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GENOVA - 35ª Convention mondiale Assocamerestero: la rete delle 86 Camere italiane all’estero indica la strada

CCIE

Si è chiusa ieri a Genova, a Palazzo della Borsa, la 35ª Convention mondiale di Assocamerestero, l’Associazione delle Camere di commercio Italiane all’Estero, organizzata con la Camera di commercio di Genova e in collaborazione con Unioncamere. L’appuntamento ha riunito la rete delle 86 Camere di Commercio Italiane all’Estero provenienti da 64 Paesi, con quasi 160 iscritti da tutto il mondo, confermando l’edizione genovese tra le più partecipate di sempre.

La Convention ha portato a Genova anche quasi 500 incontri di business con imprese di Genova e della Liguria interessate ai mercati europei, al Mediterraneo, al Sud-Est asiatico e all’Australia, oltre che all’America Latina.

Interventi istituzionali

Nei saluti istituzionali, il presidente della Regione Liguria Marco Bucci ha sottolineato il ruolo delle infrastrutture come leva essenziale per il commercio internazionale, richiamando il Terzo Valico, la nuova diga foranea e la centralità di Genova anche come porta di ingresso dei dati in Europa. La Sindaca di Genova Silvia Salis ha evidenziato la volontà della città di posizionarsi sempre più sullo scenario internazionale, anche attraverso strumenti di accompagnamento agli investitori e nuove aree dedicate allo sviluppo d’impresa.

Il Presidente ITA Matteo Zoppas ha richiamato la forza della traiettoria dell’export italiano, passato dai circa 480 miliardi di euro del 2019 ai 643 miliardi del 2025, nonostante dazi, tensioni geopolitiche, conflitti e cambiamenti nelle catene del valore.

L’On. Nicola Carè, presidente dell’Intergruppo parlamentare per la valorizzazione delle Camere di commercio Italiane all’Estero, ha definito le Camere “presìdi di fiducia” e ha ribadito l’impegno a portare la voce della rete all’attenzione delle istituzioni.

Nel messaggio inviato alla Convention, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha richiamato l’importanza di una progressiva riduzione delle tensioni internazionali, a partire dal Medio Oriente e dai traffici attraverso lo Stretto di Hormuz, sottolineando come maggiore stabilità significhi anche più competitività per le imprese, minori costi produttivi e nuove opportunità di crescita. Urso ha inoltre evidenziato la resilienza dell’economia italiana, la crescita dell’export e degli investimenti esteri in Italia, ribadendo il ruolo degli accordi di libero scambio — dal Mercosur all’Australia, dall’Indonesia al Messico, fino agli Emirati Arabi e al Golfo — come strumenti decisivi per rafforzare la presenza del Made in Italy nei mercati internazionali.

Scenari internazionali: diversificare senza abbandonare i mercati strategici

La chiusura dei lavori è stata accompagnata dal nuovo dato sul commercio estero di aprile 2026: l’export italiano cresce su base annua del +8,8% in valore e del +3,5% in volume. Nei primi quattro mesi del 2026 le vendite all’estero aumentano del +3,2%, più dell’import, in crescita dell’1,4%, mentre l’avanzo commerciale sale a 15,2 miliardi di euro rispetto agli 11,3 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente. Un segnale che rafforza il messaggio emerso dalla giornata: i dazi ci sono, ma al momento i loro effetti non emergono ancora dai dati aggregati dell’export italiano.

Il dato positivo si inserisce in una fase di profonda trasformazione del commercio internazionale, segnata da una crescente frammentazione degli scambi e dall’aumento degli ostacoli alle frontiere: secondo le stime richiamate durante i lavori, nel 2024 sono state introdotte oltre 4.000 nuove misure restrittive e un numero analogo nel 2025. Non si tratta di un arretramento del commercio estero, ma di un suo sviluppo sempre più organizzato per aree omogenee, non solo geografiche ma anche politiche e geopolitiche. In questo scenario assumono crescente importanza gli accordi di libero scambio conclusi dall’Unione europea con oltre 80 Paesi, che puntano a ridurre barriere e dazi, semplificare le procedure e armonizzare gli standard tecnici.

