Le News di Unioncamere http://www.unioncamere.gov.it http://www.unioncamere.gov.it/images/logo_camcom.gif http://www.unioncamere.gov.it Le News di Unioncamere Le News di Unioncamere http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss http://www.unioncamere.gov.it <![CDATA[ Le imprese coesive esportano di più, fanno più eco-investimenti, migliorano prodotti e servizi, adottano misure legate al piano di transizione 4.0 ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4826C160S123/le-imprese-coesive-esportano-di-più--fanno-più-eco-investimenti--migliorano-prodotti-e-servizi--adottano-misure-legate-al-piano-di-transizione-4-0.htm Fri, 18 Jun 2021 09:06:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4826C160S123/le-imprese-coesive-esportano-di-più--fanno-più-eco-investimenti--migliorano-prodotti-e-servizi--adottano-misure-legate-al-piano-di-transizione-4-0.htm RAPPORTO “COESIONE È COMPETIZIONE” DI FONDAZIONE SYMBOLA, INTESA SANPAOLO E UNIONCAMERE
COESIONE COME BASE DEL FUTURO DELL’ECONOMIA

LE IMPRESE COESIVE ESPORTANO DI PIÙ (IL 58% CONTRO IL 39% DELLE NON COESIVE); FANNO PIÙ ECO-INVESTIMENTI (IL 39% CONTRO IL 19% DELLE NON COESIVE); MIGLIORANO PRODOTTI E SERVIZI (IL 58% CONTRO IL 46% DELLE NON COESIVE); ADOTTANO MISURE LEGATE AL PIANO TRANSIZIONE 4.0 (IL 28% CONTRO L’11% DELLE NON COESIVE)

LE IMPRESE COESIVE INVESTONO DI PIÙ IN CULTURA (IL 26%)

IPSOS RILEVA CHE DUE ITALIANI SU TRE SONO DISPOSTI A RICONOSCERE ALLE IMPRESE COESIVE UN PREMIUM PRICE SUI PRODOTTI E SERVIZI OFFERTI

LE REGIONI LOMBARDIA, VENETO, EMILIA-ROMAGNA PRIME PER CONCENTRAZIONE DI IMPRESE COESIVE

NEL 2020 LE IMPRESE COESIVE SONO AUMENTATE E INCIDONO PER IL 37% RISPETTO AL 32% DEL 2018

 

 Il mondo sta cambiando e l’economia che ci ha guidato per decenni è inadeguata a gestire le crisi del XXI secolo. Con la sostenibilità avanzano nuovi modelli nell’uso delle risorse (green economy, sharing economy, circular economy, bioeconomy), nell’uso delle competenze diffuse (open innovation, crowdsourcing), nell’accesso all’informazione (platform economy), nell’accesso ai finanziamenti (crowdfunding, sustainable bond), abilitati dalle nuove tecnologie e dal digitale. Sfide che chiamano ad un’azione comune imprese, comunità, istituzioni, cittadini. È l’Italia di Coesione è Competizione. Nuove geografie della produzione del valore in Italia”, realizzato da Fondazione Symbola, Intesa Sanpaolo e Unioncamere in collaborazione con Aiccon, Ipsos e Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne.

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RAPPORTO “COESIONE È COMPETIZIONE” DI FONDAZIONE SYMBOLA, INTESA SANPAOLO E UNIONCAMERE
COESIONE COME BASE DEL FUTURO DELL’ECONOMIA

LE IMPRESE COESIVE ESPORTANO DI PIÙ (IL 58% CONTRO IL 39% DELLE NON COESIVE); FANNO PIÙ ECO-INVESTIMENTI (IL 39% CONTRO IL 19% DELLE NON COESIVE); MIGLIORANO PRODOTTI E SERVIZI (IL 58% CONTRO IL 46% DELLE NON COESIVE); ADOTTANO MISURE LEGATE AL PIANO TRANSIZIONE 4.0 (IL 28% CONTRO L’11% DELLE NON COESIVE)

LE IMPRESE COESIVE INVESTONO DI PIÙ IN CULTURA (IL 26%)

IPSOS RILEVA CHE DUE ITALIANI SU TRE SONO DISPOSTI A RICONOSCERE ALLE IMPRESE COESIVE UN PREMIUM PRICE SUI PRODOTTI E SERVIZI OFFERTI

LE REGIONI LOMBARDIA, VENETO, EMILIA-ROMAGNA PRIME PER CONCENTRAZIONE DI IMPRESE COESIVE

NEL 2020 LE IMPRESE COESIVE SONO AUMENTATE E INCIDONO PER IL 37% RISPETTO AL 32% DEL 2018

 

 Il mondo sta cambiando e l’economia che ci ha guidato per decenni è inadeguata a gestire le crisi del XXI secolo. Con la sostenibilità avanzano nuovi modelli nell’uso delle risorse (green economy, sharing economy, circular economy, bioeconomy), nell’uso delle competenze diffuse (open innovation, crowdsourcing), nell’accesso all’informazione (platform economy), nell’accesso ai finanziamenti (crowdfunding, sustainable bond), abilitati dalle nuove tecnologie e dal digitale. Sfide che chiamano ad un’azione comune imprese, comunità, istituzioni, cittadini. È l’Italia di Coesione è Competizione. Nuove geografie della produzione del valore in Italia”, realizzato da Fondazione Symbola, Intesa Sanpaolo e Unioncamere in collaborazione con Aiccon, Ipsos e Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Riparte la domanda di lavoro delle imprese: a giugno previsioni di assunzione più elevate che nel 2019 ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4813C160S123/riparte-la-domanda-di-lavoro-delle-imprese--a-giugno-previsioni-di-assunzione-più-elevate-che-nel-2019.htm Tue, 08 Jun 2021 10:06:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4813C160S123/riparte-la-domanda-di-lavoro-delle-imprese--a-giugno-previsioni-di-assunzione-più-elevate-che-nel-2019.htm     Manifatturiero, turismo, commercio e costruzioni i settori trainanti

Sono oltre 560mila le opportunità di lavoro offerte dalle imprese a giugno che salgono a quasi 1,3 milioni avendo come orizzonte previsionale l’intero trimestre giugno-agosto. Sebbene con dinamiche eterogenee a livello settoriale e territoriale, le imprese provano a ripartire, tanto che la loro ricerca di personale dovrebbe superare questo mese anche quella registrata a giugno 2019, in epoca, cioè, pre-Covid.
E’ quanto mostra il Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal.

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    Manifatturiero, turismo, commercio e costruzioni i settori trainanti

Sono oltre 560mila le opportunità di lavoro offerte dalle imprese a giugno che salgono a quasi 1,3 milioni avendo come orizzonte previsionale l’intero trimestre giugno-agosto. Sebbene con dinamiche eterogenee a livello settoriale e territoriale, le imprese provano a ripartire, tanto che la loro ricerca di personale dovrebbe superare questo mese anche quella registrata a giugno 2019, in epoca, cioè, pre-Covid.
E’ quanto mostra il Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Giornata mondiale dell'ambiente: dal 1 luglio aperte le candidature per la IX ed. del Premio Impresa Ambiente ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4809C160S123/giornata-mondiale-dell-ambiente--dal-1-luglio-aperte-le-candidature-per-la-ix-ed--del-premio-impresa-ambiente.htm Fri, 04 Jun 2021 13:06:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4809C160S123/giornata-mondiale-dell-ambiente--dal-1-luglio-aperte-le-candidature-per-la-ix-ed--del-premio-impresa-ambiente.htm Tra le novità del bando la categoria dedicata alla biodiversità e il premio speciale per le start up innovative

Promosso dalla Camera di Commercio di Venezia Rovigo, con la collaborazione di Unioncamere e il patrocinio del Ministero della Transizione Ecologica, il premio dà accesso all’European Business Awards for the Environment della Commissione Europea
Iscrizioni entro il 20 settembre sul sito www.premioimpresambiente.it

In occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente del 5 giugno, la Camera di commercio di Venezia Rovigo annuncia la nuova edizione del Premio Impresa Ambiente il più alto riconoscimento italiano per le imprese private e pubbliche che si siano distinte in un’ottica di Sviluppo Sostenibile, Rispetto Ambientale e Responsabilità Sociale. A partire dal 1 luglio fino al 20 settembre 2021 sul sito www.premioimpresambiente.it le imprese, gli enti pubblici e/o privati che abbiano contribuito con progetti, soluzioni o prodotti a migliorare l’impatto economico, sociale e ambientale in Italia, possono presentare la propria candidatura al premio che dà accesso all’European Business Awards for the Environment (EBAE), promosso dalla Commissione Europea (DG Ambiente).

Giunto alla IX edizione il Premio Impresa Ambiente, promosso dalla Camera di commercio di Venezia Rovigo, con la collaborazione di Unioncamere e il patrocinio del ministero della Transizione ecologica, è attivo dal 2006 e finora è stato assegnato a 37 imprese tra cui 6 giovani imprenditori e dirigenti d’azienda under. Oltre 60 sono le realtà imprenditoriali italiane che hanno ricevuto una menzione speciale per essere riuscite a cogliere i cambiamenti e le opportunità dell’economia green e sviluppare soluzioni e tecnologie utili all’ambiente e alla società.
 

