliorare l’impatto economico, sociale e ambientale in Italia.

 

]]>
Promosso dalla Camera di commercio di Venezia Rovigo, con la collaborazione di Unioncamere e il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, il premio dà accesso all’ European Business Awards for the Environment della Commissione Europea
Candidature sul sito www.premioimpresambiente.it

C’è ancora tempo fino al 10 ottobre 2020 per candidarsi al Premio Impresa Ambiente, il più alto riconoscimento italiano per le imprese private e pubbliche che si siano distinte in un’ottica di Sviluppo Sostenibile, Rispetto Ambientale e Responsabilità Sociale. Porta d’accesso per l’European Business Awards for the Environment (EBAE), della Commissione Europea (DG Ambiente), l’ VIII edizione del premio è promossa dalla Camera di commercio di Venezia Rovigo, con la collaborazione di Unioncamere e il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, e si rivolge a imprese, enti pubblici e privati italiani che abbiano contribuito con progetti, soluzioni o prodotti a migliorare l’impatto economico, sociale e ambientale in Italia.

 

]]>
redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Internet Governance Forum (IGF) Italia 2020 online dal 7 al 9 Ottobre ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4562C160S123/internet-governance-forum--igf--italia-2020-online-dal-7-al-9-ottobre-.htm Fri, 02 Oct 2020 10:10:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4562C160S123/internet-governance-forum--igf--italia-2020-online-dal-7-al-9-ottobre-.htm Imprese : 7 su 10 hanno investito nel digitale negli ultimi 5 anni
 
Internet Governance Forum (IGF) Italia 2020 
online dal 7 al 9 Ottobre 
Apertura lavori giornata inaugurale ore 9,30  

Nell’ultimo quinquennio il 70,3% delle imprese ha investito nella trasformazione digitale e di queste il 40% ha puntato sul “capitale umano”. Più in particolare il 37,8% delle imprese ha investito nel “reskilling” ovvero nella formazione del personale esistente mentre il 2,9% delle imprese ha reclutato nuove figure professionali come effetto degli investimenti. 
Di questo e altro si parlerà nel corso dell’Internet Governance Forum (IGF) Italia 2020, l’evento condotto sotto l’egida dell’ONU, organizzato per la prima volta dal Sistema camerale italiano che si terrà online dal 7 al 9 Ottobre

Tre giorni di confronto e scambio di idee con oltre 30 appuntamenti inerenti alla Governance di Internet messi a punto da Unioncamere, InfoCamere, la rete dei Punti Impresa Digitale (PID) delle Camere di commercio e Camera di commercio di Cosenza con il patrocinio dei ministeri per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione e dello Sviluppo economico. Il Forum a cui hanno aderito 54 Camere di Commercio si svolge in collaborazione con Agid - Agenzia per l’Italia digitale, Politecnico di Torino, Università della Calabria, Stati generali dell’innovazione e AssoTLD.

]]>
Imprese : 7 su 10 hanno investito nel digitale negli ultimi 5 anni
 
Internet Governance Forum (IGF) Italia 2020 
online dal 7 al 9 Ottobre 
Apertura lavori giornata inaugurale ore 9,30  

Nell’ultimo quinquennio il 70,3% delle imprese ha investito nella trasformazione digitale e di queste il 40% ha puntato sul “capitale umano”. Più in particolare il 37,8% delle imprese ha investito nel “reskilling” ovvero nella formazione del personale esistente mentre il 2,9% delle imprese ha reclutato nuove figure professionali come effetto degli investimenti. 
Di questo e altro si parlerà nel corso dell’Internet Governance Forum (IGF) Italia 2020, l’evento condotto sotto l’egida dell’ONU, organizzato per la prima volta dal Sistema camerale italiano che si terrà online dal 7 al 9 Ottobre

Tre giorni di confronto e scambio di idee con oltre 30 appuntamenti inerenti alla Governance di Internet messi a punto da Unioncamere, InfoCamere, la rete dei Punti Impresa Digitale (PID) delle Camere di commercio e Camera di commercio di Cosenza con il patrocinio dei ministeri per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione e dello Sviluppo economico. Il Forum a cui hanno aderito 54 Camere di Commercio si svolge in collaborazione con Agid - Agenzia per l’Italia digitale, Politecnico di Torino, Università della Calabria, Stati generali dell’innovazione e AssoTLD.

]]>
redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ PEC: obbligo di comunicazione al Registro delle imprese entro il 1° ottobre 2020 per le imprese che non hanno ancora notificato il proprio domicilio digitale ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4558C160S123/pec--obbligo-di-comunicazione-al-registro-delle-imprese-entro-il-1°-ottobre-2020-per-le-imprese-che-non-hanno-ancora-notificato-il-proprio-domicilio-digitale.htm Fri, 25 Sep 2020 11:09:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4558C160S123/pec--obbligo-di-comunicazione-al-registro-delle-imprese-entro-il-1°-ottobre-2020-per-le-imprese-che-non-hanno-ancora-notificato-il-proprio-domicilio-digitale.htm Conto alla rovescia per la regolarizzazione della Posta elettronica certificata delle imprese. Entro il 1° ottobre tutte le aziende che ancora non lo hanno fatto devono comunicare telematicamente al Registro delle imprese il proprio domicilio digitale (PEC) attivo e univocamente riconducibile all'impresa.

A stabilirlo è il Decreto Semplificazioni convertito nella Legge n. 120 dell'11 settembre 2020. Possedere un indirizzo di posta elettronica certificata, che facilita i rapporti con la Pubblica amministrazione, era già un obbligo dal 2008 per le società e dal 2012 per le imprese individuali. Ma se la mancata comunicazione prevedeva finora solo una sospensione temporanea per l’invio di pratiche telematiche al Registro imprese, ora invece può comportare una multa compresa tra i 206 e i 2.064 euro per le società, tra i 30 e i 1.548 euro per le imprese individuali.

Per le imprese che dopo la scadenza del termine risulteranno prive di Pec, oltre al pagamento della sanzione amministrativa, è prevista l'assegnazione d'ufficio di un domicilio digitale da parte della Camera di Commercio.

