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AREZZO-SIENA - Giornata dell'Economia 2026, presentati i principali indicatori sociali, economici e demografici della provincia senese

giornata economia

Questa mattina, presso la Sala Attico della sede della Camera di commercio di Arezzo-Siena, si è tenuta la Ventiquattresima Giornata dell’Economia – Siena 2030. L'iniziativa, organizzata dall'ente camerale, e da Università degli Studi di Siena e Fondazione Monte dei Paschi di Siena, ha offerto, come di consueto, una panoramica sui principali indicatori sociali, demografici ed economici della provincia.

Hanno portato il loro contributo Massimo Guasconi, presidente della Camera di commercio di Arezzo-Siena, Mario Del Secco, segretario generale f.f. della Camera di commercio di Arezzo-Siena, Riccardo Coppini, presidente della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, Marco Forte, direttore generale della Fondazione Monte dei Paschi di Siena; il Rettore dell’Università di Siena, Roberto Di Pietra, la professoressa Francesca Gagliardi del Dipartimento di Economia Politica e Statistica dell’Università di Siena e Vanna Giunti, Assessore al Turismo del Comune di Siena. I lavori sono stati moderati dal giornalista Orlando Pacchiani.

«La Giornata dell’Economia rappresenta per la Camera di commercio di Arezzo-Siena un momento fondamentale per tracciare la rotta verso Siena 2030, in linea con
gli obiettivi dell'Agenda ONU, proprio a partire dall'analisi di un quadro macroeconomico globale segnato da una profonda instabilità
- ha evidenziato Massimo Guasconi - Le confuse politiche commerciali statunitensi e i conflitti internazionali continuano infatti ad erodere l’autorità degli organismi multilaterali, riflettendosi sul nostro territorio insieme alle tensioni interne legate al caro energia e all'impatto dell'inflazione su imprese e famiglie. In questo contesto complesso, le stime Prometeia presentate delineano comunque un'economia senese resiliente: l'agricoltura guida la crescita del valore aggiunto (+3% nel 2025 e +3,2% nel 2026) e l'industria mantiene il segno positivo (+0,6% nel 2025 e +0,3% nel 2026). Nelle costruzioni, superata la contrazione post-bonus (-0,6% nel 2025), si prevede un recupero nel 2026 (+0,9%) grazie ai cantieri del PNRR, mentre i servizi ripartono (+0,9% nel 2026). Sul fronte occupazionale, a fronte di numeri stabili (-0,01%), crescono le ore lavorate (+0,5% ULA) e crolla il ricorso alla CIG (-30,6%). Tuttavia, con un'inflazione al +3,1%, l'aumento nominale di redditi e consumi (~+4%) viene fortemente assorbito dai costi energetici e dallo spunto inflazionistico. La nostra priorità resta quindi sostenere le imprese in questa fase di transizione, orientandole verso uno sviluppo equilibrato e sostenibile».

«L'analisi puntuale dell'evoluzione del nostro tessuto economico ci offre una chiave di lettura chiara sulle trasformazioni strutturali in atto verso il 2030 – ha rilevato
 Mario Del Secco – L'andamento della base imprenditoriale provinciale mostra il superamento della fase più acuta di contrazione: dopo la perdita di oltre 1.900 attività nell'ultimo decennio (-6%), lo stock delle imprese registrate in provincia di Siena risale a 27.226 unità a metà 2026, segnando un recupero di 56 aziende dal punto di minimo toccato nel 2023. Questa stabilizzazione si accompagna a una netta riconversione verso i servizi (+574 imprese tra il 2015 e il 2025), a fronte del ridimensionamento dei settori tradizionali come manifattura (-1.081), commercio (-1.011) e agricoltura (-266). Sul piano della demografia aziendale, il comparto giovanile - oggi attestato a 1.832 imprese complessive - registra una contrazione del 27,8% nell'arco di dieci anni. Tale calo non deriva da una mancanza di vocazione all'autoimprenditorialità - i cui saldi aperture/chiusure restano positivi - ma dall'inverno demografico che riduce gli under 35. In questo contesto, le 3.006 imprese a guida straniera (11,1% del totale) sono il principale motore di crescita (+5,9% nell'ultimo anno e +37,2% nel decennio), compensando il calo delle aziende italiane (-10,2%) e affiancando la tenuta delle 6.639 imprese femminili (25,5% del totale). Occorre infine rivolgere un'attenzione prioritaria al comparto dell'artigianato (6.098 imprese, pari al 22,5% del tessuto produttivo), un settore che negli ultimi dieci anni ha subito una contrazione del 12% con la perdita di 834 attività. In questo ambito, al nodo demografico si aggiunge una complessa criticità culturale, legata a una vera e propria svalutazione sociale che negli ultimi decenni ha fatto perdere appeal e attrattività alle professioni ad alta intensità manuale, rendendo sempre più difficile avvicinare i giovani e garantire un reale ricambio generazionale: una sfida educativa ed economica da affrontare con urgenza insieme a scuole e associazioni per non disperdere un patrimonio vitale del territorio.»
 

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