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Tra le novità del bando la categoria dedicata alla biodiversità e il premio speciale per le start up innovative

Promosso dalla Camera di Commercio di Venezia Rovigo, con la collaborazione di Unioncamere e il patrocinio del Ministero della Transizione Ecologica, il premio dà accesso all’European Business Awards for the Environment della Commissione Europea
Iscrizioni entro il 20 settembre sul sito www.premioimpresambiente.it

In occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente del 5 giugno, la Camera di commercio di Venezia Rovigo annuncia la nuova edizione del Premio Impresa Ambiente il più alto riconoscimento italiano per le imprese private e pubbliche che si siano distinte in un’ottica di Sviluppo Sostenibile, Rispetto Ambientale e Responsabilità Sociale. A partire dal 1 luglio fino al 20 settembre 2021 sul sito www.premioimpresambiente.it le imprese, gli enti pubblici e/o privati che abbiano contribuito con progetti, soluzioni o prodotti a migliorare l’impatto economico, sociale e ambientale in Italia, possono presentare la propria candidatura al premio che dà accesso all’European Business Awards for the Environment (EBAE), promosso dalla Commissione Europea (DG Ambiente).

Giunto alla IX edizione il Premio Impresa Ambiente, promosso dalla Camera di commercio di Venezia Rovigo, con la collaborazione di Unioncamere e il patrocinio del ministero della Transizione ecologica, è attivo dal 2006 e finora è stato assegnato a 37 imprese tra cui 6 giovani imprenditori e dirigenti d’azienda under. Oltre 60 sono le realtà imprenditoriali italiane che hanno ricevuto una menzione speciale per essere riuscite a cogliere i cambiamenti e le opportunità dell’economia green e sviluppare soluzioni e tecnologie utili all’ambiente e alla società.
 

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Imprese femminili: le under 35 trainano la nascita delle nuove attività ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4806C160S123/imprese-femminili--le-under-35-trainano-la-nascita-delle-nuove-attività.htm Thu, 03 Jun 2021 09:06:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4806C160S123/imprese-femminili--le-under-35-trainano-la-nascita-delle-nuove-attività.htm E’ la spinta delle giovani di meno di 35 anni a caratterizzare l’andamento della natalità delle imprese femminili nel primo trimestre. Come mostrano i dati dell’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere e InfoCamere, rispetto alle iscrizioni registrate nei primi tre mesi del 2020, le nuove imprese fondate da under 35 aumentano dell’8,1%. Ancora molto timorose, invece, si rivelano le colleghe più adulte, la cui voglia di mettersi in proprio è inferiore del 2%.

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E’ la spinta delle giovani di meno di 35 anni a caratterizzare l’andamento della natalità delle imprese femminili nel primo trimestre. Come mostrano i dati dell’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere e InfoCamere, rispetto alle iscrizioni registrate nei primi tre mesi del 2020, le nuove imprese fondate da under 35 aumentano dell’8,1%. Ancora molto timorose, invece, si rivelano le colleghe più adulte, la cui voglia di mettersi in proprio è inferiore del 2%.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Ancona è nella top ten per incidenza di valore aggiunto generato dal sistema produttivo culturale e creativo ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4803C160S123/ancona-è-nella-top-ten-per-incidenza-di-valore-aggiunto-generato-dal-sistema-produttivo-culturale-e-creativo.htm Wed, 26 May 2021 10:05:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4803C160S123/ancona-è-nella-top-ten-per-incidenza-di-valore-aggiunto-generato-dal-sistema-produttivo-culturale-e-creativo.htm Io sono cultura 2020
Presentazione dei dati delle Marche

Il sistema produttivo culturale e creativo del 2019 cresce rispetto all’anno precedente: oltre 90 miliardi di euro corrispondenti al 5,7% del valore aggiunto italiano

Milano capitale della cultura italiana, prima per incidenza della filiera in termini di valore aggiunto e occupazione. La Lombardia prima per ruolo della cultura

Il settore culturale offre lavoro a più di un milione e mezzo di persone (5,9% dell’occupazione complessiva)

Lombardia e Lazio regioni che producono più ricchezza con la cultura. Milano, Roma, Torino, Arezzo, Trieste, Firenze e Bologna nella top ten delle province

Cultura e bellezza in Italia rappresentano tratti fondativi della società, da qui il titolo del rapporto Io sono cultura, e grazie alla loro forte relazione con la manifattura hanno dato vita ad una delle più forti identità produttive del mondo, il made in Italy. Il rapporto quest’anno, arrivato alla decima edizione, contiene, insieme ad un’analisi del sistema pre-covid (2019), anche informazioni sul 2020, ricavate attraverso un’indagine condotta su un campione di oltre 1.800 imprese appartenenti al core del Sistema Produttivo Culturale e Creativo. Nel 2019 il Sistema Produttivo Culturale e Creativo era in crescita e rappresentava il 5,7% del valore aggiunto italiano: oltre 90 miliardi di euro, cioè l’1% in più dell’anno precedente.

Oltre il 44% di questa ricchezza era generato da settori non culturali, manifatturieri e dei servizi, nei quali lavorano oltre 630.000 professionisti della cultura. Il Sistema Produttivo Culturale e Creativo dava lavoro a più di un milione e mezzo di persone, vale a dire il 5,9% dei lavoratori italiani. Dato in crescita su base annuale rispetto al 2018: +1,4%, con una performance nettamente migliore rispetto al complesso dell’economia (+0,6%), che segna un contributo crescente della filiera all’occupazione nazionale. Altra foto quella dell’indagine condotta nel 2020, in cui il 44% degli operatori della filiera stima perdite di ricavi per il 2020, superiori al 15% del proprio bilancio, il 15% prospetta perdite che superano addirittura il 50%. A soffrire di più sono state le imprese dei settori performing arts e arti visive, quelle operanti nella conservazione e valorizzazione del patrimonio storico e artistico, per la maggiore esposizione alle norme di distanziamento sociale e molte delle imprese che rappresentano l’indotto culturale come ad esempio parte della nostra industria turistica.

Occorre tuttavia segnalare anche la presenza di settori in cui l’incidenza di imprese che dichiarano di aver sperimentato una crescita dei ricavi è tutt’altro che trascurabile: in primo luogo il settore videogiochi e software (avvantaggiato dall’allontanamento sociale che ha aumentato la domanda di intrattenimento domestico), ma anche il comparto architettura e design. La crisi pandemica, ha evidenziato tante fragilità del settore. Prima su tutte la frammentazione tra i vari segmenti: le diversità di mondi peculiari, che necessitano di norme e strumenti specifici, va accompagnata da una visione sistemica del settore e un’idea di sviluppo condivisa, frutto di contaminazioni crescenti e necessarie per attivare una catena del valore che renda più sostenibili le produzioni culturali. Questo il contesto nel quale si inserisce il X rapporto Io sono cultura, promosso da Fondazione Symbola, Unioncamere, insieme a Regione Marche e Credito Sportivo, con la partnership di Fondazione Fitzcarraldo e Centro Studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne, con il patrocinio del Ministero della Cultura. L’unico studio in Italia che, annualmente, quantifica il peso della cultura e della creatività nell’economia nazionale. I numeri dimostrano che la cultura è uno dei motori della nostra economia e lo studio propone numeri e storie ed è realizzato grazie al contributo di molte personalità di punta nei diversi settori.

Il rapporto è stato presentato oggi, con un focus sui dati delle Marche, dal presidente della Fondazione Symbola, Ermete Realacci; dal Direttore Ricerche statistiche ed economiche Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, Unioncamere, Alessandro Rinaldi; dall’assessore alla Cultura Regione Marche, Giorgia Latini; dalla direttrice Macerata Opera Festival, Barbara Minghetti. Ha moderato i lavori Paola Pierotti, architetto, giornalista PPAN.

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Io sono cultura 2020
Presentazione dei dati delle Marche

Il sistema produttivo culturale e creativo del 2019 cresce rispetto all’anno precedente: oltre 90 miliardi di euro corrispondenti al 5,7% del valore aggiunto italiano

Milano capitale della cultura italiana, prima per incidenza della filiera in termini di valore aggiunto e occupazione. La Lombardia prima per ruolo della cultura

Il settore culturale offre lavoro a più di un milione e mezzo di persone (5,9% dell’occupazione complessiva)

Lombardia e Lazio regioni che producono più ricchezza con la cultura. Milano, Roma, Torino, Arezzo, Trieste, Firenze e Bologna nella top ten delle province

Cultura e bellezza in Italia rappresentano tratti fondativi della società, da qui il titolo del rapporto Io sono cultura, e grazie alla loro forte relazione con la manifattura hanno dato vita ad una delle più forti identità produttive del mondo, il made in Italy. Il rapporto quest’anno, arrivato alla decima edizione, contiene, insieme ad un’analisi del sistema pre-covid (2019), anche informazioni sul 2020, ricavate attraverso un’indagine condotta su un campione di oltre 1.800 imprese appartenenti al core del Sistema Produttivo Culturale e Creativo. Nel 2019 il Sistema Produttivo Culturale e Creativo era in crescita e rappresentava il 5,7% del valore aggiunto italiano: oltre 90 miliardi di euro, cioè l’1% in più dell’anno precedente.