La comunicazione del domicilio digitale è esente da imposta di bollo e diritti di segreteria. Può essere effettuata dal titolare o legale rappresentante dell'impresa direttamente dal sito ipec-registroimprese.infocamere.it, oppure seguendo le istruzioni sul sito della Camera di commercio del proprio territorio.

]]>
Conto alla rovescia per la regolarizzazione della Posta elettronica certificata delle imprese. Entro il 1° ottobre tutte le aziende che ancora non lo hanno fatto devono comunicare telematicamente al Registro delle imprese il proprio domicilio digitale (PEC) attivo e univocamente riconducibile all'impresa.

A stabilirlo è il Decreto Semplificazioni convertito nella Legge n. 120 dell'11 settembre 2020. Possedere un indirizzo di posta elettronica certificata, che facilita i rapporti con la Pubblica amministrazione, era già un obbligo dal 2008 per le società e dal 2012 per le imprese individuali. Ma se la mancata comunicazione prevedeva finora solo una sospensione temporanea per l’invio di pratiche telematiche al Registro imprese, ora invece può comportare una multa compresa tra i 206 e i 2.064 euro per le società, tra i 30 e i 1.548 euro per le imprese individuali.

Per le imprese che dopo la scadenza del termine risulteranno prive di Pec, oltre al pagamento della sanzione amministrativa, è prevista l'assegnazione d'ufficio di un domicilio digitale da parte della Camera di Commercio.

La comunicazione del domicilio digitale è esente da imposta di bollo e diritti di segreteria. Può essere effettuata dal titolare o legale rappresentante dell'impresa direttamente dal sito ipec-registroimprese.infocamere.it, oppure seguendo le istruzioni sul sito della Camera di commercio del proprio territorio.

]]>
redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Riforma Camere di commercio: 3 imprese su 4 promuovono gli accorpamenti ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4556C160S123/riforma-camere-di-commercio--3-imprese-su-4-promuovono-gli-accorpamenti-.htm Wed, 23 Sep 2020 11:09:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4556C160S123/riforma-camere-di-commercio--3-imprese-su-4-promuovono-gli-accorpamenti-.htm

Fondere due o più Camere di commercio per renderle più robuste è un’azione utile alle imprese. Ne sono convinte tre imprese su quattro che promuovono la riforma delle Camere di commercio, ritenendo che la nascita di strutture più grandi, attraverso l’accorpamento di Camere di piccola dimensione, sia un fatto positivo.

A mostrarlo è un sondaggio effettuato tra il 7 e l’11 settembre da Ipsos su oltre 400 imprese delle 40 province interessate dagli accorpamenti generati dalla riorganizzazione delle Camere di commercio varata nel 2015.

Per gli imprenditori a conoscenza dell’accorpamento della propria Camera di commercio, questa trasformazione non solo non ha avuto alcun impatto sui rapporti tra la Camera e le aziende ma anzi, se ci sono stati cambiamenti, sono considerati più vantaggiosi per le imprese in termini di qualità e ampiezza dei servizi offerti, di disponibilità di risorse economiche messe a disposizione del territorio, di capacità di risposta alle esigenze degli operatori economici.

Mentre promuovono i servizi camerali assegnando un buon 8 come voto medio (con punte del 9-10 per il 29% degli imprenditori), addirittura il 92% degli imprenditori a conoscenza dell’accorpamento della propria Camera ritiene che la qualità dei servizi resi sia migliorata o sia rimasta invariata dopo l’accorpamento ed il 28% che la gamma dei servizi sia stata ampliata.

Gli imprenditori colgono anche un vantaggio in termini economici derivante dalle unioni tra Camere piccole: il 36% ha rilevato un aumento dei contributi erogati ed il 31%  una crescita dei bandi ai quali le imprese possono partecipare.

Le fusioni tra Camere, che per 9 imprenditori su 10 non hanno comportato alcuna complicazione operativa che possa aver avuto effetti sulla vita quotidiana dell’impresa, non allontana le Camere dai territori e dai diversi sistemi produttivi locali.  Mantenendo saldi la propria presenza e il presidio territoriale, la nuova Camera ha invece una maggiore capacità di interpretare e soddisfare le necessità delle imprese (è quanto ritiene il 35% delle imprese).

 

]]>

Fondere due o più Camere di commercio per renderle più robuste è un’azione utile alle imprese. Ne sono convinte tre imprese su quattro che promuovono la riforma delle Camere di commercio, ritenendo che la nascita di strutture più grandi, attraverso l’accorpamento di Camere di piccola dimensione, sia un fatto positivo.

A mostrarlo è un sondaggio effettuato tra il 7 e l’11 settembre da Ipsos su oltre 400 imprese delle 40 province interessate dagli accorpamenti generati dalla riorganizzazione delle Camere di commercio varata nel 2015.

Per gli imprenditori a conoscenza dell’accorpamento della propria Camera di commercio, questa trasformazione non solo non ha avuto alcun impatto sui rapporti tra la Camera e le aziende ma anzi, se ci sono stati cambiamenti, sono considerati più vantaggiosi per le imprese in termini di qualità e ampiezza dei servizi offerti, di disponibilità di risorse economiche messe a disposizione del territorio, di capacità di risposta alle esigenze degli operatori economici.

Mentre promuovono i servizi camerali assegnando un buon 8 come voto medio (con punte del 9-10 per il 29% degli imprenditori), addirittura il 92% degli imprenditori a conoscenza dell’accorpamento della propria Camera ritiene che la qualità dei servizi resi sia migliorata o sia rimasta invariata dopo l’accorpamento ed il 28% che la gamma dei servizi sia stata ampliata.

Gli imprenditori colgono anche un vantaggio in termini economici derivante dalle unioni tra Camere piccole: il 36% ha rilevato un aumento dei contributi erogati ed il 31%  una crescita dei bandi ai quali le imprese possono partecipare.