In questo quadro, dal Convegno è emersa la necessità di diversificare senza abbandonare i mercati strategici. Gli Stati Uniti restano imprescindibili, ma l’incertezza regolamentare richiede più attenzione ai rischi; l’India si conferma un’area di forte crescita per tecnologia, digitale e joint venture; America Latina, Africa e Golfo aprono spazi di partnership industriali, investimenti produttivi e filiere più integrate.

Il messaggio conclusivo della giornata è che il Made in Italy non può limitarsi a presidiare i mercati con i singoli prodotti: deve presentarsi sempre più come sistema di territori, imprese, competenze, filiere, qualità e affidabilità. In questa prospettiva le Camere di commercio Italiane all’Estero rappresentano una rete di presenza stabile, capace di leggere i cambiamenti locali, intercettare opportunità, segnalare criticità e accompagnare le imprese in mercati sempre più complessi.

La 35ª Convention mondiale di Assocamerestero si chiude quindi con l’impegno a rafforzare il coordinamento tra rete camerale estera, istituzioni, ICE, sistema associativo e territori, proseguendo il percorso di autoriforma, innalzamento degli standard di servizio e maggiore coesione interna.

Luigi Attanasio, presidente della Camera di commercio di Genova: “Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, circa nove milioni di italiani partirono per le Americhe, e moltissimi di loro salparono proprio dal porto di Genova. Oggi nella sala delle grida del palazzo della borsa, nata proprio in quegli anni, abbiamo riunito molti figli e nipoti di quegli emigranti. Sono la spina dorsale del Made in Italy, che non vuol dire solo commercio internazionale ma anche stile di vita, turismo, natura e cultura. Un Made in Italy che, nonostante conflitti, dazi e incertezze geopolitiche, continua a dimostrare una straordinaria capacità di resilienza: oggi l'Italia esporta per oltre 600 miliardi di euro e punta con orgoglio all'obiettivo dei 700 miliardi. Mi impegnerò all'interno della squadra di Assocamerestero, cui proprio ieri sono stato chiamato a partecipare, per fare in modo che questo obiettivo diventi raggiungibile"

Mario Pozza, presidente di Assocamerestero: “Le imprese italiane stanno dimostrando una grande capacità di tenuta, ma oggi il mondo è molto più complesso di qualche anno fa. L’Italia resta un grande Paese esportatore, con oltre 640 miliardi di export nel 2025, ma dietro questi numeri ci sono difficoltà concrete: dazi, tensioni geopolitiche, costo dell’energia, rotte meno sicure e regole che cambiano da mercato a mercato. Da uomo di territorio vedo una cosa molto semplice: le imprese, soprattutto le piccole e medie, non chiedono discorsi, ma aiuto concreto. Vogliono capire dove andare, con chi lavorare, quali rischi affrontare e quali regole rispettare. Per questo servono nuove rotte, ma anche regole chiare e uguali per tutti. Le Camere di Commercio Italiane all’Estero possono fare la differenza perché sono presenti nei mercati, conoscono partner, imprese e contesti locali. Il nostro compito è aiutare le imprese italiane a non subire l’incertezza, ma a trasformarla in una strategia di crescita”.

Andrea Prete, presidente Unioncamere: “Sono stati tre giorni straordinari. I delegati delle Camere di commercio italiane all’estero sono un gruppo di imprenditori italiani che ci rappresenta all’estero con grande senso di appartenenza e orgoglio. Il sistema camerale italiano assiste le imprese e ha consentito a tanti imprenditori di andare all’estero per la prima volta e scoprire nuovi mercati proprio grazie alla propria Camera di commercio”.

 

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