Oltre il 44% di questa ricchezza era generato da settori non culturali, manifatturieri e dei servizi, nei quali lavorano oltre 630.000 professionisti della cultura. Il Sistema Produttivo Culturale e Creativo dava lavoro a più di un milione e mezzo di persone, vale a dire il 5,9% dei lavoratori italiani. Dato in crescita su base annuale rispetto al 2018: +1,4%, con una performance nettamente migliore rispetto al complesso dell’economia (+0,6%), che segna un contributo crescente della filiera all’occupazione nazionale. Altra foto quella dell’indagine condotta nel 2020, in cui il 44% degli operatori della filiera stima perdite di ricavi per il 2020, superiori al 15% del proprio bilancio, il 15% prospetta perdite che superano addirittura il 50%. A soffrire di più sono state le imprese dei settori performing arts e arti visive, quelle operanti nella conservazione e valorizzazione del patrimonio storico e artistico, per la maggiore esposizione alle norme di distanziamento sociale e molte delle imprese che rappresentano l’indotto culturale come ad esempio parte della nostra industria turistica.

Occorre tuttavia segnalare anche la presenza di settori in cui l’incidenza di imprese che dichiarano di aver sperimentato una crescita dei ricavi è tutt’altro che trascurabile: in primo luogo il settore videogiochi e software (avvantaggiato dall’allontanamento sociale che ha aumentato la domanda di intrattenimento domestico), ma anche il comparto architettura e design. La crisi pandemica, ha evidenziato tante fragilità del settore. Prima su tutte la frammentazione tra i vari segmenti: le diversità di mondi peculiari, che necessitano di norme e strumenti specifici, va accompagnata da una visione sistemica del settore e un’idea di sviluppo condivisa, frutto di contaminazioni crescenti e necessarie per attivare una catena del valore che renda più sostenibili le produzioni culturali. Questo il contesto nel quale si inserisce il X rapporto Io sono cultura, promosso da Fondazione Symbola, Unioncamere, insieme a Regione Marche e Credito Sportivo, con la partnership di Fondazione Fitzcarraldo e Centro Studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne, con il patrocinio del Ministero della Cultura. L’unico studio in Italia che, annualmente, quantifica il peso della cultura e della creatività nell’economia nazionale. I numeri dimostrano che la cultura è uno dei motori della nostra economia e lo studio propone numeri e storie ed è realizzato grazie al contributo di molte personalità di punta nei diversi settori.

Il rapporto è stato presentato oggi, con un focus sui dati delle Marche, dal presidente della Fondazione Symbola, Ermete Realacci; dal Direttore Ricerche statistiche ed economiche Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, Unioncamere, Alessandro Rinaldi; dall’assessore alla Cultura Regione Marche, Giorgia Latini; dalla direttrice Macerata Opera Festival, Barbara Minghetti. Ha moderato i lavori Paola Pierotti, architetto, giornalista PPAN.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Servizi pubblici locali: bollette in calo del 10% per le PMI ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4801C160S123/servizi-pubblici-locali--bollette-in-calo-del-10--per-le-pmi.htm Mon, 24 May 2021 10:05:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4801C160S123/servizi-pubblici-locali--bollette-in-calo-del-10--per-le-pmi.htm Nell’anno del Covid, almeno le bollette di energia, gas, acqua e rifiuti sono state un po’ più leggere per le piccole e medie imprese. Come certifica il servizio informativo sul costo dei servizi pubblici locali realizzato da Unioncamere e BMTI, nel 2020 le tariffe pagate dalle Pmi per i servizi pubblici locali sono scese in media del 10,4%, anche se con andamenti diversificati in base ai servizi e al tipo di attività.

In particolare, si è registrato un ribasso delle bollette del 7% per le attività di vendita al dettaglio di ortofrutta, tra il 9 e il 10 % per bar e ristoranti e di circa il 13% per attività artigianali, come ad esempio i parrucchieri.

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Nell’anno del Covid, almeno le bollette di energia, gas, acqua e rifiuti sono state un po’ più leggere per le piccole e medie imprese. Come certifica il servizio informativo sul costo dei servizi pubblici locali realizzato da Unioncamere e BMTI, nel 2020 le tariffe pagate dalle Pmi per i servizi pubblici locali sono scese in media del 10,4%, anche se con andamenti diversificati in base ai servizi e al tipo di attività.

In particolare, si è registrato un ribasso delle bollette del 7% per le attività di vendita al dettaglio di ortofrutta, tra il 9 e il 10 % per bar e ristoranti e di circa il 13% per attività artigianali, come ad esempio i parrucchieri.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Imprenditoria giovanile: in dieci anni persa 1 impresa su 4 ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4797C160S123/imprenditoria-giovanile--in-dieci-anni-persa-1-impresa-su-4.htm Thu, 20 May 2021 13:05:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4797C160S123/imprenditoria-giovanile--in-dieci-anni-persa-1-impresa-su-4.htm Il 75% degli imprenditori under 35 digitalizzati conta di recuperare entro il 2022 i livelli pre-Covid

In dieci anni sono mancate all’appello quasi 156mila imprese giovanili, con un calo del -22,4%. Il risultato è che a fine 2020 si contano circa 541 mila imprese giovanili iscritte al Registro delle Imprese delle Camere di commercio contro le 697mila presenti nel 2011. E se prima un’impresa su 10 era under 35 ora il peso dei giovani sul tessuto imprenditoriale è sceso all’8,9%.

E’ quanto emerge dall'indagine Unioncamere-InfoCamere sulla nati-mortalità delle imprese, secondo cui la crisi pandemica ha certamente contribuito a frenare la voglia di fare impresa dei giovani, che tradizionalmente incide per quasi un terzo sulle nuove iscrizioni. Solo nel 2020 si sono perse 18.900 nuove imprese giovanili rispetto al 2019, con una perdita del 18,0% contro il -16,9% delle altre imprese.

Ma di fronte al Covid i giovani imprenditori si mostrano più resilienti e sembrano guardare al futuro con maggiore positività rispetto agli altri colleghi. Secondo un’indagine del Centro Studi delle Camere di commercio G. Tagliacarne sull’impatto della pandemia sull’attività 2020 dell’imprenditoria giovanile, il 43% dichiara di nonavere avuto perdite di fatturato contro il 36% delle altre imprese. E chi ha perso terreno ha maggiori aspettative di recupero. Il 68% delle imprese under 35 manifatturiere prevede infatti un ritorno ai livelli produttivi del pre-covid entro il 2022, contro il 60% delle altre imprese. Una percentuale che sale al 75% per gli imprenditori giovani che hanno investito in industria 4.0. A conferma che il digitale è un potente acceleratore di competitività.

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Il 75% degli imprenditori under 35 digitalizzati conta di recuperare entro il 2022 i livelli pre-Covid

In dieci anni sono mancate all’appello quasi 156mila imprese giovanili, con un calo del -22,4%. Il risultato è che a fine 2020 si contano circa 541 mila imprese giovanili iscritte al Registro delle Imprese delle Camere di commercio contro le 697mila presenti nel 2011. E se prima un’impresa su 10 era under 35 ora il peso dei giovani sul tessuto imprenditoriale è sceso all’8,9%.

E’ quanto emerge dall'indagine Unioncamere-InfoCamere sulla nati-mortalità delle imprese, secondo cui la crisi pandemica ha certamente contribuito a frenare la voglia di fare impresa dei giovani, che tradizionalmente incide per quasi un terzo sulle nuove iscrizioni. Solo nel 2020 si sono perse 18.900 nuove imprese giovanili rispetto al 2019, con una perdita del 18,0% contro il -16,9% delle altre imprese.

Ma di fronte al Covid i giovani imprenditori si mostrano più resilienti e sembrano guardare al futuro con maggiore positività rispetto agli altri colleghi. Secondo un’indagine del Centro Studi delle Camere di commercio G. Tagliacarne sull’impatto della pandemia sull’attività 2020 dell’imprenditoria giovanile, il 43% dichiara di nonavere avuto perdite di fatturato contro il 36% delle altre imprese. E chi ha perso terreno ha maggiori aspettative di recupero. Il 68% delle imprese under 35 manifatturiere prevede infatti un ritorno ai livelli produttivi del pre-covid entro il 2022, contro il 60% delle altre imprese. Una percentuale che sale al 75% per gli imprenditori giovani che hanno investito in industria 4.0. A conferma che il digitale è un potente acceleratore di competitività.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Unioncamere e Federmeccanica insieme per ridurre il gap tra domanda e offerta di lavoro ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4794C160S123/unioncamere-e-federmeccanica-insieme-per-ridurre-il-gap-tra-domanda-e-offerta-di-lavoro.htm Thu, 20 May 2021 11:05:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4794C160S123/unioncamere-e-federmeccanica-insieme-per-ridurre-il-gap-tra-domanda-e-offerta-di-lavoro.htm Le imprese meccaniche fanno fatica a trovare il 40% dei lavoratori con qualifica professionale, quasi il 44% di diplomati con indirizzo specifico e addirittura due lavoratori su tre che abbiano completato i corsi degli Istituti tecnici superiori. Proprio per ridurre questo mismatch tra domanda e offerta di lavoro, Unioncamere e Federmeccanica hanno sottoscritto un nuovo Accordo quadro, siglato dai dai vice presidenti Andrea Prete e Federico Visentin.

Tre gli obiettivi del’intesa: offrire agli studenti percorsi di alternanza scuola lavoro di qualità; continuare il percorso di approfondimento delle competenze professionali più richieste dalle imprese metalmeccaniche, sperimentando un nuovo modello condiviso di attestazione; collaborare per la riduzione del gap tra domanda-offerta di lavoro e per agevolare la transizione scuola-lavoro.