Le fusioni tra Camere, che per 9 imprenditori su 10 non hanno comportato alcuna complicazione operativa che possa aver avuto effetti sulla vita quotidiana dell’impresa, non allontana le Camere dai territori e dai diversi sistemi produttivi locali.  Mantenendo saldi la propria presenza e il presidio territoriale, la nuova Camera ha invece una maggiore capacità di interpretare e soddisfare le necessità delle imprese (è quanto ritiene il 35% delle imprese).

 

]]>
redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Si rafforza la partnership CNR-Unioncamere per far crescere il dialogo tra ricerca pubblica e imprese ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4557C160S123/si-rafforza-la-partnership-cnr-unioncamere--per-far-crescere-il-dialogo-tra-ricerca-pubblica-e-imprese---.htm Wed, 23 Sep 2020 11:09:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4557C160S123/si-rafforza-la-partnership-cnr-unioncamere--per-far-crescere-il-dialogo-tra-ricerca-pubblica-e-imprese---.htm

All’Italia non mancano le imprese innovative, che sono in linea con la media europea (57% il nostro paese, 54% la media Ue). Ma esiste una forte polarizzazione tra le imprese più dinamiche, che in 9 casi su 10 realizzano prodotti e servizi ad alto valore aggiunto, e quelle più marginali, in cui le innovative sono solo 2 su 10. Queste imprese si distinguono nelle attività di ricerca e sviluppo, nella formazione del personale sulle innovazioni e nell’impiego delle nuove tecnologie digitali.

Per integrare più efficacemente la ricerca pubblica e il sistema produttivo, si rafforza la partnership tra Unioncamere e Consiglio nazionale delle ricerche (CNR). Avviata nel 2013 con l’intento di valorizzare i migliori brevetti del CNR e quelli delle principali Università italiane nei confronti delle imprese, e rinnovata attraverso un Accordo quadro sottoscritto l’anno scorso, l’intesa ha portato alla messa a punto del progetto Promo–TT Instrument.

Tre i suoi obiettivi fondamentali: estendere la collaborazione tra il CNR e il sistema camerale dal campo dei migliori brevetti allo scouting sistematico di tutte le tecnologie disponibili del CNR, anche non protette, coinvolgendo le Associazioni delle imprese industriali e delle piccole e medie imprese; ampliare le occasioni di confronto tra i ricercatori dell’Istituto e le imprese, con una partecipazione più attiva dei finanziatori dei progetti di sviluppo; costruire una piattaforma dedicata al trasferimento dei risultati più utili della ricerca del CNR per il sistema produttivo, in linea con le esigenze e le domande delle imprese, grazie alla collaborazione delle loro Associazioni e delle Camere di commercio.

 “Il trasferimento tecnologico è uno dei temi su cui si gioca la sfida della crescita e della competitività per le nostre imprese”, ha sottolineato Leonardo Bassilichi, vice presidente di Unioncamere e presidente della Camera di commercio di Firenze. “La collaborazione tra Unioncamere e Cnr va in questa direzione, con l’obiettivo di far dialogare il mondo della ricerca pubblica con quello delle imprese, mettendo a disposizione di queste ultime l’enorme tesoro di brevetti e di conoscenze del Cnr e delle principali Università italiane”.

 
 
 
]]>

All’Italia non mancano le imprese innovative, che sono in linea con la media europea (57% il nostro paese, 54% la media Ue). Ma esiste una forte polarizzazione tra le imprese più dinamiche, che in 9 casi su 10 realizzano prodotti e servizi ad alto valore aggiunto, e quelle più marginali, in cui le innovative sono solo 2 su 10. Queste imprese si distinguono nelle attività di ricerca e sviluppo, nella formazione del personale sulle innovazioni e nell’impiego delle nuove tecnologie digitali.

Per integrare più efficacemente la ricerca pubblica e il sistema produttivo, si rafforza la partnership tra Unioncamere e Consiglio nazionale delle ricerche (CNR). Avviata nel 2013 con l’intento di valorizzare i migliori brevetti del CNR e quelli delle principali Università italiane nei confronti delle imprese, e rinnovata attraverso un Accordo quadro sottoscritto l’anno scorso, l’intesa ha portato alla messa a punto del progetto Promo–TT Instrument.

Tre i suoi obiettivi fondamentali: estendere la collaborazione tra il CNR e il sistema camerale dal campo dei migliori brevetti allo scouting sistematico di tutte le tecnologie disponibili del CNR, anche non protette, coinvolgendo le Associazioni delle imprese industriali e delle piccole e medie imprese; ampliare le occasioni di confronto tra i ricercatori dell’Istituto e le imprese, con una partecipazione più attiva dei finanziatori dei progetti di sviluppo; costruire una piattaforma dedicata al trasferimento dei risultati più utili della ricerca del CNR per il sistema produttivo, in linea con le esigenze e le domande delle imprese, grazie alla collaborazione delle loro Associazioni e delle Camere di commercio.

 “Il trasferimento tecnologico è uno dei temi su cui si gioca la sfida della crescita e della competitività per le nostre imprese”, ha sottolineato Leonardo Bassilichi, vice presidente di Unioncamere e presidente della Camera di commercio di Firenze. “La collaborazione tra Unioncamere e Cnr va in questa direzione, con l’obiettivo di far dialogare il mondo della ricerca pubblica con quello delle imprese, mettendo a disposizione di queste ultime l’enorme tesoro di brevetti e di conoscenze del Cnr e delle principali Università italiane”.

 
 
 
]]>
redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Paoletti Unioncamere: nuovo codice della crisi strumento ancora valido ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4555C160S123/paoletti-unioncamere--nuovo-codice-della-crisi-strumento-ancora-valido.htm Wed, 23 Sep 2020 09:09:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4555C160S123/paoletti-unioncamere--nuovo-codice-della-crisi-strumento-ancora-valido.htm Il nuovo codice della crisi e dell’insolvenza, pensato in un contesto completamente diverso da quello attuale, rappresenta ancora un validissimo strumento di grande aiuto per evitare il ricorso al fallimento ed alle procedure concorsuali per migliaia di imprese”. E’ quanto ha sottolineato il vicepresidente di Unioncamere Antonio Paoletti in occasione dell’evento di Bergamo “Attività e futuro dell’impresa. Organi e strumenti per il governo della crisi al tempo della pandemia”.