L’accordo approfondisce e amplia la collaborazione già avviata nel 2017, con l’obiettivo di accrescere l’occupabilità dei giovani ma anche di favorire la formazione permanente per agevolare il reskilling del personale già presente in azienda in una fase di trasformazione del mondo del lavoro, come quella attuale, in cui il possesso di competenze tecniche, green e digitali sono sempre più importanti.

Digitalizzazione, ecosostenibilità, riorganizzazione delle filiere produttive a livello internazionale rappresentano alcuni dei driver della trasformazione del mercato del lavoro in atto che gli effetti della pandemia stanno accelerando in maniera straordinaria”, ha sottolineato il vice presidente di Unioncamere, Andrea Prete. “Tutto ciò impone alle imprese e al mondo della formazione di stringere un’alleanza sempre più forte per fare in modo che i giovani possano sviluppare quelle competenze strategiche per il lavoro nell’azienda di oggi e del futuro. Per questo Unioncamere e Federmeccanica hanno messo a punto un innovativo modello di attestazione delle competenze maturate in contesti aziendali che favorirà la transizione dal mondo della formazione a quello del lavoro”.

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Le imprese meccaniche fanno fatica a trovare il 40% dei lavoratori con qualifica professionale, quasi il 44% di diplomati con indirizzo specifico e addirittura due lavoratori su tre che abbiano completato i corsi degli Istituti tecnici superiori. Proprio per ridurre questo mismatch tra domanda e offerta di lavoro, Unioncamere e Federmeccanica hanno sottoscritto un nuovo Accordo quadro, siglato dai dai vice presidenti Andrea Prete e Federico Visentin.

Tre gli obiettivi del’intesa: offrire agli studenti percorsi di alternanza scuola lavoro di qualità; continuare il percorso di approfondimento delle competenze professionali più richieste dalle imprese metalmeccaniche, sperimentando un nuovo modello condiviso di attestazione; collaborare per la riduzione del gap tra domanda-offerta di lavoro e per agevolare la transizione scuola-lavoro.

L’accordo approfondisce e amplia la collaborazione già avviata nel 2017, con l’obiettivo di accrescere l’occupabilità dei giovani ma anche di favorire la formazione permanente per agevolare il reskilling del personale già presente in azienda in una fase di trasformazione del mondo del lavoro, come quella attuale, in cui il possesso di competenze tecniche, green e digitali sono sempre più importanti.

Digitalizzazione, ecosostenibilità, riorganizzazione delle filiere produttive a livello internazionale rappresentano alcuni dei driver della trasformazione del mercato del lavoro in atto che gli effetti della pandemia stanno accelerando in maniera straordinaria”, ha sottolineato il vice presidente di Unioncamere, Andrea Prete. “Tutto ciò impone alle imprese e al mondo della formazione di stringere un’alleanza sempre più forte per fare in modo che i giovani possano sviluppare quelle competenze strategiche per il lavoro nell’azienda di oggi e del futuro. Per questo Unioncamere e Federmeccanica hanno messo a punto un innovativo modello di attestazione delle competenze maturate in contesti aziendali che favorirà la transizione dal mondo della formazione a quello del lavoro”.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ "Misurare per la salute": il 20 maggio si celebra la Giornata Mondiale della Metrologia Metrology Day 2021 ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4795C160S123/-misurare-per-la-salute---il-20-maggio-si-celebra-la-giornata-mondiale-della-metrologia-metrology-day-2021.htm Thu, 20 May 2021 10:05:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4795C160S123/-misurare-per-la-salute---il-20-maggio-si-celebra-la-giornata-mondiale-della-metrologia-metrology-day-2021.htm “Misurare per la salute”: è questo il tema del World Metrology Day 2021, la Giornata Mondiale della Metrologia, che si celebra il 20 maggio per ricordare l’anniversario della “Convenzione del Metro”, firmata a Parigi il 20 maggio 1875 per unificare i pesi e le misure a livello internazionale. Anche in tema di salute è decisivo il ruolo di vigilanza e controllo delle Camere di commercio proprio sul fronte della metrologia. Non solo salute, però. In un’ottica di libera concorrenza e di buon funzionamento del mercato, la metrologia legale assicura la tutela del consumatore e la trasparenza del mercato su molti strumenti utilizzati per una funzione di misura legale giustificata da motivi di interesse pubblico: sicurezza, ordine pubblico, protezione dell’ambiente, tutela dei consumatori, imposizione di tasse e diritti e lealtà delle transazioni commerciali.

Al Ministero dello Sviluppo Economico e alle Camere di commercio sono affidate le competenze in tema di metrologia legale. Gli Uffici Metrici presso le Camere di commercio svolgono azioni di vigilanza in tale ambito. Sono oltre 1500 le ispezioni che ogni anno le Camere di commercio svolgono nei diversi ambiti della metrologia legale.

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“Misurare per la salute”: è questo il tema del World Metrology Day 2021, la Giornata Mondiale della Metrologia, che si celebra il 20 maggio per ricordare l’anniversario della “Convenzione del Metro”, firmata a Parigi il 20 maggio 1875 per unificare i pesi e le misure a livello internazionale. Anche in tema di salute è decisivo il ruolo di vigilanza e controllo delle Camere di commercio proprio sul fronte della metrologia. Non solo salute, però. In un’ottica di libera concorrenza e di buon funzionamento del mercato, la metrologia legale assicura la tutela del consumatore e la trasparenza del mercato su molti strumenti utilizzati per una funzione di misura legale giustificata da motivi di interesse pubblico: sicurezza, ordine pubblico, protezione dell’ambiente, tutela dei consumatori, imposizione di tasse e diritti e lealtà delle transazioni commerciali.

Al Ministero dello Sviluppo Economico e alle Camere di commercio sono affidate le competenze in tema di metrologia legale. Gli Uffici Metrici presso le Camere di commercio svolgono azioni di vigilanza in tale ambito. Sono oltre 1500 le ispezioni che ogni anno le Camere di commercio svolgono nei diversi ambiti della metrologia legale.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Brennero: con i divieti al traffico merci del Tirolo a rischio 136 miliardi di interscambio Italia-Ue ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4793C160S123/brennero--con-i-divieti-al-traffico-merci-del-tirolo--a-rischio-136-miliardi-di-interscambio-italia-ue.htm Wed, 19 May 2021 11:05:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4793C160S123/brennero--con-i-divieti-al-traffico-merci-del-tirolo--a-rischio-136-miliardi-di-interscambio-italia-ue.htm L’Europa sta ripartendo dopo l’ennesima ondata del Covid. Ma l’Italia (e non solo) soffrono i limiti alla libera circolazione delle merci imposti da una strozzatura geografica e politica: quella del valico del Brennero. Da qui, lungo l’asse Scandivano-Mediterrano, passano le nostre merci esportate in tutta Europa (con Germania come principale destinataria), per un valore di interscambio complessivo di 170 miliardi di euro. Che diventano 214 se si include anche il valore degli scambi con Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca. Un interscambio messo però in seria difficoltà dalle decisioni del Governo tirolese che dal 2017 ha imposto una serie di divieti settoriali al transito dei mezzi pesanti che sta mettendo seriamente in crisi gli operatori del settore. Le merceologie inserite nei divieti tirolesi valgono il 63% dell’interscambio complessivo tra l’Italia e i Paesi ScanMed, pari ad un valore economico di 136,6 miliardi di euro.

Per questa ragione Unioncamere, con i sistemi camerali di Emilia Romagna, Lombardia, Trentino Alto Adige e Veneto, con il supporto di Uniontrasporti, hanno realizzato il report “Il Brennero e la politica dei trasporti attraverso le Alpi”, presentato questa mattina alla presenza del Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili, Enrico Giovannini.

Tutti i materiali sono disponibili sul sito di Uniontrasporti >>>

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L’Europa sta ripartendo dopo l’ennesima ondata del Covid. Ma l’Italia (e non solo) soffrono i limiti alla libera circolazione delle merci imposti da una strozzatura geografica e politica: quella del valico del Brennero. Da qui, lungo l’asse Scandivano-Mediterrano, passano le nostre merci esportate in tutta Europa (con Germania come principale destinataria), per un valore di interscambio complessivo di 170 miliardi di euro. Che diventano 214 se si include anche il valore degli scambi con Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca. Un interscambio messo però in seria difficoltà dalle decisioni del Governo tirolese che dal 2017 ha imposto una serie di divieti settoriali al transito dei mezzi pesanti che sta mettendo seriamente in crisi gli operatori del settore. Le merceologie inserite nei divieti tirolesi valgono il 63% dell’interscambio complessivo tra l’Italia e i Paesi ScanMed, pari ad un valore economico di 136,6 miliardi di euro.

Per questa ragione Unioncamere, con i sistemi camerali di Emilia Romagna, Lombardia, Trentino Alto Adige e Veneto, con il supporto di Uniontrasporti, hanno realizzato il report “Il Brennero e la politica dei trasporti attraverso le Alpi”, presentato questa mattina alla presenza del Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili, Enrico Giovannini.

Tutti i materiali sono disponibili sul sito di Uniontrasporti >>>

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Lavoro: 389mila entrate previste dalle imprese per maggio 2021 ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4782C160S123/lavoro--389mila-entrate-previste-dalle-imprese-per-maggio-2021.htm Fri, 07 May 2021 10:05:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4782C160S123/lavoro--389mila-entrate-previste-dalle-imprese-per-maggio-2021.htm Segnali positivi per l’industria (+3mila su maggio 2019) e volontà di ripresa del turismo (+45mila rispetto ad aprile 2021)

Sono oltre 389mila le assunzioni programmate dalle imprese per maggio e arrivano a sfiorare 1,27 milioni nell’arco del trimestre maggio-luglio. Pur in un quadro ancora di incertezza, si registra una promettente ripresa dell’attività economica globale, e con essa degli scambi commerciali, sostenuti soprattutto da Cina e USA, che insieme a un clima di maggior fiducia delle imprese grazie ai recenti allentamenti delle restrizioni anti-Covid, produce per il mese in corso una crescita dei contratti sul mese precedente (+84mila rispetto ad aprile con un tasso di crescita del 27,5%). Aumenta anche la quota di imprese che programmano assunzioni passando dal 9% di aprile scorso al 12% di maggio. Resta tuttavia ancora in terreno negativo il confronto con i livelli occupazionali pre-Covid: rispetto a maggio 2019 sono 40mila le entrate complessive programmate in meno (pari a -9,3%), ma le imprese industriali segnalano già oltre 3mila entrate in più (+2,8%). E’ quanto mostra il Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal.

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Segnali positivi per l’industria (+3mila su maggio 2019) e volontà di ripresa del turismo (+45mila rispetto ad aprile 2021)

Sono oltre 389mila le assunzioni programmate dalle imprese per maggio e arrivano a sfiorare 1,27 milioni nell’arco del trimestre maggio-luglio. Pur in un quadro ancora di incertezza, si registra una promettente ripresa dell’attività economica globale, e con essa degli scambi commerciali, sostenuti soprattutto da Cina e USA, che insieme a un clima di maggior fiducia delle imprese grazie ai recenti allentamenti delle restrizioni anti-Covid, produce per il mese in corso una crescita dei contratti sul mese precedente (+84mila rispetto ad aprile con un tasso di crescita del 27,5%). Aumenta anche la quota di imprese che programmano assunzioni passando dal 9% di aprile scorso al 12% di maggio. Resta tuttavia ancora in terreno negativo il confronto con i livelli occupazionali pre-Covid: rispetto a maggio 2019 sono 40mila le entrate complessive programmate in meno (pari a -9,3%), ma le imprese industriali segnalano già oltre 3mila entrate in più (+2,8%). E’ quanto mostra il Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Un milione le imprese che utilizzano il "Cassetto digitale dell'imprenditore" Impresa.italia.it ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4779C160S123/un-milione-le-imprese-che-utilizzano-il--cassetto-digitale-dell-imprenditore--impresa-italia-it.htm Wed, 05 May 2021 10:05:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4779C160S123/un-milione-le-imprese-che-utilizzano-il--cassetto-digitale-dell-imprenditore--impresa-italia-it.htm Nel post-covid raddoppiati gli utenti e quadruplicati gli accessi, triplicati quelli con SPID. 2,5 milioni di documenti ufficiali scaricati

Il sistema camerale raggiunge un nuovo importante traguardo, l’adesione di un milione di imprenditori a impresa.italia.it, il Cassetto digitale dell'imprenditore, iniziativa avviata nel 2017 con l’intenzione di assumere un ruolo di “interfaccia” tra il mondo imprenditoriale e l'Amministrazione pubblica. Il Cassetto digitale consente a tutti gli imprenditori italiani di accedere ai documenti ufficiali della propria azienda, depositati al Registro imprese delle Camere di commercio, per scaricarli gratuitamente - anche in mobilità - e condividerli in modo facile, sicuro e veloce.

Si tratta di un risultato significativo, con una crescita delle attivazioni del 100% in poco più di un anno, frutto dell'impegno di tutto il Sistema Camerale e di InfoCamere, nell’azione di partnership istituzionale con le imprese, per la messa a disposizione di strumenti digitali di reale semplificazione e innovazione.

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Nel post-covid raddoppiati gli utenti e quadruplicati gli accessi, triplicati quelli con SPID. 2,5 milioni di documenti ufficiali scaricati

Il sistema camerale raggiunge un nuovo importante traguardo, l’adesione di un milione di imprenditori a impresa.italia.it, il Cassetto digitale dell'imprenditore, iniziativa avviata nel 2017 con l’intenzione di assumere un ruolo di “interfaccia” tra il mondo imprenditoriale e l'Amministrazione pubblica. Il Cassetto digitale consente a tutti gli imprenditori italiani di accedere ai documenti ufficiali della propria azienda, depositati al Registro imprese delle Camere di commercio, per scaricarli gratuitamente - anche in mobilità - e condividerli in modo facile, sicuro e veloce.

Si tratta di un risultato significativo, con una crescita delle attivazioni del 100% in poco più di un anno, frutto dell'impegno di tutto il Sistema Camerale e di InfoCamere, nell’azione di partnership istituzionale con le imprese, per la messa a disposizione di strumenti digitali di reale semplificazione e innovazione.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Il digitale fa bene alle imprese ma c'è ancora molto da fare: solo una azienda su 4 conosce Impresa 4.0 ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4772C160S123/il-digitale-fa-bene-alle-imprese-ma-c-è-ancora-molto-da-fare---solo-una-azienda-su-4-conosce-impresa-4-0.htm Wed, 28 Apr 2021 09:04:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4772C160S123/il-digitale-fa-bene-alle-imprese-ma-c-è-ancora-molto-da-fare---solo-una-azienda-su-4-conosce-impresa-4-0.htm Oltre 350mila imprenditori a scuola di digitale dai Pid

La pandemia ha accresciuto i divari territoriali, di genere, di età e fra i settori produttivi, ma il digitale è la leva per ridurli. Come mostra il dossier presentato oggi da Unioncamere, nel corso dell’Assemblea dei presidenti delle Camere di commercio, l’utilizzo delle nuove tecnologie limita le differenze tra piccole e medio-grandi aziende, contribuisce a sostenere la governance delle imprese manifatturiere a conduzione familiare, agevola il recupero delle aziende dei servizi, più tartassate dal Covid. Ma c’è ancora molta strada da fare: solo il 26% delle imprese italiane è a conoscenza del Piano Impresa 4.0 e, tra queste, il 9%, pur conoscendolo, comunque non investe. Per il resto, vale a dire per i due terzi della manifattura italiana, gli strumenti messi in campo e le grandi opportunità offerte dalle tecnologie non sono (ancora)all’ordine del giorno.

La digitalizzazione vale fino a 7 punti di Pil, ma abbiamo ancora un ritardo enorme da colmare”, sottolinea il presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli. “Il Piano nazionale di ripresa e resilienza rappresenta una occasione unica, però occorre coinvolgere attivamente milioni di Pmi, di artigiani e di lavoratori autonomi. I Punti Impresa Digitali realizzati dalle Camere di commercio hanno introdotto in questi anni oltre 350mila aziende alle tecnologie abilitanti attraverso migliaia di corsi di formazione, di assessment e di supporti operativi. E oggi questa speciale rete è una best practice a livello internazionale riconosciuta da OCSE e Commissione europea”.

 

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Oltre 350mila imprenditori a scuola di digitale dai Pid

La pandemia ha accresciuto i divari territoriali, di genere, di età e fra i settori produttivi, ma il digitale è la leva per ridurli. Come mostra il dossier presentato oggi da Unioncamere, nel corso dell’Assemblea dei presidenti delle Camere di commercio, l’utilizzo delle nuove tecnologie limita le differenze tra piccole e medio-grandi aziende, contribuisce a sostenere la governance delle imprese manifatturiere a conduzione familiare, agevola il recupero delle aziende dei servizi, più tartassate dal Covid. Ma c’è ancora molta strada da fare: solo il 26% delle imprese italiane è a conoscenza del Piano Impresa 4.0 e, tra queste, il 9%, pur conoscendolo, comunque non investe. Per il resto, vale a dire per i due terzi della manifattura italiana, gli strumenti messi in campo e le grandi opportunità offerte dalle tecnologie non sono (ancora)all’ordine del giorno.

La digitalizzazione vale fino a 7 punti di Pil, ma abbiamo ancora un ritardo enorme da colmare”, sottolinea il presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli. “Il Piano nazionale di ripresa e resilienza rappresenta una occasione unica, però occorre coinvolgere attivamente milioni di Pmi, di artigiani e di lavoratori autonomi. I Punti Impresa Digitali realizzati dalle Camere di commercio hanno introdotto in questi anni oltre 350mila aziende alle tecnologie abilitanti attraverso migliaia di corsi di formazione, di assessment e di supporti operativi. E oggi questa speciale rete è una best practice a livello internazionale riconosciuta da OCSE e Commissione europea”.