Anzi - ha aggiunto Paoletti - soprattutto in questo momento in cui le difficoltà economiche e finanziarie delle imprese si stanno rivelando ancora più significative, un percorso di analisi e di attenta esame della solidità finanziaria ed economica delle nostre aziende, può evitare un “effetto domino” estremamente pericoloso per tutto l’indotto della nostra economia. Non basterà – avverte - però analizzare i rischi guardando i soli bilanci o i principali indicatori economici finanziari delle aziende, ma occorrerà concentrarsi anche su indicatori di tipo qualitativo tipico del contesto".

Per questo conclude il vice presidente di Unioncamere “gli Ocri - che dovranno essere attivati presso ogni Camera di commercio - dovranno dotarsi di professionisti abilitati a occuparsi non tanto e non solo di fallimento o di procedure concorsuali, ma soprattutto di esperti in tema di ristrutturazione aziendale e di accordi con il sistema creditizio”.

]]>
Il nuovo codice della crisi e dell’insolvenza, pensato in un contesto completamente diverso da quello attuale, rappresenta ancora un validissimo strumento di grande aiuto per evitare il ricorso al fallimento ed alle procedure concorsuali per migliaia di imprese”. E’ quanto ha sottolineato il vicepresidente di Unioncamere Antonio Paoletti in occasione dell’evento di Bergamo “Attività e futuro dell’impresa. Organi e strumenti per il governo della crisi al tempo della pandemia”.

Anzi - ha aggiunto Paoletti - soprattutto in questo momento in cui le difficoltà economiche e finanziarie delle imprese si stanno rivelando ancora più significative, un percorso di analisi e di attenta esame della solidità finanziaria ed economica delle nostre aziende, può evitare un “effetto domino” estremamente pericoloso per tutto l’indotto della nostra economia. Non basterà – avverte - però analizzare i rischi guardando i soli bilanci o i principali indicatori economici finanziari delle aziende, ma occorrerà concentrarsi anche su indicatori di tipo qualitativo tipico del contesto".

Per questo conclude il vice presidente di Unioncamere “gli Ocri - che dovranno essere attivati presso ogni Camera di commercio - dovranno dotarsi di professionisti abilitati a occuparsi non tanto e non solo di fallimento o di procedure concorsuali, ma soprattutto di esperti in tema di ristrutturazione aziendale e di accordi con il sistema creditizio”.

]]>
redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Sostenibilità: ultimi giorni per concorrere al Premio Impresa Ambiente, il più alto riconoscimento italiano per le aziende green ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4552C160S123/sostenibilità--ultimi-giorni-per-concorrere-al-premio-impresa-ambiente---il-più-alto-riconoscimento-italiano-per-le-aziende-green.htm Thu, 17 Sep 2020 10:09:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4552C160S123/sostenibilità--ultimi-giorni-per-concorrere-al-premio-impresa-ambiente---il-più-alto-riconoscimento-italiano-per-le-aziende-green.htm Pochi giorni alla chiusura del Premio Impresa Ambiente il più alto riconoscimento italiano per le imprese private e pubbliche che si siano distinte in un’ottica di Sviluppo Sostenibile, Rispetto Ambientale e Responsabilità Sociale. Promosso dalla Camera di Commercio di Venezia Rovigo, con la collaborazione di Unioncamere e il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, il bando dell’ VIII edizione del Premio è aperto fino al 30 settembre 2020 e si rivolge a imprese, enti pubblici e privati italiani che abbiano contribuito con progetti, soluzioni o prodotti a migliorare l’impatto economico, sociale e ambientale in Italia.

]]>
Pochi giorni alla chiusura del Premio Impresa Ambiente il più alto riconoscimento italiano per le imprese private e pubbliche che si siano distinte in un’ottica di Sviluppo Sostenibile, Rispetto Ambientale e Responsabilità Sociale. Promosso dalla Camera di Commercio di Venezia Rovigo, con la collaborazione di Unioncamere e il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, il bando dell’ VIII edizione del Premio è aperto fino al 30 settembre 2020 e si rivolge a imprese, enti pubblici e privati italiani che abbiano contribuito con progetti, soluzioni o prodotti a migliorare l’impatto economico, sociale e ambientale in Italia.

]]>
redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ 1,8 milioni di laureati e diplomati al lavoro entro il 2024 Opportunità anche per 680mila qualifiche professionali, ma, in 4 casi su 10, non saranno disponibili sul mercato ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4546C160S123/1-8-milioni-di-laureati-e-diplomati-al-lavoro-entro-il-2024-opportunità-anche-per-680mila-qualifiche-professionali--ma--in-4-casi-su-10--non-saranno-disponibili-sul-mercato.htm Fri, 11 Sep 2020 10:09:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4546C160S123/1-8-milioni-di-laureati-e-diplomati-al-lavoro-entro-il-2024-opportunità-anche-per-680mila-qualifiche-professionali--ma--in-4-casi-su-10--non-saranno-disponibili-sul-mercato.htm Quasi 900mila laureati, altrettanti diplomati e oltre 680mila persone con qualifica professionale troveranno lavoro tra il 2020 e il 2024, chiamati a integrare o sostituire il personale uscente per ragioni di età. Ma proprio per gli indirizzi di formazione e istruzione professionale si prospettano le maggiori difficoltà, visto che, in 4 casi su 10, non saranno disponibili sul mercato. E’ quanto mostra l’ultima stima di Unioncamere relativa ai fabbisogni occupazionali tra il 2020 e il 2024, elaborata nell’ambito del Sistema informativo Excelsior.

 

 

]]>
Quasi 900mila laureati, altrettanti diplomati e oltre 680mila persone con qualifica professionale troveranno lavoro tra il 2020 e il 2024, chiamati a integrare o sostituire il personale uscente per ragioni di età. Ma proprio per gli indirizzi di formazione e istruzione professionale si prospettano le maggiori difficoltà, visto che, in 4 casi su 10, non saranno disponibili sul mercato. E’ quanto mostra l’ultima stima di Unioncamere relativa ai fabbisogni occupazionali tra il 2020 e il 2024, elaborata nell’ambito del Sistema informativo Excelsior.

 

 

]]>
redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Lavoro: 310mila assunzioni previste dalle imprese a settembre Segnali di ripresa da costruzioni e agroalimentare, soffrono turismo e moda ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4542C160S123/lavoro--310mila-assunzioni-previste-dalle-imprese-a-settembre-segnali-di-ripresa-da-costruzioni-e-agroalimentare--soffrono-turismo-e-moda.htm Fri, 04 Sep 2020 10:09:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4542C160S123/lavoro--310mila-assunzioni-previste-dalle-imprese-a-settembre-segnali-di-ripresa-da-costruzioni-e-agroalimentare--soffrono-turismo-e-moda.htm Sono oltre 310 mila le assunzioni previste dalle imprese nel mese di settembre. Rispetto allo stesso periodo del 2019 la riduzione delle entrate programmate si attesta al -28,7%. Un riavvio delle attività in vista dell’autunno particolarmente cauto, quindi, ma segnali di ripresa si evidenziano per le costruzioni e le industrie alimentari. Le prospettive economiche sono caratterizzate dall’incertezza soprattutto per quanto riguarda gli andamenti dei mercati internazionali, tanto che anche per il trimestre settembre-novembre si prevede un flusso di assunzioni in flessione rispetto all’analogo periodo del 2019 ed aumenta la quota delle imprese (dal 49,1% di giugno al 64,9% di agosto) che prevedono il recupero dei livelli produttivi pre-covid non prima di giugno 2021.

A delineare questo scenario è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, che elabora le previsioni occupazionali di settembre.

]]>
Sono oltre 310 mila le assunzioni previste dalle imprese nel mese di settembre. Rispetto allo stesso periodo del 2019 la riduzione delle entrate programmate si attesta al -28,7%. Un riavvio delle attività in vista dell’autunno particolarmente cauto, quindi, ma segnali di ripresa si evidenziano per le costruzioni e le industrie alimentari. Le prospettive economiche sono caratterizzate dall’incertezza soprattutto per quanto riguarda gli andamenti dei mercati internazionali, tanto che anche per il trimestre settembre-novembre si prevede un flusso di assunzioni in flessione rispetto all’analogo periodo del 2019 ed aumenta la quota delle imprese (dal 49,1% di giugno al 64,9% di agosto) che prevedono il recupero dei livelli produttivi pre-covid non prima di giugno 2021.

A delineare questo scenario è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, che elabora le previsioni occupazionali di settembre.

]]>
redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ DL agosto, Unioncamere: portare a termine la riforma delle Camere di commercio ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4541C160S123/dl-agosto--unioncamere--portare-a-termine-la-riforma-delle-camere-di-commercio-.htm Wed, 02 Sep 2020 10:09:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4541C160S123/dl-agosto--unioncamere--portare-a-termine-la-riforma-delle-camere-di-commercio-.htm La norma, contenuta nel DL agosto del Governo, che fissa un termine ultimo per gli accorpamenti che ridurranno a 60 il numero delle Camere di commercio italiane, rappresenta il passo decisivo per la chiusura di una riforma avviata ormai 5 anni fa. Lo sottolinea Unioncamere intervenuta in audizione dinanzi alla Commissione Bilancio del Senato.

Bisogna concludere la riforma”, ha affermato il vice presidente vicario di Unioncamere, Andrea Prete nel corso dell’audizione. “Questa riforma – ha ricordato - ha superato tutti i passaggi politici, quelli della giustizia amministrativa e anche la verifica costituzionale: Parlamento, Conferenza Stato Regioni, Tar, Consiglio di Stato, Corte Costituzionale si sono espressi su questo tema nel corso del tempo. Gli accorpamenti delle Camere di commercio stanno portando risultati di efficientamento e risparmi concreti. Come si è visto inoltre, Camere più grandi e più forti, con maggiori funzioni come internazionalizzazione e made in Italy, possono meglio supportare le imprese e i territori. Il sistema camerale – ha affermato Prete - vede oggi Camere grandi e anche molto grandi e Camere molto piccole – in termini di bacino di imprese, di ambito territoriale di riferimento, di budget – e ciò determina un assetto poco equilibrato”.

]]>
La norma, contenuta nel DL agosto del Governo, che fissa un termine ultimo per gli accorpamenti che ridurranno a 60 il numero delle Camere di commercio italiane, rappresenta il passo decisivo per la chiusura di una riforma avviata ormai 5 anni fa. Lo sottolinea Unioncamere intervenuta in audizione dinanzi alla Commissione Bilancio del Senato.

Bisogna concludere la riforma”, ha affermato il vice presidente vicario di Unioncamere, Andrea Prete nel corso dell’audizione. “Questa riforma – ha ricordato - ha superato tutti i passaggi politici, quelli della giustizia amministrativa e anche la verifica costituzionale: Parlamento, Conferenza Stato Regioni, Tar, Consiglio di Stato, Corte Costituzionale si sono espressi su questo tema nel corso del tempo. Gli accorpamenti delle Camere di commercio stanno portando risultati di efficientamento e risparmi concreti. Come si è visto inoltre, Camere più grandi e più forti, con maggiori funzioni come internazionalizzazione e made in Italy, possono meglio supportare le imprese e i territori. Il sistema camerale – ha affermato Prete - vede oggi Camere grandi e anche molto grandi e Camere molto piccole – in termini di bacino di imprese, di ambito territoriale di riferimento, di budget – e ciò determina un assetto poco equilibrato”.