 

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ La pandemia frena la natalità delle imprese: dal primo lockdown aperte 63mila aziende in meno ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4767C160S123/la-pandemia-frena-la-natalità-delle-imprese--dal-primo-lockdown-aperte-63mila-aziende-in-meno.htm Fri, 23 Apr 2021 10:04:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4767C160S123/la-pandemia-frena-la-natalità-delle-imprese--dal-primo-lockdown-aperte-63mila-aziende-in-meno.htm Resta sui pedali anche nel primo trimestre dell’anno il tessuto imprenditoriale italiano. I dati della fine del mese scorso, a un anno dall’inizio della pandemia, portano a 63mila la stima sulla mancata nascita di imprese da marzo 2020. Le incertezze dello scenario economico, tra attese sull’evoluzione della pandemia e prospettive di rilancio legate al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), influiscono anche sulle cancellazioni, in rallentamento. E’ quanto emerge della fotografia scattata da Unioncamere – InfoCamere sui dati ufficiali sulla natalità e mortalità delle imprese italiane nel I trimestre 2021.

Le iscrizioni tra gennaio e marzo sono state pari a 103.597. Nonostante un timido segnale di rimbalzo, che fa i conti con un primo trimestre 2020 fortemente condizionato dall’avvio della stagione pandemica (con il fermo di ogni attività per l’intero mese di marzo), il bilancio delle iscrizioni che si riscontra confrontando i tredici mesi da inizio marzo 2020 a fine marzo 2021 con il corrispondente periodo collocato al di fuori della pandemia (a cavallo tra il 2018 e il 2019) fa segnare un volume di iscrizioni di nuove imprese stimabile in circa 63mila unità in meno.

 

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Resta sui pedali anche nel primo trimestre dell’anno il tessuto imprenditoriale italiano. I dati della fine del mese scorso, a un anno dall’inizio della pandemia, portano a 63mila la stima sulla mancata nascita di imprese da marzo 2020. Le incertezze dello scenario economico, tra attese sull’evoluzione della pandemia e prospettive di rilancio legate al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), influiscono anche sulle cancellazioni, in rallentamento. E’ quanto emerge della fotografia scattata da Unioncamere – InfoCamere sui dati ufficiali sulla natalità e mortalità delle imprese italiane nel I trimestre 2021.

Le iscrizioni tra gennaio e marzo sono state pari a 103.597. Nonostante un timido segnale di rimbalzo, che fa i conti con un primo trimestre 2020 fortemente condizionato dall’avvio della stagione pandemica (con il fermo di ogni attività per l’intero mese di marzo), il bilancio delle iscrizioni che si riscontra confrontando i tredici mesi da inizio marzo 2020 a fine marzo 2021 con il corrispondente periodo collocato al di fuori della pandemia (a cavallo tra il 2018 e il 2019) fa segnare un volume di iscrizioni di nuove imprese stimabile in circa 63mila unità in meno.

 

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Imprese: ENEA-Unioncamere insieme per tecnologie innovative e supporto a PMI ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4768C160S123/imprese--enea-unioncamere-insieme-per-tecnologie-innovative-e-supporto-a-pmi.htm Thu, 22 Apr 2021 15:04:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4768C160S123/imprese--enea-unioncamere-insieme-per-tecnologie-innovative-e-supporto-a-pmi.htm I presidenti dell’ENEA Federico Testa e di Unioncamere Carlo Sangalli hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per rafforzare il trasferimento di tecnologie, competenze e offerta di innovazione tra laboratori di ricerca e imprese, con strumenti e servizi di nuova generazione.

La collaborazione riguarda in particolare l’individuazione e la promozione delle tecnologie più adatte alle diverse tipologie di imprese, soprattutto PMI, il supporto nell’accesso al capitale, l’accelerazione e l’incubazione di start up e la creazione di spin off della ricerca, anche attraverso la progettazione e realizzazione di programmi di formazione dedicati e interventi personalizzati di advisoring e training.

In prospettiva, inoltre, ENEA e Unioncamere amplieranno gli ambiti territoriali d’intervento, i settori e le filiere produttive interessate, coinvolgendo Università e istituti di ricerca pubblici e privati sul territorio, con particolare riferimento al Mezzogiorno d’Italia. A livello operativo, l’accordo prevede la costituzione di gruppi di lavoro composti dai rappresentanti delle Parti esperti nei settori di riferimento, che eseguiranno analisi ed elaborazioni
anche a partire da sperimentazioni su programmi, iniziative e progetti già in corso.

Con quest’intesa volgiamo promuovere un rapporto sempre più stretto e continuativo tra ricerca e sistema produttivo del Paese, per realizzare iniziative ed investimenti utili alla valorizzazione e all’utilizzo dei risultati della ricerca presso le imprese, per supportarle nella crescita e nella competitività con particolare riferimento alla nuova fase che si aprirà con il Recovery Plan” ha dichiarato il Presidente dell’ENEA Federico Testa.

La costruzione di un ponte più solido tra la ricerca pubblica, e quella dell’Enea in particolare, con il mondo delle piccole e medie imprese è un obiettivo che Unioncamere persegue da anni”, ha sottolineato il presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli.Oggi i temi della digitalizzazione e della sostenibilità ambientale sono essenziali per la competitività. Le Camere di commercio possono costruire, insieme alle Associazioni di tutte le imprese, questo ponte tra ricerca e sistema produttivo”.

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I presidenti dell’ENEA Federico Testa e di Unioncamere Carlo Sangalli hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per rafforzare il trasferimento di tecnologie, competenze e offerta di innovazione tra laboratori di ricerca e imprese, con strumenti e servizi di nuova generazione.

La collaborazione riguarda in particolare l’individuazione e la promozione delle tecnologie più adatte alle diverse tipologie di imprese, soprattutto PMI, il supporto nell’accesso al capitale, l’accelerazione e l’incubazione di start up e la creazione di spin off della ricerca, anche attraverso la progettazione e realizzazione di programmi di formazione dedicati e interventi personalizzati di advisoring e training.

In prospettiva, inoltre, ENEA e Unioncamere amplieranno gli ambiti territoriali d’intervento, i settori e le filiere produttive interessate, coinvolgendo Università e istituti di ricerca pubblici e privati sul territorio, con particolare riferimento al Mezzogiorno d’Italia. A livello operativo, l’accordo prevede la costituzione di gruppi di lavoro composti dai rappresentanti delle Parti esperti nei settori di riferimento, che eseguiranno analisi ed elaborazioni
anche a partire da sperimentazioni su programmi, iniziative e progetti già in corso.

Con quest’intesa volgiamo promuovere un rapporto sempre più stretto e continuativo tra ricerca e sistema produttivo del Paese, per realizzare iniziative ed investimenti utili alla valorizzazione e all’utilizzo dei risultati della ricerca presso le imprese, per supportarle nella crescita e nella competitività con particolare riferimento alla nuova fase che si aprirà con il Recovery Plan” ha dichiarato il Presidente dell’ENEA Federico Testa.

La costruzione di un ponte più solido tra la ricerca pubblica, e quella dell’Enea in particolare, con il mondo delle piccole e medie imprese è un obiettivo che Unioncamere persegue da anni”, ha sottolineato il presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli.Oggi i temi della digitalizzazione e della sostenibilità ambientale sono essenziali per la competitività. Le Camere di commercio possono costruire, insieme alle Associazioni di tutte le imprese, questo ponte tra ricerca e sistema produttivo”.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Giornata mondiale della Terra: il 39% delle imprese assume personale con competenze green ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4765C160S123/giornata-mondiale-della-terra--il-39--delle-imprese-assume-personale-con-competenze-green.htm Thu, 22 Apr 2021 10:04:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4765C160S123/giornata-mondiale-della-terra--il-39--delle-imprese-assume-personale-con-competenze-green.htm Oltre 558mila imprese dell’industria e dei servizi hanno investito in competenze green nel 2020, ovvero il 39% delle aziende ha richiesto ad almeno la metà dei profili ricercati il possesso di attitudine al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale.

Una buona notizia, evidenziata da Unioncamere in occasione della Giornata mondiale della Terra, considerando che le imprese che investono in competenze green continuano, anche nel periodo di crisi sanitaria ed economica, ad attivare oltre il 70% del totale dei contratti.

Il dato è contenuto nell’ultima edizione del volume “Le competenze green” della collana di pubblicazioni del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e ANPAL.

 

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Oltre 558mila imprese dell’industria e dei servizi hanno investito in competenze green nel 2020, ovvero il 39% delle aziende ha richiesto ad almeno la metà dei profili ricercati il possesso di attitudine al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale.

Una buona notizia, evidenziata da Unioncamere in occasione della Giornata mondiale della Terra, considerando che le imprese che investono in competenze green continuano, anche nel periodo di crisi sanitaria ed economica, ad attivare oltre il 70% del totale dei contratti.

Il dato è contenuto nell’ultima edizione del volume “Le competenze green” della collana di pubblicazioni del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e ANPAL.

 

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Lavoro: 305mila entrate previste dalle imprese per aprile 2021 ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4762C160S123/lavoro--305mila-entrate-previste-dalle-imprese-per-aprile-2021.htm Fri, 16 Apr 2021 10:04:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4762C160S123/lavoro--305mila-entrate-previste-dalle-imprese-per-aprile-2021.htm +14mila in confronto al mese precedente ma resta ancora elevato
il gap rispetto ai livelli pre-Covid (110mila in meno di aprile 2019)


Sono 305mila le assunzioni programmate dalle imprese per aprilee 984mila per il trimestre aprile-giugno. Quasi 14mila i contratti di lavoro in più rispetto a marzo 2021 (+4,7%) ma si registrano ancora 110mila contratti in meno nel confronto con aprile 2019 (-26,4%). E’ quanto mostra il Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal.

L’industria programma per aprile 115mila entrate (+5mila rispetto al mese precedente). Sono 68mila i contratti pianificati dai settori manifatturieri a cui si aggiungono 5mila entrate programmate dalle Public Utilities e circa 42mila ingressi previsti dalle costruzioni. Fra i settori manifatturieri si segnalano in particolare le industrie meccaniche ed elettroniche (18mila entrate), le industrie metallurgiche e dei prodotti in metallo (17mila) e le industrie alimentari, bevande e tabacco (10mila).

I servizi invece prevedono per aprile 190mila contratti di lavoro da stipulare: 9mila in più rispetto al mese precedente ma 110mila in meno su aprile 2019. Turismo e commercio sono i settori che registrano la maggiore flessione tendenziale della domanda di lavoro - sempre rispetto al periodo pre-Covid - rispettivamente con -76mila (-77,4%) e -13mila entrate (-21,9%). Dinamica positiva per i soli servizi ICT e servizi avanzati per cui si
segnalano rispettivamente 3mila entrate in più (+28,5%) e circa 800 in più (+4,5%) di quanto previsto ad aprile 2019.

Sempre consistente la quota di assunzioni per cui le imprese dichiarano difficoltà di reperimento (32%) anche a seguito di una elevata richiesta di esperienza che aumenta rispetto alla situazione pre-Covid passando dal 67,8% di aprile 2019 all’attuale 70,3%. Fra i settori che ricercano maggiormente candidati con esperienza si segnalano le costruzioni (esperienza richiesta all’83% delle entrate), servizi informatici e telecomunicazioni e servizi alle persone (80%), industrie tessili abbigliamento e calzature (78%).

Dal Borsino Excelsior delle professioni di aprile 2021 le figure più ricercate sono gli operai specializzati (poco sopra le 58mila entrate), con una domanda crescente rispetto ad aprile 2019 di alcuni profili legati all’edilizia. A seguire le professioni qualificate nelle attività commerciali e dei servizi (circa 57.800 ingressi), con un calo sul 2019 delle principali figure del gruppo (addetti alle vendite e addetti alle attività di ristorazione). Nel confronto con aprile 2019 cresce la domanda soprattutto per le professioni a più elevata specializzazione (22.600 entrate), grazie soprattutto ai profili STEM e a quelli legati alle scienze della vita.

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+14mila in confronto al mese precedente ma resta ancora elevato
il gap rispetto ai livelli pre-Covid (110mila in meno di aprile 2019)


Sono 305mila le assunzioni programmate dalle imprese per aprilee 984mila per il trimestre aprile-giugno. Quasi 14mila i contratti di lavoro in più rispetto a marzo 2021 (+4,7%) ma si registrano ancora 110mila contratti in meno nel confronto con aprile 2019 (-26,4%). E’ quanto mostra il Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal.

L’industria programma per aprile 115mila entrate (+5mila rispetto al mese precedente). Sono 68mila i contratti pianificati dai settori manifatturieri a cui si aggiungono 5mila entrate programmate dalle Public Utilities e circa 42mila ingressi previsti dalle costruzioni. Fra i settori manifatturieri si segnalano in particolare le industrie meccaniche ed elettroniche (18mila entrate), le industrie metallurgiche e dei prodotti in metallo (17mila) e le industrie alimentari, bevande e tabacco (10mila).

I servizi invece prevedono per aprile 190mila contratti di lavoro da stipulare: 9mila in più rispetto al mese precedente ma 110mila in meno su aprile 2019. Turismo e commercio sono i settori che registrano la maggiore flessione tendenziale della domanda di lavoro - sempre rispetto al periodo pre-Covid - rispettivamente con -76mila (-77,4%) e -13mila entrate (-21,9%). Dinamica positiva per i soli servizi ICT e servizi avanzati per cui si
segnalano rispettivamente 3mila entrate in più (+28,5%) e circa 800 in più (+4,5%) di quanto previsto ad aprile 2019.

Sempre consistente la quota di assunzioni per cui le imprese dichiarano difficoltà di reperimento (32%) anche a seguito di una elevata richiesta di esperienza che aumenta rispetto alla situazione pre-Covid passando dal 67,8% di aprile 2019 all’attuale 70,3%. Fra i settori che ricercano maggiormente candidati con esperienza si segnalano le costruzioni (esperienza richiesta all’83% delle entrate), servizi informatici e telecomunicazioni e servizi alle persone (80%), industrie tessili abbigliamento e calzature (78%).

Dal Borsino Excelsior delle professioni di aprile 2021 le figure più ricercate sono gli operai specializzati (poco sopra le 58mila entrate), con una domanda crescente rispetto ad aprile 2019 di alcuni profili legati all’edilizia. A seguire le professioni qualificate nelle attività commerciali e dei servizi (circa 57.800 ingressi), con un calo sul 2019 delle principali figure del gruppo (addetti alle vendite e addetti alle attività di ristorazione). Nel confronto con aprile 2019 cresce la domanda soprattutto per le professioni a più elevata specializzazione (22.600 entrate), grazie soprattutto ai profili STEM e a quelli legati alle scienze della vita.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Il settore culturale offre lavoro a più di un milione e mezzo di persone ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4761C160S123/il-settore-culturale-offre-lavoro-a-più-di-un-milione-e-mezzo-di-persone.htm Thu, 15 Apr 2021 17:04:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4761C160S123/il-settore-culturale-offre-lavoro-a-più-di-un-milione-e-mezzo-di-persone.htm Io sono cultura 2020
Presentazione dei dati della Lombardia

Il sistema produttivo culturale e creativo del 2019 cresce rispetto all’anno precedente: oltre 90 miliardi di euro corrispondenti al 5,7% del valore aggiunto italiano

Milano capitale della cultura italiana, prima per incidenza della filiera in termini di valore aggiunto e occupazione. La Lombardia prima per ruolo della cultura

Il settore culturale offre lavoro a più di un milione e mezzo di persone (5,9% dell’occupazione complessiva)

Lombardia e Lazio regioni che producono più ricchezza con la cultura. Milano, Roma, Torino, Arezzo, Trieste, Firenze e Bologna nella top ten delle province

Cultura e bellezza in Italia rappresentano tratti fondativi della società, da qui il titolo del rapporto Io sono cultura, e grazie alla loro forte relazione con la manifattura hanno dato vita ad una delle più forti identità produttive del mondo, il made in Italy. Il rapporto quest’anno, arrivato alla decima edizione, contiene, insieme ad un’analisi del sistema pre-covid (2019), anche informazioni sul 2020, ricavate attraverso un’indagine condotta su un campione di oltre 1.800 imprese appartenenti al core del Sistema Produttivo Culturale e Creativo. Nel 2019 il Sistema Produttivo Culturale e Creativo era in crescita e rappresentava il 5,7% del valore aggiunto italiano: oltre 90 miliardi di euro, cioè l’1% in più dell’anno precedente. Oltre il 44% di questa ricchezza era generato da settori non culturali, manifatturieri e dei servizi, nei quali lavorano oltre 630.000 professionisti della cultura. Il Sistema Produttivo Culturale e Creativo dava lavoro a più di un milione e mezzo di persone, vale a dire il 5,9% dei lavoratori italiani. Dato in crescita su base annuale rispetto al 2018: +1,4%, con una performance nettamente migliore rispetto al complesso dell’economia (+0,6%), che segna un contributo crescente della filiera all’occupazione nazionale. Altra foto quella dell’indagine condotta nel 2020, in cui il 44% degli operatori della filiera stima perdite di ricavi per il 2020, superiori al 15% del proprio bilancio, il 15% prospetta perdite che superano addirittura il 50%. A soffrire di più sono state le imprese dei settori performing arts e arti visive, quelle operanti nella
conservazione e valorizzazione del patrimonio storico e artistico, per la maggiore esposizione alle norme di distanziamento sociale e molte delle imprese che rappresentano l’indotto culturale come ad esempio parte della nostra industria turistica.

Occorre tuttavia segnalare anche la presenza di settori in cui l’incidenza di imprese che dichiarano di aver sperimentato una crescita dei ricavi è tutt’altro che trascurabile: in primo luogo il settore videogiochi e software (avvantaggiato dall’allontanamento sociale che ha aumentato la domanda di intrattenimento domestico), ma anche il comparto architettura e design. La crisi pandemica, ha evidenziato tante fragilità del settore. Prima su tutte la frammentazione tra i vari segmenti: le diversità di mondi peculiari, che necessitano di norme e strumenti specifici, va accompagnata da una visione sistemica del settore e un’idea di sviluppo condivisa, frutto di contaminazioni crescenti e necessarie per attivare una catena del valore che renda più sostenibili le produzioni culturali.

Questo il contesto nel quale si inserisce il X rapporto Io sono cultura, promosso da Fondazione Symbola, Unioncamere, insieme a Regione Marche e Credito Sportivo, con la partnership di Fondazione Fitzcarraldo e Centro Studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne, con il patrocinio del ministero della Cultura. L’unico studio in Italia che, annualmente, quantifica il peso della cultura e della creatività nell’economia nazionale. I numeri dimostrano che la cultura è uno dei motori della nostra economia e lo studio propone numeri e storie ed è realizzato grazie al contributo di molte personalità di punta nei diversi settori.