]]>
redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Imprese artigiane: aumentano addetti alle pulizie e tatuatori In calo muratori e "padroncini" ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4540C160S123/imprese-artigiane--aumentano-addetti-alle-pulizie-e-tatuatori-in-calo-muratori-e--padroncini-.htm Fri, 28 Aug 2020 08:08:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4540C160S123/imprese-artigiane--aumentano-addetti-alle-pulizie-e-tatuatori-in-calo-muratori-e--padroncini-.htm Aumentano le imprese di pulizia e quelle che si occupano di tatuaggi e piercing. Crescono i giardinieri e i parrucchieri ed estetiste. Si riducono invece le imprese di costruzioni e quelle che si occupano di ristrutturazione, i “padroncini” addetti ai trasporti su strada, gli elettricisti, i falegnami e i meccanici.

Come mostra la fotografia scattata da Unioncamere e InfoCamere sull’evoluzione dei mestieri artigiani negli ultimi 5 anni, il settore, che conta poco meno di 1,3 milioni di imprese, ne ha perse quasi 80mila tra il 2015 e il 2020. Ma alcuni “mestieri”- più vicini a uno stile di vita a cui piace la cura di sé, degli spazi in cui si vive e del verde comune - crescono, raggiungendo anche numeri consistenti.

]]>
Aumentano le imprese di pulizia e quelle che si occupano di tatuaggi e piercing. Crescono i giardinieri e i parrucchieri ed estetiste. Si riducono invece le imprese di costruzioni e quelle che si occupano di ristrutturazione, i “padroncini” addetti ai trasporti su strada, gli elettricisti, i falegnami e i meccanici.

Come mostra la fotografia scattata da Unioncamere e InfoCamere sull’evoluzione dei mestieri artigiani negli ultimi 5 anni, il settore, che conta poco meno di 1,3 milioni di imprese, ne ha perse quasi 80mila tra il 2015 e il 2020. Ma alcuni “mestieri”- più vicini a uno stile di vita a cui piace la cura di sé, degli spazi in cui si vive e del verde comune - crescono, raggiungendo anche numeri consistenti.

]]>
redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Lavoro: 2,5milioni di lavoratori da sostituire nei prossimi 5 anni Tra 1,9 e 2,7 milioni il fabbisogno occupazionale complessivo ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4539C160S123/lavoro--2-5milioni-di-lavoratori-da-sostituire-nei-prossimi-5-anni-tra-1-9-e-2-7-milioni-il-fabbisogno-occupazionale-complessivo-.htm Tue, 25 Aug 2020 08:08:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4539C160S123/lavoro--2-5milioni-di-lavoratori-da-sostituire-nei-prossimi-5-anni-tra-1-9-e-2-7-milioni-il-fabbisogno-occupazionale-complessivo-.htm Tra il 2020 e il 2024 il sistema economico italiano dovrà sostituire oltre 2,5 milioni degli attuali occupati, perché questi ultimi avranno raggiunto l’età di pensionamento o per altre cause. Questo dato, sommato agli incrementi (o alla diminuzione) degli occupati previsti in base ai possibili andamenti annuali del PIL, determinerà un fabbisogno complessivo compreso tra 1,9 e 2,7 milioni di lavoratori.

Lo evidenziano i risultati dell’ultimo aggiornamento (luglio 2020) del modello di previsione dei fabbisogni occupazionali sviluppato nell’ambito del Sistema informativo Excelsior da Unioncamere, prendendo come base due possibili scenari per l’andamento (di espansione o di contrazione) dell’economia: secondo lo scenario A (“base”) la crescita economica potrà generare nel quinquennio 2020-2024, in maniera molto differenziata nei vari settori, un incremento rispetto al 2019 dello stock di occupati di circa 179mila unità, mentre secondo lo scenario B (“avverso”) si prospetterebbe una flessione dello stock di occupati di circa 556mila unità a fine quinquennio.

 

 

]]>
Tra il 2020 e il 2024 il sistema economico italiano dovrà sostituire oltre 2,5 milioni degli attuali occupati, perché questi ultimi avranno raggiunto l’età di pensionamento o per altre cause. Questo dato, sommato agli incrementi (o alla diminuzione) degli occupati previsti in base ai possibili andamenti annuali del PIL, determinerà un fabbisogno complessivo compreso tra 1,9 e 2,7 milioni di lavoratori.

Lo evidenziano i risultati dell’ultimo aggiornamento (luglio 2020) del modello di previsione dei fabbisogni occupazionali sviluppato nell’ambito del Sistema informativo Excelsior da Unioncamere, prendendo come base due possibili scenari per l’andamento (di espansione o di contrazione) dell’economia: secondo lo scenario A (“base”) la crescita economica potrà generare nel quinquennio 2020-2024, in maniera molto differenziata nei vari settori, un incremento rispetto al 2019 dello stock di occupati di circa 179mila unità, mentre secondo lo scenario B (“avverso”) si prospetterebbe una flessione dello stock di occupati di circa 556mila unità a fine quinquennio.

 

 

]]>
redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Nel post-Covid quasi 6 imprese su 10 con difficoltà di liquidità ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4538C160S123/nel-post-covid-quasi-6-imprese-su-10-con-difficoltà-di-liquidità.htm Fri, 21 Aug 2020 09:08:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4538C160S123/nel-post-covid-quasi-6-imprese-su-10-con-difficoltà-di-liquidità.htm Sono quasi 780mila (il 58,4% del totale) le imprese che prevedono di avere problemi di liquidità nei prossimi sei mesi e poco meno di 565mila (ilrestante 41,6%) quelle alle quali invece si prospetta un futuro meno difficoltoso sul versante finanziario. La crisi di domanda che si è innescata con la pandemia Covid-19 e il clima di incertezza sui tempi del recupero, legato anche alle diffuse criticità sui mercati globali, fanno temere a molte imprese di non poter generare i flussi di cassa necessari a garantire l’ordinaria operatività aziendale.

E’ quanto risulta da un approfondimento del Sistema informativo Excelsior sull’universo di 1.380 mila imprese con almeno un dipendente, condotta tra il 22 giugno e il 6 luglio 2020 da Unioncamere in accordo con Anpal, per valutare le prospettive occupazionali a seguito dell’emergenza Coronavirus.