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Io sono cultura 2020
Presentazione dei dati della Lombardia

Il sistema produttivo culturale e creativo del 2019 cresce rispetto all’anno precedente: oltre 90 miliardi di euro corrispondenti al 5,7% del valore aggiunto italiano

Milano capitale della cultura italiana, prima per incidenza della filiera in termini di valore aggiunto e occupazione. La Lombardia prima per ruolo della cultura

Il settore culturale offre lavoro a più di un milione e mezzo di persone (5,9% dell’occupazione complessiva)

Lombardia e Lazio regioni che producono più ricchezza con la cultura. Milano, Roma, Torino, Arezzo, Trieste, Firenze e Bologna nella top ten delle province

Cultura e bellezza in Italia rappresentano tratti fondativi della società, da qui il titolo del rapporto Io sono cultura, e grazie alla loro forte relazione con la manifattura hanno dato vita ad una delle più forti identità produttive del mondo, il made in Italy. Il rapporto quest’anno, arrivato alla decima edizione, contiene, insieme ad un’analisi del sistema pre-covid (2019), anche informazioni sul 2020, ricavate attraverso un’indagine condotta su un campione di oltre 1.800 imprese appartenenti al core del Sistema Produttivo Culturale e Creativo. Nel 2019 il Sistema Produttivo Culturale e Creativo era in crescita e rappresentava il 5,7% del valore aggiunto italiano: oltre 90 miliardi di euro, cioè l’1% in più dell’anno precedente. Oltre il 44% di questa ricchezza era generato da settori non culturali, manifatturieri e dei servizi, nei quali lavorano oltre 630.000 professionisti della cultura. Il Sistema Produttivo Culturale e Creativo dava lavoro a più di un milione e mezzo di persone, vale a dire il 5,9% dei lavoratori italiani. Dato in crescita su base annuale rispetto al 2018: +1,4%, con una performance nettamente migliore rispetto al complesso dell’economia (+0,6%), che segna un contributo crescente della filiera all’occupazione nazionale. Altra foto quella dell’indagine condotta nel 2020, in cui il 44% degli operatori della filiera stima perdite di ricavi per il 2020, superiori al 15% del proprio bilancio, il 15% prospetta perdite che superano addirittura il 50%. A soffrire di più sono state le imprese dei settori performing arts e arti visive, quelle operanti nella
conservazione e valorizzazione del patrimonio storico e artistico, per la maggiore esposizione alle norme di distanziamento sociale e molte delle imprese che rappresentano l’indotto culturale come ad esempio parte della nostra industria turistica.

Occorre tuttavia segnalare anche la presenza di settori in cui l’incidenza di imprese che dichiarano di aver sperimentato una crescita dei ricavi è tutt’altro che trascurabile: in primo luogo il settore videogiochi e software (avvantaggiato dall’allontanamento sociale che ha aumentato la domanda di intrattenimento domestico), ma anche il comparto architettura e design. La crisi pandemica, ha evidenziato tante fragilità del settore. Prima su tutte la frammentazione tra i vari segmenti: le diversità di mondi peculiari, che necessitano di norme e strumenti specifici, va accompagnata da una visione sistemica del settore e un’idea di sviluppo condivisa, frutto di contaminazioni crescenti e necessarie per attivare una catena del valore che renda più sostenibili le produzioni culturali.

Questo il contesto nel quale si inserisce il X rapporto Io sono cultura, promosso da Fondazione Symbola, Unioncamere, insieme a Regione Marche e Credito Sportivo, con la partnership di Fondazione Fitzcarraldo e Centro Studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne, con il patrocinio del ministero della Cultura. L’unico studio in Italia che, annualmente, quantifica il peso della cultura e della creatività nell’economia nazionale. I numeri dimostrano che la cultura è uno dei motori della nostra economia e lo studio propone numeri e storie ed è realizzato grazie al contributo di molte personalità di punta nei diversi settori.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ Occupazione: nella Pa un fabbisogno di oltre 740mila dipendenti entro il 2025 ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4748C160S123/occupazione--nella-pa-un-fabbisogno-di-oltre-740mila-dipendenti-entro-il-2025.htm Fri, 02 Apr 2021 11:04:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4748C160S123/occupazione--nella-pa-un-fabbisogno-di-oltre-740mila-dipendenti-entro-il-2025.htm Nei settori privati fabbisogno compreso tra 2,8 e 3,2 milioni di lavoratori

Nei prossimi cinque anni, si stima che la macchina della pubblica amministrazione avrà bisogno di oltre 740mila nuovi occupati, più di 690mila dei quali per il naturale turnover dei dipendenti. È quanto mostrano le “Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2021-2025)” elaborate nell’ambito del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere, in collaborazione con ANPAL.

Nel settore privato, invece, si prevede che la richiesta sia compresa tra 1,7 e 2,1 milioni di dipendenti e 1-1,1 milioni di lavoratori autonomi. Nel primo caso, il turnover dovrebbe riguardare circa 1,2 milioni di lavoratori; in quello degli autonomi, invece, la stima è di 680mila. In sostanza, quindi, circa il 70% delle opportunità lavorative che si verranno a creare entro il 2025 sarà legata alla sostituzione di personale oggi occupato.

Nel complesso, quindi, tra il 2021 e il 2025 i settori privati e pubblici potrebbero esprimere un fabbisogno compreso tra 3,5 e 3,9 milioni di lavoratori, di cui 2,6 milioni per necessità di sostituzione del personale ora al lavoro e 900mila-1,3 milioni di unità per la crescita dello stock occupazionale dovuta all’espansione economica 1 , a seconda dello scenario di riferimento. I due scenari presentati – quello avverso (A), che incorpora l’ipotesi di recrudescenza della pandemia da Covid-19 e quello più favorevole (B) 2 - sono stati elaborati a partire dalle stime del Governo (NADEF) e considerano anche l’impatto dei diversi interventi di politica economica previsti dall’esecutivo e, in particolare, dal piano finanziato dall’Unione Europea Next Generation.

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Nei settori privati fabbisogno compreso tra 2,8 e 3,2 milioni di lavoratori

Nei prossimi cinque anni, si stima che la macchina della pubblica amministrazione avrà bisogno di oltre 740mila nuovi occupati, più di 690mila dei quali per il naturale turnover dei dipendenti. È quanto mostrano le “Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2021-2025)” elaborate nell’ambito del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere, in collaborazione con ANPAL.

Nel settore privato, invece, si prevede che la richiesta sia compresa tra 1,7 e 2,1 milioni di dipendenti e 1-1,1 milioni di lavoratori autonomi. Nel primo caso, il turnover dovrebbe riguardare circa 1,2 milioni di lavoratori; in quello degli autonomi, invece, la stima è di 680mila. In sostanza, quindi, circa il 70% delle opportunità lavorative che si verranno a creare entro il 2025 sarà legata alla sostituzione di personale oggi occupato.

Nel complesso, quindi, tra il 2021 e il 2025 i settori privati e pubblici potrebbero esprimere un fabbisogno compreso tra 3,5 e 3,9 milioni di lavoratori, di cui 2,6 milioni per necessità di sostituzione del personale ora al lavoro e 900mila-1,3 milioni di unità per la crescita dello stock occupazionale dovuta all’espansione economica 1 , a seconda dello scenario di riferimento. I due scenari presentati – quello avverso (A), che incorpora l’ipotesi di recrudescenza della pandemia da Covid-19 e quello più favorevole (B) 2 - sono stati elaborati a partire dalle stime del Governo (NADEF) e considerano anche l’impatto dei diversi interventi di politica economica previsti dall’esecutivo e, in particolare, dal piano finanziato dall’Unione Europea Next Generation.

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redazione@unioncamere.gov.it ( Redazione unioncamere.gov.it )
<![CDATA[ 4 aziende su 10 hanno innovato anche nel 2020 puntando su nuovi prodotti, formazione del personale, ICT e ricerca e sviluppo ]]> https://www.unioncamere.gov.it/P42A4745C160S123/4-aziende-su-10-hanno-innovato-anche-nel-2020-puntando--su-nuovi-prodotti--formazione-del-personale--ict-e-ricerca-e-sviluppo.htm Wed, 31 Mar 2021 09:03:00 GMT Rss https://www.unioncamere.gov.it/P42A4745C160S123/4-aziende-su-10-hanno-innovato-anche-nel-2020-puntando--su-nuovi-prodotti--formazione-del-personale--ict-e-ricerca-e-sviluppo.htm Quattro imprese su 10 hanno innovato anche nel 2020 per contrastare gli effetti della pandemia. E’ quanto mostra un approfondimento sulle strategie imprenditoriali contenuto nell’indagine effettuata da Sicamera e InfoCamere su oltre 32mila imprese nell’ambito del progetto Sisprint (Sistema integrato di supporto alla progettazione degli interventi territoriali) condotto da Unioncamere e dall’Agenzia per la Coesione territoriale e finanziato dal PON Governance e Capacità Istituzionale 2014-2020.

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Quattro imprese su 10 hanno innovato anche nel 2020 per contrastare gli effetti della pandemia. E’ quanto mostra un approfondimento sulle strategie imprenditoriali contenuto nell’indagine effettuata da Sicamera e InfoCamere su oltre 32mila imprese nell’ambito del progetto Sisprint (Sistema integrato di supporto alla progettazione degli interventi territoriali) condotto da Unioncamere e dall’Agenzia per la Coesione territoriale e finanziato dal PON Governance e Capacità Istituzionale 2014-2020.

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