]]>
Sono quasi 780mila (il 58,4% del totale) le imprese che prevedono di avere problemi di liquidità nei prossimi sei mesi e poco meno di 565mila (ilrestante 41,6%) quelle alle quali invece si prospetta un futuro meno difficoltoso sul versante finanziario. La crisi di domanda che si è innescata con la pandemia Covid-19 e il clima di incertezza sui tempi del recupero, legato anche alle diffuse criticità sui mercati globali, fanno temere a molte imprese di non poter generare i flussi di cassa necessari a garantire l’ordinaria operatività aziendale.

E’ quanto risulta da un approfondimento del Sistema informativo Excelsior sull’universo di 1.380 mila imprese con almeno un dipendente, condotta tra il 22 giugno e il 6 luglio 2020 da Unioncamere in accordo con Anpal, per valutare le prospettive occupazionali a seguito dell’emergenza Coronavirus.

]]>
redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Effetto Covid-19 anche sulle imprese di stranieri: nel I semestre aumento di 6mila unità ma è il 40% in meno dello scorso anno ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4537C160S123/effetto-covid-19-anche-sulle-imprese-di-stranieri--nel-i-semestre-aumento-di-6mila-unità-ma-è-il-40--in-meno-dello-scorso-anno.htm Tue, 18 Aug 2020 11:08:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4537C160S123/effetto-covid-19-anche-sulle-imprese-di-stranieri--nel-i-semestre-aumento-di-6mila-unità-ma-è-il-40--in-meno-dello-scorso-anno.htm Continua a crescere la comunità delle imprese di stranieri in Italia ma l’effetto della pandemia ne frena l’espansione. Nel primo semestre del 2020 il saldo tra le nuove imprese e quelle che hanno chiuso i battenti si è attestato a 6.119 unità, portando lo stock di imprese di stranieri a raggiungere il valore di 621.367 unità, l’1% in più rispetto al 31 dicembre scorso. Se confrontato con lo stesso dato del 2019, il progresso evidenzia però un forte “effetto-frenata” dovuto al Covid-19: tra gennaio e giugno dello scorso anno, infatti, il bilancio tra aperture e chiusure di imprese di stranieri aveva fatto segnare 10.205 imprese, il 40% in più rispetto al dato di quest’anno.

E’ quanto risulta dalla fotografia scattata da Unioncamere e InfoCamere sulle imprese di stranieri nel periodo gennaio-giugno dell’anno in corso, a partire dai dati del Registro delle Imprese delle Camere di commercio.

]]>
Continua a crescere la comunità delle imprese di stranieri in Italia ma l’effetto della pandemia ne frena l’espansione. Nel primo semestre del 2020 il saldo tra le nuove imprese e quelle che hanno chiuso i battenti si è attestato a 6.119 unità, portando lo stock di imprese di stranieri a raggiungere il valore di 621.367 unità, l’1% in più rispetto al 31 dicembre scorso. Se confrontato con lo stesso dato del 2019, il progresso evidenzia però un forte “effetto-frenata” dovuto al Covid-19: tra gennaio e giugno dello scorso anno, infatti, il bilancio tra aperture e chiusure di imprese di stranieri aveva fatto segnare 10.205 imprese, il 40% in più rispetto al dato di quest’anno.

E’ quanto risulta dalla fotografia scattata da Unioncamere e InfoCamere sulle imprese di stranieri nel periodo gennaio-giugno dell’anno in corso, a partire dai dati del Registro delle Imprese delle Camere di commercio.

]]>
redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Fase 3: due imprese su cinque contano di recuperare entro il 2020  ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4534C160S123/fase-3--due-imprese-su-cinque-contano-di-recuperare-entro-il-2020 .htm Fri, 07 Aug 2020 11:08:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4534C160S123/fase-3--due-imprese-su-cinque-contano-di-recuperare-entro-il-2020 .htm L’emergenza non è ancora finita ma le imprese già guardano al domani. Anche se permane un clima di incertezza, sono 600 mila le aziende che contano di recuperare risultati operativi accettabili entro fine anno. Mentre per ulteriori 580 mila bisognerà aspettare il 2021 per superare questo passaggio difficile.

E’ quanto risulta da un approfondimento del sistema informativo Excelsior su un universo di 1.380 mila imprese con almeno un dipendente, condotta tra il 25 maggio e il 9 giugno 2020 da Unioncamere in accordo con Anpal, per  indagare sugli  impatti del  lockdown e sulle strategie per i prossimi mesi e i tempi previsti per la ripresa.

Secondo l’indagine soltanto 180 mila imprese (il 13,1% del totale) non ha subito contraccolpi produttivi e perdite economiche significative nel corso del lockdown, a fronte di quasi l’85% delle aziende che non ha ancora potuto assorbire le ripercussioni della crisi.

A presentarsi più preparate a superare le barriere fisiche imposte nella fase del lockdown, sono state le imprese che hanno adottato piani integrati di digitalizzazione. Il 15,3% di queste dichiara di non aver subito perdite nel periodo del lockdown e sembra poter guardare ad un recupero relativamente meno lontano nel tempo avendo potuto adattare più rapidamente la propria organizzazione ai cambiamenti repentini determinati dalla crisi da Covid-19. Al contrario, l’insufficiente o parziale impegno negli investimenti digitali è un fattore che porta le imprese a valutare tempi di ripresa più lunghi e a riportare maggiori difficoltà nella gestione finanziaria delle fasi dell’emergenza sanitaria.


Aver potuto riprendere le attività immediatamente dopo la fase di più stretto lockdown fa sì che le imprese delle costruzioni mostrino la migliore aspettativa di recupero tra tutti i principali macro-settori. Per quasi un sesto degli operatori il superamento delle difficoltà è atteso entro fine luglio e per un ulteriore 9% entro la fine di ottobre, sebbene la quota di quelli che non hanno subito perdite nel periodo di sospensione obbligata è piuttosto contenuta (intorno al 7%). 

Situazione più critica invece per le imprese del settore turistico. Ben il 63,1% di queste imprese ritiene di poter tornare a livelli di attività adeguati solo in tempi lunghi – non prima del primo semestre del 2021. E soltanto il 6,2% (la quota più contenuta tra tutti i macro-settori) degli operatori del comparto prevede il ritorno a condizioni accettabili entro il mese di ottobre. A pesare in particolare sono gli effetti della perdita del volume di affari per la chiusura delle attività, con tempistiche più lunghe rispetto ad altri settori, e l’inevitabile protrarsi delle limitazioni nei flussi turistici dall’estero, oltre agli effetti depressivi legati al generalizzato calo dei redditi sia sul fronte interno che internazionale.

Una situazione analoga, anche se a tinte meno fosche, è quella prospettata dalle imprese del commercio. Una su due teme infatti che gli effetti dell’emergenza Covid-19 della primavera 2020 possano durare per oltre un anno. A fare la differenza anche in questo caso sono soprattutto l’aumento delle difficoltà economiche per molti nuclei familiari, che ne riducono la capacità di spesa, oltre alle modifiche delle abitudini di spesa dei consumatori a seguito delle misure di contenimento. 

Migliori capacità di reazione si evidenziano, invece, per le imprese che operano nei settori della sanità e dei servizi assistenziali privati (con il 63,5% degli operatori che già nel 2020 conta di raggiungere un pieno recupero), dell’istruzione e dei servizi formativi privati (con il 17,4% delle strutture che traguarda alla fine di ottobre i tempi del recupero). 

Nel manifatturiero sono invece i settori della meccanica, elettrico, elettronico e della chimica-farmaceutica a contare di poter contenere entro la fine del 2020 gli effetti più pesanti delle restrizioni indotte dalla pandemia. 

Le imprese del Centro Italia mettono in luce un quadro di attese peggiori sulla capacità di recupero: 130 mila imprese potrebbero arrivare al 2021 con ancora difficoltà nei fatturati. Ma sono complessivamente quasi 173 mila le imprese del Sud e Isole che prevedono di poter recuperare solo nel lungo periodo.

 


 

]]>
L’emergenza non è ancora finita ma le imprese già guardano al domani. Anche se permane un clima di incertezza, sono 600 mila le aziende che contano di recuperare risultati operativi accettabili entro fine anno. Mentre per ulteriori 580 mila bisognerà aspettare il 2021 per superare questo passaggio difficile.

E’ quanto risulta da un approfondimento del sistema informativo Excelsior su un universo di 1.380 mila imprese con almeno un dipendente, condotta tra il 25 maggio e il 9 giugno 2020 da Unioncamere in accordo con Anpal, per  indagare sugli  impatti del  lockdown e sulle strategie per i prossimi mesi e i tempi previsti per la ripresa.

Secondo l’indagine soltanto 180 mila imprese (il 13,1% del totale) non ha subito contraccolpi produttivi e perdite economiche significative nel corso del lockdown, a fronte di quasi l’85% delle aziende che non ha ancora potuto assorbire le ripercussioni della crisi.

A presentarsi più preparate a superare le barriere fisiche imposte nella fase del lockdown, sono state le imprese che hanno adottato piani integrati di digitalizzazione. Il 15,3% di queste dichiara di non aver subito perdite nel periodo del lockdown e sembra poter guardare ad un recupero relativamente meno lontano nel tempo avendo potuto adattare più rapidamente la propria organizzazione ai cambiamenti repentini determinati dalla crisi da Covid-19. Al contrario, l’insufficiente o parziale impegno negli investimenti digitali è un fattore che porta le imprese a valutare tempi di ripresa più lunghi e a riportare maggiori difficoltà nella gestione finanziaria delle fasi dell’emergenza sanitaria.


Aver potuto riprendere le attività immediatamente dopo la fase di più stretto lockdown fa sì che le imprese delle costruzioni mostrino la migliore aspettativa di recupero tra tutti i principali macro-settori. Per quasi un sesto degli operatori il superamento delle difficoltà è atteso entro fine luglio e per un ulteriore 9% entro la fine di ottobre, sebbene la quota di quelli che non hanno subito perdite nel periodo di sospensione obbligata è piuttosto contenuta (intorno al 7%). 

Situazione più critica invece per le imprese del settore turistico. Ben il 63,1% di queste imprese ritiene di poter tornare a livelli di attività adeguati solo in tempi lunghi – non prima del primo semestre del 2021. E soltanto il 6,2% (la quota più contenuta tra tutti i macro-settori) degli operatori del comparto prevede il ritorno a condizioni accettabili entro il mese di ottobre. A pesare in particolare sono gli effetti della perdita del volume di affari per la chiusura delle attività, con tempistiche più lunghe rispetto ad altri settori, e l’inevitabile protrarsi delle limitazioni nei flussi turistici dall’estero, oltre agli effetti depressivi legati al generalizzato calo dei redditi sia sul fronte interno che internazionale.

Una situazione analoga, anche se a tinte meno fosche, è quella prospettata dalle imprese del commercio. Una su due teme infatti che gli effetti dell’emergenza Covid-19 della primavera 2020 possano durare per oltre un anno. A fare la differenza anche in questo caso sono soprattutto l’aumento delle difficoltà economiche per molti nuclei familiari, che ne riducono la capacità di spesa, oltre alle modifiche delle abitudini di spesa dei consumatori a seguito delle misure di contenimento. 

Migliori capacità di reazione si evidenziano, invece, per le imprese che operano nei settori della sanità e dei servizi assistenziali privati (con il 63,5% degli operatori che già nel 2020 conta di raggiungere un pieno recupero), dell’istruzione e dei servizi formativi privati (con il 17,4% delle strutture che traguarda alla fine di ottobre i tempi del recupero). 

Nel manifatturiero sono invece i settori della meccanica, elettrico, elettronico e della chimica-farmaceutica a contare di poter contenere entro la fine del 2020 gli effetti più pesanti delle restrizioni indotte dalla pandemia. 

Le imprese del Centro Italia mettono in luce un quadro di attese peggiori sulla capacità di recupero: 130 mila imprese potrebbero arrivare al 2021 con ancora difficoltà nei fatturati. Ma sono complessivamente quasi 173 mila le imprese del Sud e Isole che prevedono di poter recuperare solo nel lungo periodo.

 


 

]]>
redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )